Biografia
Una fonte importante per avere notizie sulla vita di Raimondo Lullo è la Vida de mestre Ramon, conosciuta anche come "Vita coetanea". Si tratta di una "quasi-biografia" apertamente propagandistica, dettata nel 1311 dallo stesso Lullo a un monaco della Certosa parigina di Vauvert per preparare l'arrivo dello stesso Lullo al concilio ecumenico che si sarebbe dovuto celebrare a Vienne, nel Delfinato.
I suoi genitori provenivano da ricche famiglie catalane e si erano stabiliti sull'isola di Maiorca appena conquistata (nel 1229) dal conte-re Giacomo I. Il giovane Raimondo, nato nel 1232 o 1233 venne educato per amministrare il patrimonio familiare e per assumere responsabilità militari e cortigiane nella cerchia dell'infante Giacomo, che sarebbe poi diventato re di Maiorca nel 1276.
Nel 1257, a venticinque anni, Ramon sposa Bianca Picany, dalla quale ha due figli: Domenico e Maddalena. Nel 1262, tuttavia, avviene una svolta nella sua vita; nella "Vita coetanea" Lullo narra la propria conversione: ha cinque visioni di Cristo crocifisso, e alla quinta si convince, benché peccatore, di aver ricevuto la chiamata da Dio a scrivere il migliore libro del mondo per la conversione degli infedeli e ottenere questo risultato anche pagando il prezzo del martirio.
Decide di dedicarsi ad una vita di penitenza e di predicazione, al fine di convertire al cristianesimo i musulmani e gli ebrei, i quali, già credendo nell'esistenza di un essere del quale non si può pensare altro di maggiore (come già insegnava Anselmo d'Aosta), devono necessariamente essere cristiani. Vende tutti i suoi beni, lasciandone una parte alla moglie e ai figli, e consacra la propria esistenza alla penitenza.
Da questo momento della conversione, Lullo scrive tantissimo: abbiamo 260 sue opere, delle quali 194 in latino, 19 in catalano e 47 in duplice stesura, catalana e latina.
Acquista dunque uno schiavo arabo che gli insegni l'arabo, lingua utile alla conversione dei musulmani. La sua prima opera è una traduzione (in versi) di un manuale di logica in arabo, la Lògica d’Algatzell, che costituisce una sezione del Tahāfut al-Falāsifa di al-Ghazali. La sua prima grande opera originale, il Llibre de contemplació en Déu, viene redatta prima in arabo e poi in catalano.
I pilastri della sua produzione scritta sono i quattro libri, monumentali, che presentano la sua "arte": Ars compendiosa inveniendi veritatem e Art demostrativa, Ars generalis e Art breu. Per Lullo, l'"arte" è un metodo di ragionamento e di catalogazione del sapere, un vero e proprio "metodo dei metodi" che, grazie all'uso di diagrammi, lettere dell’alfabeto e formule mnemoniche, si offre come strumento per distinguere il vero dal falso, per garantire un approccio esaustivo ad ogni campo del sapere e per comunicare in modo efficace ottenendo i risultati prefissati.
Dopo un pellegrinaggio a Santiago di Compostela e un periodo tra Maiorca e Montpellier (città di cui era signore il re di Maiorca), si dedica allo studio della filosofia, teologia, e medicina; molto probabilmente ebbe modo di leggere opere di Aristotele, Agostino d'Ippona, Anselmo d'Aosta, Riccardo di San Vittore, ma anche di filosofi arabi.
A Maiorca, nel 1276, fonda il collegio di Miramar (nella zona di Deià) per preparare i futuri missionari mediante lo studio delle lingue e dalla sua "arte".
Comincia ora la sua carriera di missionario laico, percorrendo mezza Europa e specialmente le coste del Mediterraneo, sollecitando aiuti dai regnanti e dai papi ed esponendo la sua "arte" nelle piazze e nelle università, in particolare a Parigi, dove ottiene il titolo di maestro di Arti, ma non di dottore in teologia. Vi scrisse vari libri e disputò contro gli averroisti latini. Durante i suoi viaggi, cura la copia, la traduzione e la diffusione dei suoi libri, incontra signori cristiani e musulmani, sempre dedito alla sua missione (el fet de Ramon): convertire – grazie a ragionamenti in grado di imporsi da sé – musulmani ed ebrei.
Dopo aver soggiornato per breve tempo a Maiorca nel 1300, dove continua a scrivere e a disputare contro arabi ed ebrei, riprende i suoi viaggi che lo portano a Cipro, in Armenia, a Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, Parigi, nell'Africa settentrionale. Qui viene incarcerato; rilasciato, riprende i viaggi: dopo un naufragio, va a Pisa e si ritira nel convento di San Domenico dal 1307 al 1308, continuando a scrivere. Una sua nuova permanenza a Parigi provoca una persecuzione contro gli averroisti, da lui considerati eretici perché mantengono separata la filosofia dalle verità di fede. Dedica al re di Francia Filippo il Bello lAlbero della filosofia d'amore.
Partecipa nel 1311 al Concilio di Vienne, dove chiede invano la ripresa delle crociate e di vietare l'insegnamento dell'Averroismo, e riprende a viaggiare: a Tunisi ebbe modo di disputare sulla vera religione con un qadi musulmano (che nel Liber de Deo et de mundo egli chiama "vescovo saraceno") e i suoi discepoli.
Viaggiò molto anche in Italia, soggiornando nelle principali città: Genova, Pisa, Venezia, Napoli, Roma, Lucera (in quegli anni insediamento musulmano di Lūǧārah) e Messina.
Morì, a ottantaquattro anni di età, nel Mar Mediterraneo mentre tornava dal suo viaggio dalla Tunisia a Maiorca. Le sue spoglie riposano nella chiesa di San Francesco di Palma.
Vicino, per diversi aspetti, all'esperienza dei beghini, Raimondo Lullo fu un laico e un secolare per tutta la vita: non abbiamo nessuna prova che sia mai entrato in un ordine religioso, neanche tra i terziari francescani come si credette in passato.
Opere Il corpus lulliano comprende 260 opere riconosciute come autografe e 44 forse apocrife: fra queste ultime, tutte quelle di argomento alchemico. Scrisse in latino, in catalano e in arabo.
Si tratta di opere di filosofia, teologia, mistiche, pedagogiche, di medicina, di scienze naturali, di fisica, matematica, letterarie e poetiche. Tra le tante, Ars magna; De levitate et ponderositate elementorum; Vita coetanea; Ars amativa; Felix de les meravelles; il Libro dell'ordine di cavalleria; il Libro del pagano e dei tre savi; il Libro della contemplazione di Dio; Lo sconforto; Logica nova; Ars generalis.
L'opera letteraria e la pedagogia di Raimondo Lullo Tra le opere più note di Lullo è il Romanç d'Evast e Blaquerna, scritto in prosa in catalano verso il 1284, ricco di idee, di vita e di spiritualità, nel quale espone anche il suo progetto educativo; una sezione dell'opera, un vero e proprio libro nel libro composto dall'eroe eponimo durante l'eremitaggio, è il Libre de amic i amat, composto di 366 metàfores morales, che espone il viaggio che deve fare il credente (l’amico) che si era allontanato dall’amato (Dio), e insieme il viaggio che fa l’amato per cercare e trovare l’amico. È chiaro che qui il viaggio non è solo una cornice narrativa per una raccolta di insegnamenti, e neanche una metafora del viaggio della vita: il viaggio qui è sostanza, la vita stessa dell’uomo è un viaggio verso Dio. Si notano influssi della poesia trovadorica e riferimenti al Cantico dei Cantici e alla mistica araba. L'opera ebbe una circolazione autonoma rispetto al romanzo (ed è spesso oggi pubblicato isolatamente); d'altronde lo stesso Lullo ne fece realizzare una traduzione latina.
Scrisse anche il Llibre de meravelles, o Fèlix, intorno al 1288: una sorta di racconto enciclopedico che spazia dalle scienze naturali alla teologia. Per queste opere narrative in volgare, Lullo adottò e trasfigurò il modello del romanzo cavalleresco "laico". Blaquerna, protagonista del Romanç d'Evast e Blaquerna e Fèlix, protagonista del Llibre de meravelles, non sono dei cavalieri, eppure si mettono in viaggio per raggiungere il loro obiettivo, e nel loro viaggio affrontano avventure e peripezie proprio come ogni cavaliere errante (liberare la donzella rapita da un bandito, soccorrere l'imperatore che si è smarrito nel bosco, assistere a meraviglie per le quali trovare un senso e una morale).
Anche il primo dei dialoghi scritti da Lullo, il Llibre del gentil e dels tres savis, si svolge nel contesto di un viaggio: il viaggio del gentile, ben formato in filosofia ma senza una visione ultraterrena della vita, tormentato dalla paura della morte, che in un bosco incontrerà un saggio cristiano, un musulmano e un ebreo, che nel loro dialogo cordiale gli presenteranno i tratti fondamentali delle loro religioni. Il finale aperto con cui si chiude il dialogo (il gentile riprende, consolato, il proprio cammino, perché ha capito quale sia la vera religione) non deve trarre in inganno il lettore moderno: tutto conduce il lettore a convincersi che il più convincente sia stato il saggio cristiano.
Il Plant de nostra dona Santa Maria e il Desconhort i cant de Ramon sono le sue migliori prove liriche: egli converte il catalano popolare in lingua letteraria tanto da porsi come uno dei più importanti autori in questa lingua.
Lullo fu autore anche di un manuale cavalleresco, il De l'ordre de cavalleria.La dottrina puerile, forse composta nel 1273, è il primo manuale conosciuto di istruzione dei bambini scritto in una lingua romanza. La sua pedagogia ha lo scopo di provvedere ai mezzi per conseguire la salvezza spirituale e, insieme, la cristianizzazione degli infedeli. Lullo formulò anche i principi di un insegnamento intuitivo e analogico, raccomandò che la lingua nativa si insegnasse prima della latina, e che fossero docenti stranieri a insegnare la loro lingua; auspicò anche la creazione di una lingua universale.
La filosofia e la teologia
La sua filosofia è influenzata da Agostino d'Ippona e dalle correnti mistiche francescane; non distinguendo nettamente filosofia e teologia, costruisce una sapienza cristiana secondo i suoi prevalenti intenti apologetici, per cui si può parlare di un suo razionalismo apologetico. Conosce Aristotele attraverso il filosofo arabo al-Ghazālī da cui trasse un Compendio di logica, assimilandone la dottrina delle proposizioni e del sillogismo, ma la sua logica non è quella scolastica, formale o di seconda intenzione, distinta dalla teologia, bensì è un mezzo per ragionare sulle verità divine.
Il problema che Lullo cerca di risolvere deriva da Aristotele che distinse i principi comuni a ogni scienza dai principi propri di ciascuna. Si tratta, per Lullo, di trovare una scienza generale, tale che, nei principi di questa, siano contenuti i principi di tutte le scienze particolari.
LArs generalis, 1308, redazione finale di una precedente Ars compendiosa inveniendi veritatem o Ars magna primitiva, del 1274, vuole dunque essere la scienza suprema, da cui dipendano tutte le altre; non è propriamente una logica ma un'arte di ricerca. Mentre per Aristotele i principi non si basano su dimostrazioni ma derivano dall'esperienza e dall'induzione, Lullo crede di risolvere ogni problema con precisione matematica: parte dal presupposto che ogni proposizione sia riducibile a termini e i termini complessi siano riducibili a più termini semplici o principi. Supposto di aver completato il numero di tutti i termini semplici possibili, combinandoli in tutti i modi possibili si otterranno tutte le proposizioni vere possibili: nasce così l'arte combinatoria, anche come forma di mnemotecnica, in quanto facilita la memorizzazione delle nozioni di base. Questa concezione potrebbe avere avuto influenza sui successivi sviluppi del calcolo computazionale e su questioni riguardanti l'intelligenza artificiale.
Occorre ora scoprire tutti i termini semplici e trovare la regola che li combini. Egli individua 9 predicati assoluti, che sono i nove attributi divini: bontà, grandezza, eternità, potenza, sapienza, volontà, virtù, verità e gloria; 9 relazioni: differenza, concordanza, contrarietà, principio, mezzo, fine, maggioranza, minoranza ed eguaglianza; ma poi deve aggiungere 9 questioni, 9 soggetti, 9 virtù e 9 vizi.