Le cause specifiche dellautismo a oggi non sono completamente note.
Le varie forme vengono anche chiamate "sindromi autistiche" e definite sulla base di determinati comportamentiNella descrizione di Leo Kanner (1943) l'autismo infantile è diagnosticato sulla base dell'osservazione dei comportamenti del bambino, una serie lunghissima (conosciuta come questionario Rimland E2, vedi nota successiva), ripresa dall'ICD 9 per l'autismo infantile precoce e sostanzialmente confermata dall'ICD 10 attualmente in uso, simile al DSM IV. Il DSM 5 nel 2013 riduce a 2-3 comportamenti la base di classificazione della categoria "Disturbo dello spettro autistico" (ASD), prima distinti con la diagnosi di Sindrome di Asperger, aumentando enormemente i casi diagnosticabili .
È impensabile che l'eziologia sia comune, perché le cause già note sono molto diverse e ogni situazione genetica, anche se ben determinata, può avere dei risultati diversi da individuo a individuo.
Come molti altri disturbi del neurosviluppo è pretenzioso cercare di collegare univocamente causa ed effetto. Si dovrebbero sottoporre i casi di comportamenti anomali gravi agli esami genetici oggi disponibili per conoscere la causa di ciascuno. Ad oggi sono stati trovati molti geni che da soli possono causare autismo, e in questi casi si può dire che quel gene è causa di quella forma di autismo in quella persona. Oggi sono meno del 30% i casi di autismo di cui sono note le cause genetiche , tutte rare o ultrarare, alcune trasmissibili e molte de novo. I riconoscimenti delle cause genetiche potrebbero essere molti di più se le indagini genetiche disponibili venissero eseguite su molti casi. A complicare la ricerca eziologica si deve aggiungere che dalle ricerche in corso emergono fattori ambientali (cause chimiche, fisiche, microbiche) che interagiscono con le predisposizioni costituzionali.
Vista la difficoltà di chiarire con certezza i reali processi causali (eziologici e patogenetici) dell'autismo, sono state a volte proposte anche ipotesi estremamente eterogenee e scientificamente infondate, come ad esempio la vecchia e ampiamente smentita credenza che i vaccini potessero avere un ruolo in merito, tesi che si è dimostrata essere del tutto priva di fondamento.
L'autismo riguarda alcune diversità neurologiche nello sviluppo del cervello e del comportamento, sintomi che appaiono prima che il bambino abbia compiuto i tre anni e che hanno un decorso sostanzialmente stabile nel tempo. È caratterizzato da problemi nell'interazione con gli altri e nella comunicazione in generale, oltre a portare il bambino ad assumere un comportamento chiuso e percepito come "meccanico"; tali caratteristiche sono indipendenti da ogni tipo di deficit neurologico evidente.
La sindrome fa parte di una grande famiglia, i Disturbi dello spettro autistico (ASD) o Disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD), famiglia che comprende più sindromi diverse, come la sindrome di Asperger e la PDD-NOS. Questa voce utilizza il termine autismo per indicare il disturbo autistico più comune e la sigla ASD per indicare l'intera famiglia dei disturbi dello spettro autistico.
Come già detto in precedenza, le cause dell'autismo sono ancora per lo più sconosciute. Per molto tempo si è pensato che ci fosse una causa comune a livello genetico, cognitivo e neurologico per tutti i ceppi autistici. In realtà, i ricercatori sono sempre più convinti del fatto che non esista un'unica causa, ma un insieme di disturbi con cause differenti. In altre parole, tra i sintomi comuni dell'autismo sono state evidenziate delle disfunzioni cerebrali completamente differenti tra loro, esattamente come accade nel ritardo mentale, in cui sono coinvolti problemi cerebrali estremamente diversi tra loro. Nonostante si pensi che queste differenti cause spesso coesistano tra loro, si è anche pensato che tale collegamento possa essere esagerato. Il numero di persone autistiche diagnosticate è aumentato significativamente a partire dagli anni Ottanta, anche se in parte questo dato epidemiologico sarebbe dovuto ai cambiamenti nelle pratiche diagnostiche (per cui, essendosi maggiormente diffusa la conoscenza del disturbo, si pone più frequentemente la diagnosi, laddove prima molti casi venivano sottovalutati o non diagnosticati correttamente); non si sa se sia aumentata anche la prevalenza reale del disturbo. Un aumento nella prevalenza reale potrebbe suggerire di dirigere una maggiore attenzione della ricerca anche nei confronti dei cambiamenti del contesto ambientale e sociale.
I ricercatori sono però d'accordo all'unanimità che siano i fattori genetici a essere prevalenti nella ricerca delle cause. I fattori ambientali sono stati ipotizzati contribuire all'autismo, o di aggravare i suoi sintomi. Insieme a tali fattori, ne sono stati ipotizzati alcuni che è stato creduto, spesso erroneamente, che potrebbero avere ruolo causale di tale sindrome: alcuni cibi, i metalli pesanti, le infezioni causate dalle malattie, i solventi, lo scarico dei gas, i fitofarmaci, l'alcool, il fumo, la droga e, infine, in una vecchia teoria ormai screditata, i vaccini. Tra tutti questi fattori, i vaccini sono quelli che hanno attirato maggiormente l'attenzione dell'opinione pubblica, per via dell'errata associazione mentale che i genitori potevano a volte fare: poiché i sintomi dell'autismo si sviluppano nella stessa età in cui solitamente i bambini vengono vaccinati, i genitori potevano trarre l'errata inferenza che, essendo emersi i sintomi dopo la vaccinazione, la stessa potesse esserne la causa, anche se non vi era alcuna causazione diretta (è la nota fallacia logica del "Post hoc ergo propter hoc"). In ogni caso, verifiche scientifiche schiaccianti hanno dimostrato del tutto infondata questa vecchia ipotesi, cancellando del tutto l'idea che ci possa essere un qualunque collegamento tra vaccinazioni e autismo.
Genetica I fattori genetici sono le cause più significative dei disturbi dello spettro autistico. Studi recenti hanno evidenziato che, in casi particolari e con una definizione ristretta di autismo, i gemelli avrebbero un'ereditabilità del disturbo di oltre il 90%. Molti gemelli non-autistici hanno problemi nel linguaggio o nella socializzazione.
La genetica dell'autismo è complessa e ancora poco conosciuta.
Esistono diverse ipotesi al riguardo: è possibile che sia soltanto un gene a essere implicato, che siano coinvolti più geni diversi tra loro, oppure ancora che i geni coinvolti possano interagire in maniera complessa tra di loro o con fattori ambientali. Sono stati localizzati diversi possibili geni responsabili, ma per la maggior parte di essi non sono state identificate le mutazioni genetiche specifiche che aumentano il rischio di autismo.
Una parte significativa dell'autismo può essere estremamente ereditabile, ma non direttamente ereditaria: ovvero, la mutazione genica che causa l'autismo nei figli non è presente nel genoma dei genitori.
Una delle ipotesi proposte è che l'autismo sia in un certo senso diametralmente opposto alla schizofrenia, e che l'autismo riguardi gli effetti moltiplicati attraverso l'imprinting genomico dei geni paterni che regolano l'eccessivo sviluppo del cervello, mentre la schizofrenia coinvolge i geni materni che regolano il sottosviluppo del cervello.
Nonostante l'ereditabilità dell'autismo spieghi la maggior parte dei fattori di rischio di sviluppo della sindrome, continua a non spiegarli tutti. Un'ipotesi comune è che l'autismo sia causato dall'interazione di una predisposizione genetica con un problema a livello ambientale. Sono state proposte molte teorie basate sui fattori ambientali per cercare di trovare una causa anche ai rischi restanti. Alcune di queste teorie si concentrano sui fattori ambientali prenatali, come fattori che causano le malformazioni alla nascita; altre si concentrano sull'ambiente in seguito alla nascita, come ad esempio le diete infantili.
I fattori di rischio dell'autismo comprendono alcune caratteristiche dei genitori, come l'età avanzata della madre o del padre. Il rischio è maggiore se l'età avanzata riguarda il padre.
Una delle ipotesi è che tutto ciò sia causato dall'aberrazione cromosomica dello sperma, che secondo tali modelli avrebbe subito il peso di diverse mutazioni col decorrere dell'età del padre; un'altra è che gli uomini portatori di una certa tendenza genetica possiedano alcune caratteristiche dell'autismo e che, una volta genitori, la trasmettano ai propri bambini. Queste due ipotesi, per le quali non vi sono ancora evidenze scientifiche di supporto, non si escludono a vicenda.
Studi su animali
Per dimostrare la possibile natura genetica alcuni ricercatori cinesi hanno creato in laboratorio i primi esseri viventi non umani autistici. Lo studio che risale al 2016 è stato effettuato su scimmie appartenenti alla specie Macaca fascicularis (macaco cinomolgo). Lo studio, intitolato Autism-like behaviours and germline transmission in transgenic monkeys overexpressing MeCP2, è stato pubblicato su Nature, dove sono presenti anche alcuni video delle scimmie stesse che mostrano gli effetti della sperimentazione animale
Modificando un gene specifico i ricercatori cinesi sono riusciti a innescare la sindrome di Kanner in esseri viventi non umani. Si tratta del gene MECP2, la cui mutazione è stata riscontrata nel 90% dei pazienti con sindrome di Rett, una malattia neurologica che ha sintomi simili a quelli tipici dell'autismo. Trapiantando questa mutazione genetica in un gruppo di scimmie, i ricercatori hanno potuto osservare alcune modifiche importanti nei soggetti malati che si comportavano diversamente rispetto a quelli sani appartenenti al gruppo di controllo.
Tra i sintomi tipici dell'autismo riportati dalle scimmie si segnalano: movimenti ripetitivi, come girare su se stesse all'interno della gabbia metallica in cui sono state rinchiuse, comportamenti asociali nei confronti di altre scimmie con le quali invece si relazionavano prima dell'esperimento.
I ricercatori hanno scoperto che la mutazione del gene MECP2 è ereditaria. Attraverso l'utilizzo di tecniche di inseminazione artificiale, utilizzando sperma di individui mutati, hanno assistito alla nascita di nuove scimmie OGM autistiche. «I risultati ottenuti – concludono gli scienziati – indicano la fattibilità e l'affidabilità dell'utilizzare primati non umani modificati geneticamente al fine di studiare i disturbi legati al cervello».
Contesto prenatale
Il rischio di autismo è associato a diversi fattori di rischio prenatali, compresa l'età avanzata di entrambi i genitori oppure diabete, emorragie e l'uso di sostanze psicotrope da parte della madre durante la gravidanza. L'autismo è stato anche associato ad alcuni agenti dannosi che agiscono durante le prime otto settimane a partire dal concepimento, sebbene questi casi siano rari. Altri studi menzionano tra le cause: il fumo in gravidanza da parte della nonna materna, l'età del nonno paterno, l'età avanzata dei genitori, due gravidanze ravvicinate in meno di un anno, basso peso alla nascita, l'utilizzo di farmaci in gravidanza (tra cui l'acido valproico) ed esposizioni occupazionali ai pesticidi (come nelle serre).
L'età dei genitori Il rischio che un bambino sviluppi la sindrome autistica è associato all'età della madre e del padre al momento della nascita. Le ragioni biologiche di questo dato di fatto sono però sconosciute: alcune possibili spiegazioni comprendono l'aumento di complicazioni durante la gravidanza, l'autoimmunità materna, l'aumento del rischio di aberrazione cromosomica o di malattie da espansione di triplette (TRED) all'interno della cellula uovo; infine, imprinting e mutazioni spontanee. Dato che l'età del padre e della madre sono collegate tra loro, è possibile che sia soltanto l'età della madre, soltanto quella del padre oppure entrambe a contribuire all'aumento del rischio.
Infezioni materne