L'internamento dei militari italiani nella seconda guerra mondiale iniziò dalla firma dell'armistizio di Cassibile, siglato dal Regno d'Italia con le Nazioni Unite per cessare le ostilità iniziate nell'arco della seconda guerra mondiale.
Causa l'avanzata degli Alleati dal sud Italia e messo sotto pressione dal generale Eisenhower,Indro Montanelli - Paolo Granzotto 1986, pag. 225. il 3 settembre del 1943 il governo italiano aveva firmato a Cassibile la prima versione di un armistizio con gli inglesi e gli americani (il cosiddetto armistizio corto), abbandonando di fatto l'alleanza con i tedeschi. L'accordo era stato firmato dal generale Giuseppe Castellano.Bruno Vespa, 2004, pag. 11
Al momento della firma dell'armistizio, mezzo milione di italiani si trovò sottoposto o nelle immediate vicinanze degli eserciti dell'Asse, che imposero il disarmo forzato di tutte le forze di terra, mare ed aria sulle quali avevano la possibilità di agire.
Basi all'estero o fuori dal territorio metropolitano Alla data dell'8 settembre 1943, varie forze italiane si trovavano in diverse basi all'estero, per cooperare con tedeschi e giapponesi contro le forze Alleate. Tra questi, i marinai della base di Betasom a Bordeaux, dalla quale partivano i sommergibili oceanici per attaccare i convogli nell'Atlantico, la 1ª Squadriglia sommergibili CB, di stanza nel porto rumeno di Costanza per operazioni nel Mar Nero contro i sovietici, e quelli presenti in Estremo Oriente sui battelli da trasporto, sommergibili della classe R o modificati per trasportare materiale bellico in Giappone e riportare materiali non reperibili in occidente, come gomma o metalli pregiati. I militari presenti in Giappone vennero tutti disarmati ed internati senza possibilità di scelta. I marinai presenti a Betasom, sotto il comando del capitano di vascello Enzo Grossi, optarono in buona parte per collaborare con i tedeschi. I marinai di stanza a Costanza si dichiararono inizialmente disposti a continuare la guerra a fianco della Germania, ma in seguito si consegnarono spontaneamente alle autorità rumene, che respinsero le richieste tedesche di consegnare gli equipaggiAndrea Molinari, Le forze armate della RSI, Hobby & Work, 2007, ISBN 978-88-7851-568-0. Diversamente agirono i marinai della base di Leros, comandati dal contrammiraglio Luigi Mascherpa, che resistettero per diversi giorni agli sbarchi aerei e navali tedeschi, ma furono sopraffatti; gli ufficiali vennero in parte fucilati dopo la resaUSMM 1993, p. 333, mentre i soldati vennero deportati nei campi di concentramento in Germania ed Europa occupata. Anche le forze in Albania (allora parte dell'Impero d'Italia) e nel Dodecaneso vennero disarmate e deportate.
Presidi di occupazione Molte unità, delle varie armi, erano situate di presidio in paesi occupati, come la Francia, la Jugoslavia e la Grecia. Per ognuna di queste, i tedeschi imposero il disarmo immediato e l'invio nei campi di internamento, con una distinzione che di fatto rendeva i soldati italiani tecnicamente non prigionieri di guerra, e quindi non tutelati secondo i tedeschi dalle Convenzioni di Ginevra in materia. In alcuni centri vi furono tentativi di resistenza, come a Cefalonia e Spalato, repressi con la forza dai militari germanici negli episodi noti come eccidio di Cefalonia e massacro di Treglia.
Territorio metropolitano Le varie unità presenti sul territorio nazionale non ancora occupato dagli Alleati si sciolsero di fatto, e molti dei militari andarono a costituire i nuclei delle unità partigiane che avrebbero combattuto nella Resistenza italiana. Alcune unità la cui posizione geografica lo permetteva si unirono organicamente agli alleati, come ad esempio un battaglione paracadutisti della divisione Nembo in Calabria, mentre un altro battaglione della stessa divisione scelse di cooperare con i tedeschiAA.VV., Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Edizioni Ferni Ginevra 1974, Vol. XIV - Perdere senza combattere.
In seguito, la Repubblica Sociale Italiana formò 4 divisioni con militari prelevati in parte dalla coscrizione ma con una consistente aliquota di militari internati, tra cui la Monterosa (alpini), la Italia (bersaglieri), la Littorio (granatieri) e la San Marco (fanteria di marina)AA.VV., Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Edizioni Ferni Ginevra 1974, Vol. XV - Dalla Germania: quattro divisioni di soldati perduti, per circa 50.000 uomini.
Letteratura e filmografia Numerosi film e libri sono stati dedicati a questi fatti. Il più noto è certamente il film Tutti a casa con Alberto Sordi, ma molti libri sono stati pubblicati per narrare le esperienze vissute da nostri militari nei campi di internamento. Per citarne qualcuno, Diario Clandestino di Giovannino Guareschi, Il campo degli ufficiali di Giampiero Carocci, ma l'elenco è assolutamente incompleto.
Note
Bibliografia AA.VV., Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Edizioni Ferni Ginevra 1974, Vol. XIII, XIV, XV Giuseppe Castellano, Come firmai l'armistizio di Cassibile, Mondadori, Milano, 1945 Albert Kesselring, Memorie di guerra, Garzanti, Milano, 1954 Denis Mack Smith, Il Regno del Sud: resoconto di una conferenza, Brindisi, 14 ottobre 1993 Il testo Paolo Monelli, Roma 1943, Migliaresi 1946 Indro Montanelli, Storia d'Italia, voll. 8 e 9. Indro Montanelli, Paolo Granzotto, Sommario di storia d'Italia dall'Unità ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 1986 ISBN 88-17-42802-7
Vanna Vailati, Badoglio racconta, ILTE, Torino, 1955 Vanna Vailati, Badoglio risponde, Rizzoli, Milano, 1958 Bruno Vespa, Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, Rai-Eri, Mondadori, 2004 ISBN 88-04-53484-2 Ruggero Zangrandi, L'Italia tradita (l'8 settembre 1943), Mursia, 1995 Ivan Palermo, Storia di un armistizio, Le Scie, Mondadori, Milano, 1967
Voci correlate Armistizio di Cassibile Campagna d'Italia (1943-1945) Internati Militari Italiani Roma (nave da battaglia 1940)
Internamento dei tedeschi negli Stati Uniti Internamento dei giapponesi negli Stati Uniti Internamento degli italiani negli Stati Uniti Internamento degli italiani in Canada Internati Militari Italiani Ordine esecutivo 9066
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