Biografia Nacque a Nettuno il 21 marzo 1624 da un'antica e nobile famiglia. Entrato a 10 anni nel Convitto dei Nobili tenuto dai gesuiti a Roma, SegneriIl cognome viene spesso pronunciato Sègneri., non ancora quindicenne, passava, per dispensa, al loro noviziato (1° dic. 1637) e di là al Collegio Romano. Nel 1648, la traduzione della seconda decade del De bello belgico di Famiano Strada gli procacciava fama di squisito scrittore in lingua italiana; ma un quinquennio appresso, invece dell'insegnamento scientifico, cui era attissimo, chiese, per desiderio di perfezione cristiana, una scuola di grammatica e l'ebbe a Pistoia. Qui, avendo aggiunto alle occupazioni scolastiche alcuni sermoni al popolo, il favore incontrato e il frutto raccolto lo fecero volgere alla predicazione.

Così nacque il Quaresimale, l'opera che sopra ogni altra doveva dargli fama imperitura. Le prediche che aveva composto a Pistoia e poi recitato nei più cospicui pergami tra il 1655 e il 1665, anno in cui si diede alle missioni rurali, vennero ascoltate con entusiasmo in ogni parte d'Italia, quindi date alle stampe in Firenze (1679), poi lo stesso anno nuovamente a Venezia e ristampate altre sei volte prima del 1694.

L'insolita accoglienza del Quaresimale va ascritta alla nuova via oratoria coraggiosamente battuta dal Segneri. Pieno d'intenso spirito religioso, ardente di zelo per la salvezza delle anime, profondo studioso della teologia, versatissimo nella lettura dei padri, fine conoscitore e agilissimo maneggiatore della lingua italiana, Segneri volle apparire ed essere in tutto diverso dai colleghi del suo tempo, anche da quelli della sua compagnia. Egli, nemico dell'ambizione malaccorta di apparire ora filosofo, ora fisico, ora legista, ora alchimista, ora astrologo, aborrì lo sfoggio di erudizione sacra e profana, proponendosi (lo dichiarò nel proemio del Quaresimale) di provare "ogni volta una verità, non solamente cristiana, ma pratica e di provarla davvero". Convinto che obbligo di ogni sacro dicitore fosse quello di muovere la volontà degli uditori a praticare il bene in concreto, gli argomenti che adopera a persuadere li attinge tutti dalla Sacra Scrittura, dai Padri, da altri scrittori ecclesiastici, dalla storia della Chiesa, e li elabora con arte nitida e polita.

Con ciò non s'intende negare che Segneri, segnatamente nei Panegirici, riuscisse a schivare certi difetti da lui ripresi nei contemporanei; ma ciò provenne dall'esagerato impeto di panegirista esaltante e dal timore di non soddisfare se non avesse alquanto ceduto al gusto retorico comune. Del resto le macchie di secentismo sono rare nel Quaresimale e nelle Prediche del Palazzo Apostolico; rarissime nelle altre sue opere di genere morale o ascetico (Il Cristiano Istruito, L'incredulo senza scusa, La Manna dell'Anima), cosicché Segneri è da giudicare il migliore tra gli oratori sacri italiani. Egli ebbe anche parte notevole nelle questioni del quietismo e del probabilismo sotto i pontefici Innocenzo XI e XII.

Letterato ormai celebre, Segneri collaborò della terza edizione del Vocabolario della Crusca. «Soprattutto, furono i contatti con Francesco Redi a consolidare i rapporti del religioso con la Crusca: tra i due si stabilì infatti un rapporto d'amicizia e di stima basato non solo sull'attività di medico svolta da Redi presso Segneri, ma anche su comuni interessi letterariIn proposito è opportuno ricordare che il Redi aveva lodato il Segneri in una lettera al Menagio del 1678: «Fra due o tre mesi saranno finite di stampare qui in Firenze le prediche del Padre Segneri gesuita nostro accademico della Crusca, e Predicatore famosissimo. Sono scritte con una tutta perfetta pulizia Toscana, corredata delle più nobili, e delle più gentili finezze di nostra lingua. Credo che sieno molti e molti anni, che non sia uscito dalle stampe un libro nel quale, come in questo, i critici non abbiano a trovare nè pure un minimo neo nelle cose appartenenti alla lingua, e pure questo sarà il minor suo pregio.» (Redi, Opere, vol. VIII, p. 110)., oltreché sulla familiarità del primo con l'ambiente dei Gesuiti, testimoniata anche dalla sua amicizia con Daniello Bartoli. Nel 1678, Redi divenne Arciconsolo della Crusca, dando nuovo impulso alla «fabbrica del vocabolario»; in quello stesso anno, Segneri venne nominato accademico della Crusca.»

Celebre la sua severa critica all'autobiografia del beato Juan de Palafox y Mendoza, che è stata uno dei maggiori ostacoli che incontrò il processo di canonizzazione del viceré della Nuova Spagna e vescovo di Puebla de los Angeles e Osma. Palafox ha vinto la battaglia nel 2011 quando è stato beatificato da Papa Benedetto XVI.

Morì a Roma, il 9 dicembre 1694.

Opere

Il suo libro La concordia tra la fatica e la quiete, è considerato uno dei migliori sulla meditazione, l'opera completa fu pubblicata a Parma, 1701, a Venezia, 1712-1758 e a Torino, 1855.

I giudizi critici Secondo un critico cattolico, fu il maggior oratore italiano dopo Bernardino da Siena e il Savonarola, non abusando di barocchismi marinisti nel suo stile predicatorio. Le sue qualità sono il vigore del ragionamento, l'impasto di argomentazioni ed esempi, che richiama il contemporaneo predicatore francese Louis Bourdaloue; la ricchezza dell'immaginazione e un profondo e sciolto sentimento. Cogente nella refutazione, all'armonia del pensiero unisce quella della frase; è colmo di unzione. Ha due fonti d'ispirazione, l'amor di Dio e le persone davanti a sé; alle capacità oratorie aggiunge lo zelo dell'apostolo e l'austerità del penitente. Nelle sue discussioni teologiche col superiore generale, Tirso González, sostenitore del probabiliorismo, unì il dovuto rispetto e l'obbedienza all'indipendenza del pensatore.

Per Francesco De Sanctis, al contrario, “il Segneri non ha altra serietà che letteraria, ornare e abbellire il luogo comune con citazioni, esempli, paragoni e figure rettoriche: perciò stemperato, superficiale, volgare e ciarliero. Si loda il suo esordio alla predica del paradiso: Al cielo, al cielo!. Il concetto è questo: - la terra non offre un bene perfetto; miriamo dunque al cielo. E noi abbiamo conosciuto già questo mondo. Eh, al cielo, al cielo! – Ora la prima parte non ha bisogno di dimostrazione, perché ammessa da tutti. Ma qui si accaneggia il Segneri e intorno a questo luogo comune intesse tutt'i suoi ricami. E se avesse veramente il sentimento della terrena felicità e delle gioie celesti, non mancherebbe ai suoi colori novità, freschezza, profondità. Ma non è che uno spasso letterario, un esercizio rettorico. Luogo comune il concetto, luoghi comuni gli accessori.

Non mira efficacemente a convertire, a persuadere l'uditorio; non ha fede, né ardore apostolico, né unzione; non ama gli uomini, non lavora alla loro salute e al loro bene. Ha nel cervello una dottrina religiosa e morale d'accatto ed ereditaria, non conquistata col sudore della sua fronte, una grande erudizione sacra e profana: ivi niente si move, tutto è fissato e a posto. La sua attività è al di fuori, intorno al condurre il discorso e a distribuire le gradazioni, le ombre, le luci e i colori. Gli si può dar questa lode negativa, che se spesso stanca, non annoia l'uditorio, che tien sospeso e maravigliato, con un crescendo di gradazioni e sorprese rettoriche; e talora piacevoleggia e bambineggia per compiacere a quello. Ancora è a sua lode che si mostra scrittore corretto, e non capita nelle stramberie del padre Francesco Panigarola, o nelle sdolcinature e affettazioni de' suoi successori.”

Più giudiziosamente il Corniani, che univa all'erudizione la nascita: "Il Segneri nel primo accingersi alla tessitura delle sue orazioni intendea studiosamente a porsi in pieno possesso del suo soggetto, a misurarne col pensiero la estensione, a calcolarne i vantaggi, a digradarne i sentimenti e le idee, e per ultimo a disporne gli argomenti per modo, che, crescendo di mano in mano e afforzandosi vicendevolmente, incalzassero sempre più l'uditore, così che infine non vedesse né verso, né via di svincolarsi da quella irresistibile convinzione in cui trovavasi annodato. Abbellì poi la sostanza delle ragioni con una immaginazione vivissima nelle descrizioni e ne' racconti, i quali tuttora stampano un'orma profonda nell'animo di chi li legge. Vero è che il Segneri ha non di rado ricorso alla erudizione profana ed anche alla mitologia per fiancheggiare i suoi raziocini; è vero altresì che veste talvolta le sue proposizioni di un'apparenza di paradosso, onde far pompa d'ingegno nel dimostrarne lo scioglimento, e che non è nemmen parco di concetti e di antitesi. Ma a' suoi tempi era, si può dire, giuocoforza l'infrascare di tali leziosità i più severi ragionamenti. Troppo depravati erano i gusti. Se non si stuzzicavano con qualche vizio aggradevole, mal poteansi far loro assaporare le vere bellezze della eloquenza."

Ma val meglio leggere una pagina d'un autore di Crusca che tutta la prosa al metro dei critici.

Échantillon choisi Questa pagina del Quaresimale è tratta da un'edizione degli inizi dell'Ottocento, abbondantemente fuori copyright.