Svolse un ruolo importante nella conquista ottomana dell'Egitto (1517) e di Rodi (1522) durante le quali comandò le forze navali ottomane. Cooperò anche per istituire una flotta oceanica ottomana nell'Oceano Indiano, basata a Suez, che più tardi fu comandata da suo figlio, Kurtoğlu Hızır Reis.

Kurtoğlu fu conosciuto come Curtogoli in Europa, particolarmente in Italia, Francia e Spagna. A lui ci si riferisce in numerose fonti europee, chiamandolo altresì Cadegoli, Cadoli, Gadoli, Kurtog Ali, Kurdogli, Kurdogoli, Kurdoglou, Cartugli, Cartalli e Orthogut.

Kurtoğlu Muslihiddin Reis era padre di Kurtoğlu Hızır Reis, l'Ammiraglio Supremo della Flotta ottomana nell'Oceano Indiano, che agì tra l'altro a Sumatra, in Indonesia (1568-1569), per proteggerla dall'aggressione portoghese. La flotta ottomana giunse nella provincia dell'Aceh nel 1569, il cui Sultano era Sultan Alaaddin (ʿAlāʾ al-Dīn), che aveva nel 1565 sottoscritto un patto d'alleanza con Istanbul. Questo evento marcò il punto più avanzato a oriente dell'espansione territoriale ottomana. L'Aceh in effetti rimase un protettorato ottomano fino alla fine del XVIII secolo e un alleato dell'Impero ottomano fino al 1904, quando cadde sotto il controllo olandese.

Biografia Antefatti Il nome Kurtoğlu significa Figlio di Kurt (Lupo) in turco, un nome di famiglia che Muslihiddin ereditò da suo padre, Kurt Bey, un navigatore turco-ottomano d'Anatolia che fu nell'Africa nord-occidentale per condurvi la guerra di corsa, insieme ad altri famosi corsari turchi di quel periodo, quali i fratelli Barbarossa: Aruj Barbarossa e Khayr al-Din Barbarossa.

Khayr al-Din Barbarossa (il cui nome era Hızır) divenne intimo amico di Kurtoğlu Muslihiddin, che chiamò suo figlio Kurtoğlu Hızır Reis, unendo il suo proprio nome a quello dell'amico. Aruj Barbarossa, Khayr al-Din Barbarossa, Kemal Reis, Piri Reìs e Kurtoğlu Muslihiddin Reis operarono congiuntamente nel Mediterraneo in varie occasioni. Nel 1522 Khayr al-Din gli inviò la sua flotta corsara per aiutarlo durante la conquista ottomana di Rodi, allora base dei Cavalieri dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme e di Rodi.

Inizi della carriera di corsaro

Nel 1508 Kurtoğlu Muslihiddin Reis ottenne l'autorizzazione dal sultano hafside Abu Mohammed Abd Allah di usare Biserta come propria base operativa lungo le coste occidentali del Mediterraneo. Il Sultano, in cambio, chiese di ricevere un quinto delle sue prede belliche. Kurtoğlu radunò una flotta di 30 navi che trasportavano 6.000 corsari, e nell'estate del 1508 assaltò le coste liguri, sbarcò le sue truppe a Diano Marina e saccheggiò la cittadina. L'anno seguente ricevette un appello del Sultano ottomano Bayezid II perché partecipasse all'assalto contro Rodi, e nel febbraio del 1509 prese parte alla spedizione ottomana contro Rodi e i Cavalieri Ospedalieri, al comando di 17 navi e trasportò i Giannizzeri sull'isola per l'assedio. Tuttavia, l'assedio non ebbe successo e infine esso fu tolto.

Nell'agosto del 1509, presso la foce del Tevere, vicino a Roma, impegnò le galee pontificie che erano al comando di Baldassarre di Biassa e catturò una di esse. Nel settembre del 1510, con una forza di 9 fuste, prese terra sull'isola di Andros, che era allora sotto controllo veneziano, e prese decine di prigionieri che furono più tardi liberati dietro riscatto.

Sempre in settembre, con una forza di 6 fuste, approdò sull'isola di Chio, allora sotto controllo genovese e obbligò il governatore a pagare 100.000 aspri (monete d'argento) in cambio dello sgombero dell'isola.

Tra il 1510 e il 1514 Kurtoğlu Muslihiddin operò nel Tirreno e lungo le coste della Spagna, intercettando il traffico mercantile marittimo nelle aree attorno alla Sicilia, alla Sardegna, alla Calabria e al Regno di Napoli, fin quasi a bloccarlo. Nell'estate del 1514, con una galea e 3 fuste, catturò la flottiglia genovese nei pressi della Corsica, ivi incluso il suo comandante, Matteo Trucco.

Nel febbraio 1515 Kurtoğlu assaltò Rodi e in luglio approdò a Chios, da cui fece poi vela verso le coste siciliane, sottoponendole a razzia. Nel prosieguo dell'anno apparve davanti alle coste liguri, dove catturò una galea genovese, che prese a rimorchio, col suo equipaggio, portandola nella sua base di Biserta.

Nel febbraio del 1516 si presentò davanti all'isola di Corfù, dove ricevette un messaggio del Sultano ottomano Selim I, che si trovava ad Adrianopoli, in cui s'invitava Kurtoğlu a mettersi al servizio della Marina ottomana. Kurtoğlu giocherà un ruolo chiave nelle conquiste ottomane dell'Egitto mamelucco nel 1517 e di Rodi nel 1522.

Nell'aprile del 1516, con una forza di 20 navi, assaltò e saccheggiò le città costiere della Liguria, dove catturò anche una galera. A metà aprile, catturò una flotta di 18 navi mercantili siciliane che stavano dirigendo su Genova e le inviò alla sua base di Biserta. Puntò quindi verso la Toscana e intercettò quasi ogni singolo vascello nei pressi del porto di Civitavecchia. Lo Stato Pontificio allestì allora una flotta sotto il comando di Giovanni di Biassa e Paolo Vettori per impegnarlo in combattimento. Più tardi, in quel mese, Kurtoğlu assalì le coste della Catalogna in Spagna.

Nel maggio del 1516, assieme a Khayr al-Din Barbarossa e a Piri Reìs, prese terra ancora una volta in Liguria. I Genovesi si allearono con le forze papaline sotto il comando di Federigo Fregoso, arcivescovo di Salerno per combattere Kurtoğlu. Ad essi si unirono le forze del Pregeant di Bidoux, Bernardino d'Ornesan e Servian, che insieme contavano 6 galee e 3 galeoni. Nel frattempo le flotte combinate di Kurtoğlu, Khayr al-Din Barbarossa e Piri Reis, che insieme schieravano un totale di 27 navi (4 galee e 24 fuste) attaccarono il porto di Civitavecchia, prima di far vela verso il Canale di Piombino e prender terra nelle isolette di Giannutri e nell'Isola d'Elba, dove posero sotto assedio le fortezze locali.

Nel giugno del 1516 Kurtoğlu mise piede in Puglia e catturò circa 800 persone. Da lì veleggiò verso il mar Tirreno e catturò una nave siciliana che era da poco giunta dall'Inghilterra e scaricò quanto stipato nelle stive nel porto di Genova prima di tornare in Sicilia. Quindi si diresse su Gerba.

Ammiraglio della Marina ottomana

Mentre si trovava a Gerba, Kurtoğlu ricevette il Kapucubaşı del Sultano ottomano Selim I che gli chiese di diventare ammiraglio della Marina ottomana e di unirsi alla spedizione ottomana contro il Sultanato mamelucco basata in Egitto (1516-1518). Kurtoğlu accettò l'offerta e immediatamente cominciò i preparativi, ma l'attacco franco-spagnolo alla Goletta e a Biserta dell'agosto del 1516 ritardò la sua partecipazione. Le forze franco-spagnole furono raggiunte da quelle pontificie, al comando di Federigo Fregoso, che trasportava 1.000 soldati. Essi erano scortati dalla forza di Paolo Vettori, che comandava 5 navi (3 galere e 2 brigantini), dalla forza di Giovanni e Antonio di Biassa, che comandavano 4 galere pontificie, dalla forza di Andrea Doria, che comandava 8 galere genovesi e dalle forze riunite di Pregeant de Bidoux,Corsaro cristiano guascone, noto anche come Preianni o Prejan de Bidos. Di famiglia nobile famiglia fu soprannominato dagli inglesi "John Perry" o "Zio dell'Ortica". di Bernardino d'OrnesanCorsaro francese. Il suo nome originario era Bernardin de Baux o Bernardin de Vaulx. e di Servian, che contavano 6 galere e 3 galeoni. La forza combinata franco-spagnola-pontificia-genovese aveva cercato Kurtoğlu nella vasta area tra l'Isola d'Elba, Capraia, Corsica e Sardegna prima di arrivare sotto le coste della Tunisia. Da lì la flotta riunita fece vela su Biserta. Le navi francesi e genovesi si nascosero dietro l'isola di Galitta durante la notte, prima di attaccare il porto di Biserta nella mattinata. Numerose navi di Kurtoğlu, che erano all'ancora nel porto, furono distrutte, ma nel combattimento Kurtoğlu riuscì a catturare 6 galere francesi, che poi egli impiegò nel corso della conquista ottomana dell'Egitto nel 1517. Le forze genovesi misero piede nel porto di Biserta ma furono respinte dai turchi e dai tunisini e obbligate a ritirarsi, perdendo anche 2 galere.

Kurtoğlu lasciò infine Biserta e veleggiò per unirsi alla flotta ottomana diretta in Egitto. Sulla sua rotta toccò l'Albania, dove non si fece sfuggire l'occasione per impadronirsi di una nave veneziana all'imbocco del mar Adriatico. Ne settembre del 1516 prese finalmente parte alla campagna navale ottomana contro i Mamelucchi d'Egitto.

Più avanti, nel settembre del 1516, giunse a Chio con 4 galeotte e 18 fuste, dove caricò le sue navi di acqua e di altri rifornimenti necessari, prima di saccheggiare i porti di Candia, che era allora sotto dominio veneziano. Avvicinandosi a Capo Maleo, a Rodi, individuò due navi veneziane, una delle quali diretta a Cerigo, in cui l'equipaggio cercò d'approdare, trovandosi però costretto ad abbandonare l'imbarcazione nelle mani di Kurtoğlu, mentre l'altra nave veneziana fu catturata in mare, assieme al suo equipaggio e al suo capitano, Marino Faliero, che aveva 2.000 ducati d'oro, ma costretto a versarne altri 3.000 pur di ottenere la propria liberazione. Nel frattempo Kurtoğlu catturava due altri vascelli veneziani - una caravella e un galeone.

In seguito puntò su Fraschia, Retimo e La Canea, a Creta, dove s'impossessò di numerose altre imbarcazioni. Dopo aver lasciato Creta, assaltò altre quattro isole dell'Egeo sotto controllo della Serenissima: Mykonos, Skyros, Serifos e Milos. Da lì si mosse verso la Calabria con 15 navi e prese terra a Crotone, dove bombardò la fortezza della cittadina. Più tardi veleggiò verso la Puglia con 2 galee, 3 galeotte, 6 fuste e 4 altre navi, e prese terra a nel Salento prima di saccheggiare Supersano, dove catturò numerosi prigionieri prima di metterli in libertà in cambio di 1.200 ducati d'oro. Da lì Kurtoğlu si spostò nel mar Adriatico, dove 2 galee veneziane presero a tallonarlo a distanza di sicurezza ma pur sempre in piena vista per spiarne i movimenti. Nelle vicinanze di Capo Santa Maria a Leucade altri corsari turchi si unirono alla sua flotta, che giunse a totalizzare 22 navi. Verso la fine di settembre del 1516, fece vela verso Otranto e catturò una nave veneziana proveniente da Zante prima di impadronirsi anche di due imbarcazioni pontificie. I Veneziani furono intimiditi dalla sua flotta e furono incapaci di fermare le sue azioni di rapina nel mar Adriatico. Nell'ottobre del 1516 Kurtoğlu toccò terra a Lavinio con una forza di 18 fuste, riuscendo quasi a catturare Papa Leone X che si trovava in zona per partecipare a una battuta di caccia. Le sentinelle del Santo Padre seppero in tempo della presenza in zona di Kurtoğlu e il Papa si salvò il 28 ottobre con una veloce galoppata che lo portò al sicuro a Roma.Alberto Guglielmotti, Storia della Marina pontificia, 10 voll., Roma, 1886-1893, III, p. 58. Marin Sanudo data invece l'avvenimento al mese di aprile di quell'anno. Kurtoğlu, nel frattempo, saccheggiava ogni singolo insediamento tra Lavinio e Anzio, prima di tornare indietro alle sue navi e dirigersi verso l'Isola d'Elba, che mise ancora a ferro e fuoco. Nel novembre 1516 mise piede in Sardegna prima di tornare a Biserta.

Comandante della spedizione navale ottomana in Egitto (1517) Nel marzo del 1517 Kurtoğlu si unì a una numerosa flotta ottomana che si dirigeva contro l'Egitto, con la sua forza i 30 navi, presso Tenedo, e una volta ancora partecipò alla campagna militare ottomana contro il Sultanato mamelucco. Il Sultano ottomano Selim I gli assegnò il comando di pattugliamento delle coste egiziane e della prevenzione della fuga di Tuman Bay (Tomanbay), l'ultimo Sultano mamelucco, che infine si arrese il 14 aprile 1517.