La guerra di liberazione del Bangladesh () fu un conflitto armato che vide schierati Pakistan dell'est e India contro Pakistan dell'ovest. La guerra diede origine alla secessione del Pakistan dell'est, che divenne il Bangladesh indipendente.

La guerra scoppiò il 26 marzo 1971, quando l'esercito pakistano, in risposta alle proteste di piazza che chiedevano il rispetto della vittoria elettorale della Lega Awami (il partito nazionalista bengalese), lanciò un'operazione militare denominata "operazione Searchlight". Politici e società civile del Pakistan orientale annunciarono la dichiarazione di indipendenza del Bangladesh. La resistenza bengalese venne condotta con azioni di guerriglia da parte della formazione partigiana Mukti Bahini (bn: মুক্তি বাহিনী, Combattenti per la libertà o Esercito di liberazione), composta da militari dell'est, paramilitari e gruppi civili. L'esercito del Pakistan e milizie estremiste religiose (i fondamentalisti di Razakars, Al-Badr e Al-Shams), commisero sistematicamente atrocità verso la popolazione, andando vicine al genocidio della comunità bengalese.

3 milioni di civili sono stati uccisi, mentre 8-10 milioni di persone sono fuggite in India. Più di donne sarebbero state violentate. La svolta nella guerra arrivò il 3 dicembre 1971, con l'intervento dell'India a fianco delle truppe di Mukti Bahini. Travolto da due fronti di guerra, l'esercito pakistano non fu in grado di reggere l'urto e dichiarò la resa il 16 dicembre.

Antefatti La posizione del Pakistan dell'est

Disparità economiche Malgrado fosse maggiormente popolato, il Pakistan orientale riceveva una frazione del budget dello Stato inferiore a quella della regione occidentale.

Anno Fondi destinati al Pakistan occidentale (in crore, decine di milioni, di rupie pakistane) Fondi destinati al Pakistan orientale (in crore di rupie) Percentuale di spesa all'est rispetto a quella all'ovest 1950–55 1,129 524 46.4 1955–60 1,655 524 31.7 1960–65 3,355 1,404 41.8 1965–70 5,195 2,141 41.2 Totale 11,334 4,593 40.5Fonte: Rapporto della commissione di sorveglianza sul quarto piano quinquennale del 1970-75, Vol. I, pubblicato dalla commissione di pianificazione del Pakistan

Differenze politiche Il Pakistan orientale giudicava negativamente l'ossessione di quello Occidentale per il Kashmir, e il generale Yahya Khan, succeduto al generale Ayyub Khan alla guida del paese nel 1969, dovette affrontare gravi difficoltà sul piano interno e internazionale. Il presidente Yahya indisse per l'ottobre 1970 le prime elezioni generali dall'indipendenza del 1947. Il potere era sempre rimasto saldamente nelle mani dell'establishment occidentale, sebbene la maggioranza della popolazione vivesse ad est. Mentre nel Pakistan occidentale una moltitudine di partiti si divideva le preferenze dei potenziali elettori, ad est si affermava come forza politica dominante la Lega Awami che, nata come Lega Musulmana Popolare di Tutto il Pakistan, era diventata portavoce delle istanze della maggioranza dei cittadini di lingua bengalese. Il suo leader, Sheikh Mujibur Rahman, diede vita al movimento Sei punti, sostenitore di una decisa autonomia della provincia del Pakistan orientale.

Dal 1952 in poi, gli scioperi e le manifestazioni a Dhaka sono stati severamente repressi. La Lega Awami (Lega del Popolo), di orientamento socialista e laico, fece una campagna per l'indipendenza collegando questa richiesta alle esigenze sociali delle popolazioni svantaggiate, come la riforma agraria. In un fronte unito, il movimento sconfisse la Lega Musulmana, conservatrice e nazionalista, nelle elezioni locali del 1954 (228 seggi contro 7), ma questo non scosse la morsa dei successivi regimi militari di Islamabad.

Squilibrio militare I bengalesi erano sotto rappresentati in seno all'esercito pakistano. Gli ufficiali di origine bengalese nei diversi settori dell'esercito erano infatti solo il 5% dell'organico del 1965, solo una piccola parte di essi occupava posti di comando, mentre la maggior parte ricopriva ruoli tecnici o amministrativi. I pakistani occidentali erano convinti che i bengalesi non avessero "attitudine militare" al contrario dei Pashtun e degli abitanti nel Punjab; la teoria delle razze marziali fu presto messa da parte come ridicola ed umiliante, tuttavia malgrado le alte spese militari dello Stato unitario il Pakistan orientale non ricevette alcun beneficio in termini di contratti, acquisti e commesse militari. Dopo la guerra indo-pakistana del 1965 sul Kashmir che mise ancora più in risalto il senso di insicurezza militare dei bengalesi: la difesa del Pakistan orientale era affidata ad una divisione di fanteria su quattro brigate invece di tre, 5 reggimenti di artiglieria da campo, un reggimento di artiglieria antiaerea, un battaglione di commando (il 3 °), a maggioranza di personale pakistano, dislocati in varie basi pakistane orientali. L'unico reggimento corazzato nel Pakistan orientale, il 29º Cavalleria a Rangpur, era un'unità mista. Erano presenti inoltre 15 aerei da combattimento, senza alcuna presenza di forze corazzate. Pg 166-167

Controversia linguistica Nel 1948, Mohammad Ali Jinnah primo governatore generale del Pakistan dichiarò a Dacca che "l'Urdu e solo l'Urdu" sarebbe stata l'unica lingua ufficiale dell'intero Pakistan.Al Helal, Bashir, Language Movement, Banglapedia Ciò a dimostrazione della tensione fra i vari gruppi visto che l'Urdu era parlato ad occidente solo dai Muhajir e ad oriente solo dai Bihari, la maggioranza della popolazione occidentale era di lingua Punjabi, mentre la maggioranza di quella orientale era di lingua bengalese. La controversia linguistica raggiunse l'acme durante una serie di rivolte bengalesi, molti studenti e civili persero la vita negli scontri con la polizia del 21 febbraio 1952. Questo giorno è ricordato in Bangladesh come il Giorno dei martiri del linguaggio. Successivamente, in memoria delle vittime del 1952, l'UNESCO ha dichiarato il 21 febbraio come la Giornata internazionale delle lingue locali.

Nel Pakistan occidentale le rivendicazioni linguistiche furono viste come una rivolta particolarista contro gli interessi dello Stato pakistano e contro l'ideologia di base del Pakistan: la "teoria delle due Nazioni", i politici occidentali consideravano la lingua Urdu come un prodotto della cultura islamica indiana, come affermato da Ayub Khan nel 1967, "I bengalesi orientali... sono ancora influenzati considerevolmente dalla cultura Hindu." Ma i morti hanno portato a risentimenti che furono uno dei maggiori fattori nella ricerca dell'indipendenza.

Risposta al ciclone del 1970 L'8 novembre 1970 un ciclone tropicale nacque nel Golfo del Bengala, raggiungendo le coste del Pakistan orientale 4 giorni dopo. Il Ciclone di Bhola tra il 12 ed il 13 novembre causò vittime (anche se le prime stime ufficiali parlarono di morti e persone scomparse). L'assoluta incapacità del governo nell'organizzazione e nella gestione degli aiuti portò dapprima ad una marcia di protesta degli studenti (19 novembre), poi ad una manifestazione di oltre persone che chiese le dimissioni del Presidente, ed infine allo sciopero generale promosso dalla Lega Awami, il più importante movimento politico della regione.

Le Elezioni generali Sull'onda delle proteste di piazza, il 7 dicembre si tennero le prime elezioni generali da quando il Pakistan, nel 1947, aveva ottenuto l'indipendenza. La Lega Awami con quasi 13 milioni di voti conquistò 160 seggi sui 162 in palio nel Pakistan orientale e, sebbene incapace di ottenere seggi ad occidente, ebbe la maggioranza assoluta del Parlamento (300 seggi totali). Il secondo partito, con 81 seggi, risultò il Partito Popolare Pakistano di Zulfiqar Ali Bhutto che subito si dichiarò contrario ad un governo dominato dalla componente orientale. Dopo mesi di colloqui inconcludenti, il Presidente Yahya Khan decise di non concedere la presidenza a Sheikh Mujibur Rahman, optando invece per una soluzione militare.

Operazione Searchlight La notte del 25 marzo 1971 venne lanciata l'Operazione Searchlight. Per fermare le proteste bengalesi che chiedevano il rispetto dei risultati elettorali, le forze militari occuparono tutti i principali centri del Pakistan orientale. L'obiettivo era quello di schiacciare la resistenza bengalese: i militari orientali furono disarmati e uccisi, arresti ed uccisioni colpirono gli studenti e gli intellettuali.

Il 26 marzo tutte le più grosse città erano state occupate, nel giro di un mese la protesta venne sedata. Tutti i giornalisti stranieri furono espulsi dal Pakistan dell'est.

La fase principale dell'Operazione Searchlight era conclusa già a metà maggio. Esercito e milizie paramilitari si macchiarono sistematicamente di atrocità volte al genocidio della popolazione bengalese.

Dichiarazione di indipendenza In una situazione di crescente instabilità politica, Sheikh Mujibur Rahman, il leader della Lega Awami, precedentemente all'intervento militare occidentale, in un discorso tenuto il 7 marzo a Dacca davanti ad oltre due milioni di persone invitò tutti i bengalesi alla disobbedienza civile e a prepararsi per una potenziale guerra d'indipendenza:

Non appena le forze occidentali lanciarono l'operazione, Sheikh Mujib, com'era chiamato dalla sua gente, firmò una dichiarazione ufficiale:

Il leader bengalese chiamò, con un messaggio radio, il popolo alla resistenza. Nella stessa notte Mujib venne arrestato.

Alle 19:45 il 26 marzo 1971 il Maggiore Ziaur Rahman diede lettura alla radio della dichiarazione di indipendenza in nome di Sheikh Mujibur Rahman.

Il messaggio venne raccolto da una nave giapponese nel golfo del Bengala e ritrasmesso da Radio Australia e in seguito dalla BBC.

Il 26 marzo 1971 è considerato il giorno dell'indipendenza del Bangladesh. Nel luglio 1971, la prima ministra indiana Indira Gandhi si riferì ufficialmente al Pakistan orientale con il nome di Bangladesh.

Guerra di liberazione Da marzo a giugno Una prima resistenza fu spontanea e disorganizzata, non si credeva perciò che potesse durare a lungo.Pakistan Defence Journal, 1977, Vol 2, p2-3 Tuttavia quando l'esercito pakistano iniziò a vessare la popolazione la resistenza, composta da militari dell'est, paramilitari e gruppi civili, si organizzò nella formazione partigiana Mukti Bahini. L'attività del Mukti Bahini crebbe rapidamente. I pakistani cercarono di stroncare il movimento, tuttavia un crescente numero di soldati di origine bengalese iniziò a disertare in favore dell'esercito clandestino; tali forze si fusero col Mukti Bahini ricevendo forniture militari dall'India. La risposta pakistana consistette nel paracadutare due divisioni di fanteria ed in una contestuale riorganizzazione delle proprie forze oltre che nell'organizzazione delle forze paramilitari dei Razakar, degli Al-Badrs e degli Al-Shams (che erano in gran parte membri della Lega Musulmana, il partito di governo, e di altri gruppi islamici), oltre che di altri bengalesi che si opponevano all'indipendenza, come i musulmani Bihar stabilitisi nel Bengala nel corso della divisione dell'India britannica.

Il 17 aprile 1971 si formò un governo provvisorio nel distretto di Meherpur al confine con l'India con Sheikh Mujibur Rahman, detenuto in Pakistan, come presidente, Syed Nazrul Islam presidente pro-tempore e Tajuddin Ahmed come primo ministro. Con l'intensificarsi degli scontri fra pakistani e Mukti Bahini circa 10 milioni di persone, principalmente hindu, cercarono rifugio negli stati indiani dell'Assam e del Bengala occidentale.

Da giugno a settembre

L'11 luglio venne istituito il Comando delle Forze del Bangladesh, con il generale Muhammad Ataul Ghani Osmani come comandante in capo, il tenente colonnello Abdur Rabb come capo di stato maggiore, il Capitano A. K. Khandker Vice Capo di Stato Maggiore e il maggiore A. R. Chowdhury come Assistente Capo di Stato Maggiore.