Pe̍h-ōe-jī (pronunciato ; abbreviato in POJ; letteralmente "scrittura vernacolare"; noto anche come romanizzazione della chiesa) è un sistema di romanizzazione utilizzato per la trascrizione di varianti del min meridionale, una lingua o dialetto cinese, in particolare il taiwanese e l'amoy. Sviluppato da missionari occidentali che lavoravano con la diaspora cinese nel Sud-est asiatico durante il XIX secolo e perfezionato da altri missionari che lavoravano a Xiamen e a Tainan, utilizza un alfabeto latino modificato insieme ad alcuni segni diacritici per rappresentare la lingua parlata. Dopo un iniziale successo nel Fujian, il POJ divenne assai diffuso a Taiwan, e a metà del XX secolo vi erano oltre 100.000 persone alfabetizzate in POJ. Una grande quantità di materiale stampato, di natura religiosa e laica, è stato prodotto in questo alfabeto, compreso il primo giornale di Taiwan, il Taiwan Church News.
L'ortografia fu repressa durante l'era giapponese a Taiwan, e affrontò ulteriori ostacoli durante il periodo della legge marziale del Kuomintang. Nel Fujian, l'uso declinò dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese ed oggi il sistema non vi ha più diffusione generale. L'uso del Pe̍h-ōe-jī è oggi limitato ad alcuni cristiani taiwanesi, discenti non nativi della lingua, e ad alcuni entusiasti di madrelingua a Taiwan. Il pieno supporto informatico nativo arrivò nel 2004, e gli utenti possono ora reperire tipi di carattere, metodi di input ed estesi dizionari in linea. Sistemi di scrittura rivali sono stati sviluppati nel corso del tempo, e c'è un dibattito in corso all'interno del movimento per la madrelingua taiwanese sul sistema da utilizzare. Versioni del Pe̍h-ōe-jī sono state messe a punto per altre lingue, compreso l'hakka e teochew.
Pe̍h-ōe-jī e Tâi-lô Insieme alla scrittura moderna, vengono messi degli accenni dalle convenzioni di alcuni autori di dizionari ottocenteschi di dialetti Minnan, utili da consultare in ricerche filologiche. In particolare, il grosso deriva dalla romanizzazione molto complessa di uno dei primissimi dizionari di Minnan, cioè un dizionario di Hokkien scritto e pubblicato da Walter Henry Medhurst nel 1832. La romanizzazione si standardizza dal 1934 in poi. Il primissimo è l'"Arte de la Lengua Chio Chiu" (> Chiõ Chiu? 漳州 ovvero Zhangzhou?) attribuita a Melchior de Mançano (1580-1630?), un missionario dominicano che lavorò nell'isola di Luzon e a Manila. Scritta nel 1620, rappresenta forse una varietà di Hokkien originaria di Fujian e parlata dai cinesi che vivevano fuori da Manila (i Sangley), nelle Filippine, o secondo un'altra ipotesi è una lingua ibrida. La sua romanizzazione assomiglia a quella più tarda di Francisco Varo, l'autore dell'"Arte de la Lengua Mandarina".
Nella colonna accanto, viene messo anche il Tâi-lô. Da un paragone, risulta che il Tâi-lô sia più aderente alla pronuncia rispetto al POJ. A questo si aggiunge il pregio che non utilizza diacritici non tonali e apici, a differenza del POJ. Oggi, il POJ e il Tâi-lô sono entrambi largamente usati e grossomodo sono testa-a-testa nell'utilizzo. Quanto al resto, il Tai-lo e il POJ sono largamente identici, ragion per cui si indicano solo le differenze in Tâi-lô (in scrittura corrente al computer, si può semplificare in "Tai-lo": i diacritici indicano soltanto l'intonazione della vocale). +Lettera/digrafo POJDifferenze Tâi-lôTrascriz.