Il razzismo scientificotermine usato dagli anni 1960, seguendo Juan Comas, "' "Scientific" Racism Again?" Current Anthropology, Vol. 2, 1961, pp. 303-340."Ostensibly scientific": cf. Adam Kuper, Jessica Kuper (eds.), The social science encyclopedia (1996), "Racism", p. 716: "This [sc. scientific] racism entailed the use of 'scientific techniques', to sanction the belief in European and American racial superiority"; Routledge Encyclopedia of Philosophy: Questions to sociobiology (1998), "Race, theories of", p. 18: "Its exponents [sc. of scientific racism] tended to equate race with species and claimed that it constituted a scientific explanation of human history"; Terry Jay Ellingson, The myth of the noble savage (2001), 147ff. "In scientific racism, the racism was never very scientific; nor, it could at least be argued, was whatever met the qualifications of actual science ever very racist" (p. 151); Paul A. Erickson, Liam D. Murphy, A History of Anthropological Theory (2008), p. 152: "Scientific racism: Improper or incorrect science that actively or passively supports racism". (a volte detto biologia razziale, antropologia razziale o razzismo pseudo-scientifico) è lo studio pseudo-scientifico delle tecniche e delle ipotesi a sostegno o giustificazione della fede nel razzismo, ossia nell'inferiorità o superiorità razziale di alcuni gruppi umani rispetto ad altri"Ostensibly scientific": cf. Theodore M. Porter, Dorothy Ross (eds.) 2003.The Cambridge History of Science: Volume 7, The Modern Social Sciences Cambridge University Press, p. 293 "Race has long played a powerful popular role in explaining social and cultural traits, often in ostensibly scientific terms"; Adam Kuper, Jessica Kuper (eds.), The Social Science Encyclopedia (1996), "Racism", p. 716: "This [sc. scientific] racism entailed the use of 'scientific techniques', to sanction the belief in European and American racial Superiority"; Routledge Encyclopedia of Philosophy: Questions to Sociobiology (1998), "Race, theories of", p. 18: "Its exponents [sc. of scientific racism] tended to equate race with species and claimed that it constituted a scientific explanation of human history"; Terry Jay Ellingson, The myth of the noble savage (2001), 147ff. "In scientific racism, the racism was never very scientific; nor, it could at least be argued, was whatever met the qualifications of actual science ever very racist" (p. 151); Paul A. Erickson, Liam D. Murphy, A History of Anthropological Theory (2008), p. 152: "Scientific racism: Improper or incorrect science that actively or passively supports racism".; cercando di dare fondamento scientifico ad una cosiddetta "scienza delle razze umane".
Alternativamente è la pratica di classificareCavalli-Sforza, L.L. (2001). Genes, Peoples and Languages, p. 30. Penguin Books, London. ISBN 9780865475298. individui di diverso fenotipo o genotipo in razze distinte ed in suoi sottogruppi. Storicamente ha ricevuto credito nella comunità scientifica, ma non è più al giorno d'oggi considerato una branca ufficiale della scienza.
Il razzismo scientifico impiega l'antropologia (in particolare l'antropologia fisica), l'antropometria, la craniometria e altre pseudo-discipline, proponendo tipologie antropologiche a sostegno della classificazione delle popolazioni umane in "razze umane" fisicamente distinte e separate, nei confronti delle quali si possa affermare che siano "superiori" o "inferiori".
Il razzismo scientifico è stato diffuso a partire dal XVII secolo fino al termine della seconda guerra mondiale. Dalla seconda metà del XX secolo in poi il razzismo scientifico è stato criticato come obsoleto ed è divenuto via via ad essere sempre più screditato, ma storicamente è stato usato in modo persistente e pervasivo per sostenere e convalidare le idee razziste in tutto il mondo. Basato sulla fede nell'esistenza e nel significato delle categorie razziali e di una teoria delle razze superiori e inferioriCf. Patricia Hill Collins, Black feminist thought: knowledge, consciousness, and the politics of empowerment (2nd ed., 2000), Glossary, p. 300: "Scientific racism was designed to prove the inferiority of people of color"; Simon During, Cultural studies: a critical introduction (2005), p. 163: "It [sc. scientific racism] became such a powerful idea because ... it helped legitimate the domination of the globe by whites"; David Brown and Clive Webb, Race in the American South: From Slavery to Civil Rights (2007), p. 75: "...the idea of a hierarchy of races was driven by an influential, secular, scientific discourse in the second half of the eighteenth century and was rapidly disseminated during the nineteenth century"..
Con la conclusione del secondo conflitto mondiale il razzismo scientifico, sia come teoria sia come azione, è stato denunciato formalmente, soprattutto nella prima dichiarazione che si appoggia all'antirazzismo e fatta dall'UNESCO nel 1950 intitolata The Race Question (Dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950)); essa afferma chiaramente che: Tale "fatto biologico" non è più considerato esistente poiché gli sviluppi della genetica evolutiva umana (la biologia evolutiva dello sviluppo) hanno dimostrato che le differenze genetiche umane sono quasi totalmente graduali.
Il termine razzismo scientifico è generalmente utilizzato in modo peggiorativo come applicato alle teorie più moderne, come in The Bell Curve: Intelligence and Class Structure in American Life (1994, di Richard Herrnstein e Charles Murray). I critici sostengono che tali opere postulino conclusioni razziste non supportate dalle prove disponibili. Pubblicazioni come Mankind Quarterly, fondata esplicitamente come una rivista di "coscienza razziale" nel 1961, sono generalmente considerate come piattaforme di razzismo scientifico in quanto pubblicano articoli su interpretazioni marginali dell'evoluzione umana, dello studio sull'intelligenza, dell'etnografia, della linguistica, della mitologia, dell'archeologia e degli altri argomenti razziali.
L'etichettatura di "razzismo scientifico" è usata anche per criticare quegli studi che pretendano di stabilire una connessione tra, ad esempio, razza e intelligenza, ed è utilizzata per argomentare il fatto che ciò promuova l'idea dell'esistenza di razze umane superiori e inferiori..
Antecedenti
Pensatori classici Benjamin Isaac, storico presso l'università di Tel Aviv, nel suo saggio intitolato The Invention of Racism in Classical Antiquity (2006) riferisce che le idee proposte dal razzismo scientifico sono radicate nel mondo dell'antichità greco-romana.. Un esempio prezioso in tal senso è costituito dal trattato presumibilmente risalente al V secolo a.C. Le arie, le acque, i luoghi di Ippocrate.tr. it. in Ippocrate, Opere, a cura di Mario Vegetti, Torino, UTET, 1965, pp. 163-202.
Nel capitolo 12 l'autore scrive: "Voglio ora mostrare quanto l'una dall'altra differiscano l'Asia e l'Europa per ogni riguardo, e anche per la forma dei popoli, che sono ben diversi e per nulla si rassomigliano."Ippocrate, Opere, cit. p. 187. Per un'analisi di questo testo cfr.
Nello pseudo-aristotelico trattato "Fisiognomica" si trova: "Gli individui troppo scuri di carnagione sono vili, vedi gli Egiziani e gli Etiopi; e così anche quelli che hanno una carnagione troppo chiara, vedi le donne: il colore caratteristico del coraggio deve essere a metà tra il nero e il bianco"Aristotele, Fisiognomica, Testo greco a fronte, Milano, Bompiani, 2007, p. 197..
Un ulteriore esempio viene dato dallo scrittore, architetto e ingegnere romano Vitruvio (70-25 a.C.) il quale, riportando forse le opinioni del filosofo stoico Posidonio (135-51 a.C.),Posidonio non è menzionato nel testo: Jean-Louis Ferrary, Philhellénisme et impérialisme : Aspects idéologiques de la conquête romaine du monde hellénistique, Roma, École française de Rome, 1988 pp. 382–394, respinge la teoria della derivazione posidoniana con un'ampia discussione. dichiarò:
D'altra parte gli antichi indiani consideravano tutti gli stranieri come dei barbari. Lo studioso musulmano dell'XI secolo Al-Biruni scrisse che gli indiani chiamano gli stranieri con il nome di "impuri"The First Spring: The Golden Age of India by Abraham Eraly p.313. Solo pochi secoli dopo venne fatto osservare che gli indù guardavano tutti gli europei come dei barbari totalmente ignoranti di tutti i principi di onore e buona educazione... "Negli occhi di un indù un paria (emarginato sociale) e un europeo si trovano allo stesso livello".
Anche gli antichi cinesi consideravano gli europei nient'altro che come delle creature repulsive, simili a fantasmi e persino a dei diavoli. Gli scrittori cinesi descrissero gli europei come dei barbari stranieri/straniThe Haunting Past: Politics, Economics and Race in Caribbean Life by Alvin O. Thompson p.210.
Pensatori illuministi Durante l'età dell'Illuminismo (un'epoca compresa tra il 1650 e il 1780) i concetti di monogenismo e poligenismo divennero per la prima volta popolari, anche se sarebbero stati inquadrati dall'epistemologia solo nel corso del XIX secolo. Il monogenismo afferma che tutte le razze hanno un'unica origine, mentre il poligenismo rappresenta l'idea che ogni razza abbia avuto un'origine separata. Fino al XVIII secolo le parole "razza" e "specie" furono intercambiabiliJen E. Boyle (2010), "Anamorphosis in Early Modern Literature: Mediation and Affect", Ashgate, page 74.
Robert Boyle contro Henri de Boulainvilliers Uno dei primi scienziati che studiò il concetto di razza fu Robert Boyle (1627-1691), un filosofo esponente del naturalismo (filosofia) nonché chimico e fisico inventore anglo-irlandese. Boyle credette in quello che oggi si chiama monogenismo, cioè che tutte le razze - non importa quanto diverse esse siano attualmente - provenissero dalla stessa fonte, ossia Adamo ed Eva. Egli studiò i racconti riportati da genitori che diedero origine a diversi figli affetti da albinismo, concludendo pertanto che Adamo ed Eva fossero originariamente di pelle bianca e che i bianchi a loro volta avrebbero potuto dare origine a diverse razze maggiormente colorate.
Le teorie di Robert Hooke e Isaac Newton sul colore e sulla luce attraverso la dispersione ottica nel campo della fisica vennero estese da Boyle anche per le sue considerazioni poligenetiche, speculando che forse queste differenze fossero dovute a "impressioni seminali". Tuttavia gli scritti di Boyle menzionano che ai suoi tempi, per gli "occhi europei", la bellezza non venisse misurata tanto dal colore della pelle, bensì dalla statura, dall'avvenenza dovuta alla perfetta simmetria delle parti del corpo fisico e dalle caratteristiche facciali maggiormente piacevoliRobert Boyle (1664), "Experiments and Considerations Touching Colours", Henry Herringman, London, pages 160–161. Vari membri della comunità scientifica rigettarono le sue opinioni descrivendole come "inquietanti" o "divertenti".
Da un'altra prospettiva lo storico francese Henri de Boulainvilliers (1658-1722), suddivise i francesi in due razze: la razza francese aristocratica discendente dagli invasori franco-germanici e la razza dei Gallo-romani indigena (patrimonio popolare questo in campo politico). L'aristocrazia dei Franchi giunse a dominare i Galli da un innato "diritto di conquista", il contrario del nazionalismo moderno.