Hathor o Ator (dall'originale egizio: ḥwt-ḥr; che significa Casa di Horus, ellenizzato Ἅθωρ, HathorClaas Jouco Bleeker, Hathor and Thoth: two key figures of the ancient Egyptian religion, BRILL, 1973, ISBN 978-90-04-03734-2. pp.22-102.) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, dea della gioia, dell'amore, della maternità e della bellezzaGuy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). ISBN 88-7605-818-4. pp.157-8.Peter Der Manuelian, The ancient Egyptian pyramid texts, BRILL, 2005, ISBN 90-04-13777-7. p.432.. Per tutta la storia egizia, fu una delle divinità più importanti e venerate; il suo culto, di origini preistoriche e predinastichecur. Donald Redford, Oxford Guide to Egyptian Mythology, Berkley Reference, 2003, ISBN 0-425-19096-X. pp.157-61., si estendeva dalla corte faraonica (era ritenuta la madre simbolica dei faraoni.) ai ceti più umili. Veniva solitamente raffigurata nelle tombe con l'epiteto di Signora dell'Occidente, cioè Signora dei morti, e si credeva che accogliesse le anime nell'aldilà (Duat). Gli egizi la adoravano anche come dea della musica, della danza, delle terre straniere e della fertilità, e pensavano che assistesse le partorientiLorna Oakes, The Illustrated Encyclopedia of Ancient Egypt, Lorna Oakes, Southwater. ISBN 1-84476-279-3. pp.157-9.. Inoltre, anche le miniere erano poste sotto la sua protezione, così come le sorgenti del Nilo. Era comunemente raffigurata come una vacca con il disco solare, provvisto di ureo, fra le corna; in epoca tarda veniva talvolta rappresentata con due piume e con il pettorale menat, tipico attributo delle sue sacerdotesse.

Nel corso dei millenni, Hathor assimilò una grande quantità di divinità locali, accumulando così una mitologia e degli attributi estremamente variegaticur. Donald Redford, Oxford Guide to Egyptian Mythology, Berkley Reference, 2003, ISBN 0-425-19096-X. p.106. - al punto di essere considerata contemporaneamente madre, sposa e figlia di Ra e madre di Horus (come Iside); era associata a Bastet. Mentre nel periodo classico della storia egizia tutti i defunti erano indistintamente equiparati a Osiride, dio dei morti, durante la dominazione romana dell'Egitto nacque la pratica di identificare le defunte con Hathorcur. Donald Redford, Oxford Guide to Egyptian Mythology, Berkley Reference, 2003, ISBN 0-425-19096-X. p.172.. Gli antichi greci la associarono ad AfroditeReginald Eldred Witt, Isis in the Ancient World, JHU Press, 1997 ISBN 0-8018-5642-6. p.125..

Prime rappresentazioni

L'iconografia di Hathor rimase ambigua fino alla IV dinastia egizia (ca. 2630 a.C. - 2510 a.C.Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. p.468.)Toby A. H. Wilkinson, Early Dynastic Egypt: Strategies, Society and Security, Routledge, 2001, ISBN 0-415-26011-6. p.312.. All'inizio dell'età storica, finì con l'assumere l'aspetto o gli attributi di una giovenca. Alcuni manufatti del periodo predinastico (ante 3150 a.C.) presentano immagini di divinità dalle sembianze di vacca con il medesimo simbolismo successivamente impiegato per Hathor: gli egittologi ritengono che si tratti di precursori della figura di Hathor, o della stessa Hathor in una forma primordialeByron Esely Shafer, John Baines, Leonard H. Lesko, David P. Silverman, Religion in ancient Egypt: gods, myths, and personal practice, Fordham University, Taylor & Francis, 1991, ISBN 0-415-07030-9. p.24..

Divinità in sembianze di vacca compaiono sulla cinta del faraone Narmer (ca. 3150 a.C. - 3125 a.C.) nella Tavoletta di Narmer, nonché sulla cima della tavoletta stessa, visibili da entrambi i lati (questo fondamentale reperto risale alla fine periodo predinastico); si potrebbe trattare di una delle prime immagini di Hathor o della dea Bat, cui fu associata ma che finì col soppiantare: erano generalmente considerate la stessa divinità ed espressioni dello stesso concetto divino, benché avessero origini diverse. L'identificazione con Hathor della giovenca sulla Tavoletta di Narmer deriva da un passaggio dei Testi delle piramidi, in cui si dice che Hathor è il riparo del faraoneToby A. H. Wilkinson, Early Dynastic Egypt: Strategies, Society and Security, Routledge, 2001, ISBN 0-415-26011-6. p.283.. Una pietra scoperta a Ieracompoli e risalente alla I dinastia reca, su un margine, la figurazione di una vacca con stelle sulle orecchie e sulle corna - probabile rimando al ruolo di Hathor e Bat come dee del cielo. Un altro reperto della I dinastia, un'incisione su avorio, mostra una giovenca sdraiata con l'iscrizione Hathor nelle Paludi, in riferimento al mondo vegetale e soprattutto alle paludi dove cresceva il papiro. In quanto divinità degli alberi, durante l'Antico Regno era spesso chiamata Signora del Sicomoro.

Ruolo e caratteristiche

Hathor godette di un culto estremamente sentito e popolare, soprattutto grazie agli aspetti positivi che incarnava: l'amore, la gioia, la bellezza (aveva epiteti quali Signora della casa del Giubilo e Colei Che riempie il Santuario di Gioia). Una speciale venerazione le era riservata da parte delle donne, delle quali incarnava e proteggeva i ruoli di madre, moglie e amante rappresentati dagli sfaccettati rapporti familiari che i miti le attribuivano. Hathor aveva un legame complesso con il dio-sole Ra: di volta in volta, poteva essere considerata l'occhio di Horo, sua figlia oppure sua madre. Assorbì questo ruolo, per sincretismo, dalla Vacca celeste Mehetueret, che in un mito della creazione fungeva da madre di Ra e lo portava in mezzo alle corna. Gli egizi credevano che, come dea madre, desse alla luce Ra ogni mattina, nell'orizzonte orientale - mentre durante il giorno si univa allo stesso Ra in quanto sua sposa. Di volta in volta, a seconda dei differenti miti, delle epoche e perfino delle località, i suoi consorti potevano essere Ra oppure Horus, mentre i suoi genitori potevano essere Neith e Khnum, oppure ancora Ra, e i suoi fratelli erano di volta in volta considerati sempre Ra con Apopi, Thot, Sobek e Selkis. Fra i suoi figli vi erano gli dei Horus, Ihi, Imset dalla testa umana, Qebehsenuf dalla testa di falco, Hapi dalla testa di babbuino e Duamutef dalla testa di sciacallo (questi ultimi quattro erano raggruppati con il nome di Figli di Horus e tutelavano ciascuno uno dei quattro vasi canopiRachet, p.77.).

Insieme alla dea Nut, Hathor fu associata alla Via Lattea nel III millennio a.C. quando, durante gli equinozi d'autunno e primavera, sembrava allineata sulla Terra e sembrava che la toccasse nei punti il cui il sole sorgeva e tramontavaDavid P. Silverman, Edward Brovarski, Searching for ancient Egypt: art, architecture, and artifacts from the University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology, University of Pennsylvania. Museum of Archaeology and Anthropology, Cornell University Press, 1997. ISBN 0-8014-3482-3. p.41.. La Via Lattea era vista come un corso d'acqua che attraversava il cielo, su cui navigavano le divinità solari, come Ra, e lunari, come Khonsu - e per questo era definita dagli egizi Nilo del Cielo.

Durante il Medio Regno ricevette l'epiteto di Nub, che significa Dorata, e il suo culto si diffuse anche in Palestina e in Fenicia; era internazionalmente nota come Signora di Biblo. In seguito venne identificata, in queste regioni, con Astarte e con altre divinità cananee come la dea Qadesh. Sotto forma di Hesat, dea-giovenca che si credeva partorisse il faraone nelle sembianze di un vitello d'oro., era venerata ad Afroditopolis (odierna Atfih) nel ventiduesimo nomo dell'Alto Egitto.

Iconografia

Nelle rappresentazioni artistiche e nell'architettura, sono rintracciabili tre tipologie dominanti dell'iconografia di Hathor: come una giovane donna dai tratti idealizzati, con la parrucca sormontata da corna di vacca, tra le quali si trova il disco solare completato dall'ureo, e talvolta recante l'ankh, simbolo della vita, e il lungo scettro uas, simbolo del potere degli dei. come vacca o giovenca, con il disco solare fra le corna (detta, in tale forma, Vacca Celeste). come una colonna il cui capitello ha l'aspetto di un volto umano con orecchie bovine, sormontato da una parrucca rigonfia, terminante con due riccioli, tipica di Hathor. Il fusto può avere la forma di un sistro, strumento musicale sacro alla dea. Questo tipo di colonna, chiamata colonna hathorica, comparve durante il Medio RegnoRachet, pp.93-4.. Meno comunemente, poteva essere raffigurata come una leonessa, un serpente o un sicomoro..

Hathor e il faraone Con un apparente paradosso, i faraoni erano chiamati Figli di Hathor - benché fossero considerati reincarnazioni di Horus, il figlio della dea Iside. È probabile che, alle origini della mitologia egizia, la madre del dio-falco fosse effettivamente Hathor, originariamente dea del cielo, habitat dei falchi e degli altri volatili. Iside sarebbe stata considerata madre di Horus solamente quando si sentì la necessità di fondere il mito di Osiride con il mito di Horus e Seth. Il legame tra Hathor e il signore dell'Alto e del Basso Egitto si rafforzò durante la IV dinastia, specialmente durante il regno di Micerino (ca. 2530 a.C. - 2512/08 a.C.Avrebbe regnato per 18 o 22 anni a partire dal 2530 a.C. Thomas Schneider: Lexikon der Pharaonen. Albatros, Düsseldorf 2002, ISBN 3-491-96053-3. pp.163-44.), dal momento che si sono conservate svariate triadi, ossia sculture in cui il re, al centro, è affiancato da Hathor e da un'altra divinità variabile. Una lista parziale includePorter, Bertha & Moss, Rosalind, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Statues, Reliefs and Paintings Volume III: Memphis, Parte I Abu Rawash to Abusir. II ed. (cur. Dr. Jaromir Malek, 1974).: triade raffigurante la dea Hathor come Signora del Sicomoro, assisa con le braccia intorno a Micerino e la deificazione del nomo di Ermopoli, entrambi stanti, in grovacca, al Museum of Fine Arts di Boston (09.200). triade raffigurante Micerino, Hathor come Signora del Sicomoro e la deificazione del nomo di Tebe, stanti, in grovacca, al Museo egizio del Cairo (Ent. 40678). triade raffigurante Micerino, Hathor come Signora del Sicomoro e la dea Anput, stanti, in grovacca, al Museo egizio del Cairo (Ent. 40679). triade raffigurante Micerino, Hathor come Signora del Sicomoro e la dea Bat, stanti, in grovacca, al Museo egizio del Cairo (Ent. 46499).

Durante la XVIII dinastia egizia, per la Cappella di Hathor nel monumentale Tempio funerario di Hatshepsut (ca. 1478 a.C. - 1458 a.C.) a Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo, furono realizzati due bassorilievi che enfatizzavano il rapporto tra Hathor e la sovrana d'Egitto: nel primo, la dea-giovenca lecca amorevolmente la mano di Hatshepsut assisa in trono, mentre nell'altro la monarca beve il latte dalle mammelle di Hathor..

La scena dell'allattamento del faraone compare anche in una statua di pochi decenni successiva, dove Amenofi II (ca. 1427 a.C. - 1401 a.C.) è raffigurato due volte: fieramente eretto fra le zampe anteriori di Hathor in forma di vacca e, un'altra volta, come un bambino in ginocchio fra le zampe posteriori mentre succhia il latte della deaHenry Edouard Naville, The XIth Dynasty Temple at Deir el-Bahari, London, 1907, tav. XXX.. Steli di papiro affiancano la testa della vacca. Questa scultura fu scoperta nel 1906 dall'archeologo Henry Édouard Naville nel Tempio di Thutmose III a Deir el-Bahari.