La Savoia Film è stata un'azienda cinematografica con sede a Torino e succursale a Roma, attiva dal 1911 al 1923, anche se la produzione vera e propria è durata soltanto per otto anni sino al 1918. Analogamente alle altre imprese italiane del settore, ha avuto il suo maggior sviluppo negli anni immediatamente antecedenti la guerra, periodo nel quale è diventata una delle principali editrici. La sua attività ha iniziato a declinare, anche a causa di contrasti interni, negli anni del conflitto per cessare del tutto alla fine del decennio, anticipando la crisi generale che avrebbe poi colpito la cinematografia italiana degli anni venti.
Storia Istituzione e ritardi iniziali La "Savoia Film" venne costituita il 10 aprile 1911 a Torino in forma di s.a.s. con un capitale di 200.000 lire in un periodo caratterizzato dalla tumultuosa crescita del settore, soprattutto nel capoluogo piemonteseA metà del 1911 delle 12 case di produzione attive in Italia, 6 erano ubicate a Torino ed esse pubblicavano in totale oltre la metà delle pellicole edite nel paese. Cfr. Elenco delle case fabbricanti films in Vita cinematografica, n.12 del 30 luglio 1911.. L'intento era di partecipare alla stagione produttiva che si realizzò in quella città, poi definita "cinema - eldorado": «nuovissima ed inesauribile miniera economica: i capannoni vetrati si moltiplicano nell'oltre Po, le sigle delle editrici si fanno sempre più numerose e le maestranze sono migliaiaMario Gromo, Ascesa del cinema subalpino in Scenario, giugno 1933».
L'iniziativa fu del pittore Pier Antonio Gariazzo, che sarà nei primi anni l'animatore artistico dell'azienda, e dell'imprenditore di origine belga Daniel Plucker, incaricato della parte commercialeIl rondone [Alberto A. Cavallaro], Visitando la "Savoia Film" in Vita cinematografica, n. 17 del 10 ottobre 1911., i quali si attribuirono rispettivamente il 12,5 ed il 25 per cento delle azioni. Ad essi si affiancarono come investitori i fratelli Giovanni Battista, Carlo e Serafino Vercellone, che insieme sottoscrissero il 50 per cento del capitale inizialeFranco Prono, Atti di nascita del cinema a Torino in Le fabbriche della fantastichere, cit. in bibliografia, p.112-118.. Tra i soci fondatori minori anche il conte Vitaliano Uboldi De' Capei (5 per cento), genero di Plucker, che poi alla morte del suocero, avvenuta nel marzo del 1912, gli subentrerà nell'assetto azionario, assumendo nella società una funzione di rilievoVita cinematografica, n.5 del 15 marzo 1912..
Le prime notizie di un effettivo avvio dell'attività tardano sino al settembre del 1911 quando la società stipula il contratto d'affitto di un'area a forma quadrilatera di circa 5.000 metri quadrati, ubicata nei pressi della Villa della Regina e delimitata da via Cardinal Maurizio, Corso Quintino Sella e via Asti, al cui numero 20 viene collocata la sede sociale, anche se nei mesi precedenti al contratto (della durata di 12 anni) erano già stati avviati impegnativi lavori di allestimento della strutturaFriedemann, cit. in bibliografia, p.213.. Si prevedeva di realizzare 3 teatri di posa (di cui due scoperti per circa 160 m² ciascuno più uno coperto molto vasto, di ben 500 metri quadri), oltre ad un'officina meccanica per la costruzione di macchinari cinematografici e ad un rudimentale sistema di condizionamento d'aria; ad ottobre i lavori non erano ancora finiti.
A causa del prolungarsi dell'intervento sull'impianto, la produzione stentò ad avviarsi, tanto che i cronisti del tempo informavano che solo a dicembre, «dopo parecchi mesi di aspettazione [sic], eccoci alle prime programmazioni della "Savoia film"Il rondone [Alberto A. Cavallaro], articolo in Vita cinematografica, n.22 del 15 dicembre 1911». L'azienda tentò di ovviare ai ritardi stipulando un accordo con la Compagnia del Teatro Argentina per la realizzazione di 2 film, il primo dei quali, Il bacio di Margherita di Cortona, girato in UmbriaVita cinematografica, n.2 del 30 gennaio 1912., segnò l'esordio nel cinema dell'attore Tullio CarminatiProlo, cit. in bibliografia, p.53. ed alla regia di Alfredo De Antoni, entrambi appartenenti alla compagnia teatrale, e fu inserito in una "serie" denominata "Savoia - Argentina"Imprese di produzione, cit. in bibliografia, p.509.. Su questo accordo si accese tuttavia una disputa, di cui non si conosce l'esito, con la "Itala Film", la quale sosteneva di avere lei un contratto in esclusiva con il teatro romano. Le difficoltà ed i ritardi indussero la "Savoia", già a poche settimane dall'effettivo inizio delle lavorazioni, a «mettere in libertà tutto il suo personale artistico e tecnico, per darsi un nuovo indirizzo e procedere ad una riorganizzazioneVita cinematografica, n.4 del 29 febbraio 1912.».
Crescita dell'attività produttiva L'espansione verso Roma divenne per l'impresa torinese un fatto strutturale quando alla fine del 1911 avviò l'allestimento di un teatro di posa in quella città, in via Fausta, nella zona del Labaro. In attesa che tale impianto fosse pronto, essa si accordò con il fotografo romano Roberto Danesi, che aveva la sua base operativa presso il Teatro Costanzi, affidandogli una "troupe" per la produzione di pellicole a marchio "Savoia"Imprese di produzione, cit. p.505..
Le difficoltà iniziali non restarono senza conseguenze, dato che furono soltanto 6 i film distribuiti nel 1911 e, rispetto ad essi, i commenti non furono incoraggianti poiché «l'attesa non venne certo compensata dalla bontà delle prime films viste in questi giorni [che hanno] uno svolgimento frammentario ed inconcludente, con soggetti illogici e per nulla accettabili».
Fu solo nel 1912 che l'attività decollò decisamente perché rispetto agli 815 titoli di film a soggetto della produzione italiana di quell'anno, già 60 furono della "Savoia", che diventò così la sesta editrice in assoluto di un già affollato panorama nazionaleDati sulle produzioni in: Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano - 1912 - i film degli anni d'oro, Roma, C.S.C. - E.R.I. 1995, p.7.. La reazione rispetto alle prime difficoltà fu sanzionata anche sotto l'aspetto societario con un raddoppio del capitale sociale, che passò a 400.000 lire, e l'intervento nella compagine azionaria degli eredi Plucker, mentre Gariazzo conservava il ruolo di natura artistica, anche se vedeva svalutarsi la sua quota di partecipazione al 6,25 per cento..
Nel suo secondo anno di vita la "Savoia" fu finalmente in grado di predisporre un'offerta che comprendeva tutte le tipologie di prodotto cinematografico a soggetto, compresi alcuni lungometraggi, secondo una tendenza che si stava sempre più affermando. Sotto la direzione artistica di Ubaldo Maria Del Colle l'azienda spaziò dalla produzione di drammi moderni (tra cui Il giglio della palude, girato da Danesi nella sede romana, primo film da protagonista per Maria Jacobini), a quelli di natura storica, settore nel quale spiccava Erodiade che trovò l'anno successivo anche la via dell'esportazione verso gli U.S.A., dove le pellicole dell'azienda torinese erano gestite dalla "National Film Distributing Co"Vittorio Martinelli, L'avventura internazionale del primo cinema italiano in Redi, cit. in bibliografia, p.45., ottenendovi un buon successoVita cinematografica, n.3 del 15 febbraio 1913.. Le comiche, indispensabili per competere con i vari Polidor (Pasquali), Robinet (Ambrosio) e Cretinetti (Itala), vennero affidate al personaggio di Rirì, ideato da Annibale Moran.
Restò invece poco sviluppata la produzione di documentari (i "dal vero" nella terminologia dell'epoca), anche se acquistò un certo risalto la vicenda dell'operatore Aldo Molinari che, inviato nei Balcani per documentare la guerra serbo - turca, ne fu espulso dalle Autorità, riuscendo però a riportare 150 metri di pellicola che furono alla base di un filmato distribuito anche in Francia e del soggetto del film Il documentoImprese di produzione, cit. p.510.. Anche la critica segnalò che in qualche caso la produzione "Savoia" iniziava a migliorare, lodando in particolare le riprese aeree contenute ne La grande audacia con le quali l'operatore Augusto Navone riprendeva da un apparecchio pilotato dall'aviatore Eugenio Bobba, la lotta di due spie che si svolge sul tetto di un treno in corsaProlo, cit., p.109..
Il massimo sviluppo
Nel 1913 Savoia diventa, sotto l'aspetto quantitativo, la quinta editrice italiana in assoluto, distribuendo 64 titoli dei circa 800 di quell'anno. È però la prima se si considerano i soli lungometraggi, prodotti di crescente gradimento del pubblico, poiché ne pubblica 21, mentre altre aziende più consolidate tardano ad adeguarsi a questa tendenza (La "Cines" ne realizza 13 e la "Ambrosio" solo 3)Dati sulla produzione in Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano - 1913 - i film degli anni d'oro, Roma, C.S.C. - E.R.I., 1994, p.3.. Il più ambizioso di essi fu In hoc signo vinces, di ben 3.000 metri, affidato alla regia di Nino Oxilia, per le cui riprese venne affittato lo Stadium e si scritturarono come comparse numerosi operai in sciopero, pagandoli 3 lire, il che provocò alcune tensioni sociali. I dirigenti dell'azienda ottennero un'udienza da Papa Pio X, al quale regalarono una copia del film destinata ai Musei Vaticani, cogliendo l'occasione per girare uno dei pochi documentari conosciuti della SavoiaImprese di produzione, cit. p.515..
In questo anno la produzione venne orientata verso soggetti più attenti al significato artistico, attingendo ad una vasta antologia di opere letterarie e dando vita ai film più importanti dell'azienda. Nascono così La locandiera da Goldoni e La morte civile dal dramma di Giacometti. Si ricorre anche agli autori francesi con Margot da De Musset e Orsola Mironet da Balzac e russi, con Il pane altrui da Turgenev e Il cadavere vivente da Tolstoj. A Maria Jacobini, diventata attrice di punta della "Savoia" per il tono intimo e famigliare della sua interpretazioni, viene affidato il ruolo di Giovanna d'Arco, diretto da Del Colle, ma alla cui realizzazione si associano anche Oxilia e Guido GozzanoPaolella, cit. in bibliografia, p.155.. La stessa Jacobini poi, assieme a Adriana Costamagna, interpreta La zingara, riduzione cinematografica del primo successo teatrale colto nel 1909 da Camasio ed Oxilia.
Non mancarono gli inconvenienti. A gennaio l'impianto torinese fu colpito da un incendio. A maggio il film di ben 2.000 metri, Germania, tratto dall'opera lirica di Franchetti e Illica, e di cui lo stesso Gariazzo s'era riservata la direzione, non riuscì a superare le barriere della censura preoccupata per un tema che aveva, sia pure indirettamente, dei risvolti irredentistiCfr. Vittorio Martinelli, Nino Oxilia, in Redi, cit. in bibliografia, p.73-75.. A luglio la Jacobini, attratta dalla "Cines", lasciava l'azienda assieme al fidanzato Oxilia, il cui ultimo film diretto in "Savoia", Lo scherno feroce, venne sequestrato il 2 agosto, su istanza di Sem Benelli che vi aveva intravisto un plagio de La cena delle beffe. La "Savoia" perderà (giugno 1914) la causa ed i giudici, nel dare ragione a Benelli, e dimostrando un'assoluta incomprensione per la documentazione della storia del cinema, obbligarono la casa torinese a distruggere tutte le copie del filmVita cinematografica, n.24 del 6 giugno 1914..
Ciononostante la "Savoia" concluse il 1913 in ottima salute: Gariazzo descriveva un lavoro a ciclo continuo nei quattro teatri di posa (tre a Torino ed uno a Roma) con 2 compagnie costantemente al lavoroVita cinematografica, n.23-24, dicembre 1913.; il capitale sociale fu nuovamente aumentato arrivando a 500.000 lire, il teatro romano di via Fausta, valutato 30.000 lire, venne conferito nel patrimonio sociale con l'ingresso di Danesi nella compagine societaria. Tale impianto sarà poi nel 1914 utilizzato anche dalla "Morgana Film" per i 3 soli, ma importanti, film che tale azienda realizzerà con la direzione di Nino Martoglio.
Difficoltà e declino