Biografia La partecipazione al processo di unificazione italiana Amilcare Cipriani nacque ad Anzio da Felice Cipriani e Angela Petriconi, poi il padre proveniente da una famiglia originaria di Rimini è costretto a causa delle sue simpatie antipapali a rimpatriare quando lui era ancora in fasceLa vicenda personale e politica di uno degli internazionalisti più famosi del mondo s'intreccerà anche con la vita di Giuseppe Mazzini (nato il 22 giugno 1805 a Genova). Come scrisse Guido Nozzoli in una biografia giornalistica (1954), Cipriani fu battezzato dal padre «con una manciata di polvere da sparo»..
Parte volontario nel 1859 nascondendo la vera età, e combatte «come un demone» a San Martino dove per il suo valore viene promosso caporale e assegnato al 57º Reggimento di Fanteria della Brigata Ravenna, di stanza a Tortona. Pochi mesi dopo diserta per raggiungere Garibaldi in Sicilia nella spedizione dei Mille, qui ottiene i gradi di ufficiale. Dopo un'amnistia è integrato nell'esercito regio e partecipa alle operazioni contro i briganti abruzzesi. Distaccato a Palermo, nel 1862 diserta nuovamente, alle testa di 35 commilitoni e raggiunge Garibaldi al bosco della Ficuzza per seguirlo nell'avventura d'Aspromonte. Riesce a non farsi catturare e ripara in Grecia, sopravvivendo (soltanto lui e il capitano della nave) ad un naufragio.Mario Rava, L'Emporio Pittoresco, 26 ottobre 1873, pag.214 «Sui Campi di Grecia la sua temerarietà non conosce limiti». Non potendo tornare in Italia per non finire in carcere, punta all'Egitto dove s'impiega al Banco Dervieux e lavora all'esplorazione delle fonti del Nilo.Natalini ha pubblicato nel 1987 la biografia "Amilcare Cipriani, la vita come rivoluzione", edizione Firenze Libri, dalla quale è tratto un brano dell'intervista di Giuseppe Prezzolini ad Amilcare Cipriani a Parigi, pubblicata sull'"Avanti" il 3 gennaio 1914: "È proprio lui, tutto nero vestito. Il viso è quello della sua età, segnato dalla pace dei vecchi, il pelo s'accresce sulla faccia e sulle falangi delle dita e sul dorso della mano, tradisce la forza di quel corpo; il pelo non s'è fatto ancor bianco, non è tutto bianco, nella testa covano ancora molte strisce nere. Come è magro, Dio mio quel corpo! Come regge il peso di sessantotto anni, di cui venti di guerre, quattordici di bagno e lavori forzati, cinquantatré di vagabondaggio, di povertà, di indipendenza".
La legione egiziana In vista della terza guerra d'indipendenza, costituisce la «legione egiziana» senza assumerne il comando, e parte per Brescia dove si arruola ancora con Garibaldi nel Corpo Volontari Italiani. Soldato semplice del 1º Reggimento combatte con valore nella battaglia di Monte Suello e in quella di Condino. Chiusa questa fase, corre a Candia a dar manforte contro i turchi. Nuovamente in Egitto, è coinvolto in una rissa: si difende uccidendo tre persone, un connazionale e due poliziotti. È il 14 settembre 1867. Il periodo londinese Da clandestino parte alla volta di Londra dove riprende contatto con Giuseppe Mazzini e vive facendo il fotografo. Ritrae la regina Vittoria (da lui rimproverata perché non stava ferma durante la posa); e in segno di amicizia, Mazzini nella celebre immagine meditativa. «Proprio per aderire ad un disegno di Mazzini nel 1870 Amilcare lascia Londra», incaricato di «accendere dei focolai di guerriglia in Lucchesia».
Sul periodo londinese e circa i rapporti con Mazzini, Emiliani (p. 31) narra che quando Cipriani va a bussare alla porta di Mazzini «questi gli batte la mano ossuta sulla spalla dicendogli semplicemente: ‘So tutto’». Il periodo londinese, aggiunge Emiliani, è forse quello più tranquillo della sua vita. «Si occupa come fotografo apprendista nello studio allestito da Leonida e Vincenzo Caldesi» anche per aiutare i compatrioti esuli. «Intelligente, laborioso, estroso, Cipriani diventa ben presto un ottimo fotografo».
Ma il periodo londinese è anche quello che matura in Cipriani il credo rivoluzionario per realizzare la giustizia di cui sente parlare da Marx ed Engels che conosce personalmente: aumenta così la sua distanza politica rispetto a Mazzini. «Uomo di poche idee, semplici ma ferme»: così Emiliani definisce Amilcare Cipriani. Invece Indro Montanelli, chiamandolo «pittoresco e pasticcione», ne fa un ritratto impietoso: «Il suo passato, la sua barba da profeta, il suo cappello a larghe falde, la sua scombiccherata ma gladiatoria eloquenza, facevano di lui un mattatore irresistibile. Predicava che non c'era bisogno d'idee, perché in realtà lui non ne aveva nessuna»I. Montanelli, Storia d'Italia, VI, 2003, pp. 189-190. A tu per tu con la regina La scena della foto scattata alla regina Vittoria, è al centro di un racconto che lo stesso Cipriani fece al giornalista Luigi Campolonghi, altro suo biografo (1912) citato da Emiliani (p. 32): «Chiacchierava con le persone del seguito, scherzava, s'agitava, e io consumavo inutilmente tutte le lastre con tanto amore e con tanta fatica preparate». Tenuto a bada dai titolari dello studio, Cipriani «per un bel pezzo» tace, poi «impazientito» sbotta: «Madame, si vous ne restez pas tranquille, je ne ferai pas votre portrait!».
Quel ritratto, aggiunge Emiliani, eseguito dall'uomo «più rosso d'Italia», deve certamente trovarsi nelle collezioni regali a Buckingham Palace (p. 32). «Non abbiamo invece una sola immagine della donna che Cipriani amò in quegli anni londinesi, la francese Adolphine Rouet con la quale ebbero una bambina».
La Comune di Parigi e la deportazione Torna a Londra dove gli perviene un messaggio dell'amico prof. Gustave Flourens conosciuto a Candia: deve raggiungerlo a Parigi. La Francia il 2 settembre 1870 è battuta a Sedan dalla Prussia. Il giorno dopo il regime imperiale di Parigi è rovesciato. Nasce la Terza Repubblica. Cipriani accorre al fronte a combattere contro i prussiani. Il 18 marzo 1871 con un'insurrezione popolare si forma la Comune di Parigi, soffocata nel sangue il 21 maggio. Anche qui Cipriani è sempre in prima fila. Catturato, condannato a morte, commutata la pena per grazia governativa non richiesta, Cipriani è infine deportato in Nuova Caledonia.
Ritorno in Italia Nel 1880 viene liberato a seguito di un'amnistia, espulso dalla Francia ripara in Svizzera dove, con Carlo Cafiero progetta una sollevazione antimonarchica in Italia. Ritorna in Italia. Arriva in treno a Rimini dove spera d'incontrare il padre Felice, gravemente ammalato. Sua madre è morta di crepacuore nei giorni della Comune. Cipriani «non fa nemmeno a tempo a scendere dal predellino della vettura ferroviaria che lo arrestano»Come racconta Vittorio Emiliani (in «Libertari di Romagna», 1995, p. 37)., poi lo conducono alla Rocca malatestiana dove il giorno dopo la sorella Amalia gli manda un materasso, delle coperte e alcuni indumenti. Dagli amici, annota lo stesso Cipriani, arrivano le vivande: «Veramente squisite. Sono i soli giorni buoni che ho avuto nella mia prigionia».
Viene processato e condannato nel 1882 a 25 anni di reclusione (essenzialmente per l'omicidio compiuto in Egitto). A suo favore si sviluppa una intensa campagna di solidarietà che unisce anarchici, repubblicani, radicali e socialisti. Più volte viene portato come candidato-protesta alle elezioni, ma la sua elezione viene regolarmente annullata. Al concittadino Caio Renzetti, Cipriani confiderà: «Se Mazzini avesse vissuto, son certo, non mi avrebbe lasciato condannare a 20 anni senza alzar la voce in nome della giustizia italiana sì infamemente calpestata e disonorata».
Solo nel 1888 il governo, pressato dall'opinione pubblica si decide a scarcerare Cipriani con un autonomo atto di clemenza, dato che il condannato si era sempre rifiutato di presentare una domanda di grazia. Accolto trionfalmente alla liberazione si trasferisce a Parigi e poi partecipa al congresso di Capolago cercando di svolgere un ruolo di mediatore tra anarchici e socialisti. L'anno successivo partecipa alla preparazione delle manifestazioni per il Primo Maggio. A seguito dei violenti scontri occorsi durante il suo comizio a Roma viene processato, insieme a Pietro Calcagno e altri e condannato a tre anni di reclusione. Tornato in libertà partecipa nel 1893 al congresso socialista internazionale di Zurigo dove tenta ancora, vanamente, di mediare tra socialisti e anarchici.
Nel 1897, si unisce volontario nella legione irregolare di Ricciotti Garibaldi (figlio di Giuseppe Garibaldi), con alcuni dei capi dei Fasci Siciliani, Nicola Barbato e Giuseppe De Felice Giuffrida, a fianco dei greci contro i turchi ottomani nella guerra greco-turca (1897) per la liberazione dell'isola di Creta dove viene ferito. Al suo rientro in Italia viene imprigionato per altri tre anni nel luglio 1898.
Gli ultimi anni Successivamente Cipriani si stabilisce in Francia, dove partecipa attivamente alla vita politica nelle file del partito socialista. Lavora come redattore prima per La Petite Republique e poi all'Humanité. Continua tuttavia a occuparsi delle vicende italiane e nel 1900 esprime soddisfazione per il regicidio di Umberto I auspicando la fine della monarchia. Nel 1913 viene candidato alle elezioni dal Partito Socialista Italiano per impulso della corrente rivoluzionaria guidata da Benito Mussolini: risulta eletto a Milano con oltre diecimila voti ma non poté entrare in Parlamento per il rifiuto di prestare giuramentoSempre dalla biografia scritta da Guglielmo Natalini è tratto il finale del discorso pronunciato da Benito Mussolini nel comizio del 20 gennaio 1913 al Teatro del Popolo per la chiusura della campagna elettorale per l'elezione a deputato di Amilcare Cipriani: "Prima del 70' egli offre braccio e anima alla causa della Patria, dopo il 70' a quello dell'Umanità. Ci dicono che il nostro grande compagno è vecchio; ma c'è senilità e senilità. C'è quella dell'impotenza, della stanchezza, del rammollimento fisico e intellettuale. Per questa noi chiediamo il riposo e il silenzio. Ma per Cipriani la cosa è diversa. Se dopo tanti eroismi, tanti sacrifici, tante lotte, egli è ancora vivo di corpo, di cervello e di fede, ciò vuol dire che la sua vecchiaia è migliore della nostra giovinezza. Amico Colly (il deputato francese venuto a portare la solidarietà dei socialisti d'Oltralpe) tornerai a Parigi con negli occhi la visione di questo grande spettacolo di fede e a quel tuo popolo meraviglioso che ha saputo fare nel corso di un secolo tre rivoluzioni, versando il sangue non tanto per sé quanto per la redenzione degli altri popoli, tu porterai l'eco ardente del nostro triplice grido: Viva Amilcare Cipriani, Viva la Comune, Viva il Socialismo". Il 25 gennaio 1913 Cipriani fu eletto deputato e Mussolini, la sera stessa, celebrò la vittoria arringando il popolo dal balcone dell'"Avanti". "Amilcare Cipriani potrà tornare tra noi: gli abbiamo spalancato la porta al confine. Quando per questa magnifica vittoria di popolo, egli sarà qui a Milano, voi dovete fare echeggiare di nuovo il grido che io vi invito a ripetere: Evviva la Comune"..
Nel 1914 Cipriani solidarizza con la Francia repubblicana contro gli Imperi centrali e firma il manifesto degli anarchici pro-Intesa insieme a Piotr Kropotkin, una scelta che ha vasta risonanza anche in Italia. Ormai anziano e malato si spegne nel 1918.Nel 1920 ad una nave da carico della Cooperativa Garibaldi di Genova verrà dato il Suo nome,ma successivamente,nel 1926 la stessa nave sarà ribattezzata DISCIPLINA per la medesima Compagnia Armatoriale.
Riminesi in Francia I riminesi che nel 1870 seguirono Garibaldi in Francia alla difesa della Repubblica sono diciotto. Sette muoiono a Digione (Nino Carradori, Germano Ceccarelli, Sante Medici, Fidenzio Parigi, Leonida Rastelli, Bruto Serpieri e Marco Zavoli). A loro quali «esempio ed olocausto di fratellanza internazionale» il 12 novembre 1871 «gl'internazionalisti di Rimini» dedicano un'epigrafe apposta al cimitero alle Celle.