La di sei cacciatorpediniere di squadra appartenne alla Marina imperiale giapponese ed era una versione rivista della nota e innovativa classe Fubuki, scaturita dai limiti imposti al numero e tonnellaggio dei cacciatorpediniere previsti dal trattato navale di Londra del 1930. Gli Hatsuharu diminuirono dislocamento standard e dimensioni, pur mantenendo un importante armamento che quasi eguagliava quello dei Fubuki: cinque cannoni Type 3 da 127 mm (due torri binate e una singola), tre bancate trinate di tubi lanciasiluri da 610 mm (che per la prima volta furono armati con i famosi Type 93), più un lanciatore per bombe di profondità e due cannoni da 40 mm contraerei. Questa ostinazione sfociò in gravi problemi di stabilità al momento della messa a punto del capoclasse Hatsuharu, che costrinse a rimandarlo in cantiere e fermare la costruzione delle altre unità. Tra 1935 e 1937 la classe dovette essere modificata per ristabilire tenuta ed equilibrio; al termine dei lavori una bancata di lanciasiluri era stata soppressa, la torre singola spostata a poppa e l'incremento di stazza ridusse la velocità massima di tre nodi.

I sei cacciatorpediniere costituirono la 21ª Divisione e metà della 27ª negli anni 1930. Al principio della guerra contro gli Stati Uniti e gli Alleati, però, ricoprirono solo compiti di supporto e scorta a convogli: furono presenti comunque a tutte le importanti operazioni dei primi sei mesi di ostilità, compresa la battaglia delle Midway (4-6 giugno 1942), dopo la quale i quattro esemplari della 21ª Divisione rimasero alle dipendenze della 5ª Flotta nel Pacifico settentrionale, mentre gli altri due (Ariake, Yugure) furono trasferiti sul fronte del Pacifico sud-orientale, prendendo anche parte alla campagna di Guadalcanal. Gli Hatsuharu confermarono la carenza di contraerea a bordo e, pertanto, venivano modificati quando approdavano agli arsenali in Giappone: tra fine 1942-inizio 1943, poi sullo scorcio del 1943, ancora nell'estate-autunno 1944 aggiunsero impianti binati e tripli di cannoni Type 96 da 25 mm, infine forniti pure su affusti singoli; ciò significò l'eliminazione della torre d'artiglieria singola. Tali interventi furono portati a compimento solo per lHatsuharu, lHatsushimo e il Wakaba: il Nenohi andò perduto nelle isole Aleutine nel luglio 1942, vittima di un sommergibile, mentre lo Yugure e lAriake furono affondati da bombardieri statunitensi a fine luglio 1943 (a riprova della vulnerabilità alla minaccia aerea). I potenziamenti riguardarono anche l'equipaggiamento antisommergibile e l'aggiunta di radar. Il numero e la qualità dei reparti imbarcati delle portaerei statunitensi, tuttavia, si rivelarono soverchianti e lHatsuharu e il Wakaba furono distrutti nelle Filippine a fine 1944. LHatsushimo continuò a servire la Marina imperiale nelle acque giapponesi fino al 30 luglio 1945, quando una mina navale pose fine alla sua carriera nelle vicinanze di Maizuru.

Progetto L'immissione di cacciatorpediniere di nuova generazione nella Marina imperiale giapponese era culminata nel 1926 con la portentosa classe Fubuki e la sottoclasse Akatsuki. Erano navi da oltre tonnellate di dislocamento a pieno carico, pensate e costruite come piattaforme agili e veloci, dotate di un massiccio armamento per la lotta di superficie: sei cannoni in tre torrette chiuse e tre apparati trinati di lanciasiluri da 610 mm.. La fabbricazione intensiva di questo genere di cacciatorpediniere (detti anche Tokugata, cioè "Tipo speciale", dai giapponesi stessi), dovette essere sospesa a causa della sottoscrizione del trattato navale di Londra nell'aprile 1930. Il documento, estensione del precedente trattato navale di Washington del 1922, ampliò i vincoli restrittivi anche ai cacciatorpediniere; in particolare, la Marina nipponica ebbe concesso un tonnellaggio totale di long ton ( tonnellate) per i propri cacciatorpediniere, dei quali solo il 16% degli esemplari avrebbe potuto raggiungere le tonnellate di dislocamento standard – ovvero il peso della nave pronta per una missione di guerra, ma senza riserve di carburante e acqua. Il resto delle unità permesse doveva mantenere un dislocamento standard di tonnellate. Siccome la percentuale indicata era già stata raggiunta con i cacciatorpediniere in servizio o sullo scalo, divenne impossibile seguire la falsariga dei Fubuki per le classi future..

La classe erede fu progettata nel 1930-1931 da una parte per rispettare pubblicamente i limiti del trattato, dall'altra per mantenere la possente dotazione offensiva intatta su uno scafo accorciato e alleggerito di circa 260 tonnellate: comunque l'artiglieria fu diminuita a cinque pezzi, mentre un impianto lanciasiluri fu posto su un rialzo del ponte poppiero. I dipartimenti tecnici della Marina imperiale fecero affidamento sulla tecnologia della saldatura elettrica per contenere gli ingombri e ricopiarono il sistema propulsivo adoperato sugli Akatsuki, formato da tre caldaie ma di potenza inferiore. Tali accorgimenti furono comunque vanificati dal mantenimento di alte sovrastrutture prodiere, in specie la torre di comando ripresa dalla classe precedente, nonché dal gran numero di armi: questi grandi pesi in alto dovevano tradursi in una riduzione pericolosa di stabilità e baricentro, che alla fine portarono a una notevole riprogettazione della classe nel corso stesso dell'allestimento. La classe Hatsuharu di cacciatorpediniere di squadra fu inizialmente prevista in dodici esemplari, ma poi la commessa fu ridotta a sei proprio per l'emergere dei suddetti difetti..

Caratteristiche generali Scafo e dotazioni

Secondo il progetto i cacciatorpediniere classe Hatsuharu erano in generali più piccoli dei Fubuki. Presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 103,50 metri, alla linea di galleggiamento di 105,50 metri e una lunghezza fuori tutto di 109,42 metri; la larghezza massima dello scafo era stata portata a 10 metri e il pescaggio era diminuito a 3,05 metri.. Il dislocamento standard arrivò a tonnellate, dunque entro i limiti previsti, ma alle prove in mare dellHatsuharu e del Nenohi fu riscontrato un dislocamento di tonnellate e a pieno carico pari a tonnellate (una fonte riporta tonnellate). Al momento dell'entrata in servizio ogni nave aveva un equipaggio di 200 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. Solo lo storico navale Mark Stille riporta la cifra di 228 uomini.

Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame, due sul lato di destra e due sul lato di babordo ai lati della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro alla torre di comando, e in un albero di maestra a palo singolo con asse di rinforzo posteriore, che si elevava a poppavia. Al centro dello scafo, immediatamente dietro al secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro. Erano disponibili due ancore in cima alla prua, calabili ciascuna attraverso un proprio occhiello, e una terza a poppa..

Impianti propulsivi L'apparato motore era stato ripreso dalla classe Akatsuki: era formato da tre caldaie Kampon e da due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. I condotti di scarico della coppia anteriore furono convogliati in un solo fumaiolo di grandi dimensioni, mentre la caldaia singola ebbe un più sottile fumaiolo a scarico unico: dunque la configurazione era l'opposto di quella degli Akatsuki, che presentavano il fumaiolo anteriore più esile. Inoltre, sugli Hatsuharu, il fumaiolo posteriore fu leggermente disassato sul lato di destra per fare spazio a uno degli alloggiamenti dei siluri di ricarica.. Ciascuna caldaia sviluppava una pressione di 312,4 psi (22 kg/cm²) e produceva vapore surriscaldato alla temperatura di 572° F (300 °C):. tali prestazioni si traducevano in una potenza motrice totale di  shp, sufficiente a raggiungere una velocità massima di 36,5 nodi o 69,3 km/h, che fu ritenuta soddisfacente dallo stato maggiore navale.. L'autonomia era decisamente aumentata rispetto ai cacciatorpediniere "Tipo speciale": con una riserva a bordo di 500 tonnellate di olio combustibile e mantenendo una velocità di crociera di 15 nodi, era possibile coprire fino a miglia di navigazione ( chilometri a 28,5 km/h).

Armamento

La necessità di contenere il dislocamento aveva portato a una rivisitazione della dotazione offensiva degli Hatsuharu, che comunque rimaneva ragguardevole. L'artiglieria comprendeva cinque cannoni Type 3 da 127 mm lunghi ciascuno 50 calibri (L/50) e distribuiti in tre torrette (o più precisamente in tre affusti completamente chiusi) la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge: una torre binata era sistemata a poppa, la seconda davanti alla torre di comando e sormontata dal pezzo singolo, secondo un'impostazione nuova ai cacciatorpediniere giapponesi.. Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi (5 o 10 al minuto). Le torri binate erano le Type B con 75° di alzo massimo, il che le rendeva suscettibili di ingaggiare anche bersagli aerei. Tuttavia il brandeggio e la velocità d'alzo richiedevano troppo tempo e l'affusto si rivelò inutile in funzione contraerea. Sorsero infine alcuni problemi di dispersione quando gli impianti erano adoperati contro bersagli di superficie.. L'affusto singolo era indicato come Type A e il suo alzo andava da -7° a +55°. Ciascuna delle torri era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò velocizzava i tempi di caricamento e consentiva un fuoco più sostenuto; inoltre entrambi i modelli erano impenetrabili ai gas venefici.. I cannoni erano puntati seguendo le informazioni date da un telemetro Type 90, che si trovava su un alto ballatoio dietro alla torre di comando.