Largomentazione, o teoria dell'argomentazione, consiste nello studio interdisciplinare di come le conclusioni possono essere sostenute o determinate dalle premesse attraverso il ragionamento. Traendo la propria origine dalla logica, dalla dialettica e dalla retorica, la teoria dell'argomentazione include le arti e le scienze del dibattito civile, del dialogo, della conversazione e della persuasione. Essa studia le regole di inferenza, la logica e le regole procedurali sia in ambienti artificiali che nel mondo reale. Teoretica L'argomentazione comprende varie forme di dialogo come la deliberazione e la negoziazione che riguardano procedure decisionali collaborative. Comprende anche il dialogo eristico, il ramo del dibattito sociale in cui la vittoria su un avversario è l'obiettivo primario, e il dialogo didattico utilizzato per l'insegnamento. Questa disciplina studia anche i mezzi con cui le persone possono esprimere e risolvere razionalmente o almeno gestire i loro disaccordi.

L'argomentazione è un fatto quotidiano, che caratterizza il dibattito pubblico, la scienza ed il diritto. In riferimento a quest'ultimo campo di sapere, l'argomentazione è utilizzata dal giudice, delle parti e del pubblico ministero, nel presentare e testare la validità delle rispettive tesi.

Largomentazione è un ragionamento situato. È un ragionamento nel senso che consiste nell'inferire, da enunciati che fanno da premessa, un enunciato che costituisce una conclusione, facendo spesso uso di procedimenti logici. È situato perché si argomenta solo entro un determinato contesto, costituito da interlocutori, saperi, premesse esplicite o implicite, credenze accettate o comunque riconosciute.

A differenza di quanto avviene nella logica formale, nel ragionamento argomentativo le premesse non sono necessariamente vere. Sono solo assunte come vere da chi sviluppa il ragionamento e/o da chi lo ascolta e lo valuta. Il valore di verità di quanto è affermato nelle premesse dipende dal livello di credenza sia di chi enuncia che di chi ascolta e valuta l'argomentazione.

Argomentazione e dimostrazione Dicendo "ogni A è B, ogni B è C, x è un A, allora x è un C" si è sviluppato un ragionamento dimostrativo. Non si è argomentato: si è ragionato senza contesto, senza una semantica riferita ad un mondo reale, usando la capacità di condurre inferenze, codificata dalla logica attraverso schemi e regole consolidati. Se invece si afferma: "Aldo è amico di Barbara, Barbara è amica di Carlo, allora Aldo è amico di Carlo" si articola un ragionamento formalmente simile, ma sostanzialmente diverso. Questo ragionamento, propriamente un'argomentazione, si sviluppa assumendo la premessa generale che "gli amici degli amici sono amici tra loro". Tale premessa non vale sempre, né per lo più. Argomentare significa quindi ragionare in un contesto probabile e non certo, partendo da premesse accettate ma non necessariamente vere, rivolgendosi ad interlocutori situati, cioè portatori di credenze, principi, assunti che possono divergere dai propri e da quelli di altri interlocutori. Anche per questo alcuni studiosi utilizzano il termine "logica informale" per designare l'argomentazione. Si può riassumere la differenza tra ragionamento dimostrativo e ragionamento argomentativo seguendo lo schema seguente:

Dimostrazione Argomentazione Impersonale Personale Indipendente dal tempo e dallo spazio Dipendente dal tempo e dallo spazio Situata nel tempo e nello spazio Vincolata al qui ed ora Valida sempre e per tutti Valida nella situazione in cui è proposta Incontrovertibile Sempre rivedibile Superfluità di un'ulteriore dimostrazione Opportunità dell'accumulo Fondata su assiomi Fondata su opinioni presupposizioni, precedenti Vale il principio del terzo escluso Non vale il principio del terzo escluso Carattere di verità logica, valida sempre e ovunque Carattere valutativo, tipico della giustificazione della ragionevolezza di una scelta Evidenza e necessità Verosimiglianza, plausibilità, probabilità Brevità e semplicità Ampiezza e ornamento Usa un linguaggio che può essere anche artificiale, simbolico Usa un linguaggio naturale Indifferente rispetto al destinatario Postula un uditorio determinato Non negoziabilità Negoziabilità delle conclusioni Implica la possibilità di un calcolo, anche meccanico Implica comunicazione, dialogo, discussione, controversia Esclude la possibilità di accrescimento dell'adesione Ammette gradi di adesione diversa Definitiva e ultimativa Comporta decisioni modificabili, in caso di intervento di nuovi fattori o mutamenti nelle valutazioni Giudicata in base a criteri di validità e correttezza Giudicata in base a criteri di rilevanza, di forza o debolezza Teoricamente autosufficiente Mira all'adesione; volta all'azione, immediata o eventuale

(adattamento di A.Cattani, Forme dell'argomentare. Il ragionamento tra logica e retorica, Padova, GB edizioni 1990, pp. 22–23).

Argomentazione e incertezza Argomentare significa ragionare in un contesto di incertezza. Come scrissero Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca nel 1958, in un testo che rilanciò lo studio dell'argomentazione nel Novecento, è grande l'importanza che continua ad assumere il verosimile e il probabile nel determinare le nostre scelte:

sebbene nessuno possa negare che la capacità di deliberare e argomentare sia un segno distintivo dell'essere ragionevole, lo studio dei mezzi di prova utilizzati per ottenere l'adesione è stato completamente trascurato, negli ultimi tre secoli, dai logici e dai teorici della conoscenza. Ciò si deve a quanto vi è di non costrittivo negli argomenti sviluppati a sostegno d'una tesi. La natura stessa dell'argomentazione e della deliberazione s'oppone alla necessità e all'evidenza, perché non si delibera dove la soluzione è necessaria, né si argomenta contro l'evidenza. Il campo dell'argomentazione è quello del verosimile, del probabile, nella misura in cui quest'ultimo sfugge alle certezze del calcolo., Chaim Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Traité de l'argumentation. La nouvelle rhétorique, PUF, Paris, 1958; trad. it. Trattato dell'argomentazione. La nuova retorica. Torino, Einaudi, 1966

Argomentazione e sistema di credenze Ogni pratica argomentativa si svolge “in funzione di un uditorio”, producendo effetti di credenza e di persuasione in un pubblico o in un interlocutore.

Mentre un sistema deduttivo si presenta come isolato da ogni contesto, un'argomentazione è necessariamente situata. Per essere efficace, essa esige un contatto fra soggetti. Bisogna che l'oratore (colui che presenta l'argomentazione oralmente o per scritto) intenda esercitare mediante il suo discorso un'azione sull'uditorio, cioè sull'insieme di coloro che egli si propone d'influenzare.Perelman C., Argomentazione, in "Enciclopedia Einaudi", Einaudi, Torino 1977, vol. 1, p. 791).

Il carattere situato dell'argomentazione impone, dunque, una presa in carico del corpo di credenze e di conoscenze che l'uditorio, o l'interlocutore, condivide.

Conoscere implica credere e argomentare, e argomentare implica anche proteggere criticamente certe premesse per discuterne altre. Si evidenzia così, in questa sintesi toulmaniana, il valore delle premesse assunte e, tra queste, dei luoghi comuni accettati. Essi solitamente vengono oscurati, a riprova del valore che assumono le premesse da cui partiamo nel nostro ragionare argomentativo.

Argomentazione e filosofia Argomentare non è solo una procedura razionale per stabilire delle conclusioni in contesti di incertezza, per persuadere razionalmente un uditorio e stabilire un consenso in presenza di posizioni diverse. L'argomentare è il modo stesso con cui agisce la filosofia. La filosofia, infatti, è discussione razionale sui fondamentali. Siano essi principi etici, strutture ontologiche, valori politici, condizioni di pensabilità, la filosofia riflette su tali fondamentali cercando di coglierne le implicazioni e le relazioni, immaginando mondi in cui essi agiscono e criticando mondi e modi in cui vengono disattesi.

Da Platone in poi per lungo tempo si chiamerà "dialettica" l'esercizio del ragionare argomentativo sui fondamentali. Secondo Platone solo la filosofia svolge questa attività. Le discipline "scientifiche", come diremmo oggi, accettano i principi da cui esse partono senza discuterli; così facendo, per Platone,

nello studio dell'essere procedono come sognando e … non riescono a scorgerlo con perfetta lucidità finché lasciano immobili le ipotesi di cui si servono, essendo incapaci di renderne ragione. Chi accetta come principio una cosa che ignora e se ne vale per intessere conclusioni e passaggi intermedi, cosa potrà mai fare per trasformare una simile convenzione in scienza? – Nulla, rispose. – Ebbene, dissi io, il metodo dialettico è il solo a procedere per questa via, eliminando le ipotesi, verso il principio stesso, per confermare le proprie conclusioni; e pian piano trae e guida in alto l'occhio dell'anima.Platone, Repubblica VII, 531c-534a

Aristotele non fa che precisare e articolare meglio questa intuizione platonica. Per lo Stagirita scopo della dialettica è mettere alla prova una tesiTopici, VIII, 159ª, 161ª, conoscere e saggiare le opinioni degli uominiTopici, I, 101 a e, infine, come in Platone, saggiare il valore epistemologico dei principi da cui parte ogni scienza. Scrive infatti Aristotele nei Topici:

(Lo studio della dialettica) è utile altresì rispetto agli elementi primi riguardanti ciascuna scienza. Partendo infatti dai principi propri della scienza in esame, è impossibile dire alcunché intorno ai principi stessi, poiché essi sono i primi tra tutti gli elementi, ed è così necessario penetrarli attraverso gli elementi fondati sull'opinione (éndoxa), che riguardano ciascun oggetto. Questa peraltro è l'attività propria della dialettica, o comunque quella che più le si addice: essendo infatti impiegata nell'indagine, essa indirizza verso i principi di tutte le scienze.Aristotele, Topici, I, 101ª

Aristotelicamente definita, la dialettica è cruciale per saggiare la tenuta dei principi primi di ogni scienza: ma non è una scienza, poiché procede per interrogazioni e si serve di premesse concesse dall'avversario, senza la garanzia che esse siano vere e adeguate per una dimostrazione. Aristotele ribadisce anche un altro aspetto dell'argomentare, una sorta di sua "doppia natura". La dialettica si riferisce anche

agli elementi che appaiono accettabili a tutti, oppure alla grande maggioranza, oppure ai sapienti, e tra questi o a tutti, o alla grande maggioranza, o a quelli oltremodo noti e illustri.Aristotele, Topici I, 100b.

Così, se ben condotte, usano la stessa strategia tanto la discussione razionale sui principi, propria della filosofia, quanto la discussione ordinaria su argomenti di interesse limitato.

Argomentazione e scienza Verso la fine degli anni cinquanta del secolo scorso anche la riflessione sulla scienza ha attraversato una fase di profonda revisione. Esauritasi la spinta di matrice neopositivista, appare in difficoltà il modello che cerca un metodo nella scienza. La riflessione di Quine sulla circolarità tra analitico e sintetico (I due dogmi dell'empirismo, 1951), il libro di Hanson sulla teoreticità dell'osservazione (I modelli della scoperta scientifica, 1958), ma soprattutto La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn (1962 -1970), aprono la strada ad una prospettiva diversa. Centrale è la nozione di paradigma. Costituito dalle nozioni di base con cui si articola una scienza, esso consiste in una visione del mondo, storicamente determinata e condivisa da una comunità di scienziati, in grado di fissare la lista dei problemi verso cui indirizzare la ricerca, di fornire le tecniche e le strategie di base per la soluzione di tali problemi, di determinare le procedure di verifica sperimentale e di impostare la formazione dei futuri scienziati. Fare scienza è riprodurre il paradigma, mostrare che funziona, normalizzare i problemi risolvendoli al suo interno.