Un exchange-traded fund, in sigla ETF, o in italiano fondo scambiato in borsa, è un fondo di investimento o una società di investimento quotato in una borsa valori, ossia le cui quote o azioni possono essere scambiate (cioè vendute o comprate) in tempo reale. Tra le principali caratteristiche i bassi costi di gestione e l'obiettivo di replicare indici azionari, obbligazionari o di materie prime.

Gli ETF sono una tipologia di ETP (Exchange-traded Product in inglese), ossia titoli finanziari che replicano titoli sottostanti.

Descrizione Gli exchange-traded fund (ETF) sono un tipo di fondi d'investimento, cioè un cumulo di denaro, raccolto tramite la sottoscrizione di quote da parte di investitori, creato e gestito da un soggetto terzo, il gestore.

Il patrimonio dell'ETF è conferito dagli investitori, i partecipanti del fondo, ed è distinto ed autonomo, dai patrimoni dei partecipanti, come dal patrimonio del soggetto che gestisce il fondo, il gestore.

Se il fondo a livello strategico è già preimpostato per reinvestire i profitti, si parla di "ETF ad accumulazione", altrimenti si parla di "ETF a distribuzione".

Sono nati negli Stati Uniti nel 1993, quando la borsa AMEX quotò il primo ETF per riprodurre l'andamento dell'indice Standard & Poor 500; il prodotto era stato ideato da Nathan Most e portato sul mercato da State Street Global Advisors. In Italia gli ETF sono stati quotati a partire dal 2002. Al 30 giugno 2010, nella Borsa Italiana risultavano negoziati 440 ETF, tale numero rendeva Borsa Italiana una delle principali borse europee per questo tipo di strumenti. Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati" ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob.

Gli ETF sono quotati, quindi operano in borsa, che è un mercato pubblico e regolamentato, ragion per cui si identificano bene con exchange-traded; in caso contrario, gli scambi avverrebbero over the counter (OTC) in un contesto privato, come avviene per esempio nel private equity.

La gestione degli ETF non è libera: il fondo replica fedelmente l'andamento e il rendimento di un determinato indice azionario o il prezzo di una tipologia di asset, dove per "indice di borsa" si intende un raggruppamento di aziende quotate accomunate da una caratteristica comune (per esempio l'S&P 500 elenca le 500 società statunitensi a maggiore capitalizzazione). Trattandosi di una strategia passiva, il fondo si dice "a gestione passiva", al contrario di un "fondo attivo", in cui il gestore interviene attivamente nei titoli da acquistare o vendere.

L'Unione europea ha fornito la definizione di ETF all'interno dell'art.4, comma 1, lett. 46) della direttiva 2014/65/UE.

Nel primo trimestre del 2023, il trading di ETF ha rappresentato il 32% del volume totale in dollari degli scambi del mercato azionario negli Stati Uniti, l'11% del volume degli scambi in Europa e il 13% del volume degli scambi in Asia.

ETF speculativi La loro gestione è passiva ma, in alcuni casi, è speculativa, se per esempio usano la leva, ovvero se sfruttano l'andamento ribassista; gli ETF speculativi che usano la leva si dicono anche "ETF a leva" (in inglese leveraged ETF o ETF long) e si affiancano ad altri due tipi di ETF speculativi, ovvero gli ETF invertiti e gli ETF a leva invertita. Tipicamente, quelli speculativi cercano il massimo profitto nel minor tempo possibile, ragion per cui si usano tendenzialmente nel trading intragiornaliero, che già in partenza, oltre a essere puramente speculativo, è particolarmente rischioso. Infine, gli "ETF corti" o "ETF short" utilizzano come strategia la vendita allo scoperto, per la quale si vende un titolo con l'intenzione di riacquistarlo ad un prezzo inferiore, sfruttando un ribasso dei titoli.

Un esempio è lo SPDR S&P 500 Trust ETF, legato all'indice S&P 500: il gestore investe i capitali dei soci nelle 500 società dell'indice. Dal nome si ricava anche la forma giuridica secondo il diritto societario, poiché le società di gestione possono strutturarsi come trust. Alcuni fondi possono legarsi anche a indici di ampiezza internazionale e più ETF possono replicare lo stesso indice. L'ETF si identifica con un nome seguito dalla sigla "ETF", a cui può aggiungersi l'indicazione del tipo di indice replicato o della capitalizzazione delle società (ad esempio "mega-cap", "mid-cap"). Nel 2015 erano presenti oltre 4.000 ETF nel mondo, per un totale di 2,88 migliaia di miliardi di dollari statunitensi di asset; il più grande è lo SPDR S&P 500 Trust ETF, un altro è l'iShares Core S&P 500 ETF di BlackRock, quotato alla borsa di New York (NYSE Arca). A livello globale il patrimonio gestito dagli ETF ha continuato a crescere, fino a un valore record di circa 18.810 miliardi di dollari a fine settembre 2025.

Specializzazioni Ogni ETF è specializzato in un indice di borsa particolare, un settore, delle commodity, delle security (azioni, obbligazioni e derivati), determinati livelli di capitalizzazione o specifiche regioni (ad esempio il Pacifico, l'Europa o l'America Latina), oppure può combinare più prodotti finanziari. Nel nome del fondo il prefisso "ex-" indica un'esclusione (per esempio "Pacific ex-Japan" indica tutto il Pacifico eccetto il Giappone) e si può indicare il settore o la commodity su cui ci si focalizza (Oil, Gas, Bond, Energy, Health). Gli ETF azionari su indici sovranazionali possono includere la copertura dal rischio di cambio valutario (hedging). Il prezzo dell'ETF può fluttuare durante la giornata per via dello scambio continuo in borsa, trattandosi di titoli ad alta liquidabilità.

In generale, gli ETF prevedono spese minori rispetto ai cosiddetti fondi attivi, in quanto oltre ai soldi della partecipazione, non si paga nessun costo in entrata e in uscita, quindi le commissioni da pagare agli intermediari (broker) sono ridotte; inoltre, comprare un ETF è più economico che comprare singoli prodotti finanziari. Altre tipologie, come i fondi speculativi o i fondi di fondi, prevedono una gestione più attiva, per cui un costo più elevato. In più, siccome sono di molti tipi, gli ETF permettono una diversificazione del portafoglio di investimenti. La spesa base per partecipare a un ETF è il pagamento di una commissione annua.

ETFs Tematici La ricerca dimostra la natura soggettiva della definizione di investimenti tematici, come gli ETFs tematici sull'IA, spesso causata da criteri di selezione opachi. Viene proposta una metodologia basata sui dati che utilizza le comunicazioni aziendali per migliorare la trasparenza. Recentemente, la SEC ha accusato due consulenti finanziari di "AI washing" per aver esagerato il loro coinvolgimento nell'IA al fine di sfruttare l'entusiasmo del mercato.

Gli ETF sulle criptovalute investono in criptovalute come Bitcoin o Ethereum.

Altre caratteristiche Gli ETF replicano fedelmente la composizione di un indice di borsa: quando un componente del benchmark viene sostituito, anche la corrispondente attività nel fondo viene sostituita, indipendentemente dalla convenienza. L'ETF resta così uniformato alle componenti e ai pesi dell'indice senza bisogno di un ribilanciamento da parte dell'investitore.

Gli ETF vengono scambiati in borsa in negoziazione continua, come le azioni e diversamente dai fondi comuni, che valorizzano solitamente a fine giornata, di conseguenza il loro valore varia continuamente nella stessa giornata di contrattazioni. Allineare di continuo la quota del fondo a quella dell'indice è compito della società di gestione, che compra o vende quote in ragione dello scostamento, in genere non superiore al 2% e dichiarato nell'Obiettivo d'Investimento Dichiarato.

Con gli ETF è possibile investire in numerosi comparti: la liquidità (obbligazioni zero-coupon a brevissima scadenza), indici obbligazionari, mercati azionari geografici (mondiali, nazionali o continentali), le materie prime e i settori merceologici.

Gli ETF sono strumenti molto liquidi, facilmente scambiabili: per importi fino a 1.000.000€ la negoziazione avviene agevolmente sul mercato di Borsa; per importi superiori è necessario operare OTC, cioè fuori dal mercato pubblico e regolamentato (over the counter), direttamente con un market maker.

Alcuni intermediari offrono la possibilità di vendere gli ETF allo scoperto (short selling, una delle cosiddette "strategie di copertura" per mitigare il rischio) per poter assumere una posizione ribassista, specialmente sui mercati azionari.

Nonostante lo stile di gestione passivo, si sono registrati periodi in cui gli ETF hanno conseguito mediamente risultati migliori dei fondi attivi. William F. Sharpe, "The Arithmetic of Active Management", The Financial Analysts' Journal, vol. 47 n.1 Jan/Feb 1991, pp. 7-9

Le commissioni totali annue, chiamate "costo complessivo del fondo" (TER), da distinguere dal "costo totale di possesso" (TCO), vanno da un minimo dello 0,05% ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell'ETF.

ETFplus (Borsa Italiana) ETFplus è il mercato regolamentato telematico della Borsa Italiana interamente dedicato alla negoziazione in tempo reale degli strumenti che replicano l'andamento di indici e di singole materie prime:

ETF semplici; ETF strutturati (ETF a leva, ETF protective put, ETF short, ...); ETF a gestione attiva (fondi con l'obiettivo di battere il proprio indice di riferimento); strumenti finanziari derivati cartolarizzati (ETC/ETN).

Esattamente come gli ETF, gli ETC e gli ETN sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario; gli investitori, tramite il proprio intermediario, possono quindi in qualunque momento della giornata borsistica (dalle 9.15 alle 17.45 in Italia) comprare e vendere questi strumenti al loro prezzo di mercato. Il lotto minimo negoziabile è di una quota.

La famiglia degli ETP e le differenze tra ETF, ETC e ETN Con il termine ETP (exchange-traded product) si intende la macro-famiglia di prodotti ad indice quotati, di cui fanno parte gli ETF, gli ETN (exchange-traded note) e gli ETC (exchange-traded commodity); questi ultimi due, nel dettaglio si differenziano dagli ETF perché: gli ETN sono titoli di debito che replicano un indice non azionario (esempio l'"indice di volatilità" VIX; oppure un paniere di materie prime); gli ETC replicano un indice riferito ad una materia prima: può riferirsi ai prezzi "a pronti", oppure alle quotazioni dei futures (è necessario informarsi per ciascuno). Gli ETF generalmente investono in titoli fisici totalmente, o per buona parte (ne esistono anche basati sull'uso di contratti swap). Gli ETN, e quindi anche gli ETC, a differenza degli ETF, sono delle note bancarie e non dei fondi. Questo significa che l'ETN/ETC è simile ad un'obbligazione senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice.

Pertanto gli ETN/ETC sono, a differenza degli ETF, soggetti al rischio controparte: nel caso di fallimento dell'emittente il sottoscrittore di un ETN/ETC rischia di perdere il proprio capitale investito. Per ovviare a questo problema molti emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN/ETC, cioè ad accantonare su un conto separato e indipendente una somma di denaro o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN.

Emittenti di ETF Alliance Bernstein Amundi ARK Invest BNP Paribas Columbia Threadneedle Eurizon Fair Oaks Capital Fidelity Fideuram Fineco First Trust Franklin Templeton Global X Goldman Sachs HANetf HSBC ETF IndexIQ Invesco Investlinx iShares J.P.Morgan KraneShares Legal & General M&G Melanion Capital Ossiam PIMCO Robeco Schroder State Street UBS UniCredit UTI International VanEck Vanguard WisdomTree Xtrackers

Note

Bibliografia Riferimenti normativi Art. 4, comma 1 lett. 46 della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE.

Voci correlate