La Resistenza italiana (anche detta Resistenza partigiana, o semplicemente Resistenza, o anche, nella retorica resistenziale, Secondo Risorgimento; cfr. .Massimiliano e Pier Paolo Di Mino, Il libretto rosso di Pertini, Roma, Castelvecchi Purple Press, 2011, p. 6 ISBN 978-88-95903-50-7) fu l'insieme di movimenti politici e militari che in Italia, dopo l'armistizio di Cassibile, si opposero al nazifascismoVedi anche il lemma "" dal Dizionario di storia moderna e contemporanea Paravia Bruno Mondadori, che ne indica come primo significato l'attività detta "Resistenza", e non solo il soggetto della medesima: "Lotta popolare, politica e militare condotta durante la seconda guerra mondiale nei paesi europei occupati dalle potenze dell'Asse...". nell'ambito della guerra di liberazione italiana.

Nella Resistenza vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana: l'Assemblea Costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al Comitato di Liberazione Nazionale e che, a guerra finita, scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai princìpi della democrazia e dell'antifascismo.

Il movimento della Resistenza – inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazifascista – fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici), in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), i cui partiti componenti avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra..

Il periodo storico in cui il movimento fu attivo inizia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 (il CLN fu fondato a Roma il 9 settembre) e termina nei primi giorni del maggio 1945, durando quindi venti mesi circa. La scelta di associarne la fine con il 25 aprile 1945 fa riferimento alla data dell'appello diramato dal CLNAI per l'insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano dell'Alta Italia. Alcuni storici evidenziano più aspetti contemporaneamente presenti all'interno del fenomeno della Resistenza: "guerra patriottica" e lotta di liberazione da un invasore straniero; insurrezione popolare spontanea; "guerra civile" tra antifascisti e fascisti, collaborazionisti con i tedeschi; "guerra di classe", con aspettative rivoluzionarie soprattutto in alcuni gruppi partigiani socialisti e comunisti.; G. Oliva, La resistenza, passim.

Premesse e radici della Resistenza

L'antifascismo

L'antifascismo, valore condiviso dai partiti del comitato di liberazione nazionale, si sviluppò progressivamente dalla metà degli anni Venti, quando già esistevano deboli forme di opposizione al regime fascista, fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Inoltre, nella memoria dei combattenti partigiani, specialmente quelli di ispirazione comunista e socialista, rimaneva vivo il ricordo del cosiddetto "biennio rosso" e delle violente lotte contro le squadre fasciste nel periodo 1919-1922, considerate da alcuni esponenti dei partiti di sinistra (tra cui lo stesso Palmiro Togliatti) una vera "guerra civile" in difesa delle classi popolari contro le forze reazionarie..

Dopo l'omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924) e la decisa assunzione di responsabilità da parte di Mussolini, nel Regno d'Italia prese avvio il processo di totalitarizzazione dello Stato, che avrebbe dato luogo a un controllo sempre maggiore e a severe persecuzioni degli oppositori, a rischio di carcerazione e di confino.

Gli antifascisti si organizzarono quindi in clandestinità in Italia e all'estero, creando con grande difficoltà una rudimentale rete di collegamenti, che però non produsse risultati pratici di rilievo. Restarono frammentati in piccoli gruppi non coordinati, incapaci di attaccare o di minacciare il regime, se si esclude qualche attentato realizzato in particolare dagli anarchici. L'attività si limitava al versante ideologico: era copiosa la produzione di scritti, specie tra le comunità degli esuli antifascisti, che però non raggiungevano le masse e non influivano sull'opinione pubblica.. Alcuni storici; . hanno anche sottolineato i possibili legami del movimento della Resistenza con la Guerra di Spagna, in particolare con persone che avevano militato nelle Brigate internazionali.Piero Ambrosio, direttore della rivista L'impegno e membro della segreteria della Conferenza dei direttori degli Istituti associati all'Insmli dal 1992 al 1995, sottolinea in il filo rosso che lega le vicissitudini degli antifascisti italiani nella guerra di Spagna e la Resistenza; Carlo Rosselli in Spagna lanciò alla radio di Barcellona il 13 novembre 1936 lo slogan "Oggi qui [in Spagna], domani in Italia"; in:

Solo la guerra e soprattutto l'andamento disastroso su tutti i fronti delle operazioni belliche e il progressivo distacco delle masse popolari dal regime (evidenziato anche dai grandi scioperi del 1943) condussero alla subitanea disgregazione dello Stato fascista dopo il 25 luglio, seguita, dopo i tormentati quarantacinque giorni del primo governo Badoglio, dall'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943.

La catastrofe dello Stato nazionale e la rapida e aggressiva occupazione di gran parte dell'Italia da parte dell'esercito del Reich offrì alle forze politiche antifasciste, uscite dalla clandestinità, la possibilità di organizzare la lotta politico-militare contro l'occupante e contro il governo collaborazionista di Salò,. subito costituito dalle autorità naziste intorno a Mussolini, liberato dalla prigionia sul Gran Sasso dai paracadutisti tedeschi, nonché contro i superstiti fascisti, decisi a riprendere la lotta a fianco della Germania e a vendicarsi dei "traditori" interni..

L'opposizione di militari e civili all'occupazione nazista Subito dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile i tedeschi attaccarono e disfecero le forze armate italiane nei teatri operativi all'estero e in gran parte dell'Italia; in alcuni territori vi fu una breve resistenza militare da parte di reparti del Regio Esercito, per ordine superiore, per iniziativa di ufficiali a capo di formazioni dislocate nei Balcani e in Egeo (come Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, protagonisti delle battaglie di Rodi e Lero) o per scelta volontaria delle truppe (per esempio, la Divisione Acqui, distrutta nell'eccidio di Cefalonia). Ciò avvenne anche in collaborazione con formazioni partigiane locali, come nella Yugoslavia occupata o nella liberazione della Corsica. Da ricordare è anche la difesa di Porta San Paolo da parte di formazioni dell'esercito affiancate dalla popolazione civile a principio della resistenza romana.

Tali fatti sono la premessa della partecipazione militare alla Resistenza propriamente detta, la guerra partigiana. Molti soldati, sbandati per lo scioglimento delle loro unità e sfuggiti ai tedeschi, decisero di costituire gruppi partigiani per continuare la lotta contro la Germania nazista che aveva invaso e occupato la patria a cui avevano prestato giuramento; le più famose furono le Formazioni autonome militari - conosciute anche come "azzurri" o "partigiani badogliani" - cui si aggiunsero quelle capeggiate dagli ufficiali Enrico Martini ("comandante Lampus" o "Mauri"), e Piero Balbo ("comandante Nord"), il gruppo "Cinque Giornate" del colonnello Carlo Croce e l'Organizzazione Franchi, la struttura di sabotaggio e informazioni, strettamente legata ai servizi segreti britannici,. costituita da Edgardo Sogno.

Della "resistenza dei militari", cioè del personale in uniforme "sottoposto alla giurisdizione militare",Regio Decreto datato da Firenze il 13 dicembre 1871 e tuttora in vigore. fece parte anche il Fronte militare clandestino della Resistenza (FCMR), composto da membri di esercito, carabinieri (banda "Caruso"), marina e aeronautica, strettamente legati alla monarchia. Formato dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, dopo la sua cattura e uccisione alle Fosse Ardeatine operò sotto il comando di Quirino Armellini e Roberto Bencivenga. Venne più volte indebolito da numerosi arresti. Il Fronte militare clandestino fu un'organizzazione conservatrice, spesso in polemica con altre formazioni della Resistenza; tuttavia giocò un ruolo importante nel rifornire di armi, esplosivi e informazioni i Gruppi di Azione Patriottica.Giovanni Cerchia, Giorgio Amendola: un comunista nazionale, Rubbettino, 2004, p. 398

Nelle zone dell'Italia libere, come la Sardegna, la Puglia e la Calabria, fu invece attuata anche una opposizione armata da reparti organizzati che confluiranno poi nell'Esercito Cobelligerante Italiano e parteciperanno alla guerra di liberazione italiana assieme alla Regia Marina e ai reparti della Regia Aeronautica che erano riusciti a raggiungere le aree controllate dagli Alleati.

Infine, artefici di un altro tipo di resistenza all'occupante tedesco e al governo collaborazionista di Salò furono i soldati italiani catturati dopo l'8 settembre e il collasso delle unità dell'esercito; su circa 800.000 prigionieri, solo 186.000 decisero di aderire al nuovo governo fascista per venire impiegati in prevalenza come ausiliari non combattenti, mentre oltre 600.000 soldati rifiutarono e vennero internati in Germania dove, con la denominazione di IMI, furono ridotti alla condizione di lavoratori servili sottoposti a un duro trattamento, che spesso subivano privazioni e violenze..

Nascita e sviluppo del movimento

Creazione dei Comitati di Liberazione Nazionale

Poche ore dopo la comunicazione radiofonica del maresciallo Badoglio e a battaglia già in corso, alle 16:30 del 9 settembre 1943, in via Carlo Poma a Roma sei esponenti politici dei partiti antifascisti, usciti dalla clandestinità a seguito del crollo del regime, si riunirono e costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), struttura politico-militare che avrebbe caratterizzato la Resistenza italiana contro l'occupazione tedesca e le forze collaborazioniste fasciste della Repubblica di Salò per tutto il periodo della guerra di liberazione.. I Comitati di liberazione trassero origine in parte dalla trasformazione dei "Comitati di opposizione interpartitici" sorti nei 45 giorni del governo Badoglio.

I sei erano Pietro Nenni per il PSIUP, Giorgio Amendola per il PCI, Ugo La Malfa per il Partito d'Azione, Alcide De Gasperi per la Democrazia Cristiana, Meuccio Ruini per Democrazia del Lavoro e Alessandro Casati per i liberali. L'indomani mattina Nenni ebbe un contatto telefonico con altri esponenti politici a Milano e il 12 settembre si recò nel capoluogo lombardo dove, nonostante il rifiuto di Ferruccio Parri di assumere subito la guida delle formazioni antifasciste, venne costituito un altro comitato, chiamato "Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia" (CLNAI), che più tardi avrebbe coordinato la guerra partigiana al nord..

Nei giorni seguenti si moltiplicarono i comitati di liberazione locali per organizzare la lotta armata nelle regioni occupate dai tedeschi: a Torino, a Genova, a Padova sotto la direzione di Concetto Marchesi, Silvio Trentin ed Egidio Meneghetti, a Firenze con Piero Calamandrei, Giorgio La Pira e Adone Zoli. Entro l'11 settembre la struttura dei CLN era costituita e i comitati passarono rapidamente alla lotta armata e alla clandestinità di fronte al rafforzarsi del potere politico militare delle forze tedesche e del nuovo Stato repubblicano fascista. Il 15 settembre i primi capi delle formazioni partigiane organizzate in montagna (Ettore Tibaldi, Vincenzo Moscatelli) e i rappresentanti dei CLN (Mario e Corrado Bonfantini, Aldo Berrini, l'avvocato Menotti e Gaspare Pajetta) si incontrarono ad Arona per discutere i dettagli organizzativi e le strutture di comando..