Biografia Nato ad Heidelberg, era figlio di un sarto. La casa al numero 18 della Pfaffengasse, in cui nacque e abitò, nel pieno centro di Heidelberg, è stata convertita in museo. Artigiano sellaio, ancora giovane si dedicò al giornalismo politico, si impegnò come sindacalista e come appartenente al Partito Socialdemocratico, diventando leader della sua ala sinistra e segretario generale nel 1905. Fu deputato al Reichstag fino al 1919.
Prima guerra mondiale Nell'agosto del 1914 Ebert convinse il suo partito a votare a favore del conflitto, motivando la scelta come un gesto patriottico e una misura difensiva contro le minacce rivolte alla Germania. Similmente, molti altri partiti socialisti d'Europa erano dell'idea che l'entrata in guerra del loro paese fosse un atto legittimo di autodifesa. Celebre è la frase con cui la SPD argomentò la sua decisione di entrare in guerra il 6 agosto 1914: „Wir lassen das Vaterland in der Stunde der Gefahr nicht im Stich.“ (“Non abbandoneremo la patria in difficoltà nell’ora del pericolo.”)
L'ideale di Solidarietà internazionale, decretato dalla seconda internazionale socialista, perse di significato nel momento in cui i partiti socialisti agirono in linea con i loro rispettivi governi. La mancata protesta dei socialdemocratici tedeschi contro l'invasione del Belgio da parte della Germania screditò la reputazione dei "Sozialdemokraten"; fatto che assume ancora più rilevanza se si considera il fatto che la sede della Internazionale si trovava a Bruxelles.
Fine dell'unità del partito socialdemocratico Nel dicembre 1914 era prevista un'altra approvazione dei crediti di guerra, dopo la battaglia della Marna e il fallimento della pianificazione bellica tedesca contro la Francia, ed Ebert riuscì ancora una volta ad avere l'appoggio dei membri della sua fazione. Solo Karl Liebknecht si rifiutò di dare il suo consenso.
Il rifiuto di Liebknecht portò ad una spaccatura all'interno del partito, con l'ala destra del partito, rappresentato da Eduard David, Wolfgang Heine, e vari gruppi sindacalisti, che chiedevano l'esclusione di Liebknecht dal partito. Ebert e Haase provarono a limitare la crisi interna, tuttavia la collaborazione tra i due terminò quando il 19 giugno 1915 Haase rilasciò un comunicato sulla "Leipziger Volkszeitung" criticando gli obiettivi di guerra dello Stato germanico. Dopo accuse di "violazione della disciplina di partito" e "slealtà", Haase e la sua minoranza di partito antimilitarista ed anti interventista furono cacciati dalla frazione parlamentare.
La sua posizione a favore dell'approvazione dei crediti di guerra, così come quella di un altro leader revisionista, Philipp Scheidemann, recarono gravi spaccature nel partito, che portarono alla completa scissione dei seguaci di Haase, che diedero vita al Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (USPD) agli inizi del 1917. Nel corso della guerra si oppose sempre più alla politica imperiale, che, contrariamente alla sua iniziale convinzione, non gli sembrava più mossa da necessità di difesa; si mise in relazione con i socialisti stranieri e presiedette la delegazione tedesca al congresso socialista di Stoccolma.
Impegni per riforme interne La mancanza di riforme portò ad una nuova maggioranza nel parlamento nel 1917. Essa era costituita dal partito socialdemocratico (senza la USPD), Centro, FVP (liberali di sinistra) e Partito Nazional-liberale. Questi partiti collaborarono durante i colloqui di pace nel luglio 1917. Le proteste contro la guerra aumentarono nel 1917, aumentando l'influenza dell'USPD di Haase. Una volta caduto il governo di Georg Michaelis nell'estate 1917, Ebert appoggiò la creazione del governo di Georg von Hertling, con la speranza che potesse esaudire le tanto ambite riforme sociali e gli accordi di pace. Non pose fine alla guerra, ma fu diretto responsabile per gli accordi di pace di Brest-Litovsk (1918).
Nel frattempo, nel gennaio 1918, le proteste nel paese si intensificarono e portarono allo sciopero dei lavoratori delle munizioni a Berlino. Sebbene Ebert non fosse a favore dello sciopero, ne prese parte e si mise alla guida di esso. Dopo la guerra, la sinistra lo definì un traditore della classe operaia, mentre la destra gli diede l'appellativo di "traditore della patria". In realtà, partecipò perché, da un lato riteneva legittime le richieste, ma dall'altro voleva rapidamente porre fine ad esso, perché lo riteneva inutile per il raggiungimento della pace.
Quando la sconfitta della Germania apparve inevitabile, specificamente dopo il "giorno più nero per l'esercitò tedesco" (8 agosto 1918) , venne costituito un nuovo governo formato dal principe Maximilian di Baden, che, nell'ottobre del 1918, incaricò Ebert e altri membri del Partito Socialista Democratico di far parte del ministero. Ebert accettò la nomina anche per creare condizioni di pace con i paesi rivali per stabilizzare il paese, evitando così rischi di rivoluzione. Negli anni della Grande Guerra, Ebert cambiò opinione sulla forma del governo da adottare dopo di essa, ritenendo che una fine improvvisa della monarchia non sarebbe stata né supportata né tollerata dalla maggior parte della popolazione, avvicinandosi all'idea di una Monarchia parlamentare. Fino al 6 novembre, Ebert considerava l'abdicazione del re Wilhelm II e del suo erede l'unica via percorribile, in questo modo il trono reale sarebbe stato ceduto ad un altro membro della casata dei Hohenzollern. Ebert convinse, quindi, Max von Baden che se Guglielmo II non avesse abdicato, la rivoluzione sarebbe stata inevitabile.
Attività politica nel dopoguerra
Rivoluzione di novembre Dopo gli ammutinamenti di Kiel del 3 novembre 1918, vi furono ammutinamenti, atti di disarmo, occupazione dei municipi, manifestazioni di massa e fraternizzazione degli operai e dei soldati disertati in tutto il Reich.
Considerando questi avvenimenti recenti, Ebert impose un ultimatum a Max von Baden, minacciando di ritirare Gustav Bauer e Philipp Scheidemann dalla compagine di governo, se Wilhelm II non avesse abdicato entro le successive 24 ore.
Il 9 novembre iniziò uno sciopero generale a Berlino. Max von Baden dichiarò verso le 11 di mattina l'abdicazione del Kaiser tedesco, con l'intenzione di volere rimanere in carica fino a quando si fosse chiarita la situazione governativa. Ebert raggiunse Von Baden poco dopo, esigendo i poteri da cancelliere, che gli furono concessi (impropriamente incaricato da von Baden, che essendo cancelliere non ne aveva il potere, che costituzionalmente apparteneva al kaiser). Von Baden sperava di poter rimanere reggente, tuttavia i suoi sogni furono infranti quando Philipp Scheidemann, dalla finestra del Reichstag, proclamò la Repubblica, annunciando come cancelliere Ebert. Ciò avvenne contro la volontà di Ebert, che avrebbe voluto mantenere la continuità dell'Impero fino a quando un'assemblea costituente non avesse deciso tra monarchia o repubblica. Nello stesso tempo della proclamazione della Repubblica tedesca di Scheidemann, Liebknecht annunciò la creazione della Libera Repubblica Socialista dal terrazzo dello Stadtschloß (la residenza del Kaiser, nel centro della città), prendendo come ispirazione il modello sovietico. L'imperatore fuggì nei Paesi Bassi.
Alleanza Ebert-Groner Con Ebert, l’MSPD aveva la posizione di potere più forte in questa costellazione di partiti. Ebert presiedette le riunioni del Consiglio dei rappresentanti del popolo e quelle dell'intero governo, determinando così il corso dei dibattiti nel governo, riservandosi la politica interna e militare, e venne riconosciuto dalla burocrazia "capo del governo". Haase, che aveva formalmente pari diritti, passò chiaramente in secondo piano.
Ebert e l'MSPD hanno basato il loro potere sul sostegno dei soldati in rivolta. Quando fu formato il Consiglio dei Rappresentanti del Popolo, un altro importante protagonista – l'OHL (Oberste Heeresleitung, ossia Direzione suprema degli eserciti) , e quindi l'intero esercito,– non era ancora entrato in scena. La sera del 10 novembre Wilhelm Groener offrì a Ebert, su incarico dell'OHL, il sostegno dell'esercito. L'alleanza Ebert-Groener e il mancato scioglimento dell'OHL furono sostenuti anche dai membri dell'USPD del Consiglio dei rappresentanti del popolo in vista dei prossimi sforzi di smobilitazione. Ma l'intenzione di Ebert era anche quella di mettere le mani su uno strumento di potere che potesse essere utilizzato a livello nazionale in caso di ulteriori movimenti rivoluzionari. Inoltre, aveva l'idea di prevenire quel vuoto di potere che avrebbe potuto consentire ai gruppi radicali di usurpare il potere. Inoltre, l’esercito gli sembrava ancora necessario visti i confini poco chiari con la Polonia. L'alleanza ha dato all'OHL l'opportunità di espandere la portata politica temporaneamente limitata dell'esercito e di lavorare per creare una controforza conservatrice contro il governo. Sebbene Ebert è riuscito inizialmente a sostenere il nuovo ordine con l’alleanza, la sua speranza di subordinare permanentemente l’esercito al governo civile fallì.
Il 10 dicembre Ebert diede il benvenuto alle truppe rientranti dal fronte occidentale che sfilarono nel mezzo della acclamante folla di Berlino. Gli diede il benvenuto dicendo: "nessun nemico vi ha battuto", intendendo che la sconfitta della guerra era per merito delle maggiori risorse disponibili all'Entente, e non per la codardia o incapacità dell'esercito tedesco. Benché il suo obiettivo era stato quello di rincuorare l'esercito rientrante, questa dichiarazione ebbe l'effetto di contribuire alla leggenda e teoria complottista della "Dolchstosslegende" (leggenda della pugnalata alla schiena), principalmente portata avanti da leader militari e politici nazionalisti.
Fine della rivoluzione di novembre Ebert definì il suo governo provvisorio, che aspettava di essere rimpiazzato da un altro democraticamente eletto, ispirandosi alle democrazie occidentali. L'MSPD aveva l'obiettivo di raggiungere il socialismo tramite metodi democratici, evitando la rivoluzione come successe in Russia. Per evitare un simile cataclisma, Ebert voleva indire delle elezioni il prima possibile. All'interno del Consiglio dei rappresentanti del popolo i rappresentanti dell'USPD si inserirono per rimandare le elezioni generali ed approfittare di questo stato pre-democratico per introdurre riforme sociali. Tuttavia, durante le votazioni del congresso provvisorio, una maggioranza di 400 voti contro 50 appoggiò la decisione di Ebert di indire elezioni il prima possibile.
Il governo di unità in collaborazione fra la SPD e la USPD entrò in crisi ufficiale usando gli "scontri di natale" come pretesto, quando una sezione ammutinata dell'ex marina occupò il castello di Berlino a causa di mancati pagamenti degli stipendi.
La USPD aveva come obiettivo di portare avanti i prestabiliti "punti di Amburgo", decisi a metà dicembre 1918 dal Congresso dei lavoratori e soldati. Questa lista di richieste includeva lo scioglimento dei simboli dei ranghi militari, il diritto alla scelta dei propri superiori da parte dei soldati, il permesso concesso ai generali di rimanere nel loro posto dopo aver giurato di non ambire a fermare la rivoluzione. La MSPD fu riluttante a far passare questi punti, dato che avrebbe rappresentato una completa rottura del rapporto fra MSPD e OHL.