La Þiðrekssaga af Bern (, nota anche come Thidreks saga, Thidrekssaga, Niflungasaga o Vilkinasaga) è una saga cavalleresca che narra le avventure dell'eroe Dietrich von Bern (in norreno Þiðrekr af Bern), basata sul personaggio storico di Teodorico il Grande, dove «Bern» fa riferimento alla città di Verona. La saga fu scritta a metà del XIII secolo in Norvegia, il primo manoscritto è stato datato alla fine del XIII secolo;: e si crede fosse particolarmente famosa nella Scandinavia medievale. Il nome Vilkinasaga fu usato la prima volta nella traduzione svedese di Johan Peringskiöld del 1715. Peringskiöld prese il nome da Vilkinaland, che la saga afferma essere un vecchio nome usato per Svezia e Götaland.
La prefazione del norvegese Þiðriks saga af Bern dice che fu scritta basandosi sulle "storie di uomini germanici" e sulla "poesia in antico tedesco", forse introdotta dai mercanti anseatici a Bergen. Questa versione semplicistica, farcita di eroi leggendari di epoche diverse, costituisce la base della Didrikssagan svedese risalente alla metà del XV secolo. La rielaborazione svedese è abbastanza indipendente, con molte ripetizioni evitate con la ristrutturazione del materiale in forma più accessibile. Si crede che la versione svedese sia stata composta per ordine di re Carlo VIII di Svezia, il quale si interessava di letteratura.
Il racconto I. Il discorso del cavaliere Samson Samson è il più valoroso tra i cavalieri al servizio dello jarl Roðgeirr di Salerni. Innamorato della figlia dello jarl, Hildisvið, la rapisce e si nasconde con lei nella foresta. Lo jarl dà incessantemente la caccia al cavaliere ribelle e, trovatolo, lo combatte fino ad essere da lui ucciso; stessa sorte tocca al fratello di Roðgeirr, il re Brúnsteinn. Samson, con l'appoggio dello zio Þéttmarr, conquista le città appartenute ai suoi nemici e si proclama dapprima duca, quindi re. Hildisvið gli partorisce tre figli: Erminrekr, Þéttmarr (così chiamato in onore dello zio) e Aki. Al primogenito Samson affida il potere su dodici città della Spagna, rifiutando un dono simile agli altri figli. Divenuto ormai anziano, Samson decide di condurre un'ultima campagna militare contro lo jarl Elsungr di Bern (Verona), che rifiuta di pagargli il tributo. Dopo una sanguinosa battaglia Samson e i suoi figli ottengono la vittoria, e la città di Bern viene assegnato a Þéttmarr, mentre ad Aki è offerto il castello di Fritili (Vercelli).Per l'identificazione dei toponimo cfr. Durante il viaggio di ritorno a Salerni Samson muore. Erminrekr riconquista il regno di suo padre e s'impadronosce di Romaborg (Roma), di molte isole greche e di numerose terre in Italia, fondando un grande regno.
II. La giovinezza di re Þiðrekr Þéttmarr sposa Odilia, figlia dello jarl Elsungr, ed ha da lei un figlio, Þiðrekr, simile, per l'imponente aspetto e il valore, al nonno Samson. Il figlio dello jarl di Fenidi (Venezia), Hildibrandr, compiuti i trenta anni, decide di mettersi al servizio di Þéttmarr, diventando il precettore di Þiðrekr (che aveva allora 5 anni), ed educa il principe fino ai 12 anni. Una volta che maestro e allievo sono a caccia, i due si imbattono in Álfrekr il nano. Catturato dal giovane principe, Álfrekr, come riscatto per la propria vita, fa dono a Þiðrekr della fortissima spada Naglhringr e indica all'eroe una caverna dove due troll, Grímr e Hildr, custodiscono un grande tesoro. Senza esitazione Hildibrandr e il suo allievo si avventurano nella grotta e, dopo un lungo duello, riescono ad uccidere i due mostri, conquistando il tesoro. L'impresa si dimostra particolarmente ardua poiché ogni qualvolta Þiðrekr tentava di uccidere Hildr la gigantessa tagliandola a metà, il corpo di quella si riformava; la soluzione è suggerita da Hildibrandr: porsi tra i due tronconi del busto impedendo che essi possano tornare a unirsi. Nel castello di Sægarðr dimora Heimir, giovane valoroso che possiede i cavalli più forti e veloci mai visti. Udito parlare di Þiðrekr, Heimir decide di sfidare a duello l'eroe e si reca a Bern. Qui viene sconfitto dal giovane re che, invece di ucciderlo, stringe con lui un'alleanza facendo di Heimir un proprio vassallo.
III. La saga dei Vilkini Vilkinus è re in Svíþjóð (Svezia) e Gautland e il suo regno è chiamato Vilkinaland. Egli pretende un tributo da Hertnið, re di Rúziland (Russia): tra i due re scoppia la guerra e Vilkinus, che ne esce vincitore, fa di Hertnið un proprio vassallo. Vilkinus, durante una spedizione di pirateria, approda su un'isola; quivi trova una splendida fanciulla e la violenta, poi lei si getta in mare, rivelando di essere un Ondina. Sei mesi dopo l'Ondina si presenta al palazzo di Vilkinus, dicendo di aspettare un figlio da lui: dopo aver partorito un bambino, il gigante Vaði, la fanciulla se ne va per sempre. Vilkinus ha un altro figlio, chiamato Nordian. Morto Vilkinus, Nordian gli succede al trono e Hertnið, ricevuta la notizia, dichiara guerra ai Vilkini e ne esce vincitore e fa di Nordian un re suo tributario. Alla morte di Hertnið il suo regno è spartito tra i figli: il primogenito Ósantrix prende la Vilkinaland, il secondo, Valdimar, la Rúziland, l'ultimo, Ilias, la Grecia.Per l'identificazione con i personaggi della leggenda russa confronta l'articolo Epica come storia, ovvero: sull’uso delle fonti orali per la ricostruzione storica di Cristiano Diddi. I figli di Nordian sono invece Eðgeirr, Aventroð, Viðólfr MittumstangiProbabilmente dal tedesco "mit der stange" = "con la clava". Cfr. The Saga of Thidrek of Bern, translated by Edward R. Haymes. e Aspilian. I primi tre sono feroci giganti guerrieri; Aspilian, alla morte di Nordian, succede al padre per volere di Ósantrix. Ósantrix, vedovo della prima moglie, chiede in sposa Oda, figlia di Milias, re di Húnaland (la terra degli Unni): nonostante le numerose ambasciate, Milias rifiuta sempre le proposte di Ósantrix, gettando in prigione tutti i messaggeri, compresi Hertnið e Hirðir, nipoti di Ósantrix stesso. Ósantrix allestisce quindi un grande esercito e marcia contro Milias, ma giunto alla capitale di Húnaland, si presenta sotto il falso nome di Þiðrekr, dicendo di essere un vassallo di Ósantrix scacciato dal suo signore, e implora la protezione di Milias. Milias, sospettoso, lo invita ad andarsene, ma Aspilian, infastidito dall'insulto ricevuto dal re, colpisce Milias, facendolo svenire. Ósantrix prende per sé Oda, mentre Viðólfr Mittumstangi libera i prigionieri. In seguito essi tornano in Vilkinaland, lasciando a Milias il regno di Húnaland. Attila, figlio del re di Frisia, approfitta della debolezza di Milias, vecchio e senza eredi, per impossessarsi del regno di Húnaland. Divenuto re degli Unni, Attila chiede in sposa Erka, figlia di Ósantrix, e invia in ambasciata dapprima suo nipote Osið e il duca Roðólfr, poi il margravio Roðingeirr, ma Ósantrix, pur accogliendo con onori i messaggeri, rifiuta ad Attila la mano della figlia. Il re di Húnaland organizza dunque una campagna militare contro i Vilkini: anche se la spedizione non ottiene il suo scopo, il duca Roðólfr, con una sortita notturna, riesce a far gran strage degli uomini di Ósantrix. Attila fa ritorno nel suo regno. Il duca Roðólfr si dirige nuovamente verso la Vilkinaland, accompagnato da Osið e da trecento cavalieri; egli fa stabilire i suoi compagni in una foresta, poi si reca da solo presso Ósantrix e, presentatosi col nome di Sigurðr, si mette al suo servizio. Dopo due anni, il re Norðungr chiede Erka in sposa e Sigurðr viene inviato alla principessa per portarle la proposta del matrimonio: trovandosi solo con lei, Sigurðr rivela di essere il duca Roðólfr e la invita a fuggire con lui per essere presa in sposa da Attila. Erka, consigliata dalla sorella Berta, accetta. Dopo qualche tempo il duca Roðólfr e Osið rapiscono le due principesse e le conducono in Húnaland. L'intervento di Attila scoraggia l'inseguimento di Ósantrix, che, dopo un primo tentativo di riprendere le figlie, fa ritorno nel proprio regno. Attila sposa finalmente Erka mentre Berta va in moglie al duca Roðólfr.
IV. Il discorso di Velent il fabbro Velent è figlio del gigante Vaði. Affidato dapprima al fabbro Mímir, poi a due abili nani, egli viene istruito sul mestiere di fabbro. Terminati l'apprendistato, i nani, invidiosi della sua abilità, cercano di uccidere Velent che però ha la meglio: egli, presi attrezzi e ricchezze di quelli, si mette al servizio di re Niðungr. Sfidato da Amilias, l'arrogante fabbro del re, a costruire una spada che fosse in grado di perforare la migliore armatura, Velent forgia la spada Mímungr, che taglia a metà non solo l'armatura, ma anche lo stesso Amilias, che la indossava. Tempo dopo Niðungr scende in guerra e dimentica a palazzo le pietre della vittoria (una sorta di amuleto portafortuna). Promette allora a chi gliele avesse recuperate metà del regno e la propria figlia in sposa. Velent riesce nell'impresa, ma, di ritorno al campo, viene assalito dagli uomini del re che desideravano il premio promesso. Per difendersi da questi Velent uccide un ufficiale, quindi porta al re le pietre e narra l'accaduto. Niðungr, adirato per la morte dell'ufficiale, non solo nega a Velent la ricompensa, ma e lo costringe a lavorare per lui nella fucina giorno e notte e gli fa tagliare i tendini delle gambe, perché non possa fuggire. Velent inizia allora a preparare la propria vendetta: uccide i figli bambini del re e usa le loro ossa per fabbricare oggetti per il sovrano. Qualche tempo dopo la figlia di Niðungr si presenta da lui, chiedendogli di riparare un anello: egli la violenta mettendola incinta. Velent manda allora a chiamare suo fratello Egil, abile arciere, che accorre prontamente in suo aiuto. Seguendo le indicazioni di Velent, Egil si procura procurato molte piume d'uccello: con esse Velent si fabbrica un paio di ali e vola fino al palazzo di Niðungr. Qui racconta al re quanto era accaduto ai suoi bambini e come avesse violentato sua figlia, poi vola via. Di lì a poco Niðungr muore e gli succede il figlio Otvin. Questi fa pace con Velent, che sposa sua sorella, la principessa, già madre di suo figlio Viðga.
V. Il discorso di Viðga figlio di Velent Viðga, figlio di Velent, compiuti dodici anni, decide di recarsi a Bern per sfidare Þiðrekr, che ha la sua stessa età. Velent gli fornisce dunque un'armatura e un cavallo e gli fa dono della spada Mímungr. Durante il viaggio Viðga incontra Hildibrandr, Heimir e lo jarl Hornbogi, anch'essi diretti a Bern, e stringe un patto di fratellanza con Hildibrandr. Allorché devono attraversare un fiume, i quattro cavalieri trovano dodici briganti a custodia dell'unico ponte: Viðga li uccide tutti e si impossessa delle loro ricchezze. Durante la notte però Hildibrandr, temendo che Viðga facesse del male a Þiðrekr durante duello, sostituisce la lama di Mímungr con quella della propria spada. Dopo alcuni giorni essi arrivano a Bern e finalmente ha luogo il duello. Þiðrekr in un primo momento prevale, ma quando la spada di Viðga si rompe, Hildibrandr interviene restituendo al giovane eroe Mímungr. A questo punto Viðga ha la meglio e sconfigge Þiðrekr. Hildibrandr allora interviene nuovamente chiedendo al figlio di Velent di risparmiare il suo avversario: Viðga acconsente e stringe un patto di amicizia con Þiðrekr.
VI. Il discorso di Ekka, Fasold e Sistram Þiðrekr, umiliato dalla sconfitta subita contro Viðga, parte in cerca di avventure. Durante la traversata di un bosco si imbatte nel potente guerriero Ekka, che lo sfida a duello. Þiðrekr, non ancora totalmente guarito dalle ferite, cerca di evitare lo scontro, ma finisce per cedere alle provocazioni di Ekka. Dopo una lunga lotta, Þiðrekr ha la meglio e decapita l'avversario.