Le serate di San Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza (Les soirées de Saint-Pétersbourg, ou Entretiens sur le gouvernement temporel de la Providence), in alcune traduzioni italiane Le serate di Pietroburgo, Le veglie di San Pietroburgo o Le notti di Pietroburgo, è un dialogoTuttavia, all'interno dell'opera stessa, il De Maistre nega che si tratti di un dialogo o di una conversazione, affermando, invece, che si tratta di una raccolta di colloqui [in francese entretien], con queste parole: « Ve ne prego, non confondiamo i termini: quelli di conversazione, dialogo, e colloquio non sono sinonimi. La conversazione è di sua natura vagante, ella non ha mai uno scopo anteriore, dipende dalle circostanze; ammette un illimitato novero d’interlocutori. Converrò, dunque, se così vi aggrada, con voi, che non sarebbe fatta per darsi alle stampe, quand’anche la cosa fosse d’altronde possibile, a motivo di un certo scompiglio di pensieri, conseguenza delle bizzarre transizioni, onde siamo non di rado spinti a parlare nello stesso quarto d’ora della esistenza di Dio e della commedia. Ma il colloquio è molto più savio: esso suppone un argomento, che sia importante. Mi pare, inoltre, che il colloquio sia sottoposto alle regole dell’arte drammatica, le quali non ammettono un quarto interlocutore. Questa regola è naturale. Se avessimo fra noi un quarto ci sarebbe di non lieve imbarazzo. Quanto al dialogo, questo vocabolo non altro rappresenta che una finzione; poiché suppone una conversazione che non è mai esistita. È un'opera puramente artificiale: quindi se ne possono, scrivere quanti se ne vorranno: è una composizione come qualunque altra, la quale, come Minerva dal cervello di Giove, nasce interamente formata dal cervello dello scrittore; e i dialoghi dei morti, che hanno resa celebre più di una penna, sono tanto reali e tanto probabili, quanto quelli dei vivi pubblicati da altri autori. Cotal genere, dunque, ci è del tutto estraneo ». (Ottavo Colloquio), considerato il capolavoro letterario di Joseph de Maistre, pubblicato postumo dal figlio Rodolphe nel 1821, e il suo magnum opus assieme al saggio Del Papa. Nell'opera, suddivisa in undici colloqui fra tre personaggi immaginari, (il Conte, piemontese; il Senatore, russo; il più giovane Cavaliere, francese) si mettono in scena discussioni fra i tre detti personaggi, che si trovano ad affrontare i più svariati temi relativi al senso della vita, della morte e della storia, oltre che del bene e del male e delle loro conseguenze.
Probabilmente il personaggio del Conte è il de Maistre stesso e gli altri due personaggi sono ispirati a persone che l'autore conobbe durante il suo soggiorno a San Pietroburgo a causa dell'esilio patito a seguito dei successi napoleonici in Europa, anche se secondo alcuni il De Maistre sarebbe sia il Conte che il Senatore, rappresentandone il primo l'animo cattolico ed il secondo quello esotericoA. Cattabiani, prefazione a Le Serate di Pietroburgo, Rusconi, Milano, 1971: « Ma il Conte non rispecchia completamente il pensiero dell'Autore; il Conte esprime al Senatore (incarnazione di Joseph De Maistre esoterico) le obiezioni che un cattolico troppo prudente potrebbe fare alle teorie del Senatore martinista »..
Il testo è spesso citato per il famoso "elogio del boia" presente al suo interno.
Contenuto L'opera è considerata il capolavoro del pensiero reazionario e controrivoluzionario del periodo della Restaurazione, ed uno dei testi fondativi del conservatorismo europeo del tempo assieme alle Riflessioni sulla rivoluzione in Francia di Edmund Burke (1790). Come tutto il pensiero maistriano, ispirerà sia i cattolici tradizionalisti che personaggi disparati e più eterodossi della cultura come BaudelaireAlphonsus, Mère Mary (1942). L'influenza di Joseph de Maistre su Baudelaire. "De Maistre et Edgar Poe m'ont appris à Raisonner" (journaux intimes). Bryn Mawr: tesi di dottorato del Bryn Mawr College.Eygun, Francois-Xavier (1990). "Influence de Joseph de Maistre sur les "Fleurs du Mal" de Baudelaire", Revue des Etudes Maistriennes, vol. 11, pp. 139-147. o Emil Cioran."Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte Le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione" (Lettera a Carl Schmitt)E. Cioran, Esercizi di ammirazione, IEmil M. Cioran, Saggio sul pensiero reazionario. A proposito di Joseph de Maistre)
Nel testo vengono criticate le espressioni politiche, filosofiche, scientifiche e letterarie moderne con i loro ineluttabili eccessi secolaristi e irreligiosi, contrapponendo alle stesse le verità tradizionali, la dottrina cattolica e la filosofia cristiana (platonico-agostiniana e aristotelico-tomistica).
Fra i filosofi più bersagliati dalla penna del de Maistre ci sono soprattutto Voltaire e Locke, esponenti dell'illuminismo che aveva causato la Rivoluzione francese, considerata il peggiore dei mali ed un castigo voluto da Dio per i peccati e la poca Fede dell'Europa e della Francia.
Primo colloquio Nel primo colloquio (la discussione ha inizio per caso mentre i tre amici attraversano su un battello la Neva, di fronte alla statua di Pietro il Grande), il conte si perizia di dimostrare che non è vera l'asserzione comune secondo cui le brave persone sarebbero in questa vita sfortunate e ai farabutti andrebbe invece sempre tutto per il meglio.
Questo colloquio contiene il famoso "elogio del boia".
De Maistre aggiunge che "la spada della giustizia non ha fodero" e che "ogni colpevole può essere innocente e perfino santo nel giorno del supplizio".
Secondo colloquio Si parla del peccato originale (per cui l'uomo sarebbe troppo malvagio per essere libero) e dell'origine del linguaggio.
Terzo colloquio Si parla del dolore e della malattia come castigo per disordini nell'ambito morale.
Quarto colloquio Si parla dell'importanza della preghiera e del castigo divino. Si critica Voltaire.
Quinto colloquio Si parla del rapporto fra materia e spirito e fra fisica e religione. Si ribadisce che ogni male provoca un castigo e che ogni castigo contribuisce a guarire il male che l'ha provocato.
Sesto colloquio Si parla dell'importanza della preghiera e si critica aspramente il filosofo John Locke.
Settimo colloquio Si fa un elogio del militare, si affronta il rapporto fra guerra e religione (sostenendo che la guerra è spesso una purificazione necessaria permessa da Dio), e si parla dei Salmi. Si parla della violenza come legge di natura, in contrapposizione a Rousseau:
Ottavo colloquio Si parla dell'utilità delle sofferenze, del Purgatorio e della supremazia della teologia sulla scienza.
Nono colloquio Si parla della reversibilità delle sofferenze degli innocenti a favore dei peccatori (sull'esempio di quanto fece Cristo), di Seneca e dell'importanza della Rivelazione.
Decimo colloquio Si descrive come il male derivi dalla divisione, citando la torre di Babele e la Pentecoste, si parla della religione, della superstizione e delle indulgenze.
Undicesimo e ultimo colloquio Si parla di illuminismo, esoterismo, illuminati di Baviera, della Sacra Scrittura, del Paraclito venturo, del protestantesimo e del sacerdozio cristiano. Infine i tre amici si congedano salutandosi affettuosamente e dicendosi addio.
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Categoria:Opere di Joseph de Maistre