I rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, in alcuni casi dimostrati anche in ambito processuale ma in altri soltanto supposti, hanno coinvolto settori dei servizi segreti italiani (definiti come servizi deviati) e organizzazioni criminali o terroristiche.
Il materiale è stato vagliato dalle varie commissioni parlamentari d'inchiesta sulle stragi, che a più riprese lo hanno analizzato per individuare eventuali organicità tra servizi segreti e criminalità organizzata, di matrice terroristica o meno. In particolare, nell'ultimo processo di Brescia sono emerse le informazioni che aveva il SID sugli attentati in preparazione nel 1974, ovvero quello a Brescia e quello dell'Italicus. Il rapporto osmotico fra servizi segreti e le organizzazioni estremiste emergerebbe con ancor più evidenza in alcuni personaggi implicati nella strage di Brescia come Marcello Soffiati, che ha partecipato materialmente alla strage di Piazza della Loggia e che allo stesso tempo è stato agente segreto e terrorista, o Maurizio Tramonte.
L'argomento è comunque particolarmente delicato, sia perché si presta ad ovvie speculazioni politiche, sia perché nelle operazioni undercover può essere difficile distinguere tra lecito ed illecito nell'azione dell'infiltrato. A tal proposito, si vedano anche i concetti di provocatore e operatività sotto falsa bandiera.
Lo studio della materia, non a caso, è stato spesso ostacolato da depistaggi, inquinamenti di prove e apposizioni del segreto.
Anni 1960 I servizi sono stati più volte sospettati di aver partecipato, o quantomeno di aver avuto un ruolo nella morte di Enrico Mattei.
Anni 1970
Gli eventi di Piazza Fontana
Il 17 dicembre il SID realizza un rapporto con le confidenze che la fonte Serpieri aveva ottenuto in Questura da Mario Merlino. Le informazioni riguardavano gli attentati del 12 dicembre a Roma, riportando le responsabilità dello stesso Merlino, di Delle Chiaie e - indirettamente - di Yves Guérin-Sérac.Yves Guérin-Sérac era un attivista cattolico francese anticomunista, già ufficiale dell'esercito francese e veterano reduce dalle campagne franco-vietnamita, della coreana e franco-algerina. Guérin-Sérac faceva parte del reparto d'elite 11ème Demi-Brigade Parachutiste du Choc, un'unità che cooperava con il Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage, l'agenzia francese di controspionaggio, ed era tra i fondatori dell'OAS, gruppo terroristico di destra impegnato nella lotta per il mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria. (Si veda: Daniele Ganser (2005), Operation Gladio and Terrorism in Western Europe, London, Franck Cass, 2005, p.116) L'informativa assommava elementi veri ad altri falsi, come suggerirebbe la circostanza che, fantasiosamente, il servizio etichettasse Merlino quale filocinese e Guérin-Sérac come anarchico, per lo meno nel primo rapporto SID del 16 dicembre 1969. In un secondo rapporto, Merlino diventava anarchico, il che era parzialmente vero,Dopo il 1965 frequentò effettivamente l'ambiente anarchico, inizialmente il circolo "Bakunin", nel novembre 1969 il Circolo anarchico 22 marzo di Roma. mentre sull'anarchismo di Guérin-Sérac si aggiungeva oscuramente che a Lisbona non fosse nota la sua ideologia.Atti dell'istruttoria del processo Valpreda, vol. I, parte I, foglio 183 bis. In un terzo rapporto, indirizzato all'Ufficio D (mentre il secondo era stato preparato per gli organi di polizia giudiziaria) si dava anche prova di conoscere piuttosto dettagliatamente i precedenti politici di Guérin-Sérac, tra cui la militanza nelle SS della Repubblica di Vichy.De Lutiis, I servizi, op. cit., p. 240 L'Ufficio D raccomandò di sottacere a carabinieri e polizia l'effettiva appartenenza anticomunista di Guérin-Sérac.Carla Mosca, Catanzaro, processo al SID, Editori Riuniti, Roma, 1978, p. 108 Questo depistaggio è sorprendente alla luce del fatto che inizialmente si era cercato di incolpare Valpreda e compagni: è stato ipotizzato che il SID presentisse che quel filone d'indagine si sarebbe presto smontato e pertanto volesse fornire una traccia internazionale e non verificabile, poiché riferita a sospetti che erano riparati in Portogallo, paese il cui regime fascistoide impediva ogni possibilità di approfondimento investigativo.Ibio Paolucci, Il processo infame, Feltrinelli, Milano, 1977
Nel 1973, quando gli inquirenti concentrarono la loro attenzione su Giannettini, il SID - contro ogni verosimiglianzaGiannettini collaborava con il SID già da diversi anni (De Lutiis, I servizi, op. cit., p. 242). - negò di possedere informazioni su costui anche se successivamente ne agevolò la latitanza all'estero, assieme a quella dell'altro imputato Marco Pozzan, proponendo al contempo vanamente a Ventura di farlo evadere dal carcere di Monza.De Lutiis, I servizi, op. cit., p. 241 Per le operazioni di espatrio clandestino, il SID si avvaleva di una struttura, denominata Nucleo Operativo Diretto (in sigla NOD), e di una sede di copertura vicina a Via Veneto, celata dall'insegna "Turris Film".
Le bombe di Trento Nel gennaio 1971 si erano verificati vari attentati dinamitardi a Trento, tra cui uno in concomitanza di una programmata (e successivamente rinviata) udienza di processo a carico di extraparlamentari di sinistra. La testata Lotta Continua l'anno successivo titolò clamorosamente, denunciando che il delitto era stato commesso dalla polizia e la relativa indagine condotta dal SID, pur avendo raggiunto siffatta sconcertante acquisizione, sarebbe stata ancora una volta insabbiata.Lotta Continua, 7/11/1972 Il processo penale (per diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose) si concluse tre anni più tardi con la piena assoluzione dei giornalisti.
La magistratura prese quindi ad indagare nel 1976 sui supposti colpevoli dell'attentato, arrestando il contrabbandiere Sergio Zani, secondo i giornalisti autore materiale del fatto,Avrebbe ricevuto la bomba dai finanzieri di Siragusa, un episodio peraltro speculare a quello, già richiamato in altra nota, di , confidente dei "carabinieri di Santoro" (v. infra nel testo principale). il colonnello Lucio Siragusa, all'epoca dei fatti comandante dei servizi speciali tridentini della Guardia di Finanza, e il suo subordinato maresciallo Salvatore Saija. La GdF rimpallò l'accusaCorriere della Sera, 29/1/1977 verso SID, polizia e carabinieri (questi ultimi avevano provocato l'incriminazione dei finanzieri) e ne scaturirono gli arresti per il vicequestore Saverio Molino, il colonnello CC Michele Santoro, (noto anche per la vicenda del cosiddetto memoriale Pisetta) e del pari grado SID Angelo Pignatelli. Nonostante una ridda di complicatissimi rapporti tra gli imputati ed alcuni pregiudicati forzosamente indotti a collaborare con vari apparati di sicurezza dello Stato,De Lutiis, I servizi, op. cit., pp. 250-252 nel 1977 il processo di primo grado prosciolse tutti. Tale esito divenne definitivo con la sentenza d'appello dell'anno successivo.
Il deposito di Camerino Nel 1972, a Camerino, fu rinvenuto un arsenale di armi da guerra ed esplosivo, di provenienza criminale,Panorama, 04/05/1976 costituito ad arte da personale dei Carabinieri e del SID per gettare discredito e pregiudizio anche penale in danno di extraparlamentari di sinistra.De Lutiis, I servizi, op. cit., p. 253 e segg. Il materiale bellico era infatti accompagnato da documenti ideologici e programmatici (dieci fogli in codice): un elenco di vittime designate per la futura attività terroristica, un elenco degli apparenti componenti della cellula (tutti dell'ultrasinistra) e infine una sorta di riepilogo logistico del predetto armamentario offensivo, con l'indicazione delle relative fonti di procacciamento. Prima ancora che la crittografia dei testi fosse stata violata dagli inquirenti, il giornalista Guido Paglia, già leader di Avanguardia Nazionale, esponeva in un clamoroso articolo il senso dei documenti, traendone la necessaria conclusione circa la responsabilità delle frange comuniste chiamate in causa.
Seguirono una serie di operazioni poliziesche, all'interno di inchieste giudiziarie contro gli ambienti dell'ultrasinistra, caratterizzate anche dall'arresto di Paolo Fabbrini e Carlo Guazzaroni,Guazzaroni, prima di confluire in Lotta Continua, aveva mantenuto controverse relazioni con l'estrema destra e nel 1977 fu trovato in possesso di armi e dotazioni varie riconducibili alle Brigate Rosse (De Lutiis, I servizi, op. cit., nota a p. 554). due estremisti che comparivano nella nota lista. Fu protagonista delle indagini il comandante della compagnia carabinieri di Camerino, capitano Giancarlo D'Ovidio.Giancarlo D'ovidio | RadioRadicale.it Proveniente dai paracadutisti e destinato ad entrare nell'Ufficio D del SID, piduista, avrebbe favorito la fuga all'estero del neofascista Luciano Bernardelli, anche se in ambito processuale venne assolto. Gli arrestati scontarono diversi mesi di custodia cautelare in carcere e si dovette attendere il 1976 perché il giudice Pietro Abbritti ne sentenziasse il proscioglimento in istruttoria. La Procura generale di Ancona appellò quella sentenza di assoluzione e nel 1977 la Corte d'assise di Macerata confermò l'assoluzione con formula piena. Nel 1981, il colonnello Antonio Viezzer, nel contesto del processo Pecorelli, avrebbe espressamente ammesso la natura simulatoria delle azioni compiute a questo proposito da Labruna, Esposito e D'Ovidio, sotto la supervisione di Vito Miceli.Gianni Flamini, Il partito del golpe, Bovolenta, Ferrara, 1983, Vol. III, tomo I, p. 143
Nella sentenza ordinanza su piazza Fontana il giudice Salvini, ricostruendo i fatti attraverso differenti testimonianze (quindi sia da dentro l'universo neofascista, che da dentro il servizio segreto) riporta questo:
La vicenda di Bertoli e l'ordigno alla Questura di Milano
Nel 1973 Gianfranco Bertoli tentò di uccidereQuesta è la versione più attendibile dei fatti, anche se è stato giudicato sospetto il ritardo con cui Bertoli innescò l'ordigno, in un momento in cui non poteva più cogliere il ministro, ma solo uccidere o ferire un buon numero di malcapitati passanti. (De Lutiis, I servizi, op. cit., pp. 256-257)È pure vero che gli ordinovisti nutrivano un desiderio di vendetta nei confronti di Rumor, considerato nemico mortale del loro movimento; obiettivamente, Vincenzo Vinciguerra testimoniò che nel 1971-'72 Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi lo avevano istigato ad uccidere l'esponente politico, promettendo peraltro la connivenza del personale di scorta (Sentenza-ordinanza del giudice Lombardi cit. infra, p. 98). con una bomba a mano il Ministro dell'interno Mariano Rumor, in visita presso la questura di Milano per l'inaugurazione di un monumento alla memoria del commissario Calabresi.In effetti, era plausibile che un anarchico volesse manifestare violentemente contro Calabresi, cui una parte dell'opinione pubblica aveva fatto risalire il biasimo per la morte di Giuseppe Pinelli, proveniente dalle file dell'anarchia. L'attentatore aveva una complessa relazione con gli apparati di sicurezza dello Stato.Gran parte delle informazioni che riportiamo sono desumibili dalla Sentenza-ordinanza del consigliere istruttore di Milano Antonio Lombardi nel procedimento penale n. 2322/73 a carico di Carlo Maria Maggi ed altri del 18/07/1998.