La Visio Tnugdali () è un testo visionario del XII secolo che riporta la visione ultraterrena del cavaliere irlandese Tnugdalo.Chiamato anche Tundalus, Tondolus o Tundalo

Il testo fu scritto nel 1149 dal monaco irlandese Marcus (del quale conosciamo soltanto il nome latino che aveva assunto entrando in monastero, e di cui sappiamo che salpò nel 1149 dall'Irlanda diretto in Germania) nello Schottenklöster di Ratisbona. Marcus racconta di aver ascoltato il racconto di Tnugdalo dal cavaliere stesso, di averlo trascritto su un manoscritto per portarlo con sé e farlo leggere ai compatrioti, e di averlo tradotto dall'irlandese al latino su richiesta della badessa del monastero di San Paolo a Ratisbona. La storia è ambientata a Cork, nel 1148.

La Visio narra di Tnugdalo, un orgoglioso cavaliere che rimase incosciente per tre giorni durante i quali un angelo guidò la sua anima tra gli orrori dell'Inferno e le meraviglie del Paradiso, facendogli sperimentare alcuni dei tormenti dei dannati. Il cammino nell’Aldilà procederà attraverso difficili sentieri, che si snodano tra zone assegnate come luogo di pena a distinti generi di peccato, con il frequente ricorso a un feroce contrappasso. L'angelo incarica Tnugdalo di ricordare precisamente ciò che ha visto e di riferirlo ai suoi compagni. Riprendendo possesso del suo corpo, dopo i tre giorni di stato catatonico, Tnugdalo comincia una vita pia e di fede.

Il genere delle visioni dell’Aldilà

Il termine visio (o revelatio), molto frequente nei testi latini medievali, esige una precisazione a causa delle numerose tipologie narrative legate all’espressione del soprannaturale cui esso fa riferimento. Le visioni rappresentano stricto sensu non tanto delle mere rivelazioni contemplative, quanto invece dei viaggi,C. Carozzi, Le voyage de l'âme dans l'Au-delà d'après la litterature latine: Ve-XIIIe siècle, Roma, Ècole Francaise de Rome, 1994. delle esperienze dinamiche ed estatiche che comportano un movimento dell’anima nella dimensione spaziale. Sotto la categoria di “visioni dell’Aldilà” rientrano i sogni, le apparizioni, i viaggi estatici e le contemplazioni mistiche.Per una classificazione tipologica delle visiones, cfr. P. Dinzelbacher, Revelationes, Turnhout, Brepols, 1991, pp. 16-21.

I testi visionari circolano come opere autonome a partire dal VII secolo, quando ricevono un’elaborazione letteraria discostandosi dagli aneddoti brevi di raccolte agiografiche. Il loro schema narrativo è ben codificato e si articola in elementi costanti quali la morte apparente del protagonista, la separazione della sua anima dal corpo, il viaggio nell’Aldilà al seguito di una guida, il ritorno al corpo, il risveglio e la messa per iscritto dell’esperienza vissuta.Mattia Cavagna, La Vision de Tondale et ses version françaises (XIIIe-XVe siècles). Contribution à l'étude de la littérature visionnaire latine et française, Paris, Champion, 2017, p. 3. I modelli che costituiscono il fulcro irradiatore della successiva tradizione sono la Visio Pauli e i Dialogi di Gregorio Magno: rispettivamente un’Apocalisse apocrifa di san Paolo conosciuta nelle molte versioni latine, e degli aneddoti visionari raccolti da Gregorio nel quarto libro dei Dialogi. La Commedia dantesca è a sua volta il capolavoro di questo genere letterario: essa segna un superamento radicale e porta le visiones alla massima espressione.

Caratteristiche generali L'Irlanda si era da tempo rivelata un terreno fertile per il genere della visio: la più antica di esse è la Visio Fursei nella Vita di San Fursa, del VII secolo, che spianò la strada a una straordinaria fioritura del genere. Le tradizioni popolari irlandesi, di derivazione celtica, presentavano inoltre una componente soprannaturale e lugubre cui i monaci potevano attingere con profitto, come fece Marcus, indulgendo con facilità nella descrizione di mostri infernali e pene raccapriccianti, ambientando il racconto in paesaggi aspri, bui e desolati. La potente costruzione fantastica e i suoi aspetti più orridi suggestionarono i lettori dll'opera.

Come nel caso di altre visioni, anche la Visio Tnugdali può essere nata in seguito ad una allucinazione che potrebbe essersi verificata a causa di una condizione patologica o di un episodio traumatico. Tnugdalo può realmente essere stato vittima di un malore, le cui circostanze e sensazioni sono descritte con precisione da Marcus, che per primo le espresse e filtrò attraverso l’immaginario medievale: il racconto del cavaliere fu quindi sottoposto alle regole proprie del genere delle visioni e alla rielaborazione personale di Marcus.

I contorni dell’oltretomba di Tnugdalo si delineano con maggior chiarezza rispetto a molte visioni precedenti: ci troviamo di fronte a un Inferno distinto in una parte alta, la cui geografia si compone di monti, precipizi, valli, fiumi infuocati, laghi, e una parte più bassa che sprofonda in una voragine, nel cui fondo è incatenato Lucifero.Nella Visio Pauli e nell’Apocalisse di Giovanni (Apoc. 9, 2) ricorre l'immagine del pozzo Medioevo. Una zona intermedia, una sorta di Purgatorio il cui concetto non è però ancora pienamente sviluppato, conduce al Paradiso, ripartito da una serie di muraglie in zone il cui grado di beatitudine cresce progressivamente, culminando in una sorta di Empireo dove trovano posto le nove gerarchie angeliche.Mattia Cavagna, p. 7.

La Visione di Tnugdalo segna una tappa fondamentale sia a livello di riflessione dottrinale sia dal punto di vista narrativo. Da una parte, si assiste alla costituzione di una vera e propria topografia ultraterrena che comporta un’organizzazione sistematica delle categorie dei peccatori e dei beati; dall’altra, si ravvisa un conferimento al protagonista di un ruolo sempre più attivo e crescente spessore drammatico.

Le innovazioni principali introdotte da questo testo nel panorama visionario si possono riassumere in quattro punti: il protagonista Tnugdalo è un cavaliere, non un monaco come la maggior parte dei suoi precursori; il rapimento estatico non è preannunciato da una malattia, ma è provocato inavvertitamente da un sonno/morte apparente di tre giorni e tre notti che coglie Tnugdalo durante un banchetto; per la prima volta il viaggiatore si trova implicato personalmente nei tormenti infernali, e l’esperienza assume così una dimensione penitenziale; l’organizzazione spaziale dell’Aldilà costituisce uno spazio continuo e assume un’organizzazione fino ad allora sconosciuta.

Tra tutti i viaggiatori dell’Aldilà, inoltre, Tungdalo è il primo e l’unico prima di Dante, che si spinge fino alle due estremità opposte dell’universo: tranne qualche rara e parziale eccezione, nessuno dei visionari che lo hanno preceduto aveva mai avuto accesso all’Inferno e al Paradiso propriamente detti, ma ciascuno si era limitato ad averne una percezione parziale e indiretta, restando confinato nelle regioni limitrofe. I protagonisti che hanno preceduto Tnugdalo non possono neanche scorgere dall’alto gli orrori della zona bassa a causa dell’oscurità; anche se i sensi dell’olfatto e dell’udito vengono sollecitati dal fetore immondo e dal fragore assordante dei lamenti dei dannati e delle grida di furore dei demoni. Tnugdalo invece non si arresta sul bordo del baratro inferiore – che fino alla metà del XII secolo rimane uno spazio inviolato e rappresenta un vero e proprio tabù – ma vi accede del tutto.

L'Inferno evocato nell'opera è articolato in due parti distinte. La prima comprende una successione di regioni determinate da elementi naturali (laghi, valli, montagne) o dalla presenza di bestie mostruose, dove sono tormentati i peccatori, ripartiti secondo le rispettive colpe in otto gruppi: omicidi, insidiatori, superbi, avari, ladri, golosi e fornicatori, lussuriosi, peccatori recidivi. La seconda presenta un baratro, a forma di cisterna, sul cui fondo giace Lucifero, il principe delle tenebre, descritto con dovizia di dettagli.

La bipartizione dell'area infernale risale ad Agostino d'Ippona, il quale, sulla base del passaggio biblico eruisti animam meam ex inferno inferiori (Salmo 85,13), aveva affermato l’esistenza di un Inferno superiore e di uno inferiore.Agostino d'Ippona, Enarrationes in Psalmos 85, 13 cap. 17. Ripreso da Gregorio Magno in Dialogi IV, 44. Tale distinzione è attestata anche da Gregorio Magno nel quarto libro dei suoi Dialogi, è condivisa da molti testi visionari medievali, in cui il baratro inferiore è spesso assimilato ad un pozzo tenebroso o ad un cratere eruttante.La compresenza di calore e freddo nell'Inferno è un motivo antico, presente già nella Visio Pauli, ripreso anche da Dante (“Ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo”, Inf. III, 87). Alberto Magnani, cit. nota 6.

Trama La Visio Tnugdali si compone di ventisei paragrafi, preceduti da un prologo nel quale l’autore si rivolge a una badessa, indicata con la sola iniziale del nome G., che lo aveva incaricato di tradurre il racconto udito dal cavaliere Tnugdalo dall’irlandese al latino. La badessa potrebbe essere la Gisila abbatissa sancti Pauli citata in un documento che risale al XII secolo. Marcus sottolinea con precisione l'anno della visione, il 1149, facendo riferimento anche ad alcuni avvenimenti contemporanei (la crociata di Corrado III, il ritorno di papa Eugenio III – non II, come riporta erroneamente il testo – a Roma, la morte di san Malachia) in realtà databili al 1148.Il cavaliere irlandese all'Inferno, a cura di Alberto Magnani, Palermo, Sellerio 1996, cit. nota 1.. L'opera inizia con una descrizione dell'Irlanda, patria di Marcus, nella quale ritroviamo alcune notizie riprese probabilmente dalla Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda il Venerabile.

Tnugdalo è un giovane cavaliere irlandese di nobile origine, che disprezza la Chiesa, e che compie un viaggio di purificazione attraverso i tormenti e le gioie delle anime nell’Aldilà.

A Cork, mentre egli si trova a banchetto a casa di un amico, è colpito da una forza improvvisa: a seguito di un urlo spaventoso, cade in una morte apparente che dura tre giorni. Al risveglio, mentre si celebrava il suo funerale, chiede di voler fare la Comunione e loda Dio per il cammino ultrasensibile che gli è stato concesso a vantaggio della propria conversione. Rinuncia inoltre a tutti i beni e dichiara di voler abbandonare per sempre il suo precedente modo di vivere.