Nella presente pagina è riportata la storia dell'Associazione Sportiva Roma, società calcistica italiana per azioni con sede nella città di Roma.
Le origini La fusione di Alba, Fortitudo e Roman Il 2 agosto 1926 la Carta di Viareggio ammise in Divisione Nazionale, la nuova denominazione assunta dalla massima serie (all'epoca divisa in due gironi), due squadre romane, e , classificate prima e seconda nel Campionato laziale, mentre la Prima Divisione, a cui accedettero e , venne declassata a serie cadetta.. Alba e Fortitudo furono perciò destinate a disputare un campionato molto duro: è verosimilmente per questo motivo che si tentò subito di potenziare le squadre unendo la sezione calcio dell'Audace a quella dell'Alba e la Pro Roma alla Fortitudo.. Formalmente furono create due nuove società, l'Alba-Audace e la Fortitudo-Pro Roma: in realtà si trattò più che altro di un assorbimento, infatti le maglie indossate dai giocatori rimasero pressoché quelle delle due compagini più quotate, ed alcune fonti riportano la fusione tra società ma non il cambio di nome.
Volgendo al termine il primo campionato di Divisione Nazionale, divenne evidente che l'apporto di due società minori non era stato sufficiente a garantire un definitivo salto di qualità alle due squadre capitoline: Alba e Fortitudo difatti retrocedettero, sebbene la prima avesse sfiorato la salvezza, mentre la seconda chiuse ultima con soli cinque punti in 18 partite; curiosamente, due di questi vengono da una prestigiosa vittoria per 4-2 sull'allora più quotato , che andrà a vincere un campionato poi revocatogli per lo "scandalo Allemandi".. Nella primavera del 1927, il presidente della Fortitudo Pro Roma, nonché membro del CONI ed ex segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, Italo Foschi si mise quindi all'opera con l'intento di unire i principali club calcistici di Roma, creando una squadra che portasse il nome, i colori e il simbolo della capitale d'Italia e che potesse altresì ambire ai massimi risultati, essendo in grado di reggere l'urto del calcio professionistico, già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale..
Il programma di Foschi trovò da subito l'appoggio dell'onorevole Ulisse Igliori, membro del Consiglio nazionale del PNF e presidente dell'Alba-Audace, e di Umberto Guglielmotti, successore di Foschi al ruolo di federale dell'Urbe: Nel maggio del 1927 fu pertanto siglato un primo accordo di fusione tra Fortitudo e Alba. Risultò invece vano il tentativo di coinvolgere la Lazio, rappresentata dal gerarca fascista Giorgio Vaccaro: il presidente laziale non trovò l'intesa con Foschi sugli aspetti economici e sportivi del progetto, il che provocò il fallimento delle trattative durante una lunga riunione nella sede biancoceleste di via Tacito il 6 giugno. Il giorno successivo, nel suo studio in via Forlì 16, Foschi mise in atto il proprio piano di riserva, coinvolgendo in extremis il facoltoso Roman di Vittorio Scialoja per garantire la copertura economica dell'operazione: l'accordo definitivo tra Alba, Fortitudo e Roman venne siglato la sera stessa, dando vita all'Associazione Sportiva Roma;. l'indomani, l'evento fu celebrato da testate nazionali quali Il Messaggero, La Tribuna e Il Tevere. Essendo la data in cui si ufficializzò la costituzione del nuovo club, il 7 giugno 1927 è per l'appunto riconosciuto dalla società giallorossa quale giorno di fondazione.
I colori scelti per la nuova compagine furono il giallo oro e il rosso porpora, mutuati dal Roman in rappresentanza del gonfalone del Campidoglio. Come simbolo venne invece scelta la lupa che allatta Romolo, il fondatore di Roma, e suo fratello Remo, ripresa a sua volta dagli stemmi di Alba e Fortitudo: l'emblema della Roma, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi. Il primo presidente fu lo stesso Foschi, che però dovette tuttavia abbandonare dopo un solo anno poiché nominato membro del direttorio federale a La Spezia, lasciando così l'incarico a Renato Sacerdoti, dirigente del Roman e garante delle coperture economiche della fusione. La sede della AS Roma fu posta nel rione di Campo Marzio, in via degli Uffici del Vicario 35, nei vecchi uffici del Roman. Il ruolo di amministratore delegato venne affidato ad Ulisse Igliori..
I primi campionati Nel primo anno di esistenza, la Roma giocò provvisoriamente al Motovelodromo Appio, mentre nel secondo anno optò per il più capiente stadio Nazionale del Partito Nazionale Fascista, in attesa della costruzione del nuovo stadio dove si trasferì nel 1929: il Campo Testaccio.. Per la costituzione della nuova rosa furono ingaggiati i migliori calciatori delle tre precedenti formazioni; la Fortitudo fu la squadra che fornì la maggioranza dei giocatori (tra cui il capitano Attilio Ferraris IV). Le ambizioni dei dirigenti del neonato club erano di alto livello, per questo motivo la guida della squadra venne affidata all'allenatore inglese William Garbutt, uno dei più prestigiosi e competenti tecnici dell'epoca, che aveva vinto tutto, battendo ogni record, alla guida del .
Alcune settimane dopo l'istituzione del club, si disputarono i primi due incontri della storia societaria, due amichevoli che furono giocate il 16 ed il 17 luglio. Per l'occasione venne scelto un avversario internazionale: gli ungheresi dell'Újpest. La sfida iniziale vide a confronto le riserve delle due compagini, quella seguente le prime squadre. Il primo match finì in pareggio, mentre nel secondo i Giallorossi vinsero 2-1. In seguito non tutti i giocatori provenienti dalle tre società fuse presero parte della formazione che affrontò il primo campionato nel 1927-1928: alcuni vennero infatti ceduti ancor prima di entrare ufficialmente a far parte della rosa..
Nel frattempo la fusione tra e nella società liberò un posto nel massimo campionato. , e chiesero alla federazione di allargare il campionato a 22 squadre (suddivise in due gironi), onde evitare il ricorso a un triangolare di qualificazione per stabilire quale delle tre avrebbe occupato il posto vacante. Il 25 agosto 1927 il Direttorio Federale accolse tale richiesta ripescando di autorità le tre squadre: la Roma pertanto fece il suo esordio nella massima serie vincendo la prima partita ufficiale della sua storia 2 a 0 contro il Livorno e fu l'unica società del Centro-Sud a conquistare la salvezza sul campo. Non essendosi qualificata al girone finale, disputò la Coppa CONI, che la Roma vinse battendo in finale il .
Per via dell'impraticabilità del Velodromo Appio, che risultò inoltre poco capiente per il già nutrito numero di tifosi giallorossi, la squadra giocò per un breve periodo di tempo, nel corso del 1929, nello stadio della (che disputò le partite ancora in un girone diverso da quello della Roma), al Rondinella. A partire dal 1930, la Roma potette trasferirsi nel nuovo stadio, il Campo Testaccio..
Durante questo periodo furono disputate alcune delle più note partite del club capitolino, tra le quali il primo derby contro la Lazio nel 1929, che venne giocato in trasferta da parte della Lupa, al Rondinella; la Magica se lo aggiudicò con il punteggio di 1-0, con rete di Rodolfo Volk.
Anni 1930 e 1940 Risultati altalenanti
Nell'estate del 1931 la Roma partecipa per la prima volta a una competizione europea, esordendo nella Coppa dell'Europa Centrale. Ai quarti supera i cechi dello Slavia Praga nel doppio confronto con i risultati di 1-1 e 2-1, per poi essere eliminata in semifinale dagli austriaci del First Vienna.
Nell'estate del 1933 la Roma, dopo aver venduto il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando i cosiddetti "Tre moschettieri" argentini: l'attaccante Enrique Guaita, la mezz'ala Alejandro Scopelli e il centro-mediano Andrés Stagnaro.. Nonostante l'apporto di grande peso che i tre argentini diedero alla squadra, il ripetersi di alcuni screzi con Fulvio Bernardini, bandiera giallorossa che ebbe lo stesso ruolo di Stagnaro, portarono la squadra ad ottenere dei risultati altalenanti in campionato. Anche all'interno del tifo si creò una spaccatura: cominciarono a sorgere due fazioni che sostengono da una parte l'argentino e dall'altra Bernardini.
I tre sudamericani restarono alla Roma soltanto per due stagioni, portando la squadra ad un quinto e ad un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter giocare nell', scapparono di nascosto in una notte del 1935 per evitare la chiamata alle armi. L'Italia era infatti in procinto di entrare in guerra contro l'Etiopia.
Durante la stagione 1934-1935, per via di un'operazione di ringiovanimento della rosa, il presidente Renato Sacerdoti decise di vendere il capitano Attilio Ferraris IV che, poco propenso ad allontanarsi da Roma, si accasò alla Lazio, diventandone addirittura il capitano..
La reazione della squadra l'anno seguente, nel campionato 1935-1936, fu invece veemente e la Roma, trascinata dai gol di Dante Di Benedetti, giovane attaccante proveniente dal vivaio, arrivò seconda, distanziata di un solo punto dal . L'entusiasmo per i risultati di quella squadra portò tuttavia il presidente a non rafforzare in maniera adeguata la rosa e sfortunatamente Di Benedetti, dopo solo un anno, dovette smettere a causa di un grave infortunio.
La Lupa entrò così in una crisi profonda culminata nel 1938-1939: il 15 gennaio la Lazio riuscì infatti a violare per la prima volta il Campo Testaccio. Molte critiche subissarono la squadra ed il principale accusato fu proprio la "bandiera" Fulvio Bernardini che, a fine stagione, si vide costretto ad abbandonare la squadra..
Il primo scudetto e il declino postbellico
Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941-1942 la Roma fu il primo club centro-meridionale a vincere lo scudetto, il primo della sua storia, conquistato il 14 giugno 1942 battendo per 2-0 il nell'allora stadio del PNF..
Durante la campagna acquisti estiva la dirigenza romanista non spese molto, comprando solamente la mezz'ala Renato Cappellini ed il centrocampista Edmondo Mornese. La squadra, guidata dall'allenatore austro-ungherese Alfréd Schaffer, ebbe una rosa molto limitata, e furono utilizzati per tutto il campionato solamente quindici giocatori a tempo pieno..
L'anno successivo alla vittoria dello scudetto, i giallorossi non riuscirono a ripetere lexploit, precipitando nella decima posizione della classifica. Tra le cause della crisi vi fu la scelta del presidente Bazzini di confermare in blocco la squadra autrice della stagione precedente, nonostante avesse un'età media notevolmente alta,. oltre che l'affermazione del Grande Torino (dominatore del campionato italiano negli anni 40). e l'abbandono del club da parte dell'allenatore Schaffer, che raggiunse la moglie a Monaco di Baviera dove egli possedeva una birreria distrutta dai bombardamenti bellici (morì, infine, nel 1945)..
La guerra pose fine anche al campionato nazionale, che venne sospeso per due anni: durante il periodo furono disputati a livello amatoriale solo dei campionati regionali o locali. La Magica del periodo aveva sulla panchina Guido Masetti che, dopo aver smesso di giocare l'anno successivo alla conquista del titolo, intraprese la carriera di allenatore.
La maggior parte dei giocatori non romani tornarono nelle proprie città o nei propri Paesi (come nel caso dell'argentino Pantò); tra i giocatori della vecchia squadra rimase l'ala albanese Naim Krieziu, che militò nelle file della Roma anche nel 1942, ed Amadei, che conquistò la fascia di capitano. Durante questo periodo la Lupa disputò il Campionato romano di guerra 1943-1944, il Torneo a Quattro del 1944, la Coppa Città di Roma del 1945, il Campionato romano di guerra 1944-1945 e il Torneo Interregionale di Roma del 1945..