Il falso filatelico è la falsificazione a scopo di frode di un francobollo o di un documento di storia postale. La frode può essere diretta all'amministrazione postale emittente ("Falso Postale") oppure ai collezionisti ("Falso Filatelico" propriamente detto). Le falsificazioni possono avvenire tramite la stampa ex novo degli esemplari eseguita attraverso la creazione dei calchi e l'utilizzazione di carta ed inchiostri confacenti i valori da riprodurre oppure alterando alcune caratteristiche ad oggetti originali. Quest'ultima pratica, detta anche "ritocco", può essere perseguita per aumentare il valore nominale di un francobollo e quindi frodare le amministrazioni postali oppure per creare artificialmente delle rarità filateliche e dunque frodare i filatelisti. In alcuni casi i falsi creati furono di qualità talmente elevata da meritare il termine di falsi d'arte filatelica. Uno dei maestri in questo genere di falsificazione fu Jean de Sperati, in realtà nome d'arte dell'italiano Giovanni Desperati. Un tipo comune di falso filatelico è quello di utilizzare valori nuovi per creare false affrancature, nel caso che i valori nuovi siano di valore molto inferiore a quelli delle buste viaggiate. Un francobollo italiano frequentemente oggetto di realizzazione di falsi filatelici è il Gronchi rosa.

Il falso per posta

Quando il falso viene costruito nel tentativo di frodare un'amministrazione postale, l'oggetto spedito adoperando il francobollo falso prende il nome di "falso per posta".Enciclopedia filatelica, pag 664, I falsi in filatelia I falsi postali si differenziano in tre sottotipi: Falsi di propaganda (politica; bellica; commerciale, etc.). Falsi per frodare l'amministrazione postale di francobolli realmente esistenti. Falsi per frodare l'amministrazione postale di francobolli inesistenti.

1 - Tra questi falsi rientrano anche quelli creati per cause belliche ("Falsi di propaganda") ai fini di consentire l'affrancatura gratuita e svolgere opera di propaganda verso l'avversario. Generalmente, questi falsi di francobolli realmente esistenti, anche se passati per posta, non possiedono un valore di catalogo notevolmente maggiore rispetto agli omologhi emessi dal Poligrafico statale, in quanto i collezionisti li considerano delle vere e proprie "varietà" rare, ma d'interesse storico, piuttosto che commerciale, di francobolli emessi. Essi sono, inoltre, regolarmente quotati sui cataloghi specializzati del settore.

2 - I veri e propri falsi postali. Essi apparvero quasi contemporaneamente all'emissione dei primi francobolli, ed assai prima che si diffondesse la passione di collezionare francobolli. Il falsario può adulterare l'intero valore bollato oppure la sola soprastampa, nel caso il francobollo fosse soprastampato. L'Amministrazione Postale assimila quindi il reato di falsificazione della soprastampa a quello della falsificazione dell'intero valore bollato. Reato quest'ultimo più grave in quanto provoca un danno economico allo stato emittente.

3 - I falsi postali di francobolli inesistenti (generalmente frutto di goliardate) non sono quotati sui cataloghi, né ricercati dai collezionisti, per cui non possiedono mercato e non valgono alcunché.

Notizie storiche sui falsi per posta Generalmente il falso per posta è un oggetto ricercati dai collezionisti in quanto considerato alterazione utile al confronto con un documento autentico. La frode a carico delle amministrazioni postali furono concepite almeno un ventennio prima delle truffe a carico dei collezionisti in quanto la filatelia nacque intorno al 1860. Già il primo francobollo - il "Penny Black", emesso nel maggio 1840 - fu vittima di un ingenuo tentativo di falsificazione. Nel 1841 in Inghilterra furono scoperti solo due tentativi di falsificazione: in un caso l'autore venne scoperto perché aveva scritto alla sua fidanzata usando un francobollo malamente contraffatto ed un altro era stato inserito dentro la busta per la risposta. Si trattava di falsificazioni artigianali, di piccole sparute truffe casalinghe.

Probabilmente la prima falsificazione compiuta su più larga scala fu quella del "6 cuartos nero" di Spagna del 1º gennaio 1850 con il profilo della regina Isabella II, appena quattro mesi dopo l'emissione. Si tratta del primo falso postale del mondo certificato, ad opera dell’incisore Francisco Javier Martinez e dello stampatore Vincente Pastor, entrambi arrestati poco dopo.

Il primato in termini di comparsa temporale dei francobolli falsi su larga scala spetta, però, all'Italia: il Regno Lombardo-Veneto emise la prima serie di francobolli nel 1850, che venne ben presto falsificata in alcuni suoi esemplari. In questo Stato furono realizzati due tipi di falsi, quelli di Verona e quelli di Milano. I falsi di Verona riguardavano i valori da 15 e 30 centesimi della prima emissione del Lombardo Veneto e vennero eseguiti nel 1853 da un certo Gaetano Alberti, un tipografo che venne scoperto e processato per questo reato ed il 10 luglio 1854 condannato a due anni di carcere. Prima di essere scoperto, Alberti riuscì a smerciare almeno 3.700 esemplari del taglio da 15 centesimi e altrettanti da 30 centesimi sia in Veneto che in Lombardia. I falsi di Milano furono realizzati da uno o più autori mai scoperti (furono falsificati i valori da 15, 30 e 45 centesimi, in tempi diversi, dando origine a diversi tipi), tra il 1857 ed il 1859.

Lo Stato Pontificio fu preso di mira dai falsari circa la serie del 1852. Vennero falsificati i valori da 1, 5 ed 8 baiocchi a Bologna nel 1855 e nel 1857. Il falsario non venne scoperto.

Il Regno di Napoli venne particolarmente funestato per i francobolli falsi recanti l'effige del sovrano, re Francesco II delle Due Sicilie. I valori emessi nel 1858 vennero facilmente falsificati da uno o più tipografi che - con ogni probabilità - si ripeterono il lustro successivo falsificando il valore che riportava l'effige di Vittorio Emanuele II re d'Italia. Circa l'emissione del 1858 i falsi riguardarono i valori da 1, 2, 10 e 20 grana: furono così tanti che si pensa che i falsari agissero con la complicità degli stessi impiegati postali. Il francobollo da 20 grana, in particolare, fu falsificato in così grande quantità da detenere un singolare primato filatelico internazionale: è l'unico caso in cui il falso per posta è più comune dell'originale.

I primi francobolli falsi comparsi per frodare le poste del neonato Regno d'Italia risalgono al 1863 e comparvero a Napoli (due tipi) e L'Aquila (un solo tipo). I falsari presero di mira un francobollo che recava l'effigie di Re Vittorio Emanuele II di Savoia. Curiosamente, il francobollo falsificato è pure il primo valore bollato a riportare la dicitura "Italia" delle emissioni nazionali. Il francobollo originale venne emesso nel febbraio 1863 e già due mesi dopo il napoletano fu invaso da una doppia falsificazione del valore bollato. Probabilmente per sfuggire alle indagini della Polizia il falsario (od i falsari) si trasferirono in Abruzzo tra giugno e luglio di quell'anno. A settembre iniziarono ad allestire il terzo falso che - tra ottobre e dicembre - venne prodotto in almeno 5.000 unità. Le autorità postali, allarmate, il 26 dicembre bloccarono tutta la corrispondenza in uscita dall'Abruzzo e la verificarono una ad una. I falsari napoletani vennero scoperti e processati tra il dicembre 1863 e la primavera del 1864. Del falsario abruzzese non si seppe più alcunché, ma non fu rintracciato.

Un falso non con scopo di frode, bensì d'ammonimento, fu un'imitazione realizzata da Giuseppe Re nel 1863, Segretario del Ministero dei lavori Pubblici e tipografo di professione, per allertare la Direzione delle Poste del pericolo delle contraffazioni dei valori allora in corso stampati dalla tipografia britannica "De La Rue". Ne esistono soltanto tre esemplari due dei quali affrancavano una lettera regolarmente recapitata al Ministro delle Finanze Quintino Sella. Sul medesimo livello si pone una serie di francobolli utilizzati non per frodare un servizio postale, ma prodotti a mo' di souvenir. Trattasi dei cosiddetti "Falsi di Cohn", dal nome del tipografo che a Berlino, tra il 1888 ed il 1889 produsse delle ristampe non dentellate (furono dentellati e spacciati nel 1890 da ignoti) dei valori 5, 20 e 40 centesimi della IV emissione di Sardegna. Analogamente, anche alcuni noti falsari si cimentarono a voler creare una sorta di "opera d'arte", difficilmente distinguibile dall'originale e - nel contempo - autografata come falso dall'autore medesimo. È questo il caso di Giovanni Desperati un falsario italiano (1884 - 1957) naturalizzato francese ("Jean De Sperati"), noto soprattutto per la realizzazione di falsi francobolli immessi nel mercato del collezionismo filatelico come "tappabuchi" di francobolli rari e costosi. Analogo fu il caso riguardante il falsario francese François Fournier (1846 - 1917).

Anche durante e dopo la prima guerra mondiale si verificò un'impennata di falsificazioni a danno dei valori bollati della serie ordinaria del Regno d'Italia. Nel solo 1918 - 1919 a Palermo prima ed a Milano, qualche mese dopo, si falsificarono l'esemplare da 10 cent. della cosiddetta "Serie Leoni" (a Milano venne contraffatto pure il valore da 15 centesimi), mentre a Livorno nel 1923 si falsificò il valore da 50 centesimi della "Serie Michetti" (la serie raffigurava l'effigie di re Vittorio Emanuele III generalmente volta a sinistra), ed anche a Roma, negli ultimi mesi del 1925 si provvide all'uopo contraffacendo il valore da 60 centesimi.

Il periodo della Repubblica Sociale Italiana tra l'ottobre 1943 e l'aprile 1945 fu uno dei più attivi da parte dei falsari, in quanto circolavano soprattutto francobolli del precedente periodo del Regno d'Italia soprastampati e la falsificazione di una soprastampa è più semplice rispetto a quella di un intero francobollo. Classico è l'esempio dei francobolli falsificati a Genova tra l'autunno del 1943 e l'estate del 1944 scoperti con oltre sessant'anni di ritardo in quanto da sempre ritenuti "varietà" di serie ufficiali che differivano per sovrastampa e / o dentellatura.

Un caso peculiare, fu quello dei cosiddetti "Falsi di Buenos Aires", stampati allo scopo di alleggerire le tariffe sulle rimesse degli emigrati. Autore della frode fu Francesco Percivalle, nativo di Amantea (Cosenza), che iniziò le falsificazioni nel 1945 appena conclusa la seconda guerra mondiale. Per risparmiare i soldi sull'importo maggiorato dei nuovi valori bollati in corso, nel maggio dello stesso anno Percivalle acquistò un ingente quantitativo di francobolli della serie "Monumenti distrutti" appartenente alle emissioni della Repubblica Sociale Italiana. Attraverso una modifica della soprastampa aumento il valore al francobollo da 20 centesimi portandolo ad 1,20 lire. Allo stesso modo quello da 25 centesimi fu portato a 2 Lire. In questo caso quindi la frode a carico dell'amministrazione postale non era nel francobollo di per sé ma architettata attraverso la soprastampa, che imitava quella realmente allestita da parte dell'ente emittente. Francesco Percivalle commerciò poi questi falsi francobolli intascando la differenza d'importo tra il valore originale e quello sovrastampato in séguito.