Biografia La vita di Ubaldo si colloca nella fase finale di dominio della dinastia carolingia, nel periodo del suo progressivo disfacimento. Mentre la data di morte dell’autore è certa e fondata sull’esistenza di una nota obituaria di Saint ElnoneCfr. Y. Chartier, Clavis operum Hucbaldi Elnonensis: Bibliographie des oeuvres d''Hucbald de Saint-Amand, «Journal of Medieval Latin» 5 (1995), pp. 202-24, alle pp. 203-4, nota 1: Annales Elnonenses minores nel ms. Valenciennes B. M. 174 (166), f. 36: «XII. Kal. Iulii, obitus Hucboldi philosophi anno Domini DCCCCXXX» e Annales Elnonenses maiores nel ms. Valenciennes 343 (330bis): «DCCCCXXX. Obiit Hucboldus philosophus». che la colloca al 20 giugno 930, quella della nascita non è altrettanto sicura. In un passaggio della Translatio S. Cyrici (BHL 1813) di Guntero di Saint-Amand (m. 1108) si dice che il monaco sarebbe morto circa all’età di novant’anni: se ne dovrebbe dedurre una collocazione della nascita all’840. In realtà l’isolamento di questa testimonianza, unito al carattere romanzesco della Translatio, pone dubbi sulla veridicità della data, e anzi lo studioso Yves Chartier ha proposto di posticiparla di un decennio. Chartier si è inoltre occupato di indagare l’origine dinastica di Ubaldo, deducendo l’appartenenza del monaco, per ramo materno, alla famiglia franca dei sovrani carolingi: Ludovico il Pio sarebbe il nonno della madre di Ubaldo, EloisaCfr. Ubaldo di Saint-Amand, Musica, ed. Alessandra Fiori, Firenze, SISMEL, Edizioni del Galluzzo, 2010, p. XXVI..
Entrato a Saint-Amand, Ubaldo diviene allievo di Milone, erudito, versificatore e agiografo egli stesso, ma i dettagli del suo percorso formativo sono scarsamente testimoniatiJ. M. H. Smith, The Hagiography of Hucbald of Saint-Amand, «Studi Medievali» ser. 3a, 35 (1994), pp. 517-542, alla p. 518.. Sin dall’inizio del IX secolo l’abbazia di Saint-Amand si era distinta come importante centro di studi e di produzione di opere in latino, con una biblioteca ricca di antichi trattati di metrica e grammatica, sui quali il giovane Ubaldo deve aver studiato sotto la guida di Milone e alcuni dei quali entrano a far parte della sua collezione personale in età adultaJ. M. H. Smith, cit., p. 527.. La Translatio S. Cyrici, che attribuisce proprio a Ubaldo l’iniziativa del trasporto delle reliquie del santo da Nevers a Saint-Amand, fornisce alcune indicazioni sulla biografia del monaco, sostenendo che da giovane dovette fuggire da Elnone a causa dell’invidia del maestro e cercare una dimora a Nevers, dove entrò in buoni rapporti con il vescovo e ottenne da lui la possibilità di avanzare qualunque richiesta. Ubaldo avrebbe così acquisito le reliquie di San Quirico contro la volontà degli abitanti di Nevers e le avrebbe trasportate in una fuga rocambolesca fino alla sua abbazia di origine. Il racconto, chiaramente leggendario e romanzato, nasconde eventi reali, quali l’allontanamento di Ubaldo da Saint-Amand in giovane età, dovuto probabilmente alla necessità di proseguire gli studiCfr. Ubaldo di Saint-Amand, Musica, ed. A. Fiori, p. XXVII.. In effetti, il grammatico Gautbert di Fleury (fine X secolo) segnala un periodo trascorso da Ubaldo a Saint-German, attorno all’870, sotto il magistero di Heiric d’Auxerre, presso cui conobbe Remigio d’Auxerre, futuro maestro nello stesso luogo. Chartier è più propenso a credere che Ubaldo sia stato istruito tra gli anni 860-870 da Giovanni Scoto Eriugena, presso la scuola di corte di Laon, ma non tutti gli studiosi sono d'accordo con questa affermazioneIbidem, pp. XXVII-XVIII: l’editrice ritiene possibile che Ubaldo sia stato allievo di Heiric d’Auxerre; in J. M. H. Smith, cit., p. 518 l’autrice fa notare come la frequentazione a Laon sotto la guida di Giovanni Scoto non sia fondata su prove concrete e rimanga quindi dubbia..
Nell’872, anno della morte di Milone, Ubaldo è di nuovo a Saint-Amand per succedergli nel ruolo di maestro, e nell’880 viene ordinato sacerdote. Tre anni dopo viene scacciato dall’abbazia e costretto dall’invasione normanna ad un esilio temporaneo. Ormai conosciuto e apprezzato come maestro, trascorre gli anni tra l’883 e l’893 nel monastero di Saint-Bertin di Sithiu (ora Saint-Omer, a 40 km circa da Calais) dove viene chiamato dall’abate Raoul, figlio di Everardo del Friuli che, secondo la genealogia tracciata da Chartier, era il nonno materno di Ubaldo. Nell’893 si reca a Reims su richiesta dell’arcivescovo Folco, per provvedere al restauro delle scuole diocesane razziate dai normanni, in collaborazione con Remigio d’Auxerre. Attorno al 900 ritorna a Elnone dove rimane fino alla morte, svolgendo la professione di maestro e componendo opere musicali e agiografiche.
OpereL’elenco e le informazioni riguardanti le opere poetiche e agiografiche di Ubaldo sono mutuati da La trasmissione dei testi latini del Medioevo. Mediaeval Latin Texts and Their Transmission. Te.Tra. III cur. Paolo Chiesa - Lucia Castaldi, Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo 2008 (pp. 333-59, C. Bottiglieri) e da Y. Chartier, cit. A causa della notorietà di cui Ubaldo godette presso i contemporanei, gli furono attribuite più opere di quante effettivamente compose. Quanto ai testi di sicura paternità, i generi praticati sono la poesia, l’agiografia e la trattatistica musicale.
Opere poetiche La prima opera in ordine cronologico è costituita dai Versus ad Karolum Calvum imperatorem, 30 distici elegiaci composti in accompagnamento al poema didascalico De sobrietate del maestro Milone, inviato all’imperatore Carlo il Calvo. La loro composizione è databile tra gli anni 875-77, cioè al periodo che si colloca tra la salita al trono di Carlo il Calvo e la sua morte.
Posteriore all’891 è l’Ecloga de Calvis (o Versus de laude calvorum) dedicata all’arcivescovo di Magonza Attone I (ca. 891-913). Essa è costituita da un prologo di 54 versi cui seguono 146 esametri (o 136 a seconda dell’interpretazione degli studiosi) nei quali ogni parola inizia con la lettera “c”, e in cui si nominano personaggi storici conosciuti per la loro calvizie. L’ecloga è intervallata dalla presenza di un ritornello sempre uguale: «Carmina clarisonae calvis cantate Camoenae». È possibile distinguere i testimoni che riportano l’opera in due classi; la prima raggruppa due codici che presentano tituli metrici in esametri leonini, cioè versi nei quali i due emistichi rimano tra di loro: essi risultano interpolati e sono forse da attribuire a Folcuino di Saint-Amand (XI secolo)L’attribuzione è proposta da Corinna Bottiglieri, cfr. La trasmissione dei testi latini del Medioevo. Mediaeval Latin Texts and Their Transmission. Te.Tra. III, cit., p. 337.; la seconda classe conta invece cinque manoscritti che contengono intestazioni in prosa, anch’esse non ubaldiane.
I Versus de diebus aegyptiacis sono collocabili tra il 900 e il 930, cioè nel periodo finale della vita di Ubaldo trascorso a Saint-Amand, e costituiscono un calendario astrologico in 35 esametri sui giorni infausti dell’anno. L’unico testimone consiste in un foglio di guardia conservato in un manoscritto di Saint-AmandMs. Paris, B. N., nouv. acq. lat. 1525, f. 4v..
Tra le opere poetiche può inoltre annoverarsi l’Hymnus de sancto Cyrico, 42 versi distribuiti in 11 strofe saffiche con dossologia, dedicati al santo di cui Ubaldo scrive anche un’agiografia.
Di incerta attribuzione risultano i versi in dedica della Seconda Bibbia di Carlo il Calvo, 108 esametri racchiusi da due distici, che introducono il testo sacro nel ms. Paris, B. N., lat. 2. Gli studi sullo stile della dedica poetica hanno mostrato alcune somiglianze con altre opere di Ubaldo e in effetti Yves Chartier colloca questi versi tra le opere senza dubbio attribuibili a lui. La Bibbia risale agli anni 871-875, ed è stata vergata forse in occasione dell’incoronazione del sovranoUbaldo di Saint-Amand, Musica, ed. A. Fiori, p. 5.: se davvero i versi fossero di Ubaldo, ne sarebbero la prima opera poetica attestata.
Opere agiografiche Ubaldo è apprezzato dai contemporanei soprattutto per la produzione agiografica. Essa si riconnette alla tradizione carolingia del genere, che viene iniziata un secolo prima da Alcuino di YorkJ.M.H. Smith, cit., p. 519. e nella quale si inscrive anche il lavoro del maestro Milone, autore di una Vita sancti Amandi. Sei sono le vite di santi la cui attribuzione a Ubaldo è stata dimostrata corretta: la Passio ss. Cyrici et Iulittae martyrum, la Vita sanctae Rictrudis, la Vita sancti Lebuini, la Vita e Inventio sancti Ionati, la Vita sancti Amati longior e la Passio sancti Cassiani. Le ultime due sono state aggiunte all’elenco delle opere autentiche da François DolbeauCfr. La trasmissione dei testi latini del Medioevo. Mediaeval Latin Texts and Their Transmission. Te.Tra. III, cit., p. 341.. D’altra parte il lavoro degli studiosi ha dovuto ridimensionare il numero di opere che gli erano assegnate in passato: Leo van der Essen, per esempio, ha escluso dal gruppo la Vita Adelgundis (BHL 247) e la Vita metrica sancti Lamberti (BHL 4682). Sono inoltre state smentite altre antiche ed errate attribuzioni, come quella della Vita sanctae Brigidae (BHL 1334), e della Vita sancte Madelbertae (BHL 5129). Perduta è invece l’Historia beatae Ciliniae, che aveva come protagonista la madre di san Remigio di Reims, e che i contemporanei attribuivano a Ubaldo. All’elenco di testi si può aggiungere l’Epistola de Sancto Theodorico, un’introduzione ai due inni in onore del santo composti per la comunità monastica di Mont d’Or, verosimilmente quando Ubaldo si trovava a Reims (ca. 893-900).
Nonostante l’importanza di Ubaldo come agiografo, mancano per la maggior parte soddisfacenti edizioni critiche delle sue opere.
Le sei agiografie sono concepite per fornire supporto narrativo ai culti dei santi praticati nell’abbazia di Saint-Amand e nei monasteri vicini. Esse sembrano destinate a una circolazione interna alla comunità religiosa per cui vengono realizzate e non presentano le caratteristiche di agiografie pensate per un’ampia diffusioneJ.M.H. Smith, cit., p. 522. Nella visione di Ubaldo, le vite dei martiri hanno in primo luogo un ruolo esemplare, cioè costituiscono un modello da seguire nella propria strada di perfezionamento e ricongiungimento a Dio; i santi, inoltre, sono gli intercessori presso Dio e gli interlocutori privilegiati degli oranti, che devono essere sostenuti nel loro cammino verso la salvezza. Il compito dello scrittore è quindi di grande responsabilità educativa: le storie delle vite contengono messaggi differenziati a seconda dell’uditorio e delle comunità monastiche cui sono indirizzate, assumendo i connotati di trattati morali in cui si esplicano le virtù cristiane e in cui si afferma l’idea della onnipresenza della provvidenza divina a guidare l’azione umanaCfr. Henri Platelle, Le thème de la conversion à travers les oeuvres hagiographiques d''Hucbald de Saint-Amand, «Révue du Nord» 68 (1986), pp. 511-31, alla p. 516.. La visione prettamente spirituale della funzione dei santi non lascia posto a grande interesse per episodi di esorcismo, punizioni soprannaturali contro i persecutori e miracoli compiuti dai protagonisti: a parte qualche sporadico accenno ad eventi miracolosi, Ubaldo sembra scettico a proposito della necessità di raccontare i miracoli per dimostrare la straordinarietà dei santi.