Membro della dinastia dei Kotromanić, successe allo zio Stefano II nel 1353, ma essendo ritenuto troppo giovane, il padre di Tvrtko, Ladislao, governò brevemente come reggente, seguito dalla madre del ragazzo, Elena Šubić. Una volta assunto in maniera effettiva al potere, Tvrtko entrò in contrasto con il clero cattolico attivo nella sua terra, ma in seguito riappacificò i rapporti e strinse delle salde relazioni con tutte le comunità religiose del suo regno. Dopo le difficoltà iniziali, dovute alla perdita di gran parte della Bosnia a favore del suo signore supremo, il re Luigi I d'Ungheria, e la breve deposizione di vari aristocratici influenti, la capacità di manovra di Tvrtko crebbe considerevolmente. Si impossessò di alcune aree del vicino impero serbo nel 1373, dopo la morte del suo ultimo sovrano e suo lontano parente, Uroš il Debole. Nel 1377, si fece incoronare re di Bosnia e di Serbia, che si professava erede dell'estinta dinastia serba dei Nemanjić.

Mentre il regno di Bosnia continuava ad espandersi, l'attenzione di Tvrtko si concentrò sulla costa del mar Adriatico. Ottenne il controllo dell'intera regione della Bosansko Primorje (letteralmente la costa bosniaca) e delle principali città marittime della zona, fondando nuovi insediamenti e avviando i lavori di costruzione di una grande flotta, malgrado non sia mai riuscito a sottomettere i signori dei territori serbi indipendenti. La morte di re Luigi e l'ascesa al trono della regina Maria nel 1382 permisero a Tvrtko di trarre vantaggio dalla conseguente crisi di successione in Ungheria e Croazia. Dopo aspri combattimenti, dal 1385 al 1390, Tvrtko riuscì a conquistare il grosso della Dalmazia e della Croazia Centrale. Dopo la battaglia della Piana dei Merli del 1389, la sua fioca pretesa di supremazia sulla Serbia si trasformò in un'utopia, poiché i governanti locali che cercò di sottomettere divennero vassalli dell'impero ottomano, in fase di grande espansione. Fu proprio in tale contesto che quest'ultimo scatenò delle incursioni su scala minore in Bosnia, benché Tvrtko si dimostrò in grado di arginare la minaccia. La morte improvvisa di Tvrtko nel 1391 gli impedì di consolidare la supremazia dei Kotromanić sulle terre croate.

Tvrtko è ampiamente considerato uno dei più celebri sovrani medievali della Bosnia, avendo ampliato i confini del Paese al massimo, lasciato un'economia florida e migliorato le condizioni di vita dei suoi sudditi. Gli sopravvisse almeno un figlio, Tvrtko II, ma gli successe Dabiša, sotto il quale il regno fiorente di Tvrtko cominciò a decadere.

Biografia Gioventù

Tvrtko era il primogenito di Ladislao Kotromanić ed Elena Šubić e nacque probabilmente entro un anno dal loro matrimonio, celebrato nel 1337. Suo padre era il fratello del bano bosniaco, Stefano II, e sua madre la figlia del signore croato Giorgio II Šubić.. Sebbene Ladislao fosse ancora in vita, il titolo di Stefano passò direttamente in capo a Tvrtko; il motivo dell'esclusione di Ladislao dalla successione dei Kotromanić non è però chiaro.. Tvrtko, tuttavia, aveva solo circa quindici anni all'epoca,. così suo padre governò in veste di reggente. Subito dopo la sua ascesa, Tvrtko viaggiò con suo padre in vari angoli del regno per definire i rapporti con i suoi vassalli.. Elena prese il posto di Ladislao come reggente nel momento della sua morte, avvenuta nel 1354. La donna si recò immediatamente in Ungheria per ottenere il placet all'ascesa di Tvrtko da parte di Luigi I, suo signore supremo. Dopo aver ottenuto il consenso ed essere ritornata a sud, Elena indì un'assemblea (stanak) a Mile, durante la quale assieme al figlio confermarono i possedimenti e i privilegi dei nobili di «tutta la Bosnia, il Donji Kraji, la Zagorje e la Zaclumia».

La morte dello zio materno di Tvrtko, Mladen III Šubić, nel 1348 portò al declino della nobile famiglia dei Šubić e a un lungo conflitto per il predominio sulle loro terre. Nel maggio del 1355, Elena e Tvrtko marciarono con un esercito verso Delminio per reclamare la porzione spettante a Tvrtko del patrimonio di suo fratello. Fu lì raggiunto un accordo con il vice-bano della Dalmazia ai sensi del quale Tvrtko avrebbe dovuto ereditare tutte le città possedute dal nonno materno e una città che apparteneva alla zia Catarina. Tuttavia, non è noto se ne assunse poi effettivamente il possesso.. Lo Stato plasmato dallo zio di Tvrtko, Stefano, si sgretolò appena si affermò Tvrtko, circostanza che suscitò ampia soddisfazione in re Luigi, che preferiva una realtà maggiormente debole e frammentata.. Una simile politica evinceva dai continui incentivi degli ungheresi rivolti ai vassalli di Stefano di agire indipendentemente da Tvrtko, con il risultato che il giovane bosniaco sarebbe rimasto costretto a rivolgersi a Luigi per ricondurre all'obbedienza gli aristocratici. Il sovrano magiaro desiderava inoltre impossessarsi direttamente della Bosnia, ampliando le terre della corona, e nel corso del suo intero regno rivendicò ardentemente tutte le terre un tempo appartenute all'Ungheria. Approfittando della fragilità imperante all'inizio del regno di Tvrtko, Luigi si mosse per rivendicare la maggior parte del Donji Kraji e della Zaclumia occidentale fino al fiume Narenta, inclusa la prospera città doganale di Drijeva. Nel 1357, riuscì a costringere Tvrtko a recarsi in Ungheria e a cedere questi territori a titolo di dote della figlia di Stefano, Elisabetta, sposatasi con Luigi già nel 1353.. A luglio, re Luigi confermò Tvrtko e suo fratello minore Vuk come governanti della Bosnia e dell'Usora. Il Donji Kraji e la Zaclumia furono volutamente omessi dal loro titolo, con l'Usora che venne probabilmente concessa a titolo di indennizzo. Tra le condizioni imposte ai bosniaci, rientrava la necessità per uno dei due fratelli Kotromanić di essere presente alla corte di Luigi ogni volta che l'altro si trovasse in Bosnia e, infine, la promessa di impegnarsi a sopprimere l'"eretica" Chiesa bosniaca.

Asperità iniziali Si sa poco degli eventi che interessarono la Bosnia tra il 1357, quando Tvrtko iniziò a governare in autonomia, e il 1363. Si pensa che si preoccupò essenzialmente della politica religiosa in quel periodo, poiché il papato di Avignone effettuò forti ingerenze sulla Chiesa bosniaca dell'epoca. Ciò esponeva Tvrtko a grossi pericoli, perché sebbene fosse rimasto cattolico per tutta la vita, Luigi d'Ungheria poteva addurre la proliferazione eccessiva della Chiesa avignonese in Bosnia come pretesto per invaderla. La morte del vescovo Peregrino di Sassonia, sostenitore sia di Stefano II sia di Tvrtko e riconosciuto da quest'ultimo come suo "padre spirituale",. portò alla nomina di Pietro Siklósi al soglio episcopale. Il neo-eletto chierico promosse attivamente l'idea di lanciare bandiera una nuova campagna religiosa in Bosnia dopo la crociata del 1235-1241, attirandosi l'ostilità di Tvrtko. Questi tentò persino di complottare contro Pietro, ma fallì quando furono scoperte le lettere da lui indirizzate a un lettore che viveva nella residenza di Pietro, a Đakovo.. La Chiesa bosniaca, nel frattempo, sopravvisse durante il regno di Tvrtko, ma esercitò una maggiore ingerenza nella politica statale solo dopo la sua morte. Una fonte ostile a Tvrko ascrive a lui la proliferazione di altre confessioni a causa della sua eccessiva tolleranza, inclusa la Chiesa ortodossa in Zaclumia..

Appena subentrato al comando, il giovane bano aumentò notevolmente il suo potere in qualche modo. Sebbene avesse sempre accettato di sottomettersi e di giurare lealtà al re, Tvrtko si convinse che la fedeltà dei nobili del Donji Kraji prestata a Luigi corrispondente a un tradimento verso lui stesso.. Nel 1363, le frizioni sfociarono in una guerra aperta tra il bano di Bosnia e il sovrano magiaro.. Il vero casus belli non è chiaro, malgrado Luigi avesse dichiarato come pretesto la sua intenzione di eliminare gli eretici bosniaci. Ad aprile, il re aveva iniziato a radunare un esercito, mentre a maggio i funzionari della repubblica di Ragusa ordinarono ai mercanti locali di lasciare la Bosnia per via di uno scontro imminente. Un esercito guidato da Luigi in persona attaccò il Donji Kraji,. dove la nobiltà era divisa tra i sostenitori di Tvrtko e quelli di Luigi. Un mese dopo, delle armate guidate dal palatino d'Ungheria, Nicola Kont, e dall'arcivescovo di Strigonio, Nicola Apáti, colpì l'Usora. L'aristocratico Vlatko Vukoslavić disertò a favore di Luigi e gli cedette il possesso dell'importante fortezza di Ključ, mentre lo knez Vukac Hrvatinić riuscì a difendere il castello di Soko Grad nella župa di Pliva, costringendo gli ungheresi a ritirarsi. Nell'Usora, la fortezza di Srebrenik resistette a un «attacco massiccio» dell'esercito reale, che subì l'oltraggio di perdere il sigillo del re. La difesa vittoriosa di Srebrenik segnò la prima vittoria riportata da Tvrtko contro l'Ungheria.

L'unità degli aristocratici bosniaci si dissolse non appena gli ungheresi furono sconfitti, indebolendo la posizione di Tvrtko e quella di una Bosnia compatta. Nel 1364, Tvrtko, sua madre e suo fratello ottennero la cittadinanza della Repubblica di Venezia, un onore che garantiva loro asilo a Venezia in caso di necessità, ma obbligava anche Tvrtko a proteggere i mercanti veneziani. Varie carte emesse dai precedenti bani di Bosnia, confermate poi da Tvrtko al momento della sua ascesa, promettevano la medesima protezione ai mercanti ragusani. Verso la fine del 1365, tuttavia, entrambe le repubbliche si lamentarono con Tvrtko del trattamento riservato ai loro mercanti dai suoi vassalli. Evidentemente, il bano aveva perso il controllo sui suoi feudatari.. L'anarchia aumentò nel corso dei mesi e, nel febbraio dell'anno seguente, i magnati si ribellarono a Tvrtko e lo detronizzarono. Si sa poco sulle circostanze che portarono alla destituzione di Tvrtko. Accusando i magnati di tradimento «principalmente contro Dio» e se stesso, Tvrtko fuggì dalla Bosnia con sua madre. Lo rimpiazzò il fratello minore, che fino a quel momento ricopriva la carica di «bano minore». Se Vuk avesse giocato un qualche ruolo nella ribellione è incerto.

Tvrtko non si perse però d'animo e agì in maniera risoluta ed efficiente. Lui e sua madre Elena si rifugiarono alla corte reale ungherese, dove furono accolti dal vecchio nemico e signore supremo di Tvrtko, re Luigi. Apparentemente insoddisfatto della piega che avevano preso gli eventi in Bosnia, Luigi fornì a Tvrtko un aiuto (probabilmente militare) per tornare a reclamare la Bosnia.. Tvrtko tornò in Bosnia a marzo e ristabilì il controllo su una parte del paese entro la fine del mese, compreso il Donji Kraji, Rama (dove allora risiedeva), la Zaclumia e l'Usora. Per assicurarsi la lealtà dei nobili che aveva sottomesso e per dissuadere coloro che ancora sostenevano Vuk dal continuare a farlo, Tvrtko elargì una serie di concessioni; ad agosto investì Vukac Hrvatinić della carica di zupano di Pliva come riconoscimento per quanto compiuto durante la guerra del 1363 con l'Ungheria. Dopo un iniziale rapido successo, la campagna di Tvrtko affrontò una fase di rallentamento.. In quel contesto, Sanko Miltenović, sovrano della Zaclumia orientale, decise di fornire il proprio appoggio a Vuk alla fine del 1366. Durante l'anno seguente, Tvrtko costrinse Vuk a dirigersi verso sud, spingendolo infine a fuggire a Ragusa. Sanko, rimasto l'ultimo sostenitore di Vuk, si sottomise a Tvrtko alla fine dell'estate e gli fu permesso di mantenere i suoi possedimenti. I funzionari ragusani si prodigarono affinché fosse possibile stipulare una pace tra i fratelli in lotta e, nel 1368, Vuk chiese a papa Urbano V di intercedere presso re Luigi I in suo favore. Questi sforzi si rivelarono vani; solo nel 1374 Tvrtko si riconciliò con Vuk, sia pur riservando condizioni molto generose.

Conquiste in Serbia e matrimonio