La di dieci cacciatorpediniere di squadra appartenne alla Marina imperiale giapponese e cominciò a entrare in servizio nel 1937. Si trattava di navi costruite senza tenere conto dei limiti imposti dal trattato navale di Londra dell'aprile 1930, che riproponevano il modello di cacciatorpediniere armato con sei cannoni da 127 mm, numerosi tubi lanciasiluri per ordigni da 610 mm e un potente impianto propulsivo. Gli esemplari traevano inoltre beneficio dalle lezioni apprese con le classi precedenti circa solidità, robustezza e stabilità dello scafo; problemi riguardanti il raggio di virata e malfunzionamenti tecnici delle nuove turbine furono risolti con successo entro il 1941, mentre la modestia dell'autonomia, in caso di battaglie e manovre di combattimento, rimase sempre insoddisfacente.
Organizzati in tre divisioni e mezzo poche settimane prima della guerra in Estremo Oriente contro gli Alleati, gli Asashio parteciparono a tutte le più importanti operazioni anfibie e aeronavali dei primi mesi di ostilità, contribuendo alle vittorie dello Stretto di Badung e del Mare di Giava (febbraio 1942); vari esemplari subirono comunque danni piuttosto gravi, tali da tenerli fuori servizio per lunghi periodi, e l' fu perduto nelle acque delle isole Aleutine. Con la campagna di Guadalcanal dell'agosto 1942-febbraio 1943 emersero chiaramente i difetti insiti nel progetto, ovvero la scarsa importanza attribuita alla contraerea e alla lotta antisommergibile, nonché la mancanza di efficienti sensori. L'inizio del 1943 fu anzi catastrofico per la classe, che perse in rapida successione lOshio (vittima di un sommergibile), il capoclasse Asashio e lArashio (fatti a pezzi dall'United States Army Air Forces nella battaglia del Mare di Bismarck), il Minegumo (crivellato dal fuoco navale radarguidato). I giapponesi tentarono di porre rimedio con cicli di potenziamento, arrivando a rimuovere una delle torrette con pezzi da 127 mm per fare posto a svariate installazioni di cannoni contraerei da 25 mm; dalla fine del 1943-inizio del 1944 comparirono apparati radar sulle alberature e la scorta di bombe di profondità fu più che raddoppiata. I quattro superstiti esemplari parteciparono dunque alla battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno 1944) e poi alla battaglia del Golfo di Leyte, durante la quale lo Yamagumo, lAsagumo e il Michishio colarono a picco con gravi perdite in vite umane. Il rimase perciò l'unico rappresentante della classe e, fuggito dalle Filippine, accompagnò la grande nave da battaglia nella suicida operazione Ten-Go: a dispetto della profusione di contraerea leggera, fu ripetutamente colpito e ridotto a un relitto fiammeggiante, tanto che un altro cacciatorpediniere lo finì con un siluro il 7 aprile 1945, dopo averne tratto in salvo l'equipaggio.
Progetto Con la ratifica del trattato navale di Londra dell'aprile 1930, l'Impero giapponese dovette abbandonare il programma di intensive costruzioni dei cacciatorpediniere , iniziato con la classe Fubuki e proseguito con la classe Akatsuki; si trattava di navi assai bene armate con sei cannoni da 127 mm e nove tubi lanciasiluri da 610 mm, specializzate nei combattimenti di superficie diurni e notturni.. Nella prima metà degli anni trenta, pertanto, la Marina imperiale immise in servizio le classi Hatsuharu e Shiratsuyu rispettose dei limiti di tonnellaggio imposti dal trattato, ma afflitte da problemi di stabilità, tenuta del mare, ergonomia degli spazi ed eccessivi pesi, dovuti alla pressante volontà di mantenere un elevato numero di armi su scafi relativamente leggeri: le problematiche rilevate furono tali da costringere a un'estesa ricostruzione delle unità, che per gli Hatsuharu significò inoltre la perdita di un terzo della dotazione lanciasiluri..
Queste due serie di cacciatorpediniere lasciarono dunque insoddisfatti i vertici dello stato maggiore generale della Marina, che optarono per ritornare al concetto di cacciatorpediniere Tipo speciale pur di disporre di navi prestanti e affidabili. A cavallo tra 1933 e 1934 cominciò la progettazione di un nuovo gruppo di cacciatorpediniere senza tenere in conto le restrizioni del patto di Londra, i cui termini sarebbero spirati solamente il 31 dicembre 1936: le alte sfere non si preoccuparono, però, di tale ostacolo. La nuova classe Asashio adottava uno scafo più lungo di 9 metri, aggiungeva 300 tonnellate al dislocamento standard e implementava le misure correttive volte a salvaguardare equilibrio e stabilità; mantenne l'armamento silurante su otto tubi da 610 mm che gli Shiratsuyu avevano introdotto, organizzati in due impianti quadrinati, mentre la dotazione d'artiglieria si rifece ai Fubuki. Inoltre fu la prima classe nella Marina imperiale a montare su tutti gli esemplari i nuovi cannoni contraerei Type 96 da 25 mm, due coppie su ognuno. L'apparato propulsore fu infine rivisitato e dotato di macchine più robuste e potenti, che garantirono un'alta velocità massima a dispetto dell'incremento di peso. Nel 1935, alla conclusione dei lavori tecnici, gli Asashio si presentavano come veloci, eleganti e solide unità siluranti, tanto da divenire il modello ideale per le successive due classi di cacciatorpediniere..
Caratteristiche generali Scafo e dotazioni
I cacciatorpediniere tipo Asashio presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 111 metri, alla linea di galleggiamento di 115 metri e una lunghezza fuori tutto di 118,26 metri. La larghezza massima dello scafo ammontava a 10,35 metri e il pescaggio era un poco aumentato a 3,66 metri./3,69 metri in conseguenza della crescita dei pesi: il dislocamento standard era infatti di tonnellate. Alle prove in mare fu quindi riscontrato un dislocamento a pieno carico di tonnellate o di tonnellate. All'entrata in servizio l'equipaggio di ogni nave era formato da 200 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai, poi portati a 230 effettivi entro il 1944.
Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame sulla destra e a babordo della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra tripode di altezza inferiore, che si elevava dall'alloggiamento dei siluri di ricarica sistemato dietro alla torretta sopraelevata di poppavia. Al centro dello scafo, immediatamente dietro il secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro..
Impianti propulsivi L'apparato motore degli Asashio si rifaceva a quello delle classi precedenti, a sua volta mutuato con qualche modifica dagli impianti in uso sugli Akatsuki. Si componeva di tre caldaie Kampon e di due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. I condotti di scarico erano convogliati in due fumaioli, uno anteriore di grandi dimensioni che serviva due caldaie, uno posteriore meno largo e dedicato alla terza... Il modello Kampon era uguale a quello in uso sugli Shiratsuyu, ma era stato sottoposto ad alleggerimento e tarato nuovamente per operare al massimo regime: sviluppava una pressione di 312,4 psi (22 kg/cm²) e produceva vapore surriscaldato alla temperatura di 572° F (300 °C).. La potenza totale erogata ammontava dunque a shp, com'era stato per i cacciatorpediniere Tipo Speciale, e garantiva una velocità massima di 35 nodi o 66,5 km/h, nonostante le accresciute dimensioni e massa degli Asashio. L'impianto era alimentato a olio combustibile, la cui riserva di bordo ammontava a 500 tonnellate, e permetteva di percorrere miglia nautiche alla velocità di crociera di 10 nodi (poco più di chilometri a 19 km/h); a 18 nodi l'autonomia calava a miglia nautiche ( chilometri alla velocità di 34,2 km/h) ma alla massima andatura cadeva ad appena 960 miglia, ovvero meno di chilometri.
Armamento
La dotazione d'artiglieria tornò a essere articolata su sei cannoni Type 3 da 127 mm lunghi ciascuno 50 calibri (L/50), distribuiti in tre torrette binate Type C che erano state mantenute dagli Shiratsuyu – più precisamente si trattava di tre affusti completamente chiusi, la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge. Una torre era installata a prua dinanzi alla torre di comando, le altre due erano sovrapposte e si trovavano verso poppa, dietro il secondo apparato lanciasiluri e il relativo magazzino per gli ordigni di scorta... Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi. La torretta Type C che ospitava i pezzi era manovrata da un equipaggio di sedici uomini e aveva un alzo compreso tra -7° e +55º: ciò significava una limitazione di 25° rispetto ai precedenti impianti Type B, dopo la constatazione che il rateo di fuoco del cannone e la velocità di brandeggio di tale installazione erano insufficienti per un reale impiego contraereo. Il Type 3 si confermò comunque un'eccellente arma contro bersagli di superficie, sebbene saltuariamente fossero denunciati alcuni problemi di dispersione delle salve. Ciascuna delle tre torrette era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò permise di velocizzare i tempi di caricamento e ottenere un fuoco più sostenuto. Inoltre il modello erano impenetrabile ai gas venefici.. Le torri erano equipaggiate con propri dispositivi di visione e, per l'ingaggio di unità nemiche, facevano riferimento ai dati forniti da un telemetro Type 90 da 3 metri, installato sulla cima della camera di combattimento dei siluristi (sopra alle sovrastrutture prodiere).