Pontedécimo (Pontedêximo in ligure, spesso scritto con arbitraria abbreviazione "PonteX") è un quartiere genovese della val Polcevera, posto al limite settentrionale del territorio comunale, alla confluenza dei torrenti Verde e Riccò, convenzionalmente considerata l'inizio del torrente Polcevera.
Comune autonomo fino al 1926, quando insieme ad altri diciotto comuni del genovesato fu inglobato nel comune di Genova, per costituire la cosiddetta Grande Genova, nella ripartizione amministrativa del comune fu dapprima una "delegazione" e poi una "circoscrizione", comprendente anche un altro ex comune autonomo, San Quirico. Nella nuova ripartizione in vigore dal 2005 è una "unità urbanistica" del Municipio V Valpolcevera.
Geografia fisica L'unità urbanistica di Pontedecimo, estesa per , di cui circa metà urbanizzati, ha una popolazione di abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2022).
Territorio Pontedecimo confina a levante con il comune di Serra Riccò, a nord con il comune di Mignanego, a ponente con i comuni di Campomorone e Ceranesi, a sud con San Quirico, che fa parte dello stesso Municipio V Valpolcevera.
L'area di Pontedecimo comprende una piccola porzione nel fondovalle della val Polcevera intorno alla confluenza dei torrenti Verde e Riccò, nei pressi della quale sorge il centro abitato, e la collina di Cesino, che divide le valli dei due torrenti. Fanno parte del quartiere un breve tratto su entrambe le sponde del Polcevera a valle della confluenza e il tratto finale del torrente Verde fino al confine con i comuni di Ceranesi e Campomorone. Nella valle del torrente Riccò fa parte di Pontedecimo solo l'ultimo tratto in sponda destra: l’asse del torrente divide infatti il comune di Genova da quello di Serra Riccò, a cui appartiene tutto il versante sinistro della valle fino al confine con il comune di Mignanego.
Cesino Cesino è una frazione collinare di Pontedecimo di antichissima origine, sparsa sulla costiera che separa le valli dei torrenti Riccò e Gioventina (affluente del Verde) e risale fino al passo della Bocchetta. L'abitato sorse a margine della via Postumia, che risaliva questa dorsale per raggiungere i valichi appenninici. Il nome del paese, citato per la prima volta in un documento notarile del 1040, deriva dal termine ligure çëxin (piccolo ciliegio) a testimonianza di un'antica vocazione per la frutticoltura.
Origini del nome Secondo la tradizione il toponimo Pontedecimo, uno dei pochi di origine romana a Genova, deriverebbe dalla locuzione Pons ad decimum miliarium o Pons ad decimum lapidem ab Januensi Urbe (cioè il punto dove sorgeva la decima pietra miliare da Genova), che indicava il luogo in cui sorgeva un ponte che attraversava il torrente Riccò, che alcuni storici locali del passato indicavano, peraltro senza effettivo riscontro, come l'attuale piazza Pontedecimo.Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
Storia Origini Il borgo antico di Pontedecimo fu uno dei primi insediamenti nel fondovalle del Polcevera, sorto nei pressi di un ponte sul torrente Riccò, su cui passavano gli antichissimi percorsi che valicando l'Appennino ligure collegavano Genova con la pianura padana, o attraverso le Capanne di Marcarolo o il piano di Reste, nei pressi dell'attuale passo della Bocchetta, utilizzati fino al XVIII secolo, quando venne aperta la "strada Cambiaggia", prima strada di fondovalle lungo la sponda sinistra del Polcevera.
Proprio in corrispondenza del ponte, infrastruttura strategica al crocevia di questi importanti percorsi, fin dall'epoca preromana si formò il primitivo borgo, composto da case in cui si svilupparono alcune attività commerciali, artigianali e ricettive sorte come strutture al servizio dei viaggiatori in transito.
Il borgo antico
Il borgo per la sua posizione di crocevia assunse una certa importanza come centro di via fin dall'epoca preromana; nel Medioevo, all'epoca delle Crociate e dei pellegrinaggi in Terra santa e verso Santiago di Compostela, si sviluppò ulteriormente attorno alla cappella di San Giacomo, costruita nel 1167 e dipendente dalla pieve di San Cipriano, espandendosi nelle zone circostanti.
Dal borgo medioevale, popolato da botteghe, laboratori artigiani e osterie, si sviluppò il paese come lo si vede ancor oggi, sovrastato a monte da un lato dall'antico abitato di Cesino e dall'altro dall'ex capoluogo comunale San Cipriano (oggi frazione di Serra Riccò), ben visibile sul versante sinistro della valle con il suo alto campanile.
Presso il ponte nell'Alto Medioevo fu costruito un fortilizio, distrutto nel Trecento, nel corso dei sanguinosi scontri tra guelfi e ghibellini che sconvolsero a più riprese tutta la Val Polcevera.
A dare impulso allo sviluppo del borgo fu nel 1585 l'apertura della strada della Bocchetta. Si trattò di un'espansione residenziale e urbanistica accompagnata dalla parallela fondazione di organismi civili e religiosi, che attestavano la ormai raggiunta unitarietà e consistenza della popolazione locale.
Queste strutture comprendevano la sede operativa del Capitano di Polcevera, istituita nel 1585 nella casa dove successivamente nascerà la venerabile Chiara Isabella Gherzi (Pontedecimo 1742 - Gubbio 1800), un ospitale per i viandanti, operante dal XII secolo fino al 1775, quando fu demolito per l'ampliamento della strada di fondovalle, l'oratorio della Morte e Orazione, costruito agli inizi del XVI secolo, e quello della dottrina Cristiana nel secolo successivo.
Infine, nel 1640 i frati cappuccini, con l’aiuto della popolazione locale, vi costruirono il loro convento. Il borgo, trovandosi sulla principale via di accesso a Genova, fu più volte luogo di passaggio di eserciti, subendone le nefaste conseguenze, in particolare durante l'assedio di Genova del 1746-1747 e l'occupazione napoleonica nel 1800.
L'Ottocento (industrializzazione e sede comunale)
Durante il governo sabaudo furono costruite la strada carrozzabile dei Giovi, inaugurata nel 1821 e la linea ferroviaria Genova-Torino, aperta nel 1854, con la relativa stazione ferroviaria, dotata anche di un deposito locomotive.Questa linea ferroviaria aveva una forte pendenza, che inizialmente rese necessario l'impiego di una seconda locomotiva nel tratto Pontedecimo-Busalla. Il problema fu poi risolto con l'utilizzo di una locomotiva più potente, detta "Mastodonte", che da sola riusciva a trainare i convogli nel tratto in salita (Approfondimenti sul sito della ). All'epoca della costruzione della strada dei Giovi, proprio al bivio tra questa e l'antica strada della Bocchetta fu aperta la piazza Regina Margherita (attuale piazza Pontedecimo), che divenne subito la sede di fiere e mercati, oltre che capolinea della linea tranviaria della val Polcevera.
Nel 1853 la municipalità venne trasferita da San Cipriano a Pontedecimo; il nuovo palazzo municipale, costruito nella seconda metà dell'Ottocento, sarà inaugurato nel 1882. Nel 1857 anche la chiesa di San Giacomo Maggiore fu eretta in parrocchia distaccandosi da quella di San Cipriano, di cui era una succursale. I confini del comune di Pontedecimo vennero modificati nel 1869, per il distacco dell'ex sede comunale di San Cipriano aggregata al comune di Serra Riccò, e nuovamente nel 1889, con l'acquisizione della località Torre dal comune di Ceranesi.
Pontedecimo conobbe il suo maggiore sviluppo demografico nella seconda metà dell'Ottocento, con l'insediarsi in loco, per la ricchezza delle acque, di molte attività industriali legate all'arte molitoria (pastifici), alla siderurgia, alla meccanica, all'industria dolciaria ed alla tessitura. Allo sviluppo economico e sociale di Pontedecimo diede un grande impulso la realizzazione delle citate infrastrutture stradali e ferroviarie, che consentivano l'interscambio di materie prime e prodotti finiti. Come in tutta la val Polcevera, queste attività industriali si sostituirono all'agricoltura sulla quale si era basata per secoli l'economia della zona, portando benessere ma anche i problemi derivanti dall'inquinamento.
Così il Goffredo Casalis descriveva l'economia del paese nel 1849, pochi anni prima dell'inaugurazione della linea ferroviaria e del trasferimento della sede municipale.
Verso la fine dell'Ottocento furono fondate la "Fratellanza" (società operaia di ispirazione socialista, fondata nel 1872) e la "Società Operaia Cattolica" (1879). Ai primi anni del Novecento risalgono la fondazione della Pubblica Assistenza Croce Verde (1908), dell'Unione Sportiva Pontedecimo (1907) e del ricreatorio San Luigi Gonzaga (1909) con la sezione sportiva Fulgor.
L'annessione alla Grande Genova Il comune di Pontedecimo venne annesso a Genova nel 1926 quando i confini della città vennero ridisegnati ed ampliati inglobando diversi comuni (ad ovest sino a Voltri, ad est sino a Nervi e a nord sino a Pontedecimo stesso), raggiungendo una notevole estensione con la creazione della Grande GenovaRegio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74. Nella ripartizione amministrativa del comune di Genova Pontedecimo divenne una "delegazione", alla quale venne accorpato anche l'ex comune di San Quirico con la sua frazione San Biagio.
Nel 1934 fu inaugurato l'ospedale, intitolato al benefattore Andrea Gallino. Sempre nello stesso anno, nei pressi della piazza Regina Margherita, fu iniziata la costruzione di una "casa littoria", mai completata e demolita negli anni duemila per creare un piccolo giardino pubblico con parco giochi. Nel secondo dopoguerra l'espansione edilizia conseguente all'aumento di popolazione (dai 3870 del 1883 ai circa 8000 attuali) ha finito per occupare quasi tutti gli spazi verdi intorno al primitivo borgo; Pontedecimo si è ingrandito nella valle del torrente Verde, arrivando a formare un'unica conurbazione con il vicino centro di Campomorone, nella valle del torrente Riccò fino alla località Rimessa, al confine con il comune di Mignanego ed in parte anche sul versante collinare di San Cipriano.
Nell'ultimo scorcio del XX secolo è stato edificato nel quartiere il secondo carcere della città di Genova.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Casa della Beata Chiara Questo edificio si trova nel cuore del borgo antico e nel XVI secolo fu la sede del Capitanato di Polcevera, istituito nella seconda metà del Cinquecento, come narrano le notizie storiche ufficiali. In questa casa il 23 ottobre 1742 nacque la venerabile Chiara Isabella Gherzi, che sarebbe diventata monaca clarissa, morta a Gubbio il 27 ottobre 1800 nel monastero della SS. Trinità, dove era badessa. Sulla facciata si trova una targa rievocativa, fatta collocare nel 1900 dall'amministrazione comunale di Pontedecimo in occasione del centenario della morte.
Cimitero di Cesino
Il cimitero comunale a servizio del quartiere sorge sulla collina di Cesino. La parte monumentale risale all'Ottocento e fu ingrandita a partire dal 1875, anno in cui divenne il cimitero dell'allora comune di Pontedecimo, poiché non fu più possibile utilizzare il cimitero di San Cipriano dopo che questa frazione era passata, nel 1869, al comune di Serra Ricco.. Notevoli le tombe di famiglia degli industriali polceveraschi Santo Dasso (azienda di maglieria fondata a Pontedecimo nel 1885, utilizzando le strutture di un antico mulino ad acqua costruito nel 1810) e Montanella (ferriere), il monumento ai militari caduti nella Prima e nella seconda guerra mondiale e la cripta dedicata ai Partigiani, di cui molti caduti a Passo Mezzano, Isoverde e alla Benedicta.
Architetture religiose
Chiese cattoliche parrocchiali A Pontedecimo si trovano oggi tre chiese cattoliche parrocchiali, che fanno parte del vicariato "Pontedecimo-Mignanego" dell'arcidiocesi di Genova. Oltre alle tre chiese parrocchiali esistono nel quartiere quella annessa al convento dei frati cappuccini, dedicata a sant'Antonio di Padova e, proprio al confine con il comune di Mignanego, la cappella di Nostra Signora delle Vigne.
Chiesa di San Giacomo Maggiore