Vita e opere Marco Marcola, detto anche Marcuola, nacque a Verona figlio del pittore Giambattista, fu un pittore di vari generi e di vasta produzione, diffusa principalmente in area veneto-lombarda. Fu un pittore a 360 gradi, lo storico settecentesco Luigi Lanzi lo definì:
I suoi lavori spaziarono dagli affreschi fino alla decorazione di insegne, mobili, portantine e gondole, ma più che altro fu richiesto per le sue tele di genere popolaresco. Tutta la famiglia Marcola si diede alla professione pittorica, i figli di Giambattista, Nicola, Francesco e Marco furono pittori. In particolare Nicola fu aiuto di Marco per gli affreschi e Francesco un pittore quadraturista. Anche la figlia di Giambattista, Angela, dipinse quadri di carattere devozionale. Marco fu anche un apparatore di feste, scenografie e fuochi d'artificio.
Marco Marcola iniziò la sua carriera decorando ville nel comprensorio veronese, il suo stile è stato considerato molto simile, sia per lo stile che per i temi trattati, a quello del veneziano Giandomenico Tiepolo, anche se in nessun documento si parla di un eventuale conoscenza tra i due pittori veneti.
Il Lanzi dice: "non so chi avesse avuto maestro", mentre nel tomo Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, del 1844, Attilio Zuccagni-Orlandini, lo mette in una lista di ben dieci pittori veronesi allievi di Antonio Balestra, anche se pare poco verosimile dato che il Balestra è morto nel 1740, anno di nascita dello stesso Marcola,anche John Thomas James in The Italian schools of painting: with observations on the present state of the art, J. Murray, 1820, lo indica come allievo del Balestra a meno che non si accetti la sua data di nascita al 1725 come fanno alcuni autori ottocenteschi.
Anche sulla data di morte vi sono diverse versioni, una delle quali lo vuole morto nel 1790 a Venezia.Mostra di disegni veneziani del Sei e Settecento, Olschki, 1951, p. 48 Tra il 1762 e il 1764 sposò Marianna (o Anna Maria) Zenti, da cui ebbe quattro figli, tra cui Giustina Marcolla (1774-1846), sposata nel 1804 con l'impiegato del tribunale Luigi Benaglia.
Il pittore veronese Antonio Pachera è ricordato come suo allievo e collaboratore.
Opere a Verona Decorò, nella sua città natale, con affreschi il piano nobile di Palazzo Emilei-Forti, altri affreschi si trovano a Casa Ferruzzi e a Palazzo Carli.
Dipinse anche in affresco il soffitto della Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, e quella della Chiesa di San Pietro in Monastero
Ma una delle sue opere particolarmente apprezzate è l'affresco della volta del Palazzo del Seminario Maggiore di Verona, dove sono rappresentate le costellazioni, descritto da Giovanni Battista da Persico nel suo tomo Descrizione di Verona e della sua provincia (1820). Le costellazioni il fiume Eridano l'Idra il Sestante i Leoni, maggiore e minore l'Orsa Maggiore Boote con i Levrieri Ercole che uccide Cerbero il Cuore di Carlo II e la Corona Boreale la Lira il Cigno Pegaso il Delfino la testa di Ophiuco l'Ariete il Toro parte della Balena l'Indiano il Centauro che trafigge il Lupo la coda dello Scorpione e parte della Bilancia la Nave i Gemelli la famiglia di Cefeo Andromeda Cassiopea Perseo e Medusa il Dragone il Cocchiere con la Capra il gigante Orione il Liocorno la Giraffa la Fenice la Mosca la Lince l'Altare la Corona australe i Triangoli australe e boreale la Lucertola il Camaleonte la Volpe la Quercia la Lepre il Serpente la Gru il Pavone il Tucano il Corvo la Colomba l'Avvoltoio la Croce del Sud la Saetta l'Orsa minore i Pesci il Pesce Volante il Pesce Spada il Sagittario
Opere fuori Verona Alcune sue scenette tiepolesche decorano Villa Pellegrini Marioni Pullè a Chievo e Villa Bernini Buri di San Michele Extra, altri suoi affreschi si trovano a Palazzo Canossa nella frazione di Grezzano, nei pressi di Mozzecane, Marco e il fratello Nicola sono impegnati dal 1765 al 1778 nella decorazione a fresco di Villa Dionisi, a Cerea, sempre insieme al fratello, lasciò due tele per la Chiesa dei Santi Biagio, Fermo e Rustico, un affresco nella chiesa parrocchiale di Bardolino, un affresco si trova anche nella Chiesa parrocchiale di Cavalo a Fumane, quattro grandi tele si trovano nella Chiesa di San Gregorio Magno a Veronella. A Rovereto si possono ammirare loro lavori presso Palazzo Alberti Poja, che si trova accanto al Mart.
A Brescia, in una sua tarda decorazione a fresco, del 1791, per palazzo Fè, Marcola ha rappresentato scene di soggetto mitologico Fatti dell'Eneide, L'Olimpo e il Mito di Icaro, mentre nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso una tela con L'Eterno Padre e la Purità personificataAlessandro Sala, Pitture ed altri oggetti di belle arti di Brescia, F. Cavalieri, 1834, p. 89.
Pittura di genere Marco Marcola fu però ancora più famoso per le sue tele con pitture di genere, in particolare dedicate al genere carnascialesco, molti di questi quadri sono di sua mano ma la maggioranza sono attribuzioni moderne. Fra quelli più esemplari si possono citare la Scena di teatro della commedia dell'arte nell'Arena di Verona, del 1772 e varie mascherate. Le più celebri riguardano il Maccaron Maggiore o Capo dei Maccheroni, il predecessore del Papà del Gnoco l'attuale sire del Carnevale veronese il "Bacanàl del Gnoco" nel suo costume rosso, pancia prominente, barba e capelli bianchi, un cappello con sonagli e mantello, il suo scettro, e il forchettone con il gocco. Sire della festa veronese chiamata Bacanal del Gnoco sfilata in maschera di tutta la sua corte e gente festante.
Di questo, ormai estinto, personaggio il Marcola ha lasciato molti dipinti, alcuni dei quali nella citata Villa Canossa di Grezzanoe molti bozzetti che si trovano oggi nel Museo dei Disegni di Museo di Castel Vecchio, preparatori di una serie di affreschi e datati 1771.
Altre tele descrivono la vita nel Settecento degli ebrei veneti, celebre il Matrimonio ebraico e la Circoncisione. Al Marcola sono attribuite anche quattro tele che si trovano al Museo Teatrale di Trieste, con i Travestimenti di ArlecchinoArte in Friuli, arte a Trieste, Volumi 16-17, Facoltà di lettere e filosofia, Università di Trieste, Arti Grafiche Friulane, 1997, p. 376, che vanno restituite al legittimo autore Giovanni Domenico FerrettiUn'altra ipotesi è quella riferita nel saggio Pitture, disegni e stampe del '700: Dalle collezioni dei Civici musei di storia de arte de Trieste, Electa, 1972, p. 24. Dove l'autore Decio Gioseffi propende per attribuire al Marcola queste quattro tele come ad una copia che il pittore veronese abbia tratto dagli originali del Ferretti, conosciuti in Veneto attraverso le incisioni di Francesco Bartolozzi, allievo del pittore fiorentino, ma i soggetti incisi da Bartolozzi non corrispondono a quelli del Museo triestino.Franco Morettini, Gian Domenico Ferretti: un pittore fiorentino e la Commedia dell'Arte in "DEA", sett. 2000
Note
Bibliografia Leonia Romin Meneghello, Marco Marcola, pittore veronese del Settecento, Verona, Centro per la Formazione Professionale Grafica, 1983 Francesca Flores d'Arcais, Giuseppe Pavanello, Gli affreschi nelle ville venete dal Seicento all'Ottocento, Editore Alfieri, 1978
Voci correlate Villa Pellegrini Marioni Pullè
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