La basilica di Santa Maria in Aracoeli è una chiesa di Roma, situata sul colle del Campidoglio.
Storia
La chiesa, il cui nome originario era Santa Maria in Capitolio, faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andavano in rovina.
Denominazione
Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva essere entrato da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, secondo cui la chiesa sarebbe sorta là dove Augusto avrebbe avuto la visione di una donna con un bambino in braccio e avrebbe udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». La sibilla fu interpellata e spiegò che si trattava di Maria, madre di Gesù, come si dice nei Mirabilia:
Storia
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sullArx, una delle due alture del Colle Capitolino. L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.
La prima costruzione risale al VI secolo. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta del XX secolo.
In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa Maria in Capitolio la proprietà sul montem CapitoliiPrivilegio di Anacleto II, citato in Santa Maria in Aracoeli (vedi Bibliografia 1) sono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può immaginare come poco più che viottoli scoscesi): la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata, che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra; la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata); la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.
Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo palazzo Senatorio).
Nei decenni della contesa tra guelfi e ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai francescani, ordine dei tempi nuovi.
Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (dapprima verso il Palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio ricavati da ciò che rimaneva della scalinata del Tempio di Serapide al QuirinaleArmellini M., Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, 1891, pp. 378-379; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo.
Più della basilica papale di San Pietro e della cattedrale di San Giovanni, dedicate a celebrare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, in particolare il vicino Senato.Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, vice comandante della Lega Cattolica contro i Turchi sotto il comando di Don Juan d'Austria, per festeggiare la vittoria nella battaglia di Lepanto (per l'occasione fu costruito il soffitto che possiamo ammirare tutt'oggi). Qui si svolge, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. Nell'Aracoeli, inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia urbana e la Guardia civica scelta prima, la Guardia palatina d'onore poi.
Durante l'occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s'impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla: gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano andarono distrutte. I restauri cominciarono già nel 1799, il tempietto di S. Elena fu ricostruito nel 1833 e il nuovo organo del coro donato dal principe Carlo Torlonia fu inaugurato nel 1848cfr. Carta e Russo, Santa Maria in Aracoeli cit., pag. 57..
Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, che vi insediò caserma e comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa (oltre alla cosiddetta Torre di Paolo III) e le preesistenze romane e medioevali del sito.
Descrizione
L'interno ha tre navate con archi a tutto sesto, un transetto poco sporgente, ed è dotato di tre cappelle absidali terminali. La sua architettura, risalente al rifacimento dei frati francescani iniziato nel 1250 circa e rivestita in gran parte con decorazioni barocche, è quella tipica del gotico romano, con una rivisitazione in chiave duecentesca degli schemi e stilemi classici.. Il soffitto ligneo a cassettoni è del XVI secolo, il pavimento cosmatesco, conservato salvo gli inserti di lastre tombali, del XIII secolo.
Sono molti i tesori presenti nella chiesa. In controfacciata, alla sinistra del portale principale, è esposto il monumento funebre del Cardinale Ludovico d'Albret, bella opera di Andrea Bregno del 1465. Ancora a sinistra è stato appoggiata alla parete la lastra tombale dedicata a Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, originariamente posta sul pavimento, scolpita da Donatello nel 1433.
Più avanti, addossato alla quarta colonna di sinistra, è presente un altare con la Madonna col Bambino e dedicante detta popolarmente Madonna del Rifugio (scuola viterbese del XV secolo); di fronte, simmetricamente, un altro altare dedicato a san Giacomo della Marca (molto meno frequentato). Più avanti, dietro le ultime colonne destra e sinistra della navata principale, sono conservati due bellissimi pergami cosmateschi risalenti all'inizio del XIII secolo e attribuiti ai Cosmati Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo.
Cappelle Seguendo la pianta qui a fianco, questo è lo schema delle cappelle: Navata sinistra Cappella 1 - dell'Immacolata Concezione, donata da Paolo III Farnese a Gregorio Serlupi, il cui stemma campeggia nella cupola. Ciclo di affreschi manieristi attribuiti a Francesco Pichi. Metà XVI secolo. Cappella 2 - del Presepio, costruita nella seconda metà del XVI secolo, ma profondamente alterata per la costruzione del Vittoriano. Le figure, commissionate allo scultore padovano Luigi Ceccon dal duca Grazioli e donate nel 1863, prima di essere installate furono esposte a palazzo Grazioli con gran concorso di popolo.Antonello Nave, Lo scultore Luigi Ceccon (1833-1919), in «Padova e il suo territorio», XXXVIII, 222, aprile-maggio 2023, pp. 19-23. A Natale vi veniva esposto, prima di essere rubato, il Bambino dell'Aracoeli. Cappella 3 - di sant'Antonio da Padova, sotto il patronato degli Albertoni (famiglia alla quale appartenne la beata Ludovica Albertoni), con le tombe di famiglia e un Sant'Antonio di Benozzo Gozzoli sull'altare. Cappella 4 - di Sant'Anna, ridipinta nell'Ottocento. Cappella 5 - di San Paolo, sotto il patronato dei Della Valle, accoglie le Storie di san Paolo dipinte dal Pomarancio. Cappella 6 - dell'Ascensione, ricavata utilizzando una parte della precedente per volontà di Vittoria Orsini Frangipani, moglie di Camillo Pardo Orsini (busto già attribuito a Martino Longhi il Vecchio e ora avvicinato allo stile di Pier Paolo Olivieri). Cappella 7 - di San Michele arcangelo, passata attraverso vari proprietari; gli ultimi, i marchesi Marini Clarelli di Vacone, riutilizzarono le tombe e "sfrattarono" i ritratti degli antichi titolariSono stati ritrovati, e collocati a Palazzo Braschi, quelli di Faustina Attavanti (m. nel 1544) e del cardinale Francesco Maria Mancini (Si veda in Carta e Russo cit., p. 128).. Cappella 8 - di Santa Margherita da Cortona; le due tele laterali (1732), con scene della vita della santa, sono di Marco Benefial. Cappella 9 - della Madonna di Loreto. Apparteneva in origine ai Colonna, e ospitava un mosaico duecentesco che fu poi staccato e trasferito nel Palazzo Colonna ai Santi Apostoli, dove ancora si trova. Gli affreschi sono di Marzio Ganassini. Transetto 10: tempietto ottocentesco nei pressi del pulpito di sinistra, dedicato a Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino. Il tempietto ricopre un altare medioevale (visibile attraverso un cristallo), costruito secondo la leggenda dove Augusto aveva avuto la sua visione. 11 - Cappella del Bambinello. 12 - Cappella di San Gregorio Magno, con tela sull'altare del calabrese Vincenzo Milione (1771). Vi è sepolto il celebre compositore Emilio De' Cavalieri. 13 - Altare maggiore: vi è venerata un'icona bizantina dell'X-XI secolo, raffigurante la Madonna. Nel transetto sinistro troviamo la Tomba del Cardinale Matteo d'Acquasparta (morto nel 1302), ambasciatore di Bonifacio VIII e ministro generale dei frati minori. Il monumento fu realizzato da Giovanni di Cosma mentre l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino e santi è attribuito a Pietro Cavallini. Nel transetto destro è invece collocato un monumento funebre scolpito da Arnolfo di Cambio (fine XIII secolo). 14 - Altare del Sacramento Navata destra Cappella 15 - di santa Rosa da Viterbo:. Cappella 16 - di san Francesco; dietro, l'oratorio dell'Immacolata Concezione Cappella 17 - di san Pasquale Baylon: qui è stato di recente scoperto un affresco della fine del XIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Battista, attribuito a Pietro Cavallini e Jacopo Torriti. 18 - ingresso antico verso il Campidoglio; accessibile ancora oggi dalla scalinata sulla sinistra del Palazzo senatorio. La Madonna col Bambino nella lunetta è attribuita a Jacopo Torriti. Nel passaggio che conduce all'esterno, sono presenti la Tomba di Cecchino Bracci (morto nel 1545) disegnata da Michelangelo e la Tomba di Pietro Manzi, vescovo di Cesena, di Andrea Sansovino (1504). Cappella 19 - di San Lorenzo e San Diego d'Alcalà. Originariamente dedicata a San Lorenzo, fu del secondo ramo della famiglia Cenci dal 1411 (Giovanni di Lello di Alessio Cenci) che ne ottenne lo juspatronato. Nel 1597 fu restaurata da mons. Gaspare Cenci, vescovo di Melfi. Dal 1610 fu dedicata anche a San Diego di Alcalà su richiesta dei frati francescani. Decorazione pittorica: volte e lunette “vita di san Diego” di Avanzino Nucci (1552/1629); pareti “miracoli del santo” di Vespasiano Strada (1582/1622). La pala d'altare raffigura san Diego d'Alcalà di Giovanni De Vecchi (1536/1615). Ivi è sepolto Baldassarre Cenci juniore (1710-1763) cardinale di Santa Maria in Aracoeli, già governatore di Benevento. Cappella 20 - di san Pietro d'Alcántara