Cuggiono (Cugiònn in dialetto milaneseortografia classica, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia.
Geografia fisica Territorio Il territorio di Cuggiono confina a nord con il comune di Buscate, a sud con l'abitato di Casate (frazione di Bernate Ticino), a est con il comune di Inveruno e a ovest con la frazione di Castelletto, grazie alla quale il territorio cuggionese giunge al Naviglio Grande e poi al Ticino. Fa inoltre parte del territorio del Parco del Ticino in Lombardia, confinante a ovest col Piemonte, dal quale è separato dal fiume Ticino.
Geologia e idrografia
Il territorio del comune di Cuggiono è situato a 157 m s.l.m. mentre degrada di circa 10 m in presenza della frazione di Castelletto, giungendo sino alle rive del Naviglio che attraversa l'abitato. Il Ticino è il principale corso d'acqua al quale il territorio comunale giunge.
Sismologia Dal punto di vista sismico Cuggiono presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it . (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale. Nella sua storia l'abitato ha risentito di cinque terremoti: quello del 1397 (5,37 ML), quello del 1895 (4,63 ML), quello del 2009 (2,3 ML), quello del 2011 (2,1 ML) e quello del 2013 (2,4 ML).
Clima Il clima di Cuggiono è continentale, tipico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi con diverse giornate di gelo, col fenomeno della nebbia; le estati, che risentono di elevate temperature che possono superare i 30 °C, presentano una umidità che può raggiungere l'80% causando quel fenomeno di caldo umido comunemente chiamato "afa". L'umidità non è comunque presente solo d'estate, ma è molto elevata tutto l'anno. I dati provenienti dalla vicina stazione meteorologica di Milano Malpensa, in ogni modo, indicano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a -4 °C; quella del mese più caldo, luglio, è appena sopra i +28 °C.
Il comune appartiene alla zona climatica E, 2617 GR/G. Cuggiono, come del resto gran parte dei comuni della Pianura Padana, soffre di scarsa ventilazione.
La piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera con un minimo relativo invernale e con una media annua superiore ai 1000 mm, con un minimo relativo invernale.
Origini del nome Il termine Cuggiono è di origine celtica. Esso deriva da cuslono che è composto dalla radice cus che in celtico significa "bosco", "macchia", e dal suffisso ono che significa "luogo". Letteralmente quindi, Cuggiono indica un luogo accanto a un bosco. Nel corso dei secoli il nome Cuggiono ha subito diversi cambiamenti passando da Cusonum a Cucionum e Cuzono e infine acquisendo la grafia attuale.
Storia Le origini dell'abitato e i ritrovamenti archeologici Le prime tracce di insediamenti umani nel territorio di Cuggiono risalgono a tempi antichissimi come prova il ritrovamento, in prossimità dell'agglomerato urbano attuale, di interessanti reperti archeologici, ora raccolti nel museo archeologico di Legnano: in località Scansioeu sono stati rinvenuti un vaso alto circa 20 cm formato da zone tronco-coniche alternativamente colorate in rosso e in nero, vari bicchieri a calice, bronzi e fittili di epoca gallica, oltre a fibule a forma di sanguisuga, tintinnambuli, anelli, pinzette, ornamenti a forma di lucertola, braccialettini, vasi per alimenti, coppe, ciotole. I fittili gallici hanno la caratteristica tipica di essere realizzati con una terra molto fine (talvolta scura) e di essere levigati a semilucenza esterna; presentano inoltre, notevoli varietà di tonalità dovute a disuguaglianza di colore nella cottura. Dagli scavi in località "Galizia" provengono due teste leonine con disco traforato destinate, forse, a un astuccio in cuoio. Dalla presenza di questi reperti si può dedurre dunque che i primi abitanti della zona siano stati i galli insubri, i quali erano totemisti e come tali pensavano che all'origine delle varie tribù vi fosse un animale o una pianta, da qui la loro venerazione di acque, pietre e piante e l'origine etimologica stessa dell'abitato di Cuggiono.
Il periodo medievale
La storia di Cuggiono è strettamente legata a quella dei Crivelli, una famiglia nobile di origine antichissima della quale si hanno notizie storiche a partire dal 337 d.C. anno in cui il nome dei Crivelli fu inscritto nella Chiesa Metropolitana di Milano. La famiglia fu per lungo tempo feudataria di Cuggiono e diede a Milano il suo ventottesimo arcivescovo, Ausano di Milano, che morì nel 567, alla vigilia della conquista longobarda dell'Italia settentrionale. Dopo la conquista franca dell'VIII secolo, Cuggiono divenne parte di uno dei cinque contadi in cui era divisa la campagna milanese: il Seprio. Nel 1098 si trova un "Ottone da Cuciono" che figura testimone in un contratto di vendita tra Algerio fu Valone e Ariberto, prete, fu Ambrogio da Castano; nel 1149 si riscontra invece che Giovanni d'Arzago, abate di Sant'Ambrogio, investì Domenico, Pietro, Pastore e Guala Crivelli, tutti figli di altro Guala, delle rive, ghiaie e boschi di Brinate (ora Bernate) e Cusonno (ora Cuggiono), affinché le ritenessero a nome di feudo del monastero di Sant'Ambrogio. Nel 1150 Guala Crivelli era feudatario di Cuggiono e dei dintorni. Suo figlio Uberto salì al soglio pontificio nel 1185 col nome di Urbano III; egli resse i destini della chiesa per due anni nel periodo caotico e turbolento della lotta fra il papato e l'impero per la supremazia politica in Europa.
Dal Cinquecento a oggi Nel 1533 Cuggiono, che faceva parte della pieve di Dairago, diventò feudo di Castellano Maggi. Nel 1559 il feudo di Dairago fu venduto agli Arconati. Nel 1648 la Real Camera sottrasse il feudo agli Arconati, dietro la restituzione della somma che essi avevano pagato ai Maggi al momento della compravendita e ne vendette una parte alla famiglia Della Croce.
Cuggiono, che era rimasta libera da ogni vincolo feudale, decise di acquistare la redenzione impegnandosi a pagare 10.475 lire milanesi per evitare di essere nuovamente infeudato.
Nel 1672 una parte di Cuggiono, detta Cuggiono Minore, accettò di divenire feudo della famiglia Piantanida: i suoi abitanti infatti pur di essere sollevati dai debiti contratti per l'acquisto della redenzione, decisero di rinunciare alla propria indipendenza. Nel 1676 i Piantanida si offrirono di acquistare anche la restante parte di Cuggiono, ma la Real Camera la cedette alla famiglia Clerici alla quale rimase sino al 1768, anno in cui a causa della mancanza di eredi, Cuggiono ritornò alla Real Camera. Curioso è il fatto di questa successione che coinvolse Carlo Ludovico Clerici, uno dei personaggi più importanti della Milano spagnola del suo tempo. I Clerici, infatti, da qualche tempo avevano posto la loro attenzione sulla terra di Cuggiono, il cui borgo era diviso in Cuggiono Maggiore e Cuggiono Minore. Con l'intento di scalzare la famiglia concorrente dei Piantanida per ottenere l'intero feudo, il Clerici fece comunque un'offerta molto bassa per gli oltre 200 fuochi (famiglie) presenti in paese, sperando di poter contare sull'influenza della sua famiglia, ma proprio per questo motivo il Magistrato Straordinario che a Milano si occupava dei feudi ai nobili, decise di concedere l'intero possedimento ai Piantanida. Carlo Ludovico mise quindi sul piatto della bilancia l'influenza della sua famiglia e riuscì a ottenere che il Magistrato Straordinario non solo riaprisse l'infeudamento per Cuggiono Maggiore, ma anche per Cuggiono Minore che già i Piantanida avevano acquistato nel 1673. Favorito in questo da Carlo II di Spagna, il Clerici riuscì a ottenere il feudo di Cuggiono Maggiore ma addivenne a un accordo coi Piantanida, consentendo loro di possedere la parte di Cuggiono Minore.
Simboli Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 15 ottobre 1936.
Il Comune ha composto il proprio emblema utilizzando alcune figure araldiche presenti negli stemmi di famiglie lombarde che hanno segnato la storia del territorio di Cuggiono: il frassino deriva dal blasone dei Piantanida (anche se nello stemma della casata erano rappresentati dei pioppi)Stemma della famiglia Piantanida di Milano: di rosso, alla banda d'oro, accostata da due pioppi di verde; col capo d'oro, caricato di un'aquila bicipite di nero, ciascuna testa coronata d'oro. Cfr .; le due colonne provengono dallo stemma della famiglia ClericiStemma della famiglia Clerici di Milano: inquartato: nel 1º e 4º d'oro, alla fascia in divisa, accompagnata in capo da un'aquila bicipite, e in punta da un capriolo, il tutto di nero; nel 2º e 3º d'azzurro, a due colonne di argento, una accanto all'altra, legate da una lista dello stesso, sulla quale è scritto nel secondo punto: , nel terzo a lettere maiuscole romane di oro. Cfr ; mentre il crivello è simbolo della famiglia Crivelli.Stemma della famiglia Crivelli di Milano: inquartato di rosso o di argento, al crivello d'oro, attraversante sul tutto; col capo d'oro, caricato di un'aquila di nero, coronata del campo. Cfr .
Il gonfalone è un drappo di rosso al palo di giallo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Giorgio
Cuggiono fu da sempre un rilevante centro religioso dell'area del Naviglio Grande e si ha ragione di credere che la dedicazione della chiesa a San Giorgio, sia da ricondursi a una tradizione di origine longobarda. Il primo nucleo della chiesa sorse probabilmente attorno all'VIII secolo, ma si ha ragione di credere che essa non fosse che una piccola cappella dedicata perlopiù al culto dei defunti, subendo in seguito radicali trasformazioni che mutarono radicalmente l'assetto della struttura originaria, mantenendo però inalterati l'orientamento del tempio (rivolto con l'abside a est) e la posizione del campanile sulla facciata.
San Carlo Borromeo, giunto in visita pastorale a Cuggiono nel 1576, aveva ravvisato la necessità di ampliare la chiesa parrocchiale in quanto non corrispondente al sempre crescente numero di fedeli della borgata, ma fu solo con Federigo Borromeo nel 1605 che venne presa la decisione di costruire una nuova chiesa parrocchiale, grazie all'opera del parroco, Don Melchiorre Galizia che si avvalse del famoso architetto Francesco Maria Richini per la realizzazione del progetto. La prima pietra del nuovo edificio venne posta in loco il 25 aprile 1606 e la struttura venne aperta al culto già nel 1633. La precedente chiesa parrocchiale assunse il ruolo di chiesa sussidiaria e venne demolita solo nel 1960 per far spazio a nuove unità abitative.
Lo scultore Carlo Garavaglia, forse nativo di Cuggiono, si preoccupò di realizzare tra il 1654 e il 1659 l'altare maggiore in legno (di cui rimane solo il tabernacolo) e tra il 1650 e il 1660 uno splendido coprifonte battesimale, oltre alla balaustra dell'organo.
All'interno della chiesa, nel 1648 Galeazzo Arconati-Visconti (famoso per aver donato il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci alla Biblioteca Ambrosiana), fece completare la cappella della Madonna del Carmine, mentre l'architetto e scultore ticinese Francesco Calone venne incaricato della costruzione dell'altare maggiore, la cui pala principale è opera di Carlo Francesco Nuvolone. La cappella di San Benedetto martire è decorata con una tela di scuola leonardesca rappresentante "San Giorgio che offre al Bambino la testa del drago".
Le quattro enormi statue in marmo presenti all'interno della chiesa parrocchiale risalgono invece al XVIII secolo e sono opera dei fratelli Pozzi di Milano che le avevano originariamente create per la Chiesa di San Francesco Grande di Milano.