Forco () o Forci () è un personaggio della mitologia greca. È una divinità marina primordiale dall'aspetto metà umano e metà pisciforme.

Etimologia

Il nome greco (*Phórkys*, declinato anche nella forma , *Phórkos*) viene tradizionalmente riallacciato da diversi linguisti all'aggettivo arcaico (*phorkós*), attestato nel lessico di Esichio con il significato di "bianco", "canuto" o "rugoso". In questa prospettiva etimologica, il nome intenderebbe indicare "il canuto" o "il vecchio", in diretta consonanza con l'epiteto omerico di "Vecchio del Mare" (, *Hálios Géron*) condiviso con altre divinità marine primordiali come Nereo e Proteo.

Una teoria alternativa, sostenuta da studiosi come Paul Höfer e Albert Carnoy, accosta il nome alla glossa di Esichio (*phórkes*, "palizzate" o "spuntoni di roccia", affine al latino *furcae*), proponendo per Forco il significato di "dio degli scogli"; a supporto di tale tesi viene ricordato che le Simplegadi erano talvolta designate come "Porte di Forco" (). Altri linguisti, come Paul Wathelet, considerano invece il termine come un antroponimo non greco, riconducibile a un substrato preellenico.

Genealogia

Figlio di Ponto (il Mare) e di Gea (la Terra) o di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra), sposò Ceto che lo rese padre delle Gorgoni (Euriale, Medusa, Steno), delle Graie (Deino, Enio, Penfredo) e del drago Ladone (che Esiodo chiama serpente).

Da Ecate ebbe mostro Scilla.

Fu anche il padre di Toosa.

Plutarco (citando Sofocle) scrive che sia anche il padre delle Sirene.Sofocle, fr. 861 Radt.

Dal patronimico greco (, al plurale ) deriva il sostantivo Forcidi, utilizzato nella letteratura mitografica per designare collettivamente le sue figlie (le Graie e le Gorgoni).

Il latino Servio scrive che Forco non fu il padre di Toosa ma il figlio.

Mitologia

Forco è una divinità marina primordiale ed è citato da Omero ed Esiodo tra i "Vecchi del mare" (insieme a Nereo e Proteo).

Nell'iconografia arcaica ed ellenistica viene raffigurato con un aspetto ibrido dove la parte superiore del corpo è umana, mentre la parte inferiore presenta caratteristiche pisciformi o serpentine, tipiche dei pistrici. Nelle raffigurazioni musive e scultoree mostra spesso tratti marini marcati, come pelle squamosa o chele di crostaceo al posto delle gambe o tra i capelli.

Il porto di Forco ad Itaca

Nell'Odissea, Forco visse presso il porto di Itaca e dove i marinai Feaci sbarcano Ulisse addormentato, ponendo fine alle sue lunghe peripezie marine, presso questo porto si trovava la Grotta delle Ninfe ombreggiata da un olivo e nella quale Atena ed Odisseo nascosero i ricchi doni ricevuti dalla corte di Alcinoo.

Interpretazione evemeristica

Accanto alla tradizione mitologica, alcuni autori storici ed eruditi dell'antichità hanno fornito un'interpretazione evemeristica e razionalizzata della figura di Forco, ad esempio, lo storico Erodoro di Eraclea tramanda che Forco non fosse in origine una divinità, ma un re nativo dell'Acaia stabilitosi nell'isola di Cefallenia, il quale avrebbe esteso il suo dominio su Itaca dando il proprio nome al celebre porto omerico.

Servio riporta una tradizione secondo cui Forco sarebbe stato un antico e potente sovrano marittimo legato al dominio delle isole di Sardegna e Corsica, divinizzato dai propri sudditi e dai marinai dopo essere stato sconfitto in uno scontro navale dal re della Mauretania greca Atlante. (questo re non è il Titano Atlante ma un suo omonimo evemeristico).

Devozione marittima e culto

In un frammento delle tragedie perdute di Sofocle conservato da Plutarco la stirpe di Forco viene associata alle leggi e ai misteri del mondo sotterraneo e dell'Oltretomba attraverso le Muse.

L'influenza di Forco era tradizionalmente legata a luoghi marini perigliosi e rocciosi. Le Simplegadi (ovvero i temuti scogli mobili all'ingresso del Pontus Euxinus), erano talvolta chiamate "Porte di Forco" ()Scholia in Euripide, Ifigenia in Tauride, 422

Nella religione pratica e nella poesia latina, Virgilio scrive che Forco era venerato come protettore dei naviganti e personificazione dei pericoli della navigazione sugli scogli e nell'Eneide viene invocato direttamente dal marinaio Cloanto durante la regata sacra.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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