La Società Sportiva Calcio Ancona 1905, meglio nota come Ancona o Ancona Calcio, è una società calcistica italiana con sede nella città di Ancona. Milita in Serie D, la quarta divisione del campionato italiano.

Costituita nel 2024, prosegue de facto la tradizione sportiva iniziata nel 1905 con l'istituzione dellUnione Sportiva Anconitana e poi passata nei decenni seguenti attraverso diversi soggetti societari, ultimo dei quali l'U.S. Ancona, che ha cessato l'attività al termine della Serie C 2023-2024.

La storia sociale annovera oltre novanta stagioni ufficiali disputate, con due partecipazioni al massimo campionato nazionale di Serie A a girone unico (nelle annate 1992-1993 e 2003-2004), entrambe terminate con la retrocessione in cadetteria. L'Ancona ha inoltre preso parte per ventuno volte alla Serie B e per trentanove alla Serie C. Nel suo palmarès, a livello nazionale, vanta la conquista di una Coppa Italia Dilettanti e di una Coppa dell'Italia Centrale. Ha raggiunto la finale di Coppa Italia nella stagione 1993-1994.

I colori sociali sono il bianco e il rosso. Disputa le partite interne allo stadio Del Conero.

Storia Dagli albori agli anni quaranta L'Unione Sportiva Anconitana venne fondata il 5 marzo 1905 in un piccolo magazzino del Teatro delle Muse. In quegli anni il calcio ancora non era diffusissimo e furono i marinai inglesi che approdavano al porto di Ancona a dare il via a una pratica più convinta di questo gioco, ma la sua diffusione in città è legata anche a un giovane, Pietro Recchi, che un giorno, trovandosi a Liverpool per lavoro, ebbe l'occasione di assistere a una partita di calcio e se ne innamorò; da qui la divisa completamente rossa. Le prime partite di un certo rilievo furono disputate contro i marinai inglesi presenti in città e il primo incontro reso noto dalle cronache cittadine è datato 19 febbraio 1911, partita disputata tra l'Anconitana e la squadra del piroscafo inglese Britannia e terminata con un pareggio.

Solo nel 1921-1922 debuttò nel campionato di massima serie, allora denominato Prima Divisione e gestito dalla CCI. La squadra, inserita nel campionato meridionale, vinse il girone marchigiano, ma venne poi eliminata nella fase finale della Lega Sud, la cui vincente poi affrontava la vincente della Lega Nord nella finalissima scudetto. Nella stagione successiva l'Anconitana, unica iscritta nelle Marche, venne ammessa automaticamente alle semifinali Lega Sud, nelle quali arrivò seconda sfiorando l'accesso alla finale.

Nella stagione 1923-1924 arrivò invece quarta e ultima nel girone delle semifinali. Nel campionato successivo vinse invece il proprio girone, conquistando così il diritto di giocarsi l'accesso alla finale scudetto (contro il Bologna) nella finale della Lega Sud contro l'Alba Roma. I dorici prevalsero nel doppio confronto, salvo poi soccombere nella disputa per il tricolore contro i bolognesi, una delle squadre più forti d’Europa in quegli anni.

Nella stagione 1925-1926 l'Anconitana rivinse il girone marchigiano a due squadre, contro la Maceratese, qualificandosi alla semifinale di Lega Sud, dove arrivò terza. Una riforma dei campionati, la Carta di Viareggio, rivoluzionò la stagione successiva, inserendo l'Anconitana nel girone C della Prima Divisione (appena declassata a campionato cadetto), per la prima volta insieme alle squadre del Nord. La squadra non riuscì a evitare la retrocessione, salvo poi venire ripescata per gli effetti a cascata della fondazione della Dominante.

Nel 1927-1928 l'U.S. Anconitana si fuse con la Stamura, dando vita alla Società Sport Ancona.Lettere Anconitane. All'ombra del Guasco, da Il Littoriale, 1º giugno 1929, p. 3

Il 12 luglio 1932 la S.S. Ancona si fuse con la Società Sportiva Emilio Bianchi, formando così lUnione Sportiva Anconitana-Bianchi, che nella stagione 1936-1937 raggiunse per la prima volta la promozione in Serie B, dopo avere vinto il campionato di Serie C. Vi rimase per quattro stagioni, sfiorando la promozione in massima serie nel torneo 1939-1940. Nel frattempo, nella stagione 1938-1939, i marchigiani conquistarono la Coppa dell'Italia Centrale.

Nel 1940-1941 la squadra, con l'industriale Frontalini alla presidenza e Giovanni Degni, ex Roma, in panchina, retrocesse in Serie C, per poi tornare in cadetteria l'anno dopo, rimanendoci fino all'inizio della seconda guerra mondiale, e assumendo successivamente la denominazione di Anconitana.

Durante il conflitto tutti i campionati furono sospesi. L'Ancona riprese l'attività nel 1945 prendendo parte a un campionato di assestamento, misto tra Serie A e Serie B, con la denominazione Unione Sportiva Anconitana, essendo stata sciolta la fusione con la Emilio Bianchi. Nel 1947 fu provvidenziale il ripescaggio della in massima serie, che liberò conseguentemente un posto in Serie B, che l'Ancona riuscì a conquistare in uno spareggio fra le migliori retrocesse contro la .

Nel 1948, durante la partita contro il Pisa, il direttore di gara Vannini di Bologna negò negli ultimi minuti un rigore all'Ancona; fu così raggiunto dai tifosi marchigiani e ridotto in stato di coma. Il campo dei dorici venne squalificato per due anni.

Dagli anni cinquanta agli anni ottanta

Dopo due anni di Serie C, l'Anconitana tornò in Serie B nella stagione 1950-1951, ma l'esperienza fu breve e i dorici retrocessero a fine campionato.

Al termine dell'annata tra i cadetti per i biancorossi iniziarono difficoltà legate particolarmente a questioni di carattere economico–finanziario, tanto che dopo un anno di terza serie, la squadra retrocesse in IV Serie a causa del rifiuto dei tesserati ad affrontare le trasferte e dello scarso impegno negli allenamenti.

Per quattro anni i biancorossi arrivarono a metà classifica senza risultati degni di nota; poi, nei primi mesi del 1956 e per tutta la stagione di IV Serie 1956-1957, sedette sulla panchina dorica l'ex difensore della Juventus Carlo Parola, che riuscì a vincere il girone E, perdendo tuttavia lo spareggio per la promozione in Serie C contro il Chinotto Neri. Tuttavia, nonostante il quarto posto conquistato nel campionato seguente, la società venne ammessa d'ufficio in Serie C sulla base di criteri finanziari e infrastrutturali.

In Serie C, nella stagione 1961-1962, nonostante avesse lottato per conquistare il primo posto nel girone, l'Anconitana arrivò seconda a pari merito con il e subito dietro al Cagliari; accusò i sardi di illecito sportivo senza alcun risultato, andando quindi solo a sfiorare con un dito il sogno della promozione in Serie B; nel gennaio del 1972, dopo una lunga serie di buoni piazzamenti in Serie C, il terribile sisma che colpì la città di Ancona e provocò danni incalcolabili influì sul rendimento della squadra biancorossa, guidata da Beniamino Di Giacomo e da Giorgio Arzeni, che concluse il campionato al 15º posto in classifica. L'anno dopo, nella stagione post-terremoto, per i biancorossi arrivò anche la retrocessione in Serie D, dovuta anche alle difficili condizioni economiche in cui versava la società.

Nel 1974, dopo un biennio nei dilettanti, grazie a Natale Faccenda in panchina e a Giorgio Grati alla presidenza, la squadra riuscì a tornare subito in Serie C.

Le successive due stagioni in Serie C non furono entusiasmanti, poiché nella 1976-1977, anche per le incomprensioni fra lo staff tecnico e la stampa locale, avversa alla società, i biancorossi retrocessero, per poi ritornare immediatamente nei professionisti al termine di una stagione di Serie D in cui la squadra finì il torneo al 4º posto, ma per meriti sportivi venne ammessa alla Serie C2.

Nell'annata 1979-1980 l'Anconitana disputò il campionato di Serie C1, dopo una rapida promozione nella stagione passata; nel 1981 il sodalizio cambiò denominazione, passando da “Unione Sportiva Anconitana” ad “Ancona Calcio", mantenendo il colore delle maglie sempre bianco-rosso e confermando l'immagine di San Giorgio a cavallo sullo sfondo rosso nello stemma.

La squadra disputò tornei altalenanti, alternandosi tra Serie C1 e Serie C2, fino al 5 giugno 1988, quando, dopo 37 anni, l'Ancona di Giancarlo Cadè tornò in Serie B.

Gli anni novanta

Fu nella stagione 1991-1992, sotto la gestione di Vincenzo Guerini, che la squadra marchigiana conquistò la prima storica promozione in Serie A. Il 7 giugno 1992 l'Ancona, pareggiando 1-1 a Bologna (rete di Franco Ermini al 48') centrò la promozione nella massima serie, presentandosi con 12.000 tifosi allo stadio. La militanza in massima serie fu però breve: infatti la squadra retrocesse l'anno seguente.

La finale di Coppa Italia del 1994 e il declino Nonostante l'immediata retrocessione, nella stagione seguente l'Ancona arrivò a disputare la finale di Coppa Italia. Il cammino dei dorici nel torneo li vide affrontare e battere nell'ordine, a partire dal primo turno, , , , e in semifinale.

In finale i biancorossi incontrarono la di Gullit, Mancini e Platt e, dopo un onorevole 0-0 conquistato in casa, dovettero però poi soccombere per 6-1 a Genova di fronte a oltre duemila anconetani accorsi a Marassi.

L'anno successivo la squadra arrivò fino alla semifinale del Torneo Anglo-Italiano, dove fu eliminata dalla formazione bianconera dell'.

Nel 1997-1998 la squadra rischiò il fallimento quando venne retrocessa in C1.

Riguadagnò poi la Serie B nel 1999-2000 al termine di una partita contro i rivali ascolani. L'11 giugno 2000 andò in scena allo Stadio Curi di Perugia la finale play-off tra i dorici e i bianconeri dell'. La partita si concluse a reti inviolate nei 90' regolamentari e quindi si andò ai supplementari. L' si portò in vantaggio al centesimo minuto (primo tempo supplementare), ma al 118', nel secondo tempo supplementare e a soli due minuti dalla fine della partita, l'Ancona trovò il pareggio a opera del giovane attaccante anconetano Mirko Ventura. A fine partita l'Ancona fu promossa per il miglior piazzamento in classifica ottenuto nell'arco del campionato.

Gli anni duemila Nel 2002-2003, sotto la guida di Luigi Simoni, l'Ancona ottenne la sua seconda promozione in Serie A. I dorici disputarono un ottimo campionato, raggiungendo la matematica promozione il 7 giugno 2003 a Livorno, pareggiando 1-1 con la squadra di casa (rete di Daino al 50'). Durante la stessa stagione sportiva l'Ancona arrivò anche agli ottavi di Coppa Italia, arrendendosi al nella gara di ritorno (5-1 per i rossoneri) dopo l'1-1 dell'andata. La squadra ricevette la Stella d'oro al merito sportivo 2002 Repubblica.it, 25-02-2004. (dopo la Stella d'argento 1978) dal CONI.

Il campionato 2003-2004 fu, di fatto, il secondo in Serie A della storia del sodalizio marchigiano. Nonostante la presenza in rosa di calciatori dal discreto livello tecnico come Magnus Hedman, Pandev, Dino Baggio, Ganz, Hubner, Rapaić, Bucchi, Poggi e Jardel, racimolò appena 13 punti in 34 giornate, facendo segnare una serie di record negativi. Inutili gli avvicendamenti in panchina di Nedo Sonetti (che sostituì Menichini) e Giovanni Galeone.

Subito dopo la retrocessione la società, a causa dei grossi sforzi economici sostenuti, fallì e venne sostituita dallAssociazione Calcio Ancona, con a capo la famiglia locale degli Schiavoni. Per meriti sportivi il nuovo sodalizio poté ripartire dalla Serie C2. Per la stagione della rinascita la guida tecnica fu affidata a Pierluigi Frosio.

Il 6 marzo 2005 la società festeggiò il centenario con una maglia speciale, indossata nella partita contro il . Il campionato fu chiuso all'undicesimo posto. Nel torneo successivo i dorici ottennero il ripescaggio in Serie C1, dopo avere perso la semifinale play-off con il . Segui una salvezza ai play-out contro il .