La torre di Pandolfo Capodiferro fu una torre costiera edificata lungo le coste del Mar Tirreno, presso il fiume Garigliano, nel X secolo, distrutta nel XX.
Storia
Fu edificata su preesistenti fondazioni romane in opus reticulatum sulla sponda sud del fiume Garigliano dal principe di Capua e Benevento Pandolfo Capodiferro, attorno alla metà del X secolo. Fu anche identificata nelle antiche mappe come Turris ad Mare. La fortificazione serviva a sorvegliare la foce del fiume da eventuali attacchi dei Saraceni. Faceva parte di un articolato sistema di torri simili edificate lungo tutta la linea di costa e nell'immediato interno, che attraverso l'accensione di fuochi o segnali acustici avvertivano le genti delle città interne della presenza o meno di eventuali truppe ostili. I Saraceni erano stati scacciati dall'area nel 915 da una coalizione guidata da papa Giovanni X dopo la battaglia del Garigliano. Erano arrivati presso Traetto nell'881 e qui erano rimasti per circa quarant'anni; da qui partivano per devastare e saccheggiare mezza Italia. La torre di avvistamento a pianta quadrata era alta circa 25 metri e misurava circa 13 metri per lato. Per costruirla, il principe Pandolfo Capodiferro fece prelevare gran parte dei materiali costruttivi e decorativi dalle rovine della vicina città di Minturnae, antica colonia romana ridotta in rovine. L'edificazione della torre da parte del principe Pandolfo è attestata da due iscrizioni, murate sulla struttura fino all'epoca della sua distruzione, che recitavano:
Il presidio entrò nel 1066 tra i possedimenti dell'abate di Montecassino. L'atto di donazione di Riccardo e Giordano, principi di Capua, attesta che il sito era divenuto un piccolo borgo fortificato, con un nucleo di case e una chiesa, circondate da mura. Fu usata anche come faro a partire dal XVII secolo.
La torre sorgeva sulla sponda campana del Garigliano, quasi di fronte al tempio edificato sulla sponda laziale, dove il popolo italico degli Aurunci prima ed i Romani poi praticavano il culto della ninfa Marica. Alle spalle della torre si estendeva un bosco sacro dedicato a questo culto. La presenza di opus reticulatum fa pensare che alcuni dei materiali di reimpiego della torre provengano dal vicino edificio di culto realizzato per la dea, situato sulla sponda laziale del fiume.
Nel 1929, il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele, la restaurò e ne fece un museo. Durante la seconda guerra mondiale, tuttavia, la torre fu minata, insieme al Ponte Real Ferdinando, dalla Wehrmacht in ritirata sulla Linea Gustav dall'avanzata degli anglo-americani; fu fatta esplodere nel dicembre 1943 e la collezione che custodiva finì depredata e dispersa. Nonostante ciò, nel 1985 furono ritrovati una statua di Artemide e la tabula patronatus, reperti sottratti al museo e poi riesposti in Sessa Aurunca nel 2007.
Il museo e il recupero
Nel Museo della Civiltà aurunca Fedele riunì diversi reperti riferibili alla storia antica e medievale del territorio circostante, nonché la sua biblioteca personale in un villino adiacente. Formavano la raccolta, incentrata su pezzi databili tra l'VIII secolo a.C. e il 1936, centinaia di monete d'oro, d'argento e di bronzo delle età romana e medievale, manufatti ausoni-aurunci, e due reperti trafugati dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e rimpatriati nel 2007: la Tabula patronatus di Flavio Teodoro e unArtemide acefala (marmo di età imperiale).
Esistono oggi alcuni progetti di recupero della torre e dell'area dell'ente Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano. La torre rientra nell'area tutelata dal parco, essendo considerata un'area di grande importanza naturalistica e, secondo la normativa eurounitaria, un SIC. Alcune associazioni locali ne hanno proposto la ricostruzione, come già avvenuto per il ponte borbonico Real Ferdinando sul Garigliano.
Note
Bibliografia
Voci correlate Torre Torri costiere Torri costiere del Regno di Napoli
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