La Pertusola Sud S.p.A. è stata una società operante nel settore della metallurgia dei metalli non ferrosi, nota soprattutto per il grande stabilimento di Crotone destinato alla produzione primaria dello zinco. Le sue origini societarie risalivano alla britannica The Pertusola Lead Mining and Smelting Company Ltd., fondata a Londra nel 1899 e attiva inizialmente nello sfruttamento dei giacimenti minerari della Sardegna.
Lo stabilimento crotonese, progettato alla fine degli anni venti e avviato nel 1932, divenne uno dei principali poli italiani per la lavorazione dello zinco, secondo per capacità produttiva soltanto a Portovesme. Alla fine del XX secolo disponeva di una capacità teorica di circa tonnellate annue e trattava blende di zinco provenienti soprattutto da Canada, Australia e Irlanda. Per dimensioni occupazionali e produttive costituì per gran parte del Novecento uno dei maggiori complessi industriali della Calabria.
Storia Origini e insediamento a Crotone Le origini della società risalgono al 1899, quando fu costituita a Londra la The Pertusola Lead Mining and Smelting Company Ltd. per iniziativa di Thomas Allnutt Brassey, con l'obiettivo di sfruttare i giacimenti sardi di piombo, zinco e argento, in particolare quelli di Gennamari e Ingurtosu. Nel 1920 le attività entrarono nell'orbita del gruppo minerario e metallurgico Peñarroya.
Nella seconda metà degli anni venti fu avviata la realizzazione di un nuovo stabilimento metallurgico a Crotone, inserito nel nascente polo industriale cittadino insieme agli impianti Montecatini. La documentazione parlamentare colloca la progettazione dell'impianto nel 1928 e l'entrata in attività nel 1932. Lo stabilimento sorgeva nell'area industriale a nord della città, in prossimità del porto e delle infrastrutture ferroviarie, posizione che facilitava l'approvvigionamento delle materie prime e la movimentazione dei prodotti.
Il ciclo produttivo era basato sulla lavorazione delle blende, concentrate mediante flottazione e successivamente sottoposte ad arrostimento. Dal processo si ricavavano calcina di zinco e ossidi di zolfo, questi ultimi utilizzati nella produzione di acido solforico; lo zinco veniva quindi recuperato attraverso processi idrometallurgici ed elettrolitici. Parte delle ferriti residue, contenenti anche piombo, cadmio e rame, richiedeva successivi trattamenti o smaltimento.
Seconda guerra mondiale Durante la seconda guerra mondiale lo stabilimento Pertusola, insieme al vicino complesso Montecatini, al porto e allo scalo ferroviario, contribuì alla rilevanza strategica dell'area industriale crotonese. Gli impianti furono inclusi tra gli obiettivi dei bombardamenti alleati contro Crotone tra il 1940 e il 1943.
Il 12 dicembre 1941 tre bombe caddero nelle vicinanze degli stabilimenti Montecatini e Pertusola senza provocare danni rilevanti; nel 1943, con l'intensificarsi dell'offensiva alleata contro il sistema industriale e logistico della città, l'area continuò a figurare tra gli obiettivi delle operazioni aeree e navali. La documentazione disponibile non consente tuttavia di attribuire con certezza alla Pertusola tutti i danni genericamente riferiti nelle fonti agli «stabilimenti chimici» o all'area industriale, spesso relativi invece allo stabilimento Montecatini.
Nel dopoguerra l'attività riprese, pur tra difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Nel 1944 lo stabilimento occupava circa 800 lavoratori, ma la produzione risultava condizionata dalla scarsità delle materie prime disponibili.
Il 30 settembre 1946 lo stabilimento fu inoltre il punto di origine dei Tumulti di Crotone: nella mattinata un'adunata di lavoratori deliberò la nomina di un comitato esecutivo provvisorio, un'astensione parziale dal lavoro e una manifestazione diretta verso il municipio, alla quale durante il percorso si unirono altri operai, disoccupati, donne dei quartieri popolari e ulteriori manifestanti.
Dalla crisi mineraria all'ingresso dell'ENI A partire dagli anni cinquanta, con il progressivo esaurimento e la dismissione di parte delle attività minerarie sarde, il sistema produttivo si orientò sempre più verso l'impiego di minerali importati. Nel corso dei decenni successivi lo stabilimento di Crotone consolidò il proprio ruolo nel settore nazionale dello zinco.
Nel novembre 1957 lo stabilimento di Crotone fu interessato dall'alluvione che colpì la città e la zona industriale, con l'ingresso delle acque negli impianti, danni ai macchinari e la temporanea sospensione delle attività produttive.
Negli anni ottanta iniziò una lunga fase di ristrutturazione: nel 1984 la GEPI acquisì una partecipazione del 49% nella Pertusola Sud; successivamente il riassetto pubblico del settore dello zinco coinvolse anche la Nuova Samim, società del gruppo Eni. Una deliberazione del CIPI del 1989 dispose infatti il coordinamento delle partecipazioni pubbliche nel settore e il subentro di ENI/Nuova Samim nelle quote precedentemente detenute dalla GEPI.
Nei primi anni novanta la gestione dello stabilimento passò alla Nuova Samim e successivamente a Enirisorse. In questa fase lo stabilimento presentava problemi di competitività legati anche all'obsolescenza degli impianti e alla bassa resa del processo produttivo: una relazione parlamentare del 2000 lo descriveva come tecnologicamente antiquato e attribuiva alla Pertusola una capacità produttiva di circa tonnellate annue.
Nel settembre 1993, durante i fuochi dell'Enichem, la crisi della Pertusola Sud diede luogo a una mobilitazione autonoma dei lavoratori. I 687 dipendenti dello stabilimento avviarono un'assemblea permanente e bloccarono tratti della strada statale 106 Jonica utilizzando anche lingotti di zinco e mezzi industriali, chiedendo il rispetto degli investimenti previsti dal piano nazionale per il settore e opponendosi alle prospettive di ridimensionamento o chiusura. Nello stesso periodo lo stabilimento rappresentava ancora il maggiore insediamento industriale della città.
Liquidazione e cessazione della produzione La progressiva ristrutturazione del settore proseguì negli anni successivi. Nel 1997 Enirisorse avviò la ricerca di potenziali acquirenti per Pertusola Sud, ma il processo di privatizzazione non portò immediatamente alla cessione dell'impianto. Il 31 marzo 1998 la società, il cui capitale era allora interamente detenuto da Enirisorse, fu posta in liquidazione. La liquidazione fu ricondotta sia alle difficoltà produttive sia alle conseguenze della decisione della Commissione europea relativa agli apporti di capitale pubblico nel settore.
La produzione cessò definitivamente nel febbraio 1999. Alla fine del ciclo produttivo un numero limitato di lavoratori rimase impiegato nelle operazioni di messa in sicurezza, smaltimento delle ferriti residue e dismissione degli impianti.
Nell'agosto 2000 Enirisorse concluse un accordo per la cessione dell'intero capitale di Pertusola Sud alla Zincocalabra S.p.A., società costituita da un gruppo privato guidato dalla Cogefin. Il progetto prevedeva il rilancio dell'impianto e un consistente programma di investimenti, ma l'operazione non ebbe seguito definitivo e la società acquirente si ritirò dal contratto.
Impatto ambientale e bonifica L'attività metallurgica lasciò nell'area dello stabilimento rilevanti problemi di contaminazione dei suoli, delle falde e dei residui industriali. Una relazione parlamentare del 2000 evidenziò la presenza di ferriti contenenti, oltre allo zinco, anche piombo, cadmio e rame, nonché la necessità di interventi di messa in sicurezza e bonifica del sito.
Dopo la cessazione della produzione, il 16 marzo 2000 Pertusola Sud presentò alle amministrazioni competenti il piano di caratterizzazione ambientale dell'area. Con il decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468, l'area industriale di Crotone, comprendente anche l'ex Pertusola Sud, fu inserita tra i siti di interesse nazionale da sottoporre a interventi di risanamento ambientale per la contaminazione da metalli pesanti e altri residui derivanti dalle precedenti lavorazioni industriali.
Negli anni successivi furono avviate attività di messa in sicurezza, rimozione delle ferriti residue, demolizione degli impianti e progettazione degli interventi sui suoli e sulle acque sotterranee. Nel 2003 una commissione parlamentare descriveva il sito, ormai inattivo dal 1999, come ancora in attesa del completamento delle demolizioni e delle opere di bonifica, rilevando una forte contaminazione del suolo e della falda.
Le attività di risanamento dell'area ex Pertusola sono proseguite negli anni successivi nell'ambito del più ampio programma di bonifica del sito industriale di Crotone.
Inchiesta «Black Mountains» Nel 2008 la Procura della Repubblica di Crotone avviò l'inchiesta denominata «Black Mountains», relativa al presunto riutilizzo, in opere pubbliche e private, di materiali derivanti dalle lavorazioni metallurgiche dell'ex Pertusola Sud. Il 25 settembre dello stesso anno, su ordine del giudice per le indagini preliminari, furono sottoposte a sequestro preventivo 18 aree situate nei comuni di Crotone, Cutro e Isola di Capo Rizzuto.
Secondo l'ipotesi accusatoria, dal 1999 erano state utilizzate in diversi cantieri circa tonnellate di materiali costituiti da conglomerato idraulico catalizzato (CIC) e cosiddetta «scoria cubilot», prodotti collegati al trattamento delle ferriti di zinco dell'ex stabilimento. Tra i siti oggetto degli accertamenti figuravano aree sulle quali erano stati realizzati edifici scolastici, strutture nei pressi della questura di Crotone e una banchina del porto commerciale. Tali circostanze costituivano le contestazioni formulate dagli inquirenti e non un definitivo accertamento giudiziario della pericolosità dei materiali.
Nell'ottobre 2012 il giudice dell'udienza preliminare di Crotone prosciolse i 45 imputati dalle accuse di disastro ambientale e avvelenamento delle acque, ritenendo insussistenti gli elementi necessari per il rinvio a giudizio. La decisione si basò anche sugli esiti di una perizia disposta dal giudice, secondo la quale i campioni di CIC analizzati non presentavano, in base alla normativa allora vigente, le caratteristiche di pericolo contestate.
La Procura impugnò il provvedimento davanti alla Corte di cassazione; nel giugno 2013 la Cassazione confermò il proscioglimento degli imputati.
Note
Voci correlate Bombardamenti di Crotone Stabilimento chimico di Crotone Zona industriale di Crotone Montedison Fuochi dell'Enichem Porto di Crotone Tumulti di Crotone Urbanistica di Crotone
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