Il guardiano degli innocenti (Ostatnie życzenie, lett. L'ultimo desiderio) è una raccolta di racconti dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.
La prima edizione polacca è stata pubblicata nel 1993, quella inglese nel 2007 e quella italiana nel 2010.
L'opera è un'antologia di sette racconti di cui uno, La voce della ragione, funge da cornice narrativa. È inoltre il primo libro in termini di cronologia interna, ma il secondo in termini di pubblicazione, della Saga di Geralt di Rivia (Saga o wiedźminie), costituendo una riedizione espansa e revisionata della precedente raccolta Wiedźmin (pubblicata in tiratura limitata nel 1990 solo in Polonia e in Repubblica Ceca).
Trama La voce della ragione Geralt, il protagonista, è uno strigo, un mutante sterile e votato alla distruzione dei mostri che infestano il mondo. Egli si trova al Tempio di Melitele, in Ellander, dove si è recato per curarsi dalle ferite procurate dal combattimento con una strige a Wyzima (evento narrato nel primo racconto, Lo strigo). Grazie ai medicamenti offertigli da Nenneke, il guerriero riesce a rimettersi in piedi, e nel mattino successivo discute con l'anziana sacerdotessa sull'opportunità di lasciarsi coinvolgere in una trance, per indagare sulle forze maligne che lo circonderebbero. Nonostante lo scetticismo di Geralt, la vecchia donna riuscirà a convincerlo di sottoporsi al rituale (viene introdotto il racconto Un briciolo di verità). Più tardi Geralt incontra, suo malgrado, Lord Falwick, conte di Moén e Sir Tailles di Dorndal, cavalieri dell'Ordine della Rosa Bianca, in missione per conto del Principe Hereward. Sir Tailles intima allo strigo di abbandonare il tempio immediatamente, poiché non è gradito; Nenneke interviene ribadendo più volte che il tempio non è né sotto la giurisdizione di Hereward né, tanto meno, sotto quella dell'Ordine della Rosa Bianca, e che Geralt, essendo suo ospite, può venire e partire dal santuario come più gli aggrada. Per evitare di creare problemi, lo strigo promette ai due cavalieri che lascerà il tempio nel giro di tre giorni, ma tale risposta dà il via a un animato battibecco. La faccenda si risolve con la partenza dei due provocatori, che giurano di tornare non prima di aver apostrofato lo strigo con il suo celebre soprannome "Carnefice di Blaviken" (che introduce la terza storia Il male minore).
Successivamente Geralt intraprende un lungo monologo con Iola, una sacerdotessa muta con la quale era stato precedentemente in rapporti intimi, durante il quale le rivela sia molti dettagli della sua vita passata che di come il suo destino sia legato a una vicenda accaduta nel Regno di Cintra (viene così introdotto il quarto racconto Una questione di prezzo). Qualche tempo dopo Geralt, impegnato a leggere un libro nella biblioteca del tempio, ha modo di rincontrare Ranuncolo, un bardo amico di vecchia data, che passando per Wyzima ha sentito la storia del suo scontro con la strige e del suo ferimento. Insieme, i due parlando del cambiamento che il mondo sta subendo e ricordano i vecchi tempi, in particolare la loro prima avventura (ovvero la quinta storia, Il confine del mondo).
Più tardi, Geralt raggiunge Nenneke nella serra del tempio e i due cominciano a parlare di Yennefer. Lo strigo confessa alla vecchia sacerdotessa di voler consegnare la ricompensa della missione della strige alla maga. Nenneke rifiuta di fare l'intermediaria e chiede piuttosto a Geralt di narrarle di come incontrò Yennefer la prima volta (viene introdotto l'ultimo racconto, L'ultimo desiderio). Quando Geralt e Ranuncolo lasciano il tempio, vengono subito intercettati da Falwick e Tailles, scortati da una nutrita compagnia di guardie di Ellander capitanate dal nano Dennis Cranmer. Tailles lancia una sfida allo strigo e Falwick spiega le opzioni che si parano dinanzi a Geralt: se rifiuterà di battersi, il capitano Cranmer dovrà impiccarlo; se invece accetterà di duellare non potrà ferire in alcun modo Tailles, pena una tremenda punizione, perché favorito del principe Hereward. Suo malgrado, lo strigo accetta la sfida e anche con le severe limitazioni imposte da Falwick riesce a vincere lo scontro: infatti Geralt fa sì che Tailles si ferisca da solo con la propria lama. Falwick, non appena vede il viso insanguinato del suo compagno, ordina ai soldati di attaccare lo strigo, ma il capitano Cranmer li ferma dicendo che le regole del duello sono state rispettate alla lettera. Geralt è quindi libero di andare, con grande ira di Falwick e malcelata soddisfazione di Cranmer.
Lo strigo La storia ha inizio con l'arrivo di Geralt a Wyzima, la capitale di Temeria. Lo strigo, entrato in una locanda, viene subito avvicinato da tre avventori che, dopo una breve discussione, lo aggrediscono. I tre vengono uccisi e Geralt viene scortato al cospetto di Velerad, il borgomastro della città. Egli, dopo aver accertato l'identità del suo interlocutore, fornisce i dettagli del lavoro proposto da Re Foltest; circa quattordici anni prima, il sovrano ebbe una relazione con sua sorella Adda, e dalla coppia nacque una bambina. Madre e figlia però morirono durante il lungo e travagliato parto e vennero così seppellite nella cripta del castello di Wyzima. Sette anni dopo la sua morte, la bambina tornò in vita come strige, un mostro assetato di sangue che gettò la città nel panico. I suoi attacchi erano talmente violenti che lo stesso Re Foltest fu costretto a cambiare la propria residenza. A sette anni dal suo risveglio nessuno, né mago né guerriero né strigo, è stato capace di fermare la creatura. Geralt incontra quindi il Re, che lo sollecita a fare tutto il possibile per non uccidere la strige, rivelandogli che alcuni saggi avevano ipotizzato che sarebbe stato possibile spezzare la maledizione, se alla creatura fosse stato impedito di rientrare nel suo sepolcro fino al terzo canto del gallo. Anche con questa difficile limitazione, lo strigo accetta l'incarico e decide di fare un tentativo.
Il giorno dopo Geralt giunge al vecchio castello del re e attende l'arrivo del tramonto e il risveglio del mostro. Non appena giunge la notte però, al vecchio maniero, si presenta Lord Ostrit, uno dei vassalli di Re Foltest, che è venuto lì per corrompere lo strigo con un'ingente somma e convincerlo così ad abbandonare la missione. Geralt intuendo le cattive intenzioni del nobile e, sfidato a duello dopo il suo rifiuto, lo mette facilmente fuori gioco e lo lega. A mezzanotte, finalmente, il mostro si risveglia, e Ostrit viene inconsapevolmente utilizzato come esca per distrarlo. Dopo un estenuante scontro, lo strigo mette in fuga la creatura e riesce a introdursi nel sarcofago del mostro. Si sdraia vicino al corpo mummificato della sorella del re e beve una pozione narcotizzante, per aspettare il sorgere dell'alba. Al mattino Geralt esce dalla bara, e al posto della famelica strige trova una fanciulla nuda e tremante; quando le si avvicina per controllare se la metamorfosi sia stata definitiva, lei lo ferisce al collo con le sue lunghe unghie. La perdita di sangue lo fa svenire, ma fortunatamente i soldati di Foltest accorrono immediatamente sul posto e riescono a salvarlo. Geralt si risveglia nel castello del sovrano: egli si congratula con il guerriero e gli comunica che la figlia è salva, sebbene al momento dimostri facoltà mentali di una bimba di tre anni. Con la sua ricca ricompensa al sicuro, Geralt si riaddormenta.
Un briciolo di verità Mentre è intento ad attraversare una foresta, Geralt s'imbatte nei corpi di un mercante e di una fanciulla; nonostante esamini con cura i cadaveri e l'ambiente circostante, l'uomo non riesce ad identificare il mostro responsabile di quelle morti. Così lo strigo decide di venire a capo del mistero e, seguendo a ritroso il cammino compiuto dalle due vittime, giunge a un castello apparentemente abbandonato e in rovina. Ben presto Geralt incontra il padrone del palazzo, una bestia umanoide chiamata Nivellen, che senza tante cerimonie gli intima di andarsene dalla sua proprietà: solo quando capisce che lo strigo non è il solito visitatore indesiderato, gli offre la sua ospitalità invitandolo ad entrare. Durante il pranzo il mostro racconta a Geralt la sua storia: una volta era un uomo, ed era il figlio viziato e svogliato di un temibile brigante. Quando suo padre morì, l'attività di famiglia passò nelle sue mani ed egli fu così sciocco da tentare di saccheggiare un tempio dedicato al culto del Ragno Leonino, e di violentare la sua vestale: infatti la sacerdotessa, prima di morire, gli scagliò contro una maledizione che lo trasformò nella bestia che ora Geralt poteva vedere. Inizialmente Nivellen non accettò la sua condizione e tentò di spezzare il maleficio seguendo il "briciolo di verità" contenuto nelle fiabe che aveva udito quando era un bambino e parte della maledizione che era riuscito a comprendere dalla sacerdotessa, che aveva a che fare sia con l'amore che con il sangue.
Così cominciò, anno dopo anno, a convivere con giovani ragazze affinché compissero la magia. Sebbene le trattò tutte con il massimo riguardo, e senza maltrattamenti o costrizioni di alcun tipo, nessuna di loro riuscì ad aiutarlo. Alla fine Nivellen si era rassegnato e aveva cominciato ad accettare e perfino ad apprezzare le doti del suo nuovo corpo. Prima di partire, Geralt mette in guardia il signore del castello dalla sua nuova compagna, che aveva intravisto all'arrivo: secondo lo strigo ella è un'ondina ma Nivellen non vuole sentire ragioni e dice di amarla e di essere contraccambiato dalla ninfa. Il giorno dopo, Geralt è costretto a tornare al castello, spinto dall'innaturale agitazione del suo destriero; la sua decisione risulta essere saggia, perché nel cortile del palazzo, lo strigo trova la compagna di Nivellen e scopre con sua costernazione che in realtà è una bruxa, una pericolosa sottospecie di vampiro. Lo scontro si rivela arduo e per fortuna di Geralt, a tirarlo fuori dai guai ci pensa lo stesso Nivellen che impala con una lancia la sua amata. Nei suoi ultimi istanti di vita, la bruxa confessa il suo amore per Nivellen, che come per magia ritorna alla sua forma umana.
Il male minore Il racconto si apre con Geralt che arriva nella cittadina di Blaviken, suscitando lo stupore dei suoi abitanti: dietro il suo destriero è infatti legato un mulo su cui è stata caricata la carcassa di una kikimora, un mostro metà ragno e metà coccodrillo che infesta le paludi. Lo strigo spera che sulla testa della creatura fosse stata posta una qualche ricompensa ma Caldemeyn, il capovillaggio, è costretto a disilluderlo. Anziché disfarsi del cadavere, viene suggerito a Geralt di vendere il corpo a Mastro Iron, il mago della città. Lo strigo sebbene sia scettico su quest'ultima possibilità, decide di andare a far visita alla torre dello stregone, incuriosito dalla sua presenza in questo villaggio.