Tra i suoi più grandi successi sono da annoverare Guarda che luna, Eri piccola così, Love in Portofino, Che bambola!!.
Biografia L'infanzia Nacque a Torino in una portineria di Via Cavour 3 da una famiglia originaria di Graglia, un paesino oggi in provincia di Biella. La zia Anna era stata una celebre canzonettista con il nome d'arte di Anita Di Landa. Era un bambino vivace e il suo ricordo era vivo tra i vicini intervistati dai cronisti. Mostrò sin da piccolo una grande passione per la musica.
Per vicinanza con l'abitazione, frequentò la Scuola elementare Tommaseo in Piazza Cavour e a undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, che però abbandonò dopo tre anni di frequenza, per lo scarso interesse verso la musica classica e per le misere condizioni economiche della sua famiglia (il padre era imbianchino, la madre portinaia e occasionalmente insegnante di pianoforte), che lo costrinsero a cercare lavoro, prima come fattorino e poi come apprendista odontotecnico.Gioachino Lanotte, Fred Buscaglione - Cronache swing dagli anni 50, Editori Riuniti
Era ancora adolescente quando iniziò ad esibirsi nei locali notturni della città come cantante jazz e polistrumentista: era in grado di suonare diversi strumenti, dal contrabbasso, al violino, al pianoforte, alla tromba. Un giorno, durante una sua esibizione al Gran Caffè Ligure, venne notato da uno studente di giurisprudenza, appassionato lettore di libri gialli, di nome Leo Chiosso. Nacque così un sodalizio artistico che durò fino alla scomparsa di Fred.
Durante la seconda guerra mondiale venne richiamato sotto le armi e distaccato in Sardegna, dove si mise in luce organizzando spettacoli per le truppe. e fu contattato dai fratelli Franco e Berto Pisano, con cui aveva formato a Cagliari il Quintetto Aster, che lavorava per la radio alleata e per Radio Sardegna, allora diretta da Jader JacobelliArticolo su Radio Sardegna. Del gruppo facevano parte anche Gianni Saiu e Carletto Bistrussu a cui in seguito si aggiunsero Giulio Libano e Sergio Valenti. Questo gli permise di continuare a fare musica e di sperimentare le nuove sonorità e i nuovi ritmi che venivano dagli Stati Uniti.
La "gavetta"
Dopo la fine della guerra Buscaglione rientrò a Torino e ricominciò a suonare in varie orchestre, e nel 1946 debuttò a livello discografico partecipando come contrabbassista all'incisione del 78 giri Body and Soul/Don't Get Around Much Anymore del Complesso Swing Sotto L'egida Dello Hot Club Torino pubblicato dalla Sonovox, accreditato come Nando Buscaglione. Nel 1949 fu costituito il gruppo degli Asternovas, aggiungendo al Quintetto Aster il trombettista Giulio Libano e il sassofonista Sergio Valenti. Quindi iniziò una vita nomade fatta di spettacoli in locali notturni di varie città d'Europa, talvolta anche di infimo ordine. Dal 1946 aveva ricominciato a frequentare assiduamente l'amico Leo Chiosso, con cui iniziò a comporre canzoni. Il rapporto tra i due era praticamente simbiotico, al punto che si trasferirono nello stesso palazzo, in due appartamenti dirimpetto l'uno all'altro, in Via Eusebio Bava 26 bis, in zona Vanchiglia. Trascorrevano giorni e notti intere insieme a chiacchierare a scambiarsi idee, battute e frasi musicali che Leo annotava e Fred accennava sulla tastiera del pianoforte.
Molto spesso si trattava di canzoni estemporanee e surreali che parlavano con ironia di "bulli e pupe", di New York e di Chicago, di duri spietati con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell'alcool.Nacquero così le canzoni che lo fecero conoscere in tutta Italia, molte delle quali oltre a essere registrate su disco, venivano eseguite dal vivo e in spettacoli televisivi, alcune in coppia con la moglie Fatima, quali: Che bambola!!, Teresa non sparare, Eri piccola così, Love in Portofino, Porfirio Villarosa, ispirata alla figura del celebre playboy Porfirio Rubirosa, Whisky facile.
Fred si calò nel personaggio, facendosi crescere un paio di baffetti e presentandosi in scena in doppiopetto gessato e cappello a larghe falde, ispirato a Clark Gable e ai gangster americani come apparivano nei racconti hard-boiled di scrittori quali Damon Runyon, uno degli autori preferiti da Chiosso.
La sua discografia, nonostante la brevità della sua carriera, è folta. Nel 1956 incise numerosissime canzoni e in quello stesso anno uscirono i suoi primi 33 giri. Eppure non fu facile per lui trovare una casa discografica che accettasse d'incidere quelle canzoni così trasgressive e inconsuete per l'epoca. Le sue prime incisioni risalgono al 1952, alcuni pezzi standard del repertorio jazz per l'etichetta La voce del padrone, oggi pressoché introvabili, ma nessuno si sentiva di dargli l'opportunità di incidere le "sue" canzoni.
Un aiuto decisivo arrivò dall'amico Gino Latilla, che aveva ottenuto un buon successo con la canzone Tchumbala-bey scritta dal duo Chiosso-Buscaglione. Egli insistette tanto con il direttore della Cetra, la sua casa discografica, affinché gli facesse incidere le sue canzoni, al punto di anticipare di tasca propria le spese; così nel 1955 vide la luce il primo singolo, un 78 giri che conteneva due canzoni: Che bambola!!/Giacomino. L'idea piacque al pubblico e il singolo vendette circa copie in assenza di qualsiasi battage pubblicitario cosicché Buscaglione, incoraggiato da questo inaspettato successo, decise di incidere tante altre canzoni e, sempre grazie all'appoggio di Latilla, partecipò ad alcune trasmissioni radiofoniche che contribuirono notevolmente alla sua crescente popolarità.
Il matrimonio
Nel 1949, in un cabaret di Lugano, conobbe l'artista maghrebina Fatima Ben Embarek, meglio conosciuta con il nome d'arte di Fatima Robin's, che si esibiva nello stesso locale come acrobata e contorsionista insieme al padre e alla sorella. Fred iniziò a farle una corte serrata, ma dovette fare i conti con l'ostilità del padre della ragazza e finì per organizzare con lei una romantica fuga in una notte di neve, su una slitta trainata da un cavallo. I due si sposarono nel 1954 in chiesa, dopo la conversione di Fatima al cattolicesimo, e da quel momento per lei si aprì, seguendo il marito, una nuova carriera come cantante.
Il loro rapporto fu tenero e a volte burrascoso, costellato di liti e riappacificazioni puntualmente scandite sulle pagine dei rotocalchi. Quasi sempre era la gelosia di Fatima a far scoccare la scintilla dell'ennesimo litigio. La coppia si separò definitivamente nell'ottobre del 1959. Nel gennaio del 1960 i due si rividero a Firenze a causa di impegni artistici concomitanti (lui al River Club, lei allo Chez Moi) e Buscaglione si trattenne in città anche dopo la fine delle sue serate fiorentine. Giravano voci di una riconciliazione tra i due, alimentate dal fatto che Buscaglione promise di tornare nel capoluogo toscano per nuove esibizioni a febbraio, ma il destino non gliene diede il tempo.
Il successo Alla fine degli anni cinquanta, Buscaglione era uno degli uomini di spettacolo più richiesti, e non solo come cantante. Era dappertutto: nelle pubblicità, alla televisione e nei film, prima con brevi apparizioni canore, poi in ruoli autonomi incarnando quasi sempre la figura del simpatico spaccone. Durante l'apice del suo successo visse in una palazzina di fronte alla Mole Antonelliana, al primo piano di Via Montebello, 9.
La sua attività si faceva sempre più frenetica: girava due o tre film contemporaneamente il mattino, registrava spettacoli televisivi nel pomeriggio, la sera incideva dischi e la notte cantava nei night, spostandosi a bordo di una vistosa auto americana, una Ford Thunderbird che lui chiamava "Criminalmente bella", come una delle sue canzoni. Ma il successo ebbe per lui anche conseguenze sgradevoli dal momento che la moglie Fatima, forse gelosa del suo successo e dei pettegolezzi apparsi sui rotocalchi che lo dipingevano come un tombeur de femmes e che gli attribuivano flirt con le attrici con cui recitava, soprattutto con Scilla Gabel e Anita Ekberg, finì col separarsi da lui, che si trasferì all'Hotel Rivoli di Roma.
Forse stanco del suo personaggio di "duro", sul finire degli anni cinquanta Fred iniziò a incidere canzoni melodiche, talvolta scritte anche da altri autori come: Guarda che luna, Non partir (di Giovanni D'Anzi e Alfredo Bracchi) e Al chiar di luna porto fortuna (scritta da Carlo Alberto Rossi).
Tre settimane prima della morte, in un'intervista al quotidiano Stampa Sera, espresse l'intenzione di ritirarsi nel giro di due anni, affermando: «Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, e io tornerò a essere solo Ferdinando Buscaglione».
L'incidente mortale
Buscaglione morì a Roma il 3 febbraio 1960 in un incidente stradale, mentre di prima mattina rientrava in auto all'hotel Rivoli (in via T. Taramelli). Dopo aver cenato con degli amici alla Taverna degli Artisti di via Margutta, Buscaglione passò alla Rupe Tarpea, noto nightclub della zona, per incontrarsi con i componenti dell’orchestra di Paolo Zavallone; con loro si recò quindi alla trattoria notturna del terminal dell’Aeritalia, in via Giolitti. Verso le 6:00 lasciò il terminal e dopo aver dato un passaggio a due orchestrali si diresse verso l'hotel, a bordo della sua Ford Thunderbird di color rosa.Gianfranco Franci, "Fred Buscaglione è morto in uno scontro automobilistico". Stampa Sera, 3 febbraio 1960, p.1. Il cantante stava percorrendo ad alta velocità via Giovanni Paisiello in direzione di piazza Pitagora, nel quartere Pinciano, quando giunto all'incrocio con viale Gioacchino Rossini si scontrò con un camion Lancia Esatau 864 carico di porfido, guidato dal ventiquattrenne Bruno Ferretti, che proveniva da destra in direzione di Villa Borghese. Ferretti uscì illeso dallo scontro, e tentò di soccorrere Buscaglione insieme a una guardia giurata e a un passante; i tre fermarono un autobus sul quale caricarono il cantante, che giunse però privo di vita all'ospedale.
Ai suoi funerali, svoltisi a Torino nella Chiesa di Santa Giulia il successivo 6 febbraio, parteciparono decine di migliaia di persone tra cui molte celebrità della musica e dello spettacolo, da Johnny Dorelli a Gino Latilla e Wanda Osiris"Ventimila persone hanno seguito i funerali di Fred Buscaglione", La Stampa, 7 febbraio 1960, cronaca cittadina p.2.. È sepolto nel Cimitero monumentale di TorinoTerzo ampliamento nord area n.184..
Il mito postumo
La scomparsa di Fred Buscaglione, avvenuta nel pieno della sua carriera di cantante e di attore, fu un evento mediatico che ebbe ampie ripercussioni nell'Italia del boom economico. Il suo ultimo film, le cui riprese erano terminate pochi giorni prima del tragico incidente e che si sarebbe dovuto intitolare A qualcuno piace Fred, uscì nelle sale il 24 febbraio 1960 con il titolo Noi duri e ottenne immediatamente un enorme successo, restando in programmazione per mesi. Nel film Buscaglione recita con attori famosi come Paolo Panelli, Totò e Scilla Gabel, tenendo la scena con naturalezza e brio.
Le sue canzoni continuarono a essere ascoltate alla radio e nei juke-box che andavano diffondendosi per la penisola; la folla cosmopolita che invadeva Roma durante le Olimpiadi portò a casa, tra i souvenir, anche i dischi di Buscaglione, accrescendone la conoscenza all'estero.
La Rai periodicamente trasmise programmi rievocativi della sua figura usando materiali d'archivio e interviste ad amici e collaboratori. Nel 1980, per il ventesimo anniversario della sua scomparsa, venne trasmesso il programma In memoria di Fred Buscaglione in cui diversi artisti riproposero i suoi successi accompagnati dall'orchestra diretta da Gorni Kramer. Nel corso del programma Rino Gaetano si esibì in una molto personale e appassionata rivisitazione de Il dritto di Chicago.Sarà una delle sue ultime apparizioni televisive, poiché l'anno seguente anche l'artista crotonese perderà la vita in circostanze simili a quelle in cui perì Buscaglione: in un incidente stradale contro un camion all'alba di un giorno festivo.