È considerato uno dei migliori piloti automobilistici di tutti i tempi.
Soprannominato El Chueco o El Maestro, disputò 52 Gran Premi, vincendone 24 e salendo per 35 volte sul podio. Ottenne 29 pole position e 48 partenze dalla prima fila. Il suo record di 5 titoli mondiali resistette per 46 anni e fu superato solo nel da Michael Schumacher. Detiene la più alta percentuale di pole position realizzate in carriera: il pilota italo-argentino partì in prima posizione nel 55,8% dei Gran Premi disputati; a 46 anni e 41 giorni è inoltre il corridore più anziano ad avere conquistato un titolo mondiale.
Aveva uno stile di guida preciso, ma spettacolare, oltre che una profonda conoscenza della meccanica, essendo stato coinvolto nel settore delle riparazioni fin da ragazzino. Corridore completo, seppe distinguersi anche in competizioni a ruote coperte: da ricordare i suoi numerosi piazzamenti alla Mille Miglia, le vittorie alla Carrera Panamericana nel 1954, al Nürburgring nel 1955 e alla 12 Ore di Sebring nel 1956 e nel 1957.
Biografia
Era di origini abruzzesi, figlio di emigranti italiani in Argentina: il padre Loreto (1880-1972) era nato a Castiglione Messer Marino, in provincia di Chieti, e la madre Erminia D'Eramo (1885-1975) era originaria di Tornareccio, nella medesima provincia.
Carriera Gli esordi in Argentina L'esordio nel mondo delle competizioni motoristiche avvenne il 25 ottobre 1936. Fangio, al volante di una vettura Ford A, che pare fosse stata in precedenza utilizzata come taxi, prese parte al Premio Circuito di Benito Juárez. Dopo essersi qualificato in settima posizione, fu costretto al ritiro in seguito a un guasto meccanico mentre si trovava al terzo posto; la corsa fu funestata da un grave incidente in cui l'auto guidata da Juan Estanyo, capovolgendosi in seguito ad una sbandata, provocò la morte del co-pilota Armando Tesone. La seconda corsa non fu più fortunata: Fangio, arrivato in ritardo alla partenza, s'inserì nel gruppo con un giro di ritardo e venne in seguito squalificato e costretto a fermarsi.
Nel 1939 iniziò a partecipare anche a competizioni su strada e fu nel 1940 che, proprio in una di queste corse, il Gran Premio Internacional del Norte, conquistò la sua prima vittoria al volante di una Chevrolet coupé. La competizione durò due settimane su un percorso di più di novemila chilometri; Fangio concluse con il tempo di 109 ore e 35 minuti e con più di un'ora di vantaggio sul secondo classificato, Daniel Musso. Nel 1941 arrivarono altre due vittorie su strada, la prima in Brasile, nel Premio Presidente Getúlio Vargas, la seconda nella Turismo Carretera argentina. Dopo una sosta forzata a causa della guerra, nel 1946 Fangio tornò a correre anche in corse a ruote scoperte, cogliendo i primi buoni piazzamenti con due secondi posti.
Nel 1947 conquistò la prima vittoria al volante di una monoposto al Gran Premio della Città di Rosario. Nel corso dell'anno si aggiudicò altre due prove di Formula Libre e una su strada. Nel 1948 arrivarono altre due vittorie in formula libera e due in competizioni su strada e per la prima volta poi Fangio partecipò a una corsa europea; in Francia prese parte a bordo di vetture Simca-Gordini al Gran Premio di Reims: prese il via sia alla corsa di Formula 2 sia a quella di Formula 1, ma fu costretto al ritiro per problemi meccanici in entrambe le competizioni.
Alla fine dell'anno prese parte alla prova di Turismo de Carretera denominata Gran Premio dell'America del Sud, una maratona automobilistica della durata di quasi tre settimane su un percorso di 9500 chilometri. Fangio fu protagonista di un terribile incidente nel corso della settima tappa: la sua Chevrolet uscì dal tracciato, cappottandosi numerose volte; il pilota argentino riportò ferite al collo, mentre il suo copilota Daniel Urrutia fu catapultato fuori dall'abitacolo, riportando gravi fratture al cranio e alle vertebre cervicali e morendo poche ore dopo nel vicino ospedale di Obrero, dove entrambi erano stati ricoverati. Sebbene profondamente scosso dalla perdita dell'amico, Fangio decise alla fine per il proseguimento della sua carriera agonistica.
L'avventura europea Il 1949: i primi successi Nel 1949 Fangio ritornò in Europa e questa volta i risultati furono straordinari; si aggiudicò infatti in rapida successione il Gran Premio di San Remo, quello di Pau, quello di Perpignan e infine quello di Marsiglia. Avrebbe dovuto partecipare anche alla Mille Miglia tra i favoriti, ma la sua Simca non arrivò in tempo dalla Francia. Si ritirò nelle due corse successive, il Gran Premio di Roma di Formula 2 e il Gran Premio di Bruxelles di Formula 1, mentre il successivo Gran Premio dell'Autodromo di Formula 2 a Monza vide la sua consacrazione definitiva: infatti sul circuito brianzolo, approfittando di un guasto meccanico subito da Ascari a poche tornate dalla fine mentre si trovava al comando, colse il quinto successo stagionale.
Al successivo appuntamento di Reims, Fangio partecipò sia alla corsa di Formula 2, in cui fu costretto al ritiro per un guasto mentre era al comando, lasciando la vittoria ad Ascari, sia al Gran Premio di Formula 1, ma anche questa volta si dovette ritirare per un cedimento meccanico. Sul finire della stagione si fecero sempre più insistenti le voci di un ritorno dell'Alfa Romeo alle competizioni e Fangio fu indicato dalla stampa come sicuro pilota della rinnovata scuderia. Le nuove vetture, che avrebbero dovuto esordire al Gran Premio d'Italia, non vennero comunque ritenute ancora a punto dai vertici della casa e l'esordio venne quindi rimandato alla stagione successiva.
Le stagioni del Mondiale Il 1950 Le corse in Argentina La stagione motoristica incominciò con quattro gare in Argentina, alle quali prese parte la gran maggioranza dei piloti europei. Il 18 dicembre 1949 si disputò il Gran Premio Perón sul circuito argentino di Palermo; Fangio, nonostante un incidente in prova in cui danneggiò lievemente la sua Ferrari 166 F2 andando a sbattere contro un albero, partì dalla prima fila, alle spalle di Villoresi e Ascari. In gara riuscì a guadagnare una posizione, concludendo la gara al secondo posto dietro ad Ascari. Il tifo dei fan argentini per il loro idolo raggiunse livelli altissimi e si registrarono anche alcuni episodi di ostilità verso i piloti italiani, fortunatamente subito rientrati.
Tale entusiasmo produsse però situazioni anche molto pericolose: un'invasione di pista al termine della gara rischiò di tramutarsi in tragedia quando il principe Bira travolse la folla festante dopo aver tagliato il traguardo, ma fortunatamente non si registrarono feriti gravi. Il 9 gennaio 1950 si disputò il Gran Premio Evita Perón; la prima fila fu identica a quella di dicembre, ma a posizioni invertite con Fangio in pole position davanti ad Ascari e Villoresi. Il pilota argentino prese subito il comando della corsa, ma un consumo irregolare degli pneumatici lo costrinse a diverse soste ai box, lasciando il successo a Villoresi. La successiva corsa a Mar del Plata vide Fangio protagonista di un brutto incidente insieme a Villoresi: quest'ultimo ruppe lo sterzo e urtò la vettura dell'argentino ad alta velocità, provocandone il ribaltamento.
Fortunatamente entrambi i piloti uscirono illesi dalla carambola, ma la stampa argentina accusò Villoresi di avere provocato intenzionalmente l'incidente per favorire il successo di Ascari. Nei giorni successivi fu lo stesso Fangio a scagionare completamente il pilota della Ferrari da qualsiasi responsabilità. La stagione sudamericana si concluse con il Gran Premio della Città di Rosario. Fangio partì dalla pole position e condusse la gara fin dalle prime battute, ma al 13º giro, mentre si trovava al comando con ampio margine sul secondo, andò a sbattere contro le balle di paglia poste a protezione del pubblico; alcuni spettatori rimasero feriti in modo lieve, mentre il pilota, uscito completamente incolume dall'incidente, fu costretto ad abbandonare la corsa, lasciando il successo a Villoresi. Il bilancio complessivo nelle quattro corse di casa non fu certo incoraggiante, ma il pilota argentino aveva comunque dimostrato di poter competere ad armi pari con i migliori piloti europei a parità di mezzo meccanico e l'arrivo delle nuove Alfa Romeo avrebbe sicuramente potuto spostare in modo deciso gli equilibri delle corse.
Il primo Campionato del Mondo di Formula 1
Fangio partecipò, al volante di una Alfa Romeo 158, al primo Campionato mondiale di Formula 1 della storia, nel 1950; con gli italiani Nino Farina e Luigi Fagioli, anch'essi piloti della casa del biscione, formò il leggendario terzetto delle 3F. Il titolo fu una corsa a due tra Fangio e Farina, che vinsero tre gare a testa, sei delle sette previste nel calendario (la settima era la 500 Miglia di Indianapolis 1950, a cui però parteciparono solo piloti non iscritti agli altri Gran Premi). Nella gara d'esordio, avvenuta il 13 maggio sul circuito di Silverstone, Fangio cercò di avvantaggiarsi sul rivale anticipando la sosta per il rifornimento, ma ripartì dai box prima che i meccanici avessero completato il rabbocco dell'olio: il motore non resistette a lungo e l'argentino fu costretto al ritiro a otto giri dal termine, mentre si trovava in seconda posizione, per il cedimento di una valvola. Il secondo appuntamento iridato a Monaco si rivelò decisamente più fortunato: Fangio, partito in pole position, prese subito la testa della corsa, riuscendo così a evitare di rimanere coinvolto nell'incidente del primo giro che mise fuori gioco nove vetture e, tra gli altri, i compagni di squadra Farina e Fagioli e il connazionale José Froilán González. L'incidente fu causato da uno sbandamento di Farina, che nel dopo gara accusò proprio l'argentino di non aver lasciato lo spazio necessario al sorpasso, provocando la carambola.
Fangio non si lasciò sfuggire l'occasione e conquistò una facile vittoria davanti alla Ferrari di Ascari e alla Maserati del pilota di casa Louis Chiron, andando ad agganciare Farina al comando della classifica iridata. Il successivo appuntamento a Bremgarten, in Svizzera, vide Fangio partire nuovamente dalla pole position, ma la gara venne condotta dal compagno di squadra Farina; il pilota argentino si trovava comunque saldamente in seconda posizione quando, a otto giri dal termine, si ruppe il motore della sua "alfetta", costringendolo al ritiro. Il 18 giugno si corse poi il Gran Premio del Belgio sul circuito di Spa. Fangio conquistò il suo secondo successo iridato davanti a Fagioli e al francese Rosier; Farina, attardato da un problema al motore negli ultimi giri, si piazzò in quarta posizione, realizzando il giro più veloce in gara.
La penultima prova del mondiale si disputò sul circuito di Reims-Gueux e Fangio realizzò un weekend perfetto, conquistando pole position, vittoria e giro più veloce in gara; il contemporaneo ritiro di Farina per un guasto alla pompa di benzina proiettò il pilota argentino in testa alla classifica mondiale. Tutto si decise quindi sulla pista di Monza nel Gran Premio d'Italia. Fangio, partito in pole position, accusò noie meccaniche sulla sua Alfa e salì su quella del compagno Taruffi; nel tentativo di rimonta realizzò il giro più veloce della corsa, ma un ulteriore guasto lo costrinse al definitivo ritiro, lasciando così a Farina la vittoria del Gran Premio e del titolo mondiale. Da sottolineare come la Direzione corse dell'Alfa Romeo, per garantire ai due piloti l'assoluta uniformità di trattamento, fece estrarre a sorte dagli stessi protagonisti i numeri delle auto a loro assegnate.
Le gare extra-campionato