I cimbri sono una minoranza etnica e linguistica stanziata in pochi centri sparsi nell'area montuosa compresa tra le province di Trento (Luserna), Vicenza (altopiano dei Sette Comuni, in particolare Roana) e Verona (Tredici Comuni, in particolare Giazza). Una minuscola isola cimbra si trova inoltre sull'altopiano del Cansiglio (province di Belluno e Treviso).
Benché il loro idioma distintivo, la lingua cimbra, sia ormai in forte regressione e parlato solo da una sparuta minoranza, i cimbri possono comunque essere considerati un gruppo etnico a sé stante, con usanze e tradizioni derivate dalla loro ascendenza germanica.
Storia L'origine mitologica: cimbri antichi e longobardi
Anche se in passato si riteneva che il nome della lingua derivasse dagli antichi antenati degli attuali parlanti, cioè quei Cimbri sconfitti dai Romani nel II secolo a.C., si tratta tuttavia probabilmente di un caso di omonimia.
La maggioranza della comunità scientifica vede negli attuali Cimbri una diretta discendenza da popolazioni di origine bavarese meridionale che nel Medioevo migrarono dalla zona dell'Ammersee e del lago di StarnbergHans Tyroller, Grammatische Beschreibung des Zimbrischen von Lusern, Stoccarda, Franz Steiner, 2003, p. 2 e 12; H. Tyroller, «Das phonologische System des Zimbrischen von Lusern sowie Möglichkeiten ein geeignetes Orthographiesystem dafür zu schaffen», in Sprachkontakte im Alpenraum. Minderheiten- und Lokalsprachen. Tagungsberichte des Symposiums «Kodifizierung und Ausarbeitung einer Grammatik des Zimbrischen und es Fersentalerischen». Trento 7. Mai 1999, a cura di H. Tyroller, Trento, 1999, p. 174. nel Veneto nord-occidentale e nel Trentino meridionale. Questi cimbri si diffusero inizialmente sull'Altopiano dei Sette Comuni e da qui anche in Lessinia, nella zona orientale del gruppo del Monte Baldo e sui vicini altopiani di Folgaria, Lavarone e Luserna principalmente, ma più propriamente in tutti i territori compresi tra la sinistra orografica dell'Adige ad ovest, il solco vallivo della Valsugana a nord, le pedemontane vicentine e veronesi ad est ed a sud. Comunità cimbre erano presenti anche sulla destra orografica dell'Adige ed a testimonianza di ciò rimangono toponimi nei territori di Garniga Terme e Cimone, sul versante orientale del gruppo montuoso del Bondone, in Trentino.
Molti scrittori del passato, come Natale Dalle Laste, Salmon, Tentori e Busching vedevano negli abitanti dei Sette Comuni i discendenti dell'antico popolo dei cimbri. Lo stesso Busching scrive, ricordando l'episodio della visita sull'altopiano del re di Danimarca:
A tal proposito, sul finire del XVIII secolo lo storico Silvestro Castellini scriveva:
Anche per lo storico veronese Scipione Maffei l'origine della lingua viene ricondotta ai Cimbri dello Jutland:
Ugualmente scriveva Marco Pezzo, in Dei Cimbri, veronesi e vicentini:
Anche Mario Rigoni Stern si riallaccia a tale filone ricordando come la toponomastica storica dell'altopiano dei Sette Comuni sia legata alla mitologia scandinavaMario Rigoni Stern, nel libro Sentieri sotto la neve, Ed. Einaudi, 1998, Segni Lontani.. Nella narrativa e nel folklore altopianese vengono inoltre spesso citate figure appartenenti alla mitologia norrena, e, come ricordato da Rigoni Stern, la maggior parte dei toponimi locali ha un significato etimologico legato alla mitologia norrenaÈ il caso, ad esempio, del Ferozzo (come era nota la Cima XII, la vetta più alta dell'altopiano) e della Val Frenzela (italianizzazione di Freyentaal), località dedicate a Freya, come pure il Monte Ferac (da Frea-ac, dimora della dea Frea); vi sono poi siti dedicati alla dea Mara, come la Martaal (cioè valle di Mara, la valle che separa Rotzo da Roana) e la sorgente Marghetele (orticello di Mara); località dedicate alla pitonessa Ganna (come la Valganna) o al dio Thor (come il monte Thor nei pressi dell'Ortigara). La dea sassone Ostera è ricordata nello scoglio che sovrasta Pedescala, detto Ostersteela, e in Foza nella contrada chiamata appunto Ostera.Il ricordo di altre divinità menzionate nell'Edda islandese è rimasto anche sull'altipiano: Balder (ricordato dal folletto od orco Baldrich); Höðr (a cui è dedicata la collinetta ai cui piedi si trova l'ex stazione ferroviaria di Asiago e che una volta era detta Hodegart, ossia orto di Höðr); Synia (ricordata dal monte Sunio). L'Edda, fra le altre divinità, nomina anche una certa Skada, figlia del gigante Thiasse: questa dea è ricordata dal nome del paese di Treschè Conca di Roana, che un tempo in cimbro era chiamato appunto Skada. Cfr. Antonio Domenico Sartori. Storia della Federazione dei Sette Comuni vicentini, ed. L. Zola, Vicenza, 1956: "L'antichità delle origini religiose sull'altopiano dei Sette Comuni"..
In realtà uno studio genetico ha mostrato delle differenze significative tra i cimbri italiani e le popolazioni della regione danese dell'Himmerland.
È probabile che la tendenza di origine romantica abbia portato a cercare un'eredità remota non dimostrabile, fenomeno presente nell'Ottocento europeo ed ampiamente studiato per altre popolazioniVedasi ad esempio il libro L'invenzione della tradizione, a cura di Eric Hobsbawm e Terence Ranger in cui si analizzano fenomeni simili per la Scozia, la Germania o la Francia.. Per i cimbri delle montagne venete l'essenziale dimostrazione antropologico-culturale dei meccanismi costitutivi che hanno generato il mito cimbrico, a partire tuttavia già dal Medioevo, risale al 1976, ed è stata pubblicata nel 1993 (e poi, definitivamente, nel 1996) da Massimiliano MarangonMassimiliano Marangon, «Cimbri»: mito etnogonico, identità di minoranza, situazione confinaria di lungo periodo, in «SM Annali di San Michele», n. 6, 1993, pp. 279-296, poi rielaborato e pubblicato, col titolo: «Il mito etnogonico, e le sue funzioni di lungo periodo», come cap. I del suo libro Antenati e fantasmi sull'Altopiano: un'identità etnica cimbra e le sue modulazioni antropologiche, Euroma, Editrice Universitaria di Roma - La Goliardica, Roma, 1996, OCLC 799279377, ISBN 8880661507.. Egli ha ricordato che fu imposto ai coloni bavaro-tirolesi medioevali, già in ambiente preumanistico veneto, il nome etnico "cimbro" in questione ed attribuita loro una diretta discendenza degli antichi Cimbri: e questo solo per una precisa necessità ideologica di subordinarli utilmente in prospettiva, come milizie confinarie, ai "romani" che dominavano interamente la terraferma veneta; soltanto per supportare ulteriormente tale funzione politico-militare si narrò quindi, inventando letteralmente e letterariamente una tradizione rude e guerriera, che questi pacifici coloni germanici si sarebbero ritirati in questo variegato territorio montano e collinare dopo essere stati sconfitti dai Romani.
Un'ipotesi sull'origine longobarda dei cimbri moderni venne avanzata nel 1948 da Bruno Schweizer e ripresa nel 1974 da Alfonso BellottoBruno Schweizer, Die Herkunft der Zimbern, in «Die Nachbarn. Jahrbuch für vergleichende Volkskunde», n. 1, 1948, ISSN 0547-096X, pagg. 111–129.; Alfonso Bellotto, Il cimbro e la tradizione longobarda nel vicentino I., in «Vita di Giazza e di Roana», n. 17-18, 1974, pagg. 7–19; Il cimbro e la tradizione longobarda nel vicentino II., in «Vita di Giazza e di Roana», n. 19-20, 1974, pagg. 49–59. e nel 2004 dal linguista cimbro Ermenegildo BideseErmenegildo Bidese, «Die Zimbern und ihre Sprache. Geographische, historische und sprachwissenschaftlich relevante Aspekte», in Kolloquium über Alte Sprachen und Sprachstufen. Beiträge zum Bremer Kolloquium über „Alte Sprachen und Sprachstufen“, a cura di Thomas Stolz, Bochum, Verlag Brockmeyer, 2004, pagg. 3–42. ISBN 3-8196-0664-5. . Tuttavia la maggioranza dei linguisti resta legata alla teoria della migrazione medievaleJames R. Dow, «Bruno Schweizer's commitment to the Langobardian thesis», in Kolloquium über Alte Sprachen und Sprachstufen. Beiträge zum Bremer Kolloquium über „Alte Sprachen und Sprachstufen“, a cura di Thomas Stolz, Bochum, Verlag Brockmeyer, 2004, pagg. 43–54. ISBN 3-8196-0664-5..
Le migrazioni germaniche del Basso Medioevo La maggioranza della comunità scientifica ritiene che i cimbri discendano da coloni tedeschi chiamati da feudatari imperiali tra il X ed il XII secolo a popolare l'Altipiano di Asiago, e qui impiegati in lavori di stroncatura dei boschi (dall'equivalente termine tedesco verrebbe la stessa denominazione di "cimbri") e quindi di allevamento ed agricoltura.
Il primo ad avanzare tale ipotesi fu il padre della dialettologia tedesca Johann Andreas Schmeller, in una memoria del 1834, in cui affermava che la parlata dei cimbri costituiva un'evoluzione del tedesco meridionale del XII e XIII secoloJohann Andreas Schmeller, Ueber die Cimbern der VII und XIII Communen auf den venedischen Alpen und ihre Sprache, Reale Accademia bavarese delle Scienze, 1834; citato in Alberto Castaldini, Gli ultimi cimbri, in: Limes 6/2003 "Il nostro Oriente", Roma: L'Espresso, p. 170..
Un gran numero di documenti medievali, ritrovati da Carlo Cipolla, attesta a partire dal X secolo un costante spostamento di popolazioni dall'area germanica alle vallate di Trento, Verona e Vicenza.
A partire dalla metà del X secolo comunque, la zona dell'altopiano dei Sette Comuni fu interessata da consistenti ondate migratorie provenienti da un'area della Germania meridionale, al confine tra Baviera, Svevia e Tirolo, allora dipendente dal monastero di Benediktbeuern, dal sito dei cimbri della Lessinia.. Il convento era infatti in contatto con l'abbazia di Santa Maria in Organo di Verona, a sua volta legata all'abbazia di Santa Croce, a Campese; quest'ultima possedeva delle proprietà presso Foza, ed è quindi probabile che i primi cimbri si fossero stanziati qui, espandendosi poi nei dintorni.
Il più antico insediamento cimbro, come già accennato, è forse quello di Foza e risale alla metà del X secolo. Dopo essersi espanso in tutto l'altopiano dei Sette Comuni, il gruppo colonizzò Posina (inizi XII secolo), e quindi, nel Trentino, Folgaria e Costa Cartura. Fu Federico Vanga, il principe vescovo di Trento, ad autorizzare nel 1216 lo stanziamento di coloni provenienti da Asiago sull'altopiano di Folgaria e Lavarone, perché lo disboscassero.. Nel Duecento, gli spostamenti procedettero verso est (Lavarone, Luserna, Terragnolo e Vallarsa).
Da Posina, invece, i cimbri si espansero nel Tretto e a Valli del Pasubio. All'inizio del XIII secolo se ne trovano anche a Schio e a Malo (nel 1407 il vescovo di Vicenza separò amministrativamente Malo e Monte di Malo perché in quest'ultima predominava l'elemento germanico). Da Schio si insediarono poi a Recoaro e a Valdagno, e da qui ad Altissimo, dal sito dei cimbri della Lessinia..
Tali insediamenti costituirono la massima espansione dei tedeschi a sud delle Alpi; tuttavia nel Veronese a partire dal Quattrocento si verificò una inarrestabile emorragia demografica, che portò alla frammentazione del gruppo etnico e alla perdita della lingua. Al contrario, le colonie dei Sette Comuni conobbero un periodo di fioritura nel XVII e XVIII secolo, grazie all'autonomia politica riconosciuta dalla Repubblica di Venezia, con la nascita di una letteratura autoctona.
La Federazione dei Sette Comuni