Ben istruita e inserita nei più ambiti circoli sociali di Roma, sia grazie al legame col padre che con il marito Gian Giordano Orsini, IV signore di Bracciano; Felice fu una delle donne più potenti del Rinascimento italiano, esercitando potere e influenza sia all'interno che all'esterno della Curia, in particolare mediando la pace fra suo padre e Anna di Bretagna, regina di Francia, e mantenendo rapporti epistolari con tutte le principali personalità del suo tempo, compresa Caterina de' Medici, che sarebbe poi divenuta lei stessa regina di Francia. Tramite le sue azioni, rappresentò una versione femminile del cardinal nipote.
Aumentò le ricchezze di famiglia, di cui aveva il controllo, dando vita a un fiorente commercio di grano tramite il feudo di Castello di Palo, da lei acquisito; e anche dopo la morte del padre e del marito mantenne il suo ruolo di Signora di Bracciano e degli Orsini, continuando, seppur in modo ridotto, a influenzare la corte papale durante i regni di Leone X e Clemente VII.
Biografia
Origini Felice nacque a Roma, nello Stato Pontificio, intorno al 1483; p.11. Suo padre era Giuliano della Rovere, membro dell'Ordine francescano e arcivescovo, nonché nipote di Papa Sisto IV; pp.2-4, mentre sua madre era Lucrezia Normanni, nata a Trastevere e appartenente a una delle famiglie più antiche di Roma; p.9. È probabile che i due si conobbero a Trastevere, dove è noto che Giuliano si recava spesso, e intrecciarono una breve relazione che portò alla nascita di Felice; p.10. In seguito, Giuliano organizzò per Lucrezia un matrimonio con Bernardino de Cupis, maestro di palazzo dei della Rovere, e da questo matrimonio nacquero due figli, Giovanni Domenico e Francesca de Cupis. Felice crebbe agiatamente a Palazzo de Cupis di Piazza Navona, a Roma, usufruendo dei fondi messi a disposizione da Giuliano per il mantenimento suo e di suo madre; p.25. Nel 1494 suo padre tentò, senza successo, di deporre papa Alessandro VI (nato Rodrigo Borgia), così Felice venne trasferita, per la sua sicurezza, nella residenza dei della Rovere a Savona; p.113 e ; p.113.
Istruzione Crescendo nel centro di Roma e figlia di un importante ecclesiastico, Felice fu circondata fin da bambina da ogni tipo di persone che frequentavano il Vaticano; p.24. Mostrò un sincero interesse per la letteratura, la poesia e le arti e le fu data possibilità di conoscere studiosi, scrittori e poeti come Giovanni Filoteo Achillini, che la citò nel poema Viridario, definendola come lodevole. Strinse anche amicizia con Scipione Carteromacho, il quale si occupava di fornirle materiale lettarario in latino e in volgare; p.71. Lettrice entusiasta, Felice possedeva un'ampia biblioteca che includeva classici, manoscritti antichi e testi meno noti; p.72, e usò le sue conoscenze e il suo patrimonio librario per entrare in confidenza con gli elitari circoli culturali dei Medici e dei Gonzaga; p.70.
Presunto primo matrimonio Sulla base del fatto che Felice rifiutò un gran numero di accordi matrimoniali, compreso quello col candidato favorito dal padre, Roberto Sanseverino, principe di Salerno; p.182, alcuni storici, fra cui Murphy, ipotizzano che Felice si sposò, intorno al 1497/1498, con un uomo ignoto, forse di Savona o Genova, che l'avrebbe lasciata vedova non oltre il 1502, senza figli e con il controllo della sua dote, dandole un'indipendenza finanziaria che sarebbe però durata solo finché fosse rimasta vedova e a cui era restia a rinunciare; pp.35-36. Tuttavia, l'esistenza stessa di questo matrimonio resta fortemente contestata, data la mancanza di dettagli o prove documentali.
Matrimonio con Gian Giordano Orsini Nel 1503, Giuliano della Rovere venne eletto papa, col nome di Giulio II. Subito dopo, si dedicò a cercare un marito per la figlia, cosa che si rivelò complicata: Felice era non solo la figlia illegittima di un papa che non le mostrava grande affetto o favore (a differenza ad esempio del suo predecessore, Alessandro VI, coi figli Cesare, Giovanni e Lucrezia Borgia), ma aveva anche più di vent'anni, un'età all'epoca considerata avanzata per una sposa; p.74.
Alla fine, nel 1505, venne stipulato un fidanzamento fra Felice e Gian Giordano Orsini, signore di Bracciano, che aveva vent'anni più di lei, era al secondo matrimonio e aveva già un erede maschio, Napoleone Orsini, oltre a due figlie, Francesca e Carlotta; ma era anche a capo di una delle famiglie più potenti di Roma; p.55; pp.79. Il matrimonio era considerato vantaggioso sia per Felice, perché le avrebbe permesso di rimanere a Roma; p.866; p.75, che per Giulio II, perché gli permise di riconciliare le famiglie Orsini e Colonna, organizzando, in parallelo a quello di Felice, un secondo matrimonio fra sua nipote Lucrezia e uno dei Colonna; pp.77-78.
Per le nozze, Felice ricevette in dote 15.000 ducati, un valore inferiore alla dote di Lucrezia, che consisteva in 10.000 ducati, ma con in aggiunta un palazzo a Roma, presso la Chiesa dei Dodici Apostoli, e la città di Frascati; pp.80-81. In più, Giulio proibì che il matrimonio di Felice, celebrato il 25 maggio 1506 nella Cancelleria (oggi Palazzo Sforza-Cesarini), allora in rovina, fosse festeggiato pubblicamente, e non partecipò né alla cerimonia né al modesto banchetto che seguì; pp.81-84. È probabile che il trattamento freddo di Giulio II nei confronti di Felice nascesse proprio dal desiderio di differenziarsi dal suo predecessore, Alessandro VI Borgia, che aveva invece elargito ai figli ogni genere di ricchezza e privilegio.
Inizialmente il matrimonio fu infelice, dal momento che Orsini era solito deridere sua moglie ricordandole il suo status di bastarda non voluta del papa, ma sembra che in seguito imparò ad apprezzare le qualità di Felice, soprattutto in ambito della gestione famigliare e della diplomazia, e la incoraggiò a perseguire le proprie ambizioni; p.759; p.99. In ogni caso, Felice si prodigò per avere un figlio maschio, che le avrebbe garantito il mantenimento del potere e della ricchezza acquisiti col matrimonio, soprattutto se fosse riuscita a escludere dalla successione il figliastro Napoleone, come era previsto dalle clausole del contratto matrimoniale; pp.100-101, 114. Riuscì nel suo intento solo nel 1512, dopo aver partorito una figlia nel 1507 e un figlio morto neonato nel 1508. Sarebbe poi seguito un altro figlio e una seconda figlia, per un totale di cinque figli, quattro dei quali sopravvissuti; pp.100-102, 144, 152-154.
Felice si rivelò una madre molto attenta e presente, svolgendo anche compiti che all'epoca le nobildonne solitamente delegavano alla servitù. Si occupò di nominarli, privilegio di solito concesso ai padrini di battesimo, si occupò in prima persona della loro educazione, sorvegliando attentamente l'assunzione e l'operato delle balie, e gestì egregiamente il loro patrimonio fino alla maggiore età; p.152.
Riconciliazione con Giulio II Il trattamento riservatole da suo padre in occasione delle sue nozze ferì profondamente Felice, che in seguito rifiutò di vedere il padre per alcuni mesi. Alla fine Giulio II, pentito, nell'estate 1506 invitò la nuova coppia in Vaticano, dove indisse un sontuoso banchetto in onore di Felice; p.102.
Da quel momento, Giulio II invitò spesso sua figlia come ospite d'onore a feste in tutta Roma, dove spesso era l'unica donna presente, e la ricoprì di doni, fra cui gioielli lussuosi, ingenti somme di denaro e quello che sarebbe divenuto uno dei beni più preziosi di Felice, una croce di diamanti che era stata donata originariamente dalla Repubblica di Venezia; p.103.
Felice approfittò della nuova situazione per creare ed estendere la sua rete di conoscenze e influenze, raggiungendo una posizione di potere elevata all'interno della corte papale.
Attività economiche Castello di Palo Fra la dote per le nozze e il ritrovato favore paterno, Felice entrò in possesso di un notevole patrimonio, che la rese una donna ricca a pieno titolo; p.111.
Nel 1509, mettendo a frutto le sue doti economiche, lo investì acquisendo come fonte di reddito il castello di Palo e il feudo ad esso associato. Grazie al padre, Felice trasformò il castello in una residenza papale e una riserva di caccia, status che mantenne anche sotto i successivi pontefici, e lo sfruttò come base per aumentare il suo potere e la sua influenza, sia economica che politica, e di riflesso quella dei della Rovere, ospitando regolarmente ospiti di alto profilo; pp.111-116. Dopo la morte del padre, Felice negoziò con il suo successore Leone X (eletto alla morte di Giulio II nel 1513) perché pagasse il restauro del castello per convertirlo in una tenuta di lusso, in cambio del diritto di soggiornarvi gratuitamente; p.158.
Commercio di cereali L'altro modo in cui Felice sfruttò il feudo di Palo fu convertendone i terreni per la produzione in massa di cereali, soprattutto grano e frumento, dando vita a un fiorente commercio che gestiva in prima persona, come dimostrano i documenti relativi alla crisi del grano del 1533 e 1534; p.116, quando, a causa di maltempo e sistemi di trasporto danneggiati, Roma iniziò a importare grano dal Nord Italia a un prezzo maggiorato; p.279-282. Questo costrinse Felice, in qualità di fornitrice locale, a contrattare duramente per ottenere un prezzo competitivo per le sue derrate, mentre contrattare era solitamente qualcosa che le donne, se costrette a fare, mediavano tramite terzo; pp.256, 298. L'esperienza accumulata negli affari da Felice le servì quando, rimasta orfana di padre nel 1513 e vedova nel 1517, prese in mano la gestione del patrimonio Orsini, oltre che del proprio, in nome dei figli minorenni.
Negoziati con la Francia Nel 1511, durante le guerre d'Italia, Giulio II decise di escludere la presenza francese nel nord Italia tramite un netto cambio di alleanze; p.182: sciolse la lega di Cambrai, istituita nel 1508 fra la Francia e lo Stato Pontificio contro Venezia, e creò invece proprio con quest'ultima la Lega Santa, facendosi quindi nemico il re francese Luigi XII; pp.5-7; p.289. Quando lo Stato Pontificio perse Bologna, presa proprio dai francesi, Giulio II fu costretto a mandare in Francia un'ambasciata, che comprendeva il vescovo Andrew Forman e Gian Giordano Orsini. Giulio specificò inoltre che anche la figlia Felice doveva recarsi in Francia, dove rimase per due anni come principale interlocutrice della regina Anna di Bretagna; p.118.
Vedovanza Nel settembre 1517 Gian Giordano redasse testamento alla presenza del suo consigliere, Giovanni Roberto della Colle, nominando Felice reggente e signora degli Orsini in nome dei figli minorenni: "Lascerò mia moglie, cioè Madonna Felice, nominata Signora e Custode dei figli e della proprietà perché è stata una tale donna e una tale moglie, e merita così giustamente un tale onore". La decisione fu poi letta pubblicamente, così da semplificare il passaggio di potere, dal momento che Felice era una donna di nascita illegittima, e né una Orsini né una nobildonna romana; pp.176-177.
Gian Giordano morì l'11 ottobre 1517, lasciando Felice come una delle donne più ricche e potenti di Roma, ruolo per cui si dimostrò sempre preparata grazie alla sua lunga formazione; pp.178-179; p.760. Papa Leone X ratificò la sua nomina emanando una bolla in cui decretava che Felice sarebbe stata tutrice e custode dei figli di Gian Giordano Orsini finché fosse rimasta vedova.
La morte secondo alcuni improvvisa di Gian Giordano (Marin Sanudo registra che non fece in tempo a ricevere i sacramenti, sottintendento che era in salute) fece sorgere intorno a Felice sospetti di avvelenamento, e portò alcuni Orsini a sostenere come legittimo capo della famiglia il diciassettenne Napoleone, ma la mancanza di prove e il sostegno papale permisero a Felice di imporre la volontà del marito sui dissidenti; p.179-180.
Rapporto col figliastro Napoleone