La guerra di liberazione italiana fu il complesso di operazioni militari e azioni di guerriglia condotte durante la campagna d'Italia dagli Alleati, dall'Esercito Cobelligerante Italiano e dalle brigate partigiane della resistenza italiana contro la Germania nazista e la Repubblica Sociale Italiana. La campagna si concluse con la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista.
Dal punto di vista formale, il Regno d'Italia (limitato alle regioni occupate dagli Alleati) dichiarò guerra alla Germania nazista il 13 ottobre 1943, ma già dalla sera dell'8 settembre, mentre il Regio Esercito senza ordini efficaci da parte del Comando supremo si disgregava e cedeva le armi sotto l'attacco tedesco - pur con alcuni rilevanti episodi di resistenza armata - esponenti dei partiti antifascisti avevano costituito le prime organizzazioni politico-militari per opporsi all'occupante, dando inizio alla Resistenza partigiana, già animata - soprattutto nei primi mesi - in larga parte da militari italiani sfuggiti alla cattura da parte tedesca.
Gli storici hanno evidenziato più aspetti contemporaneamente presenti all'interno del fenomeno della Resistenza: "guerra patriottica" e lotta di liberazione dall'invasore straniero; "guerra civile" tra antifascisti e fascisti, collaborazionisti con i tedeschi; e persino "guerra di classe" per la presenza di aspettative rivoluzionarie.C. Pavone, Una guerra civile, pp. 169-412; G. Oliva, La resistenza, passim.
Dopo quasi due anni di combattimenti sia sulla linea del fronte sia nelle regioni occupate e amministrate dai tedeschi, con la collaborazione del nuovo Stato fascista costituito da Mussolini dopo la liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso, le ostilità cessarono formalmente il 29 aprile 1945 con la resa incondizionata dell'esercito tedesco. Successivamente a questa data, vi furono ancora alcuni combattimenti su territorio italiano e violenze e rappresaglie contro reparti fascisti ed esponenti politici o militari collaborazionisti.
Le operazioni si svolsero a partire dal settembre 1943 dopo l'armistizio di Cassibile e sino alla fine della seconda guerra mondiale. Il 25 aprile 1945, da cui si conteggia l’anniversario della liberazione d'Italia, è celebrato in Italia come data simbolica della liberazione dell'intero territorio nazionale dalla dittatura e dall'occupazione.
Antefatti
La crisi del regime
Alla fine del 1942 la situazione finanziaria, militare e sociale dell'Italia fascista era disastrosa. Al forte disavanzo dell'esercizio finanziario 1942-43 si aggiunse l'incremento dell'inflazione e l'aumento notevole del debito pubblico. Si assistette al peggioramento delle condizioni delle classi popolari: la contrazione dei salari e la penuria dei generi di prima necessità provocarono una diffusa denutrizione. A questo si aggiunse, dall'autunno '42, l'intensificazione dei bombardamenti alleati..
Il 23 gennaio 1943, alle 5 del mattino, l'entrata a Tripoli della VIII Armata britannica al comando del generale Montgomery pose termine alla occupazione italiana della Libia.. Il 2 febbraio il regime fascista capitolò anche sul Fronte orientale, con la disastrosa ritirata di Russia. L'ARMIR subì perdite tra caduti e dispersi..
Il 5 marzo lo sciopero di Torino (iniziato nella fabbrica di Mirafiori e caratterizzato dalla protesta politica antifascista) si estese a Milano ed in molte fabbriche del Nord, coinvolgendo circa lavoratori; gli arresti nei due mesi successivi fiaccarono il movimento antifascista, che riprese a mobilitarsi solo ad agosto, dopo la destituzione di Mussolini.. Il 13 maggio si arresero anche le truppe italiane impegnate nella campagna di Tunisia.
Organizzazione del fronte antifascista Dal punto di vista politico, nonostante gli sforzi della repressione, dall'inizio del 1943 si intensificarono i contatti tra esponenti dell'antifascismo, in vista di una crisi del regime. Vi furono molte iniziative di elementi di vari partiti antifascisti e contatti vennero intrapresi dal re Vittorio Emanuele III di Savoia con aderenti alla vecchia "democrazia liberale" già verso la fine del 1942.. Tra questi esponenti vi erano Vittorio Emanuele Orlando, Ivanoe Bonomi (entrambi ex presidenti del consiglio) e Carlo Sforza, ex ministro degli esteri. I primi esponenti dei partiti contattati furono i cattolici Alcide De Gasperi e il suo vice Spataro, cui si aggiunsero presto Luigi Einaudi, Soleri, Belotti e il maresciallo Enrico Caviglia, monarchico ed antifascista, che iniziarono a riunirsi a casa di Bonomi; a vigilare sulla tranquillità era il prefetto Carmine Senise, all'epoca capo della polizia, che su disposizione di Vittorio Emanuele III non informò le autorità fasciste degli incontri. Altri contatti con i comunisti, inizialmente designato secondo Bonomi nella persona del professor Concetto Marchesi, vennero avviati tramite Alessandro Casati, e con i capi di Giustizia e Libertà, Ugo La Malfa e Adolfo Tino, che avrebbero fondato il futuro Partito d'Azione ed erano i fautori dell'insurrezione armata contro il fascismo non appena possibile.
Contatti segreti furono inoltre intrapresi da membri della Casa reale e dal Maresciallo Pietro Badoglio con rappresentanti britannici, per sondare la possibilità di una pace separata..
Dallo sbarco alleato all'armistizio Inizio della Campagna d'Italia
L'attacco all'Italia fu deciso durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 sotto il comando del generale Dwight Eisenhower.
Pianificata col nome in codice di operazione Corkscrew, la Campagna d'Italia, iniziata l'11 giugno 1943, con lo sbarco di 12 divisioni anglo-americane fu in realtà un'impresa da poco. Basti pensare che, durante il primo sbarco a Pantelleria, i reparti della marina inglese non incontrarono alcuna resistenza e morì un solo soldato a causa di un incidente nel corso delle operazioni logisticheAndrea Frediani, Le guerre dell'Italia Unita. La storia dei conflitti militari italiani dopo l'Unità, Newton Compton Editori, Roma 2012 - versione ebook, eNewton Il Sapere 2012, pos.1230-1255.. Il 10 luglio iniziò l'invasione della Sicilia (operazione Husky) da parte dell'VIII armata britannica di Bernard Law Montgomery, che conquistò di slancio i porti strategici di Siracusa e di Augusta, avanzando poi lungo la costa orientale, ostacolata fondamentalmente solo dalla resistenza di truppe tedesche nella sua avanzata verso Messina. La VII armata americana comandata dal generale George Patton si spinse verso la parte centrale e occidentale dell'isola, occupando Palermo il 22 luglio e Trapani il 24 luglio. In totale, le forze angloamericane contavano oltre uomini, trasportati da circa 3000 mezzi da sbarco.. Tuttavia, Messina cadde in mano alleata solo il 17 agosto, perché, non volendo rischiare grandi perdite umane in sanguinose battaglie campali, gli angloamericani preferirono tenerla sotto assedio, essendo la città già isolata dal mare per via della superiorità navale inglese. Presa Messina, le truppe naziste ripiegarono in Calabria. Le forze alleate attraversarono i 3 km dello stretto solo 2 settimane dopo, occupando facilmente Reggio Calabria il 1 settembre. Il 9 settembre, con l'operazione "Avalanche", il 5º corpo d'armata statunitense del generale Clark sbarcava nel golfo di Salerno e, dopo un duro combattimento contro i nazisti, si ricongiungeva sul fiume Sele con le forze che, sbarcate a Reggio Calabria una settimana prima, erano riuscite a risalire in breve tempo fino alla Campania, attraversando tutta la Calabria e la Basilicata senza trovare grande resistenza. A queste truppe alleate si aggiunge anche la 1ª divisione britannica aviotrasportata, che era sbarcata a Taranto, in Puglia. La facilità della conquista alleata del Meridione d'Italia, compiuta velocemente e senza grossi spargimenti di sangue, si spiega col fatto che gli Alleati trovarono spesso il campo libero per l'insurrezione spontanea di molte città meridionali, che cacciarono via i tedeschi prima dell'arrivo delle forze angloamericane. Ad esempio, Napoli si liberò da sola, dopo 4 giorni di feroce sollevazione popolare (28 settembre-1 ottobre 1943), passate alla storia come le Quattro giornate di Napoli. Il ripiegamento tedesco si arrestò sulla cosiddetta Linea Gustav, tra il fiume Liri e il Sangro. Era una linea difensiva combinata di trappole anticarro e di bunker in calcestruzzo, che sbarrò il passo alla fin qui facile avanzata degli angloamericani. La Campagna d'Italia entrò così in una fase di stallo, trasformandosi in una guerra di posizione. Ad eccezione di una parte della Puglia (i territori di Brindisi e Taranto) che costituiva il Regno del Sud sotto l'amministrazione di Badoglio e dei Savoia, il resto del Meridione d'Italia passò, nella veste di territorio occupato, sotto l'amministrazione angloamericana dell'AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories).
La destituzione di Mussolini
Mussolini accettò di convocare il Gran Consiglio il 24 luglio 1943, ufficialmente per esaminare la conduzione militare del conflitto. Il Gran Consiglio approvò l'ordine del giorno Grandi, che restituiva il comando delle Forze armate al Re. Il giorno successivo Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini, comunicandone la sostituzione con il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.
Alle 22,45 dello stesso giorno la radio diffuse la notizia. Ufficialmente l'Italia restava nel campo dell'Asse e la guerra continuava al fianco dei tedeschi. Su ordine di Badoglio, avallato dal re, veniva proclamata la legge marziale e ogni assembramento di più di tre persone doveva essere sciolto con la forza; inoltre ai soldati era dato ordine di sparare direttamente ad altezza d'uomo, senza colpi di avvertimento in aria. Anche verso i partiti antifascisti dopo il 25 luglio non vi era stata alcun'apertura ufficiale, tanto che Badoglio dichiarò "Io non sarò Kerenskji, non mi farò prendere la mano dai partiti"..
Il 17 agosto gli anglo-americani completarono la conquista della SiciliaIl generale Alexander telegrafò a Churchill: «Alle ore 10 di stamane, 17 agosto 1943, l'ultimo soldato tedesco è stato scacciato dalla Sicilia e l'intera isola è ora nelle nostre mani»; cfr. Aldo De Jaco, 1943. La Resistenza al Sud. Cronaca per testimonianze, Argo, 2000, ISBN 88-8234-029-5.. Durante lo stesso mese si assistette ai bombardamenti di Terni, Roma, Torino, Milano.
Nel frattempo, Hitler organizzava un massiccio invio di truppe tedesche, che si aggiunsero alle forze già dislocate in Italia nel mese precedente. Tra il 26 luglio e l'8 settembre entrarono complessivamente in Italia 18 divisioni tedesche.. Ormai la fiducia di Hitler nell'alleato italiano si era ridotta al minimo, come testimoniarono i toni sempre più minacciosi dei rappresentanti tedeschi nelle riunioni militari fra gli alti gradi dei due eserciti, tenutesi a Roma (31 luglio), Tarvisio (6 agosto) e infine Bologna (15 agosto).. Il comando militare sul territorio italiano venne assunto da Erwin Rommel.
L'annuncio dell'armistizio
Subito dopo il crollo del regime fascista, il governo italiano avviò trattative segrete con gli Alleati. Il 3 settembre venne firmato l'armistizio di Cassibile, che venne reso noto dalla radio l'8 settembre. L'esercito italiano venne lasciato senza ordini e sbandò, ma alcune unità dell'esercito e della marina contrastarono i tedeschi con le armi, come a Roma, Bari, al cantiere navale di Castellammare di Stabia, in Sardegna e a Cefalonia, riuscendo in pochi ma rilevanti casi a prevalere.
Per l'esercito italiano l'annuncio dell'armistizio ebbe conseguenze disastrose: oltre uomini vennero deportati nei campi di lavoro in Polonia e in Germania dalle truppe naziste. ; fra i superstiti, molti fuggirono verso casa, molti altri diedero vita a bande partigiane che animeranno poi la Resistenza.
La stessa sera dell'8 settembre, dopo che Badoglio aveva annunciato l'armistizio, gli alleati terminavano i preparativi per lo sbarco di Salerno, che venne effettuato alle 3:30 del mattino successivo.