La Settimana Santa di Caltanissetta è un evento tradizionale che si svolge a Caltanissetta durante la settimana che precede la Pasqua. Essa si compone di varie manifestazioni religiose che si concatenano l'un l'altra, dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Nel 2006 è stata inserita nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia.. I riti della Scinnenza e della Real Maestranza fanno parte del circuito internazionale Europassion.Europassion official website..
Origini delle tradizioni pasquali Intorno al XVII secolo nacquero nella chiesa di Sant'Agata al Collegio numerose congregazioni: Sant'Ignazio, Purificazione di Maria Santissima, San Luigi e quella della Santa Vergine Bambina. Queste svolgevano l'adorazione al Santissimo Sacramento, che si svolgeva nella chiesa madre dalla sera del lunedì santo fino al mezzogiorno del mercoledì santo, quando lasciavano il posto alla Maestranza, che salutava l'ostensione del Sacramento, e la pia visita ai Sepolcri, gli altari addobbati nelle chiese della città antica, tra il pomeriggio del Giovedì santo e la mattina del Venerdì santo. Nel corso della Quaresima e della Settimana santa le varie confraternite e congregazioni contemplavano i vari Misteri della Passione di Gesù, dando luogo a rappresentazioni sacre e a piccole processioni, come quella dei Misteri della Congregazione di San Filippo Neri che si svolgeva al vespro del Giovedì santo e che diede origine a quella delle attuali Vare.
Secondo lo storico Michele Alesso il percorso delle processioni veniva illuminata da piramidi di luce che sostenevano centinaia di candele.
Domenica delle Palme Processione di Gesù Nazareno
Si tramanda che questa processione sia stata voluta dai contadini di Caltanissetta che, essendo stati estromessi dalle altre processioni della Settimana Santa, volevano avere il ruolo di protagonisti almeno nel giorno della Domenica delle Palme. Prima del finire del XIX secolo, la Congregazione della Santa Vergine Bambina portava in processione un simulacro del corpo senza vita di Gesù interamente ricoperto di fiori, simbolo della civiltà contadina, che andava dalla chiesa di Sant'Agata al Collegio fino alla Cattedrale, dove avveniva l'adorazione a Gesù Cristo. Nel 1869, quando il barone Vincenzo di Figlia di Granara fece notare l'incongruenza di tale simulacro con il clima di festa della Domenica delle Palme, venne portata in processione una statua del Cristo benedicente su un trono fatto di fiori e, con il tempo, la festa assunse l'aspetto con cui la si può ammirare oggi.
La processione di Gesù Nazareno ha l'intento allegorico di rievocare l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. La statua del Cristo benedicente è posta su una caratteristica struttura a forma di barca, realizzata con numerosi fiori di campo. La forma di tale struttura è variata negli anni, essendo in passato cubica o "a monte". Sul perché a un certo punto si decise di porre la statua su una barca esistono diverse ipotesi: potrebbe essere un'allegoria al "pescatore di anime", così come viene definito Gesù nei Vangeli, ma è anche probabile che l'idea sia stata originata dalla storpiatura di abbarcu, uno dei fiori di campo usato per adornare la struttura.. Tuttora infatti la struttura prende il nome di abbarcu, sebbene, in lingua siciliana, "barca" si dica varca. I fiori di campo, un tempo raccolti nella settimana precedente alla processione, sono oggi sostituiti da quelli del fiorista, per motivi estetici e di tempo; tuttavia, per mantenere una traccia di tradizione, l'orlo superiore e la base inferiore vengono tutt'oggi adornati dai devoti la domenica mattina, con i fiori che loro stessi hanno raccolto nei campi il giorno prima.
Prima dell'uscita dal cortile dell'ex collegio gesuitico nel pomeriggio, sulla barca viene posta la statua di Gesù nazareno benedicente, vestito di una veste di stoffa, che viene circondata dai numerosi ex voto. Attraversata, così, la porta della biblioteca, come fosse la porta di Gerusalemme, ha inizio la processione che si snoda lungo le principali vie del centro storico.
Durante tutto il percorso, la processione viene accompagnata da numerosi bambini, recanti ramoscelli d'ulivo e palme intrecciate, da due bande musicali e dai componenti della confraternita organizzatrice che avanzano in due schiere, vestiti con un abito caratteristico, portando i bilannuna, dei ceri avvolti in un copricandela in cartone con l'effige del simulacro.
In serata, a conclusione della processione labbarcu viene sollevato a spalla lungo le scalinate antistanti la chiesa di Sant'Agata al Collegio e, prima di entrare, viene salutato con un'imponente serie di giochi pirotecnici, u castiddu.
Lunedì e Martedì Santo A Scinnenza Con il nome di Scinnenza si indica la sacra rappresentazione della Passione di Gesù che si compone di diversi atti distribuiti su tre giorni: Lunedì Santo, Martedì Santo e Domenica di Pasqua. Scinnenza in lingua siciliana indica infatti la deposizione di Gesù dalla croce (dal verbo scìnniri, "scendere"), ed evoca il momento più drammatico di tutta la rappresentazione.
Il primo atto, messo in scena il Lunedì Santo, apre la settimana e prevede la rappresentazione dell'ingresso a Gerusalemme, dell'Ultima Cena, con la lavanda dei piedi e l'istituzione dell'eucaristia, e della cattura di Gesù.
Il secondo atto della Scinnenza è una rappresentato la sera del Martedì Santo. Il corteo di figuranti in costume, accompagnati dalla banda musicale che suona dal vivo la colonna sonora, si sposta nel centro storico mettendo in scena il processo a Gesù nel pretorio da parte di Ponzio Pilato e la flagellazione. A seguire è rappresentata la Via Crucis, lo spoglio, la crocifissione e morte del Cristo, nonché il momento culminante di tutta la sacra rappresentazione: la deposizione di Gesù (scinnenza). La rappresentazione termina con il pentimento e il suicidio di Giuda.
Già a partire dal 1780 a Caltanissetta si svolgevano delle rappresentazioni nei quattro venerdì di marzo che precedevano la Settimana Santa. La prima vera rappresentazione con molti attori ebbe luogo nel 1840 ma l'anno successivo, a causa di gravi disordini generati dalla grande folla, venne abolita. Ripresa con successo nel 1957, nel 1961 per iniziativa dei salesiani e poi di nuovo dal 1972 sino ad oggi. La Scinnenza è oggi una realtà consolidata e riconosciuta all'interno del circuito internazionale di Europassion.
Mercoledì Santo La Real Maestranza
Le origini della Real Maestranza risalgono al 1551, quando venne formata come milizia cittadina per difendere Caltanissetta in caso di invasione dei Turchi. Essa era formata da artigiani, i mastri appunto, divisi in varie categorie, formate interamente dai mastri che esercitavano lo stesso mestiere, e guidata da un capitano d'armi, generalmente un nobile. L'attuale corteo storico ebbe origine dal fatto che la mattina del mercoledì santo, a conclusione delle quaranta ore in cui il Santissimo Sacramento rimaneva esposto all'interno della chiesa madre all'adorazione dei fedeli, la Maestranza salutava, armata di archibugi e picche, l'ostensione del Venerabile, che veniva mostrato dal parroco alla folla in un ostensorio dal sagrato della chiesa madre. In quel momento la Maestranza sparava a salve con gli archibugi per rendere l'onore delle armi al Santissimo Sacramento..
Il titolo di "Reale" le fu attribuito nel 1806 da Ferdinando IV di Borbone che, trovatosi in visita a Caltanissetta, restò impressionato dalla grande sfilata della Maestranza. Nel 1848 la milizia perse il suo carattere militare, per timore che potesse sostenere possibili rivolte anti-borboniche. Le armi furono sostituite con i ceri, con cui ancora oggi partecipano al corteo, continuando però a partecipare alle principali manifestazioni religiose cittadine, quali la processione del processione del "Cristo nero" del Venerdì santo e la processione di San Michele dell'8 maggio.
Il fulcro attorno al quale ruota la processione, e tutti gli altri avvenimenti della Settimana Santa, è il Capitano, un artigiano scelto ogni anno in una categoria diversa, che durante tutta la settimana gode di alcuni privilegi: ha in consegna le chiavi della città; porta con sé la spada, simbolo di comando; si cinge della fascia tricolore, simbolo della fedeltà all'autorità statale, e riceve la nomina a Cavaliere della Repubblica.. Nella medesima categoria del capitano sono scelte le cariche capitanali: lo Scudiero, che porta innanzi lo scudo e la lancia; il Portabandiera Storico, che porta l'antico vessillo multicolore della Real Maestranza, e lAlfiere Maggiore.
Durante il corteo storico, il Capitano è preceduto dallo Scudiero. Ancora davanti allo Scudiero è il Portabandiera Storico, a sua volta preceduto dall'Alfiere Maggiore, che apre il corteo portando lo stendardo raffigurante tutti i Santi Patroni delle categorie. Per ogni categoria, poi, è nominato un Portabandiera, che ne porterà il vessillo raffigurante l'effigie del Patrono della categoria, e un Alabardiere.
Oltre a queste cariche, legate principalmente alla processione e rinnovate di anno in anno, ve ne sono altre che hanno mandato più lungo: il Gran Cerimoniere, solitamente il mastro più anziano, il Maestro Cerimoniere, il Cerimoniere Ecclesiastico, il Responsabile di Corteo, il Console Generale, i Membri del Direttivo, i Consoli di Categoria. Infine, tutti gli altri artigiani sono i Milizioti, termine che ricorda l'antica origine della Real Maestranza..
I preparativi per la cerimonia iniziano sin dalla prima mattina del mercoledì santo, seguendo una rigorosa tradizione. Il Maestro Cerimoniere si reca a casa del Capitano per iniziare la vestizione, con il tipico abito settecentesco, sotto l'attento occhio dei Capitani degli anni precedenti, del Console Generale e dei Cerimonieri. In questa fase il Capitano indossa le calze nere, come il resto dei milizioti, guanti e farfallino neri. Intanto i mastri delle varie categorie si recano a prelevare i rispettivi alabardieri e portabandiera dalle loro abitazioni. La categoria che ha espresso il Capitano, inoltre, si reca in corteo a prelevare l'Alfiere Maggiore, il Portabandiera Storico e lo Scudiero nelle rispettive case. Successivamente, tutte le categorie si riuniscono in Piazza Garibaldi e si recano insieme alla banda a rendere omaggio al Capitano, davanti alla sua abitazione. Dopo un breve saluto dal balcone, il Capitano scende in strada, annunciato da tre squilli di tromba e accolto da un caloroso applauso..
Qui è accolto dal Presidente dell'associazione Real Maestranza, che lo invita a passare in rassegna la milizia schierata davanti all'abitazione del Capitano, con la formula: «Capitano, la Milizia è schierata. La onori passandola in rassegna.» Durante questa fase il Capitano usa il saluto militare, retaggio delle origini miliziane della Maestranza..
Dopo la rassegna, il corteo, composto in genere da circa quattrocento mastri, si reca in Municipio con le bandiere spiegate al vento recanti sia i nastri bianchi che quelli neri, dove il Sindaco consegna al Capitano le chiavi della città, investendolo simbolicamente della responsabilità della città fino alla domenica di Pasqua.