Per alfabetizzazione digitale () si intende la capacità di utilizzo dei nuovi media, che dà la possibilità di partecipare in modo attivo ad una società sempre più digitalizzata. Un esempio spesso usato di alfabetizzazione digitale è la capacità di utilizzare i nuovi strumenti TIC per accedere all'informazione tramite i numerosi canali oggi disponibili, favorendo non solo la semplice acquisizione di abilità strumentali di navigazione in internet, ma anche la competenza digitale come conoscenza ed utilizzo dei contesti e degli ambienti istituzionali e non istituzionali, formali ed informali che il web propone.Consiglio europeo di Lisbona 23 e 24 marzo 2000. Predisporre il passaggio ad una economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza.
Alfabetizzare al digitale diventa necessario anche per promuovere l'inserimento delle persone svantaggiate, come anziani, disoccupati, individui in stato di povertà e portatori di handicap, al fine di sviluppare competenze atte a colmare le disparità sociali.
Storia L'espressione "alfabetizzazione digitale" si è affermata negli ultimi trenta anni in concomitanza con la diffusione delle nuove tecnologie e dell'uso sempre più assiduo dei computer. Il primo ad usare il termine inglese digital literacy fu Glister, che nel 1997 definì tale concetto come un atto sostanzialmente cognitivo. Con questo termine infatti non si fa riferimento ad una semplice acquisizione di abilità tecniche, ma alla costruzione di abilità cognitive e culturali che devono permettere di utilizzare criticamente le fonti reperite e selezionare le informazioni tramite l'uso di Internet.
Il significato di alfabetizzazione digitale si è evoluto rapidamente in seguito agli sviluppi del web 2.0 e dei social software, affiancando alle competenze tecnico-informatiche necessarie ad accedere e utilizzare informazioni e servizi nella rete, anche quelle di interpretazione critica dei dati e di produzione collaborativa di conoscenza.
Data la complessità sempre crescente di cui si riveste il concetto di alfabetizzazione digitale, si tende sempre più, nella letteratura internazionale, a parlare di competenza digitale, pienamente in accordo con una visione metacognitiva e strategica delle attività legate agli ambienti digitali. Tornero ritiene che essa necessiti di competenze tecniche, intellettuali e legate alla cittadinanza responsabile. Buckingham ne sottolinea la dimensione culturale, economica e sociale. Midoro sposta l'attenzione sui processi partecipativi e di condivisione che la competenza digitale promuove nella nostra società della conoscenza.Midoro, V., Quale alfabetizzazione per la società della conoscenza?, Ed. Menabò, Ortona, Italia, 2007
La ricerca di modelli di concettualizzazione che offrissero punti di riferimento teorici significativi ha spinto il gruppo di ricerca dell'Università di Firenze coordinato dal professor Calvani ad elaborare un quadro di riferimento delle competenze digitali sottolineandone tre dimensioni fondamentali: quella tecnologica, quella cognitiva e quella etica.Calvani, A., Tecnologia, scuola, processi cognitivi. Per una ecologia dell'apprendere. Milano, Franco Angeli, 2007 L'aspetto tecnologico comprende quelle abilità di base che fanno riferimento alla valutazione, conservazione, produzione, presentazione e scambio di informazioni e si avvalgono efficacemente di un atteggiamento flessibile, creativo ed esplorativo nell'utilizzo dei contesti tecnologici più opportuni alle specifiche situazioni. L'aspetto cognitivo interviene nello sviluppo, nella gestione e nella pianificazione del percorso attraverso un'attenta analisi dei dati a disposizione da interpretare criticamente e selettivamente. Infine l'aspetto etico legato allo sviluppo delle competenze digitali non può prescindere dalla responsabilità sociale, etica e legale implicita nell'uso corretto delle informazioni gestite nel web (Privacy, proprietà, netiquette).
Lo sviluppo delle piattaforme di comunicazione sociale, tuttavia, ha aperto nuovi scenari di apprendimento e di condivisione delle conoscenze, portando a definire un quarto aspetto della competenza digitale, ritenuto egualmente fondamentale: quello partecipativo-relazionale. Accanto alle competenze tecnologiche, cognitive ed etiche, quindi, si va affiancando anche la capacità di condividere informazioni, conoscenza e intenzionalità in Rete, di interagire positivamente con gli altri condividendo oltre che conoscenze formali anche emozioni (Daniel Goleman, 2006). La competenza partecipativa permette di collaborare attivamente e consapevolmente in una comunità di pratica on line, intorno ad un progetto concreto e a specifici artefatti digitali.
La capacità di valutare e selezionare le informazioni è divenuta così importante che molti autori la identificano con una nuova forma di alfabetizzazione: l’information literacy. L'alfabetismo informativo, infatti, consiste nel navigare il complesso spazio informativo adottando un adeguato comportamento nella ricerca e prevede un uso intelligente ed etico dell'informazione raccolta (, 2003). In breve significa possedere le capacità di individuare, valutare e fare un uso efficace dell'informazione richiesta (, 1989).
Alfabetizzazione digitale e società Il contesto socio-economico che caratterizza la società dei nostri giorni promuove un tipo di informazione volto ad utilizzare le nuove tecnologie (TIC), le quali consentono di utilizzare nuove forme di produzione e di editing, che stanno diventando sempre più parte integrante del , economico, commerciale e dell'apprendimento.
La società del terzo millennio si basa su una che non può trascurare la conoscenza informatica e tecnologica, non può quindi prescindere dalla formazione e dalla preparazione della popolazione ad un linguaggio digitale in grado di decodificare il nuovo sistema organizzativo delle imprese commerciali, della nuova organizzazione informativaComussone P.F.: Informatica, organizzazione e strategia. McGraw Hill Italia, 2000 delle istituzioni e del nuovo modo di utilizzare il web anche per l'informazione e lo svago. Questi ambienti diventano allora parte integrante della formazione umana. Per superare l'"ignoranza digitale" della società le diverse istituzioni presenti sul territorio nazionale ed europeo, hanno posto l'alfabetizzazione digitale come requisito indispensabile per il cittadino del futuro, sia come risorsa lavorativa, che come semplificazione dei processi informativi.
Il miglioramento dei settori d'impresa e commercialiM. Porter e P. Millar: How information gives you competitive advantage. HARWARD BUSINESS REVIEW, Luglio, 1985, che hanno investito nelle nuove tecnologie, favorisce anche quello finanziario, tanto che da una ricerca americanaUS DEPARTMENT OF COMMERCE; ECONOMICS AND STATISTICS ADMINISTRATION, sottolinea come le TIC abbiano contribuito alla crescita del PIL.
L'alfabetizzazione digitale consente di accedere a nuove modalità lavorative, in quanto i vincoli legati alla disabilità, al sesso, all'età, al tempo ed allo spazio, vengono sempre più a cadereAA.VV. Commissione delle Comunità europee: Strategie per l'occupazione nella società dell'informazione, Com. (2000) Vol.48, Bruxelles 04/02/2000.
La SDA BocconiPier Franco Camussone in Mondo digitale, Giugno 2003, ha svolto una ricerca sul costo dell'ignoranza informatica in Italia, che ha evidenziato quanto l'alfabetizzazione è un'esigenza dell'Italia anche rispetto agli standards richiesti dalla Comunità europeaAA.VV. Commission of European Communites: Information Society Jobs: quality for change. Bruxelles 03/04/2002, che vuole diventare la società dell'informazione più sviluppata a livello mondiale. Questo richiede una formazione non più legata all'auto-apprendimento o all'aiuto di amici e parenti, soprattutto per la categoria giovanile, diventa fondamentale alfabetizzarsi e sviluppare competenze digitali non solo attraverso modalità informali, ma anche attraverso l'utilizzo di metodologie sia di tipo istituzionali che di tipo economico lavorativo. I giovani sono coloro che maggiormente devono essere coinvolti nella formazione e qualificazione tecnologica istituzionalizzata, in quanto pur essendo "nativi digitali" non hanno le competenze appropriate per districarsi ed ottimizzare le risorse di internetC. Petrucco, Le competenze digitali, pag.19 in Didattica dei Social Software e del web 2.0, a cura di.
Nel settore dei lavoratori, l'alfabetizzazione è ancora troppo bassa, infatti in Europa solo il 29% della forza lavoro possiede una formazione di base informatica, in Italia la percentuale è ancora più bassa, se si considera che sono soprattutto i Paesi Scandinavi a possedere la più alta percentuale di formazione. Infatti le aziende sono ancora restie ad investire le proprie risorse nella formazione, anche se sempre più spesso la mancanza di una appropriata competenza provoca costi nascosti in termini di produttività.
Rapporto tra Alfabetizzazione digitale e apprendimento L'alfabetizzazione digitale è ritenuta da molti studiosi importante tanto quanto la capacità di leggere e scrivere e per questo tutti gli studenti devono imparare a rapportarsi in maniera idonea all'uso dei media e delle tecnologieUniversità di Firenze gruppo di ricerca del prof. Calvani durante il processo di apprendimento. La rivoluzione digitale che attraversa il nostro paese infatti evidenzia che sempre più persone (studenti e non) non hanno conoscenze necessarie per utilizzare le tecnologie e perciò si rende necessaria una politica dell'alfabetizzazione sia per accrescere la produttività, in termini lavorativi, di tutti coloro che utilizzano il computer, sia per fornire una qualificazione che possa consentire a tutti di essere parte della società dell'informazione.
Le caratteristiche socio-economiche delle società tecnologicamente avanzate, lo stile cognitivo dei nativi digitali, il loro “brainframe” (Rivoltella 2008), il modo diverso di intendere la comunicazione, la conoscenza e la cultura, gli strumenti sociali del web 2.0 che "imbrigliano, raccolgono e traggono vantaggio dall'intelligenza collettiva ("to harness collective intelligence", O'Reilly) spingono i sistemi scolastici ad operare profonde modifiche strutturali e a ridefinire le pratiche didattiche ed educative consolidate.
Infatti le tecnologie dell'informazione hanno lentamente ed inesorabilmente cambiato il modo di gestire le informazioni e le conoscenze ma hanno anche modellato diversamente gli stili cognitivi e le strutture mentali degli individui coinvolti nel loro utilizzo stravolgendo i modi di apprendere e costruire conoscenza (Il medium è il messaggio McLuhan, 1967). I processi conoscitivi, oggi, si arricchiscono e si potenziano con la crossmedialità, il multitasking, la partecipazione e la condivisione tra utenti e si orientano verso la costruzione di un sapere significativo (Novak, 2001), situato (Lave e Wenger, 2006), autentico (Jonassen, 2008) che aiuti a comprendere e gestire i contesti nei quali si opera servendosi di adeguate strategie di intervento.
Le tecnologie in generale, e gli strumenti del web 2.0 in particolare, possono contribuire a creare ambienti di apprendimento che integrano la didattica formale con le realtà informali vissute dai ragazzi nell'extrascuola aiutandoli ad aprirsi responsabilmente agli apprendimenti del futuro e a costruire una cittadinanza responsabile. Un uso consapevole e intenzionale delle tecnologie in ambienti che valorizzano i saperi naturali dello studente lo inducono ad assumere un ruolo più attivo e riflessivo nel processo di costruzione della conoscenza e di condivisione dei significati. La condivisione della conoscenza resa potenzialmente più disponibile dagli ambienti digitali ha però bisogno di un lavoro di "cura" e di scelta consapevole con ricadute non solo sui sistemi educativi, ma anche su quelli sociali e politici (Grotti 2011).Anselmo Grotti, ComunICare. Prendersi cura al tempo della rivoluzione digitale, Roma, Ave 2011