Ha fondato lo Studio di Musica Elettronica di Torino (SMET), incrementando la diffusione del nuovo linguaggio musicale elettronico in Italia – negli anni sessanta e settanta – anche attraverso l'uso del sintetizzatore come strumento da concerto.

Dagli anni Settanta affianca, alla produzione musicale, il linguaggio visivo – prima col videotape e successivamente con mezzi puramente digitali – entrando nel novero dei maggiori artisti italiani di Computer Art.

Biografia Figlio del generale Biagio Augusto Zaffiri, Enore Zaffiri studia e si diploma in composizione, musica corale e pianoforte presso il Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino nel 1953, dopo aver frequentato il corso di perfezionamento con Guido Agosti presso l'Accademia Chigiana di Siena. Frequenta successivamente il corso di composizione del Maestro Tony Aubin (1907 – 1981) al Conservatorio nazionale di Parigi nel 1954. Gli interessi del giovane musicista tuttavia non si limitano al solo linguaggio musicale: egli sperimenta precocemente una naturale inclinazione per il linguaggio visivo, che coltiva tuttavia in modo riservato e saltuario.

Gli anni Cinquanta Dal 1954 è docente di Cultura Musicale Generale presso il Conservatorio della sua città – nel ‘53 ha sposato Maria Luisa (Pia) Marconcini – e nella serenità dei primi anni di matrimonio si dedica a un'intensa attività di composizione strumentale, vincendo nel 1956 il premio "Città di Trieste" con l'opera Sinfonietta.

Zaffiri appartiene a quella generazione che gli storici oggi definiscono dei "figli della guerra": giovani resi inquieti dai fallimenti del "Ventennio" e maturati in una stagione di sconvolgimenti che apre l'Italia verso panorami politici e culturali del tutto nuovi. La necessità di rimettere tutto in discussione travolge anche le basi "naturali" del linguaggio artistico, focalizzando l'attenzione dei più creativi verso influenze che giungono da ben oltre le ristrette conventicole accademiche coltivate in Italia per decenni. Stravinskij, Schönberg, gli esperimenti sonori del giovane Varèse in Francia, sono per l'Italia una novità quasi assoluta. In questo senso, la profezia schönberghiana sulle "melodie di timbri"«Non sono portato ad ammettere senz'altro la differenza di timbro e altezza del suono di cui normalmente si parla, ma penso che il suono si manifesta per mezzo del timbro e che l'altezza è una dimensione del timbro stesso. Il timbro è dunque il tutto, l'altezza una parte di questo tutto, o meglio l'altezza non è che il timbro misurato in una sola direzione. Ora se è possibile produrre, servendosi di timbri diversi per altezza, dei disegni musicali che chiamiamo melodie, vale a dire successioni di suoni che con i loro rapporti determinano la sensazione di un discorso logico, deve essere anche possibile ricavare dai timbri dell'altra dimensione – da ciò che chiamiamo solo "timbri" – successioni che col loro rapporto generino una logica equivalente a quella che ci soddisfa nella melodia costituita dalle altezze. (…) Melodie di timbri! Quali saranno mai i sensi capaci di percepire queste differenze, quale lo spirito tanto evoluto da trovar piacere in una materia così raffinata! E chi ardirà mai pretendere qui una teoria!» [Manuale d'armonia]. comincia ad aprire le sue brecce anche in Italia, e poco dopo l'inaugurazione dello «Studio di Fonologia Musicale» di Milano (Berio e Maderna), Zaffiri comincia ad intravedere nella strumentazione elettronica un elemento congeniale a quella parte ancora dominante del suo spirito creativo che potremmo definire "geometrico-apollinea".

Gli anni Sessanta La via zaffiriana alla Musica elettronica segue però strade subito originali, anche grazie all'amicizia con artisti d'avanguardia torinesi che indirizzano il giovane compositore verso una dimensione immediatamente pluridisciplinare della composizione: egli infatti non si limita a una ricerca "sonora" com'è quella dello Studio milanese, ma approfondisce in senso globalmente sintattico la ristrutturazione del linguaggio musicale, partendo dalla forma strutturale della figura geometrica piana come elemento generativo della scrittura musicale stessa. Nella sensibilità del compositore gioca infatti un ruolo profondo quell'attrazione verso il linguaggio visivo che non lo ha mai abbandonato e che lo porta, appunto, ad affiancarsi ad artisti della nuova corrente strutturalista torinese.

Nel 1964 realizza il progetto Tr/e/54 con strumenti tradizionali, basato su una struttura geometrica. Ne ricava un primo montaggio su nastro con due magnetofoni. Da questa prima struttura farà derivare in seguito alcune sculture e un cortometraggio in 8 mm dal titolo "Espressione geometrica", confermando così una visione della creatività che non si lascia circoscrivere da schemi accademici settoriali.

Contemporaneamente inizia le prime esperienze con l'oscillatore a valvole a bassa frequenza e due registratori: tra queste, la realizzazione elettronica di Tr/e/54, con audizione del brano al Circolo Toscanini di Torino. A dicembre presenta all'Università la relazione "Verso una nuova esperienza sonora" (poi pubblicata sulla rivista d'arte sperimentale "Marcatré"). Tutto questo fervore produttivo converge, nel medesimo anno, nella fondazione dello SMET (con Roberto Musto e Riccardo Vianello).

Nel 1965 nasce un nuovo sodalizio creativo con il musicista fiorentino Pietro Grossi, il primo compositore italiano di computer music. Con Grossi, Zaffiri organizza alla galleria «La Bussola» di Torino una rassegna internazionale di musica concreta ed elettronica. Nello stesso anno, il compositore torinese partecipa al festival di Palermo con altre strutture sonore (sempre della serie Tr/e/54) e alle audizioni di musica elettronica presso l'Università per Stranieri di Perugia con il progetto Q/64/I.

Il 1966 è l'anno di fondazione dello Studio di informazione estetica: lo SMET, in collaborazione col pittore Sandro De Alexandris e il poeta visuale Arrigo Lora Totino, dà vita ad un esperimento di sintesi estetica tra le sintassi musicali, poetiche e visive. Il centro di corso Vittorio Emanuele II 32 ospita un laboratorio di musica elettronica e un atelier di scultura dove lo stesso Zaffiri realizza i suoi oggetti in ottone, naturalmente ricavati dai medesimi progetti geometrici che danno vita alle composizioni elettroniche. Ormai la figura del musicista circola con frequenza negli ambienti culturali torinesi, dove si moltiplicano gli incontri e i concerti con altri musicisti italiani, come Grossi o Vittorio Gelmetti. E proprio sull'onda di questa nuova fama, al corso sperimentale di composizione elettronica organizzato quell'anno dallo Studio confluisce un numero elevato di giovani musicisti e di matematici, che daranno vita al primo di numerosi progetti di gruppo: EL /25. Tra gli intellettuali torinesi ai quali non sfugge l'importanza di quanto sta avvenendo vi è anche il poeta e scrittore Edoardo Sanguineti, grazie al cui appoggio Zaffiri viene ospitato presso l'«Unione Culturale» del capoluogo piemontese per un intero ciclo di manifestazioni musicali. Dall'ultima sua composizione geometrica, intanto, Q/64/II, il musicista ricava ben 254 versioni sonore.

Nel 1967 prolificano i lavori di gruppo dello Studio di informazione estetica. Le composizioni – Q/110, SP/Q/20, ecc. –, destinate ad esplorare con metodo e rigore matematico lo spettro sonoro degli oscillatori elettronici, verranno rese pubbliche con il volume Due scuole di musica elettronica in Italia, dell'editore Silva di Genova, pubblicato nel 1968 in occasione del Convegno internazionale di musica elettronica di Firenze. Il 21 gennaio, intanto, lo Studio di informazione estetica esce dall'Italia: a Monaco, esso organizza la sonorizzazione di una mostra presso lo studio UND. Si sviluppa così il concetto di musica d'ambiente, che troverà la sua massima espressione nel progetto Musica per un anno (edito dal centro Duchamp di San Lazzaro di Bologna nel 1970). La musica elettronica dello SMET diventa così un veicolo di ambientazione sonora di mostre d'arte d'avanguardia in molte città italiane: e il progetto Musica per un anno ne costituisce l'espressione nello stesso tempo più compiuta e visionaria (la partitura è infatti una struttura la cui natura combinatoria "infinita" permette la generazione di una linea sonora continua ma continuamente cangiante, della durata di 365 giorni). Nel mese di maggio, presso lo SMET, Zaffiri allestisce una personale di oggetti visivi, ognuno dei quali ha il suo corrispondente prodotto sonoro: è il punto più alto raggiunto dal concetto di "matrice strutturale". A compimento di questa straordinaria stagione creativa, esce il numero unico della rivista «Modulo», rassegna internazionale di poesia concreta e visiva curata da Arrigo Lora Totino.

Nel 1968 lo SMET si trasferisce al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino, grazie all'interesse dell'allora direttore Sandro Fuga e all'attenzione personale dell'Ispettore capo all'istruzione artistica del Ministero della pubblica istruzione, dott. Boccia. Già docente di Cultura musicale generale, Zaffiri mette a disposizione dell'istituzione, benevola ma avara, le sue apparecchiature personali. Quella del rapporto tra SMET e Conservatorio è una storia tormentata e ricca di momenti non sempre esaltanti: la mancanza di spazio e di fondi tormenta l'istituto già in quel periodo e il nuovo Corso di musica elettronica ne paga come e più degli altri le conseguenze. Ciò avviene malgrado il numero di iscritti sia in continua crescita e tocchi vette inimmaginabili per una classe di conservatorio (più di 60 domande dell'anno 77/78). Nella classe si procede ancora in lavori di gruppo, ma già nascono i primi componimenti individuali degli allievi, sempre alla luce del collaudato metodo geometrico-strutturale. I lavori vengono presentati ai saggi finali di studio. Tra i primi allievi vi furono Gilberto Bosco, Gianfranco Vinay, Ferruccio Tammaro. Nello stesso anno, alcuni lavori di Zaffiri vengono presentati a Lugano, Monaco, Berlino, Innsbruck, Heidelberg.

Nel 1969 il corso di musica elettronica del Conservatorio di Torino dirige le sue ricerche sull'accostamento tra suoni elettronici e strumenti tradizionali, nonché sulla vocalità. Sorge quindi l'esigenza di uno strumento elettronico manipolabile "dal vivo", di uno "strumento da concerto". Con la collaborazione dell'ing. Claudio Bonechi e il finanziamento del Centro Duchamp di San Lazzaro di Bologna nasce lelaboratore Z/B, capace di utilizzare suoni elettronici pre-registrati e manipolati in tempo reale. Frattanto al corso di Musica elettronica si iscrive Lorenzo Ferrero, che diventerà un esponente di spicco della nuova avanguardia musicale italiana degli anni '80 e futuro direttore artistico di importanti sedi musicali italiane tra cui l'Arena di Verona. Le composizioni zaffiriane continuano a girare per l'Europa: Bruxelles, Avignone, Hannover.

Gli anni Settanta Fin dall'inizio del nuovo decennio le composizioni del musicista torinese vedono l'abbandono progressivo della struttura geometrica, a favore della composizione da concerto e dello spettacolo dal vivo. Nel '70, con Felice Quaranta, Zaffiri compone un brano per la voce di Carla Henius su commissione del Goethe Institut.