Nel 1870 il padre divenne re di Spagna e così Emanuele Filiberto fu nominato principe delle Asturie, titolo che detenne fino al 1873, quando il padre fu costretto ad abdicare e a ritornare in Italia. Nel 1890, con la morte del padre, divenne II duca d'Aosta. Ricordato tra le maggiori figure della Prima guerra mondiale, comandò la 3ª Armata del Regio Esercito, guadagnandosi il soprannome di Duca Invitto, enfatizzando la mancanza di una vera e propria sconfitta sul campo durante le battaglie dell'Isonzo. Durante la dittatura fascista ottenne il rango di Maresciallo d'Italia. Morì nel 1931 a Torino.

Biografia Giovinezza Nato a Genova il 13 gennaio 1869, Emanuele Filiberto era il primogenito di Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna; apparteneva alla dinastia Savoia, essendo nipote di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, mentre suo zio era Umberto I, quindi ciò faceva il futuro re Vittorio Emanuele III suo primo cugino. Discendeva, per via paterna, dalle dinastie d'Asburgo-Lorena, Borbone delle Due Sicilie e di Spagna, mentre per via materna dai Dal Pozzo della Cisterna, antica famiglia aristocratica del Piemonte. Fu battezzato a Genova il 14 marzo, alla presenza del nonno, re Vittorio Emanuele II. Padrino e madrina furono il principe Eugenio di Savoia Carignano e la principessa Maria Clotilde, zia materna.

Nel 1870 il padre, Amedeo, divenne re di Spagna e così Emanuele Filiberto si trasferì con la famiglia a Madrid; il 2 gennaio 1871 fu nominato principe delle Asturie, oltre che infante di Spagna, tradizionale titolo dell’erede al trono spagnolo. La permanenza in Spagna però durò poco poiché il padre, re Amedeo, abdicò nel 1873 dopo soli due anni di regno e così tutta la famiglia tornò in Italia. Al ritorno in patria, all'ex sovrano spagnolo fu riconfermato il titolo di duca d'Aosta, mentre per Emanuele Filiberto, il nonno re Vittorio Emanuele II, assegnò il titolo di duca delle Puglie. Nel 1878, venne costituito un gruppo di istitutori per l'educazione per Emanuele Filiberto e per i sue due fratelli, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo, a capo del quale fu posto Carlo Alberto Asinari di San Marzano. Vicegovernatore per il duca fu scelto il generale Giuseppe Perrucchetti, fondatore del corpo degli alpini, coadiuvato dal capitano Federico Quaglia.

Il 18 gennaio 1890 il principe Amedeo morì improvvisamente e così Emanuele Filiberto divenne II duca d’Aosta; lo stesso anno raggiunse la maggiore età ed entrò nel Senato del Regno.

Matrimonio

Alla fine degli anni 1880, Emanuele Filiberto compì diversi viaggi all’estero insieme al padre, fra cui in Belgio, Olanda e Inghilterra, in cui iniziò a stringere rapporti e relazioni con le case reali belga ed inglese che avrebbe coltivato per tutta la vita. Fu allora che il tema delle sue nozze iniziò a essere oggetto di attenzioni politiche. Nel 1889 i giornali diedero come imminente il suo matrimonio prima con una principessa di casa Asburgo e poi Wittelsbach. Si trattava di nozze che avrebbero dovuto rinsaldare i rapporti fra Casa Savoia e il mondo germanico pochi anni dopo la nascita della Triplice alleanza, stipulata nel 1882. Tali progetti, però, si scontrarono con l’opposizione della regina Margherita, la quale voleva che le nozze del duca fossero successive a quelle di suo figlio, il principe di Napoli, Vittorio Emanuele.

Nello stesso periodo, il duca d'Aosta, fece visita all'imperatore Guglielmo II di Germania il quale, sul suo yacht imperiale, era in compagnia del principe del Galles, futuro Edoardo VII; fu allora che Emanuele Filiberto pose la sua attenzione sulle due figlie nubili dell'erede al trono britannico, Vittoria e Maud, per altro oggetto di attenzione anche da parte del cugino Vittorio Emanuele III di Savoia. A catturare maggiormente l'attenzione del duca d'Aosta fu la principessa Elena di Orléans (1871-1951), figlia del pretendente al trono di Francia Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi (1838-1894), e di Maria Isabella di Orléans (1848-1919). Inizialmente, Elena avrebbe dovuto sposare Alberto Vittorio, duca di Clarence (1864-1892), erede al trono di Gran Bretagna. A questo fine, nel 1890, la principessa francese accettò di convertirsi alla fede anglicana e tutto sembrava pronto per le nozze, ma il padre della futura sposa si oppose alla conversione ed Elena, allora, si recò da papa Leone XIII, chiedendone l’approvazione, ma ne ebbe un rifiuto. Il progetto di matrimonio fu pertanto annullato.

Il duca Emanuele Filiberto domandò, quindi, il permesso per chiedere la mano della principessa Elena, ma ottenne un netto rifiuto sia dalla regina Margherita sia da Giovanni Giolitti, allora presidente del Consiglio. Gli Orléans erano fortemente cattolici e si temeva che tali nozze, certamente gradite in Vaticano, avrebbero potuto modificare la politica di Casa Savoia. Inoltre, se il principe Vittorio Emanuele III di Savoia, l'erede al trono sabaudo, non si fosse sposato o non avesse avuto figli, a diventare re d'Italia sarebbe stato proprio il duca o uno dei suoi figli. Ottenuto dal re e dal presidente del Consiglio Francesco Crispi l’assenso alle nozze con Elena d'Orléans, la coppia si sposò in Inghilterra, a Kingston upon Thames, nei pressi di Londra, il 25 giugno 1895. Testimone dello sposo era il principe Vittorio Emanuele, a simboleggiare l’unità della Real Casa, al di là delle tensioni che il matrimonio aveva suscitato. Emanuele Filiberto ed Elena ebbero due figli: Amedeo (1898 - 1942) e Aimone (1900 - 1948), rispettivamente terzo e quarto duca d'Aosta.

Carriera militare

Promozioni e viaggi L’educazione militare del duca iniziò all'Accademia militare di Torino, dove entrò, quindicenne, nel 1884]. La grande passione del giovane per l’ippica e la sua predisposizione per la matematica convinsero il re, lo zio Umberto I, a nominarlo tenente, il 14 settembre 1888, nel 5º reggimento di artiglieria di campagna di stanza a Venaria. Da questo passò poi al 17º reggimento, a Novara, come capitano e ancora al 19º reggimento, a Firenze, con il grado di maggiore.

In questi anni egli risiedeva a Firenze, per ragioni militari, ma lasciava spesso la città fiorentina o per seguire la corte o per compiere viaggi all’estero. Particolare importanza ebbe il viaggio in Inghilterra che fece, sotto il nome di conte della Cisterna, dal 17 giugno al 6 settembre 1892. Egli incontrò allora la regina Vittoria e i principali ministri, cercando di convincere la sovrana a visitare i sovrani a Roma, ma senza successo. Ebbe modo anche d’incontrare l’imperatore Guglielmo II di Germania, che lo ricevette sullo yacht imperiale insieme al principe di Galles, il futuro Edoardo VII. Rientrato a Firenze, Emanuele Filiberto riprese la carriera militare, divenendo tenente colonnello il 3 ottobre 1893. Un anno dopo, il 5 settembre 1894, fu nominato colonnello comandante del 5º reggimento d’artiglieria da campagna, dove aveva iniziato la propria carriera. Egli avrebbe preferito una scelta più prestigiosa, tanto che aveva richiesto Palermo, anche per essere vicino agli Orléans, che vi risiedevano spesso; ma lo zio, re Umberto, aveva scelto Venaria probabilmente proprio per tenerlo lontano da quell’ambiente.

Dal momento che la matrigna Letizia Bonaparte, seconda moglie del padre Amedeo, aveva svuotato degli arredi palazzo Cisterna, residenza torinese degli Aosta, trasferendoli al castello di Moncalieri, dove viveva, Emanuele Filiberto chiese al marchese Luigi Medici del Vascello d’avere a disposizione un appartamento nel castello della Mandria, situato nel parco di Venaria, dove si trasferì nel luglio del 1895. Nel frattempo, aveva ottenuto dal re e dal presidente del Consiglio Francesco Crispi l’assenso alle nozze con Elena d'Orléans.

Capodimonte e inizio secolo

Dopo le sue nozze, rientrato in Italia, il duca chiese di essere inviato a combattere nella guerra d’Abissinia, ma il re e Crispi rifiutarono, considerando tanto la sua inesperienza sul campo quanto la sua «piena ignoranza sulle cose d’Africa» (Paolucci, 1986, p. 150). Il 9 dicembre 1897 il duca fu promosso maggior generale e nominato comandante generale dell’artiglieria di Torino. Si trasferì allora a Palazzo Cisterna. Qui ospitò spesso i parenti Orléans, aumentando così la frattura con la matrigna Letizia, il cui fratello Napoleone Vittorio (1862-1926) era dal 1891 il pretendente imperiale al trono di Francia e trascorreva lunghi soggiorni al Castello di Moncalieri, residenza di Letizia, matrigna del duca. Il 30 marzo 1902, Emanuele Filiberto divenne tenente generale e fu nominato comandante della divisione militare di Torino. Il 15 luglio 1902, a testimonianza degli ottimi rapporti del duca con la corona britannica, fu creato da re Edoardo VII cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera.

Il 5 aprile 1905 il duca fu promosso comandante di corpo d’armata e destinato al 10° corpo, di stanza a Napoli. I duchi d'Aosta lasciarono, quindi, Torino il 23 giugno 1905 e si trasferirono a Napoli, dove arrivarono il 2 luglio, stabilendosi alla Reggia di Capodimonte. Insieme a loro, lasciò Torino l’intera corte dei Savoia-Aosta (la sola scuderia comprendeva 30 persone e 40 cavalli), segno che non si trattava di un trasferimento momentaneo, ma di un vero e proprio cambio di residenza. In effetti, a Capodimonte i duchi aprirono una corte che, per un decennio circa, si segnalò per sfarzo e cerimonie, divenendo un punto importante di sociabilità per le nobiltà meridionali; il duca, in questo sollecitato dalla duchessa, avrebbe voluto introdurvi anche la pratica del baciamano d’onore, ma ricevette il divieto del re, essendo tale rituale tradizionalmente riservato ai sovrani..

Prima guerra mondiale Il 31 agosto 1910 fu promosso a comandante d’armata. Il duca manifestava il desiderio di scendere finalmente in campo, ma il governo si oppose al suo invio in Africa durante la Guerra di Libia, che nel 1911-1912 oppose il Regno d'Italia all'Impero ottomano per il dominio del territorio libico. Rimasto a Napoli, il duca si ammalò di tifo, forse durante le numerose visite ai soldati malati e feriti che venivano rimpatriati dal fronte libico.

Ancor prima dell'ingresso definitivo dell'Italia nella Prima guerra mondiale, il duca d'Aosta partecipò ad una mobilitazione occulta che lo portò con altri soldati a muoversi verso Venezia (Mestre) e poi verso Treviso. Il generale Luigi Cadorna, incaricato della persona di Emanuele Filiberto, gli affiancò da subito i generali Augusto Vanzo e Giuseppe Vaccari. Con l'apertura delle ostilità, il 24 maggio 1915, Emanuele Filiberto comandò la 3a Armata, senza mai subire sconfitte sul campo durante l'intera durata del conflitto, da qui l'appellativo di Duca Invitto, la 3ª Armata col grado di generale. La sede dell'Armata fu, per un periodo, Cervignano del Friuli; il comando era sito nella villa Bresciani-Attems-Auersperg. L'obiettivo era la conquista di Gorizia e Trieste. Suo capo di stato maggiore era il generale Giuseppe Vaccari (1866-1937), che del duca fu principale collaboratore e ascoltato consigliere. La 3ª armata ottenne il suo più importante successo poco più di un anno dopo, l’8-9 agosto 1916, con la conquista di Gorizia. Il 1º novembre del 1916, in accordo con il generaleCadorna che comunicherà l'ordine con telegramma circolare 2910, Emanuele Filiberto di Savoia introduce la decimazione tra i suoi reparti andando contro quello che erano le disposizioni del codice penale militare e che verrà in seguito stigmatizzato anche dalla Commissione di inchiesta su Caporetto, inchiesta però che pur riguardando direttamente il duca d'Aosta non lo vedrà mai preso in esame vista l'appartenenza dello stesso alla famiglia reale. Si riporta la circolare del duca d'Aosta del 1º novembre 1916: