Bòvegno (meno corretto BovégnoBovegno - DiPI Online; Böegn in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia in Lombardia.

È situato nell'alta Val Trompia, in una conca da cui si dipartono alcune valli laterali tra le quali la Valle di Graticelle, la più estesa, la Val Sorda e la Valle della Meola.

Geografia fisica La morfologia del territorio di Bovegno annovera montagne tra le quali le più alte della Val Trompia, come il Monte Crestoso (2215 m s.l.m.) e il Monte Muffetto (2060 m s.l.m.). È al centro di una formazione calcarea affiorante classificata dai geologi come Carniola di Bovegno.

Clima

Il clima a Bovegno è caldo e temperato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.

La temperatura media annuale è di 7,7 °C, essendo luglio il mese con temperature più alte (21,2 °C) e gennaio il mese con temperature più basse (-6,5 °C).

La piovosità media annuale è di 1386 mm. In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (59 mm) e più abbondanti nel mese di giugno (145 mm).

Origini del nome Sebbene siano stati ritrovati reperti risalenti al Neolitico nella zona dei laghetti di Ravenola, non si hanno testimonianze storiche di un nucleo abitato prima del I secolo a.C. Il nome parrebbe derivare dal reto-celtico Vöb-egn da cui Böegn. Vob/vad significa guado mentre egn/inn vuol dire fiume quindi "(villaggio in prossimità del) guado del fiume", il che fa supporre una presenza stabile risalente al VI - VIII secolo a.C., che i Romani latinizzarono in Voben(um), come testimoniato da un'epigrafe del I secolo a.C. conservata presso il museo romano di Brescia mentre nel Medioevo assunse l'attuale forma italiana mantenendo però sempre in lingua locale quella originaria di Böegn. Tale tesi è supportata dal fatto che l'insediamento più antico sarebbe stato localizzato nella frazione di Piano, poco sopra il Mella, e solo attorno al secolo IX-X, con le ultime invasioni degli Ungari, si spostò l'abitato fortificato nella parte alta, nell'attuale frazione-capoluogo denominata Castello. Le origini dei suoi abitanti sono ascrivibili quindi a popolazioni di matrice retica, celtica e germanica, come testimoniato anche dal nome, nonché da altri toponimi locali. I Vobenates erano una delle tribù facenti parte del popolo dei Triumplini. Poi si fonderanno con i Celti (Galli Cenomani) e successivamente con i Longobardi, popolo di origine germanica.

Storia

Epoca Romana e Medioevo Bovegno è situato al culmine della Val Trompia, la cui paraetimologia starebbe a significare "valle delle tre pievi" (tra cui quella di Bòvegno) secondo una interpretazione, mentre i Triumplini erano un'antica tribù alpina che viene citata per prima sul famoso Trofeo delle Alpi di La Turbie del 7 a.C. che ricorda l'assoggettamento delle Gentes Alpinae devictae all'imperatore Augusto. A partire dal 16 a.C., a seguito della campagna militare di Druso maggiore entra nell'orbita romana, e la sua esistenza come centro di reclutamento militare e villaggio di una certa importanza è testimoniato dalla lapide ora al Museo Romano di Brescia. I primi personaggi storici bovegnesi che compaiono sono Staius figlio di Esdragass e sua moglie Messava, definito Princeps e Prefectus cohortis Triumplinorum. Di grande importanza perché testimonia l'esistenza di Bovegno in epoca romana, vi compaiono tre figure, una barbuta al centro, una femminile a destra (la moglie) e una giovanile a sinistra (il figlio?); di lui si sa che era un comandante militare di origine celtica che aveva prestato servizio in Vindelicia con i Romani, per i quali reclutava armati in loco. Vi sono poi numerosi ritrovamenti archeologici che indicano una presenza umana consistente per tutto il I e II secolo d.C. In questo periodo la popolazione di Bovegno è stimata tra i 250 e i 400 abitanti, sparsi sul territorio, con al centro il villaggio probabilmente a Piano. Nel 568 vi giungono i Longobardi e il territorio viene inserito nel Ducato di Brescia. Bovegno segue le vicende della città di Brescia e costituitosi in comune rurale attorno al 1100 viene infeudato dal vescovo di Brescia ai Confalonieri che successivamente lo cedono nel 1252 ai Pinzoni, famiglia feudataria locale, dalla quale si affranca dal pagamento dei censi nel 1276, anche se gli stessi resteranno proprietari del castello fino al 1376. Risale al XII secolo Longino da Bovegno, personaggio leggendario che dal 1196 con Oberto di Savallo, Narcisio di Asola, Mario Palazzi, si batté per il partito dei popolari e combatté contro Bergamo specie per assicurare a Brescia la terra di Volpino. Il territorio ossiede un importante patrimonio storico di epoca medievale, con notevoli testimonianze architettoniche localizzate nelle frazioni, come la torre medievale di Predondo, la torre di Ludizzo e la torri di Castello e di Piano. Una lapide del 1123, murata sulla parete orientale esterna della chiesa parrocchiale ricorda la partecipazione del comune all'edificazione del nuovo edificio di culto. Nel 1231 fu podestà di Bòvegno il conte Corrado Martinengo.

Nel 1339 inglobò il microscopico comune di Magno dove vivevano tre famiglie.

Testimonianze storiche Tra le testimonianze storiche del passato si segnalano gli Statuti risalenti al 1341, che contengono numerose norme di diritto pubblico e privato, alcune decisamente curiose e originali, tra le quali le più antiche norme di diritto minerario conosciute in Italia, antecedenti quelle delle cave di marmo di Carrara. Nel 1980 è stato poi rinvenuto il cosiddetto Mayor gremeza, un manoscritto risalente al 1355 contenente degli atti notarili e una preghiera in bresciano antico (considerata la più antica testimonianza scritta in lombardo orientale).

Evo Moderno Dal 1426 entrò a far parte della Repubblica di Venezia con la quale restò fedelissimo fino al 1797 divenendo il centro della resistenza veneta della Val Trompia nelle Pasque veronesi anti-giacobine e anti-francesi dell'aprile-maggio 1797. Durante tutto il periodo della Serenissima è nell'influenza della famiglia bresciana dei conti Negroboni, capitani della Repubblica di Venezia, anticamente originari di Bovegno, discendenti da Giacomino Negrobon di Valle Trompia, che qui vi mantenevano una casa (l'attuale casa Corsini a Piano, conosciuta anche come Palazzo Negroboni) e per conto di Venezia vi reclutavano armati.

Con i confinanti comuni di Bienno, Collio, Pezzaze e Irma ebbe alcune liti giudiziarie, ad esempio nel 1295, 1360 e nel 1526, per la definizione dei confini reciproci.

Nel marzo del 1526 il comune di Bovegno assegna un finanziamento per montare un orologio sul campanile della Pieve. Pochi mesi dopo i due comuni di Irma e di Bovegno vengono separati. Precisamente il 4 luglio si effettuano le divisioni tra i due Comuni.

Nel 1530 a Bovegno si segnalano casi di peste.

Con riferimento specifico al 14 gennaio, 11 febbraio e 25 marzo 1560, si rileva esservi stata, e perdurarvi una carestia tale, che ne morivano le persone massime in questo Comune, come annotato negli Annali, con il titoletto di Carestia mortale.

Nel 1606 con lascito del possidente Giovanni Brentana fu fondato l'Ospedale San Giovanni, in stretto collegamento con gli Spedali Civili di Brescia e arricchito da liberalità successive; fu per lungo tempo l'unica struttura ospedaliera delle valli bresciane, funzionante fino al 1970 e tuttora esistente trasformata nella Casa di Riposo San Giovanni.

Nel XV secolo continuò l'attività estrattiva che cominciò a decadere attorno al XVII secolo, non riuscendo a sostenere la concorrenza di altre zone.

XIX secolo Nel 1808 fu resa carrozzabile la strada di collegamento con il resto della valle e con la città, attivando un regolare servizio di diligenza e posta con la città capoluogo. Dopo la parentesi napoleonica entrò nell'Impero austriaco dal 1813, divenendo poi dopo il 1815 Regno Lombardo Veneto, sotto la corona degli Asburgo. Risale a quel periodo, nel 1804 l'arrivo a Bovegno come medico condotto del medico studioso e botanico veronese Giovanni Zantedeschi (1773-1846) che trascorse qui gran parte della sua vita e sviluppo i suoi studi di anatomia e botanica, morendo a Bovegno. Autore di numerose opere scientifiche ha scritto anche un breve trattato sulle proprietà delle acque di Bovegno, elencando alcuni casi da lui curati.

Nel 1811, per contenere le diserzioni al servizio di leva, il Regno d'Italia napoleonico invia a Bovegno un presidio di gendarmi.

Nell'agosto del 1850 il territorio di Bovegno venne devastato da un'alluvione: furono distrutti mulini, il forno fusorio di Brolo e anche le "travate" (opere idrauliche) lungo il fiume. Nel 1861 a seguito della seconda guerra d'indipendenza entra nel Regno d'Italia.

Verso la fine del secolo divenne un centro di cooperazione: nel 1888 venne fondato il primo caseificio sociale alpino italiano presso l'attuale Stringhificio e nel 1897 don Giovanni Tanghetti si fece promotore della fondazione di una Cassa Rurale ed Artigiana che in tempi recenti ha contribuito alla formazione della Banca di credito cooperativo della Valtrompia, poi confluita in Cassa Padana.

Le miniere del territorio di Bovegno hanno costituito nel passato un'importante risorsa economica per intere generazioni. Ancora oggi si possono osservare i resti delle passate attività industriali minerarie legate al ferro: i resti delle miniere per l'estrazione di fluorite, ferro e altri minerali, i magli e un forno situato in frazione Forno Brolo. Alla fine dell'Ottocento l'economia del comune fondata sull'estrazione attraversò una crisi a seguito della chiusura della Brescia Mining and Metallurgic Company (1894), di proprietà inglese, e perciò fu interessato dal fenomeno migratorio verso le Americhe, in particolare verso gli Stati Uniti d'America, in particolare a Monongahela nella zona di Pittsburgh, nello stato della Pennsylvania.

XX secolo

Sempre alla fine dell'Ottocento risale l'inizio dell'attività turistica. Bovegno fino agli anni quaranta del secolo XX fu una stazione turistica di primo livello che visse la sua stagione d'oro tra le due guerre mondiali, negli anni venti e trenta; di quel periodo restano alcune ville signorili come villa Sorlini, villa Dabbeni-Della Torre, villa Baratti-Coffanetti, villa Tanghetti, villa Togni-Biena, villa Gastoldi-Bojanovich-Remedio, il villino Marchesi-Gatta.

Dopo la prima guerra mondiale, nel 1927 fu installato in località Rasega, dove attualmente sorge il Parco del Mella, un tiro a segno, in funzione fino agli anni 60 anche per addestramento militare. Nel 1930 il governo fascista installò in segreto presso un'azienda agricola, in località Piane di Predondo-Guai, un campo paramilitare per gli Ustascia croati di Ante Pavelić, il quale alloggiava a Bovegno presso l'Albergo Brentana. I paramilitari croati erano addestrati da un ex ufficiale austro-ungarico di origine ungherese ed erano utilizzati per operazioni terroristiche in chiave anti-jugoslava. Questo campo fu smantellato nel marzo 1933 poiché, per dissidi con la popolazione, non era più possibile mantenerlo segreto e i nazionalisti croati furono trasferiti a Borgotaro.

Bovegno diede un notevole contributo alla Resistenza, per il quale è stato insignito della Medaglia di bronzo al Merito Civile. Il 15 e 16 agosto 1944 il paese fu teatro di una strage nazifascista, conosciuta come l'eccidio di Bovegno, che fece 15 vittime tra la popolazione civile. È l'episodio più grave della guerra di Liberazione nel bresciano.

Nell'aprile del 1945 viene ricostituito il C.L.N. locale, già costituito all'indomani del 8 settembre 1943, ne fanno parte: Pietro Della Torre, industriale, Presidente per il P.L.I., Giovanni Omodei (D.C.) commerciante, Silvio Piotti (P.C.I.) fornaio, Luigi Tanghetti (P.S.I.) muratore segretario, Angelo Facchini (Demolaburista) impiegato, poi Giuseppe Fada (D.C.) e Angelo Taboni (D.C.), per preparare anche a livello locale la transizione democratica che si sarebbe completata con le elezioni amministrative del 1946.