Minuscolo 69 (secondo la numerazione Gregory-Aland; δ 505 secondo la numerazione Soden), anche noto come Codex Leicester o Leicestrensis, è un manoscritto in lingua greca antica, contenente il Nuovo Testamento in alfabeto minuscolo, scritto su folii di carta e pergamena, alcuni dei quali sono andati perduti. Il manoscritto è stato datato paleograficamente al XV secolo.K. Aland, M. Welte, B. Köster, K. Junack, "Kurzgefasste Liste der griechischen Handschriften des Neues Testaments", Walter de Gruyter, Berlin, New York 1994, p. 50.
Descrizione
Il codice è composto da 213 folii di 378 x 270 mm e il testo è scritto su di una colonna per pagina, con 37-38 linee per colonna, Presenta grandi lettere in rosso all'inizio dei libri. I folii in pergamena sono 91, quelli in carta, di scarsa qualità, 122; di solito due folii di pergamena sono seguiti da tre di carta. Bruce M. Metzger, "Manuscripts of the Greek Bible: An Introduction to Palaeography", Oxford University Press, Oxford 1981, p. 138. Contiene l'intero Nuovo Testamento, con quattro lacune: Vangelo secondo Matteo ; Atti degli Apostoli ; Lettera di Giuda ; Apocalisse . La lacuna di Atti sembra essere dovuta ad un errore del copista, che forse copiava da un manoscritto cui mancava questa parte; il testo di Apocalisse è frammentario.
L'ordine originale dei libri era: epistole paoline, Atti degli apostoli, epistole cattoliche, Apocalisse, vangeli; le lettere paoline precedono gli Atti, come nel Codex Sinaiticus. Successivamente il manoscritto fu rilegato alterando la successione dei libri, che divenne: vangeli, epistole paoline, Atti, epistole cattoliche, Apocalisse.
La scrittura è alquanto rozza ed inelegante, oltre ad essere strana: la epsilon si avvolge come un alfa, tanto che non è chiaro quale delle due fosse intenzione dello scriba trascrivere. «Lo stile di scrittura nel suo complesso assomiglia ad uno scarabocchio raffazzonato».F.H.A. Scrivener, A Plain Introduction to the Criticism of the New Testament (George Bell & Sons: London 1894), vol. 1, pp. 202-203.
Il nome «ιησους» è sempre scritto per intero fino a Giovanni 21,15, dove si incontra«ις», ripetuto altre 41 volte, 19 delle quali in Atti.
I titoli dei vangeli sono come nel Minuscolo 178 — εκ του κατα Μαρκον.
Contiene i Prolegomena agli Ebrei, le tavole dei κεφαλαια ("capitoli") all'inizio di ciascun libro, i numeri dei κεφαλαια e le sottoscrizioni.
Come nei codici 211 e 543, contiene anche del materiale non biblico, come Una spiegazione del Credo e dei Sette concili (fol. 159v), le Vite degli apostoli (fol. 160v), Confini dei cinque patriarcati (fol. 161r).J. R. Harris, The Origin of the Leicester Codex of the New Testament (London, 1887), pp. 62-65.
Caratteristiche testuali
Dal punto di vista testuale, 69 è un manoscritto notevole: appartiene alla Famiglia 13, di cui costituisce uno dei manoscritti più importanti, se non il più importante. Il testo greco di questo manoscritto è un rappresentante del tipo testuale cesariense; Kurt Aland lo pose nella categoria III. Nelle lettere paoline e in quelle cattoliche il testo appartiene al tipo testuale bizantino: Aland lo pose nella categoria V.Kurt Aland, and Barbara Aland, "The Text of the New Testament: An Introduction to the Critical Editions and to the Theory and Practice of Modern Textual Criticism", William B. Eerdmans Publishing Company, (Grand Rapids, Michigan, 1995), p. 129. Nell'Apocalisse il testo è bizantino, ma con numerose varianti testuali peculiari, che lo avvicinano al Codex Vaticanus 2066 e al Minuscolo 61, che sembrano essere stati copiati da 69.Bruce M. Metzger, Bart D. Ehrman, "The Text of the New Testament: Its Transmission, Corruption and Restoration", (Oxford University Press, 2005), p. 86. Insieme, questi tre manoscritti costituiscono un sottogruppo del tipo testuale bizantino.
Tra le varianti principali sono da ricordare: lo spostamento dei versetti dell'agonia di Gesù al Getsemani da Luca a dopo Matteo ; lo spostamento della pericope dell'adultera alla fine del capitolo 21 di Luca, caratteristica della Famiglia 13; 2 Cor 11,17 κυριον ] ανθρωπονNA26, p. 488. la lettura Σιχαρ per Συχαρ in Giovanni NA26, p. 235
Storia
Il manoscritto fu donato a George Neville, Arcivescovo di York (1465–1472). Appartenne a Richard Brinkeley, poi a William Chark (o Charc), menzionato nelle note a margine del Minuscolo 61, e poi a Thomas Hayne, che nel 1640 lo donò alla Biblioteca di Leicester.S.P. Tregelles, "An Introduction to the Critical study and Knowledge of the Holy Scriptures", London 1856, p. 209.
Fu esaminato da John Mill, Edward Gee, che lo collazionò, Johann Jakob Wettstein,Wettstein, Novum Testamentum Graecum (Amsterdam 1751), p. 53 Tregelles (1852), Scrivener (1855), T. K. Abbott, e Rendel Harris. Caspar René Gregory lo vide nel 1883.
Note
Bibliografia
William Hugh Ferrar e T. K Abbott, "A Collation of Four Important Manuscripts of the Gospels by the late William Hugh Ferrar" (Dublin, 1877), collates 13, 69, 124, and 346 in the Gospels. James Rendel Harris, The Origin of the Leicester Codex of the New Testament (London 1887). Frederic Henry Ambrose Scrivener, "An Exact Transcript of the Codex Augiensis" (Cambridge and London, 1859), pp. 40–47. M. R. James, "The Scribe of the Leicester Codex", JTS V (1904), pp. 445–447.
Voci correlate Famiglia 13 Manoscritti minuscoli del Nuovo Testamento
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Minuscolo 069 069