Le campagne orientali di Aureliano furono combattute dall'imperatore romano Aureliano contro il Regno di Palmira; queste campagne furono la conseguenza della secessione di Palmira voluta da Zenobia, la quale aveva usurpato il titolo del marito, corrector Orientis, estendendo di fatto il proprio potere su tutte le province orientali (Cilicia, Siria, Mesopotamia, Cappadocia ed Egitto) dell'Impero romano. La campagna si concluse con l'assedio e la conquista di Palmira e con la cattura della regina palmirena.
Per il suo trionfo Aureliano venne ricordato non solo come Palmyrenicus maximus, ma anche come Adiabenicus,Historia Augusta, Aureliano, 30.5. Parthicus maximus,; , (p 4324), , , , . Persicus maximus,, a; . ma soprattutto come Restitutor orbis,; ; ; ; ; ; . in quanto era riuscito nell'impresa di riunificare l'Impero sconfiggendo gli usurpatori prima di Palmira e poi delle Gallie.
Contesto storico
A partire dal 260, fino al 274 circa, l'Impero romano subì la secessione di due vaste aree territoriali, che però ne permisero la sopravvivenza. Ad ovest gli usurpatori dell'Impero delle Gallie, come Postumo (260-268Eutropio, Breviarium ab urbe condita, 9.9; Historia Augusta - Due Gallieni, 4.5.), Leliano (268), Marco Aurelio Mario (268-269), Vittorino (269-271), Domiziano II (271) e Tetrico (271-274), riuscirono a difenderne i confini delle province di Britannia, Gallia e Spagna. Scrive Eutropio:
Postumo era riuscito, infatti, a costituire un impero in Occidente, centrato sulle provincie della Germania inferiore e della Gallia Belgica e al quale si unirono poco dopo tutte le altre province galliche, della britanniche, ispaniche e, per un breve periodo, anche quella di Rezia.Watson, p. 35.
Questi imperatori non solo formarono un proprio Senato presso il loro maggiore centro di Treveri e attribuirono i classici titoli di console, Pontefice massimo o tribuno della plebe ai loro magistrati nel nome di Roma aeterna,Mazzarino, p. 543. ma assunsero anche la normale titolatura imperiale, coniando monete presso la zecca di Lugdunum, aspirando all'unità con Roma e, cosa ben più importante, non pensando mai di marciare contro gli imperatori cosiddetti "legittimi" (come Gallieno, Claudio il Gotico, Quintillo o Aureliano), che regnavano su Roma (vale a dire coloro che governavano l'Italia, le province africane occidentali fino alla Tripolitania, le province danubiane e dell'area balcaniche). Essi, al contrario, sentivano di dover difendere i confini renani ed il litorale gallico dagli attacchi delle popolazioni germaniche di Franchi, Sassoni ed Alemanni. L'Imperium Galliarum risultò, pertanto, una delle tre aree territoriali che permise di conservare a Roma la sua parte occidentale.Roger Rémondon, La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio, p. 82.
In Oriente fu invece il Regno di Palmira a subentrare a Roma nel governo delle province dell'Asia minore, di Siria ed Egitto, difendendole dagli attacchi dei Persiani, prima con Odenato (262-267), nominato da Gallieno "Corrector Orientis", e poi con la sua vedova secessionista, Zenobia (267-271). Durante il regno di Valeriano il principe di Palmira, Settimio Odenato, appartenente ad una famiglia che aveva ottenuto la cittadinanza romana sotto Settimio Severo, dopo un fallito tentativo di alleanza col sovrano sasanide del regno dei Parti, Sapore I, figlio di Ardashir I, si era avvicinato al proprio imperatore, Valeriano, che, nel 258 l'aveva riconosciuto vir consularis. L'Imperatore romano era stato però sconfitto nel 260, nella battaglia di Edessa e fatto prigioniero da Sapore I. L'intervento di Odenato fu provvidenziale per le sorti dell'Oriente romano. Il principe palmireno riuscì, infatti, a procurare notevoli perdite al nemico, tanto che l'imperatore Gallieno, gli conferì numerosi titoli onorifici, tra cui quello di Palmyrenicus e dux Romanorum.Zonara, L'epitome delle storie, XII, 23.
Le successive campagne militari di Odenato contro i Sasanidi, portarono alla riconquista della fortezze delle ex-province romane di Mesopotamia e Cappadocia, e portarono le armate-romano-palmirene fino ad assediare Sapore I nella sua capitale di Ctesifonte. Queste vittorie fruttarono a Gallieno il titolo onorifico di persicus maximus, ad Odenato quello di "Corrector Orientis", con giurisdizione su buona parte delle province romane orientali. In seguito, a Odenato fu riconosciuto il titolo di re dei re, che lo contrapponeva al Gran re di Persia, Sapore I. I confini del potere di Odenato, in quegli anni, si estendevano a nord, dai monti del Tauro, a sud, fino al golfo Arabico (comprendendo Cilicia, Siria, Mesopotamia ed Arabia).
Casus belli
Alla fine del 267 o forse all'inizio del 268, Odenato fu assassinato ad Emesa, assieme al figlio Hairan (o Erode o Erodiano).Secondo Andreas Alföldi, Hairan era figlio di primo letto, mentre Erodiano era il figlio maggiore di Zenobia. Furono assassinati da MaconioMaconio, che non riuscì a succedere allo zio (o cugino) perché fu assassinato subito dopo. Maconio forse era stato sobillato dall'imperatore Gallieno, con la promessa di metterlo al posto di Odenato, ma molto più probabilmente da Zenobia, che voleva che ad Odenato succedesse uno dei suoi figli e non Hairan, che era figlio della prima moglie del marito., cugino o nipote (a seconda delle fonti) di Odenato, su mandato di Zenobia, regina consorte di Odenato.
Poco dopo la sua morte, sua moglie Zenobia prese il potere, in nome del figlio minorenne, Vaballato, con l'obbiettivo di mantenersi autonoma da Roma, creando così un impero d'Oriente da affiancare a quello di Roma.Historia Augusta, Divus Aurelianus, 22.1.
Gallieno avrebbe voluto marciare contro Zenobia, ma fu impedito a recarsi in Oriente, sia a causa di una nuova invasione dei Goti (del 267), sia dalla successiva invasione degli Eruli (del 268). La "Vita Gallieni" riporta che l'imperatore inviò contro Palmira un suo generale, Aurelio Eracliano, nominato dux della spedizione volta a riprendere il controllo della frontiera con la Persia dopo la morte di Odenato nel 267, ma costui fu sconfitto dai Palmireni di Zenobia, guidati dal generale Zabdas.Historia Augusta, Vita di Gallieno, 13.4-5.
Secondo alcune interpretazioni alternative, questa spedizione non avvenne sotto Gallieno ma sotto il suo successore Claudio il Gotico o potrebbe non essere avvenuta affatto.Watson, Alaric, Aurelian and the Third Century, Routledge, 1999, ISBN 0-415-07248-4, pp. 41-42.
Comunque alla luce di questi avvenimenti si rafforzò la convinzione che il regno di Palmira avesse la missione di governare l'Oriente e Zenobia, tutrice-reggente del figlio Vaballato, solo dopo la morte dell'imperatore, Claudio, avvenuta nel 270, guidò la ribellione contro l'autorità imperiale.
Per i primi anni Zenobia si limitò a conservare e rafforzare il regno lasciatole da suo marito (dalla Cilicia, alla Siria, Mesopotamia, fino all'Arabia), mantenendo buoni rapporti con Roma. Poi la regina iniziò a stringere legami con il re sassanide Sapore I, che era in aperta ostilità con i romani.
Poi a partire dal 269/270 Zenobia attuò una politica espansionistica, nominando comandante supremo delle truppe palmirene l'abile generale Settimio Zabdas inviandolo ad estendere il proprio potere fino ai confini della BitiniaZosimo, Storia nuova, I, 50.1. e l'Egitto.Zosimo, Storia nuova, I, 44.
Campagna Nel 270 divenne imperatore Aureliano che inizialmente riconobbe a Vaballato i titoli di vir clarissimus rex e imperator dux Romanorum, tanto che nel regno di Palmira si batterono monete con da un lato l'effigie di Vaballato, imperator dux Romanorum e dall'altro dell'imperatore, Aureliano.
A Zenobia fu riconosciuto il titolo di Augusta.
271 Aureliano, risolti i problemi che aveva in Italia, decise di tamponare tutte le falle del sistema difensivo romano, restaurando l'integrità dello stato sui vecchi confini, cominciando dal regno di Palmira. Per prima mossa, inviò in Egitto il futuro imperatore, Marco Aurelio Probo e riconquistare alla causa imperuiale i territori perduti un paio d'anni prima a vantaggio del regno palmireno. Probo riuscì a riportare i territori egiziani all'interno della giurisdizione dell'Impero centrale di Roma.
272 Aureliano ridusse in sua obbedienza senza incontrare resistenza la provincia di BitiniaHistoria Augusta, Divus Aurelianus, 22.4. e prese AncyraZosimo, Storia nuova, I, 50.2. e Tyana, quest'ultima per tradimento.Historia Augusta, Divus Aurelianus, 23. Aureliano fu clemente con la città di Tyana risparmiando gli abitanti e giustiziando il traditore che gli aveva aperto le porte.Historia Augusta, Divus Aurelianus, 24. Poiché Aureliano, durante l'assedio, irato dalla resistenza della città aveva giurato che non lasciar vivo in essa un cane dopo la sua presa, l'esercito romano chiese all'Imperatore il permesso di saccheggiare la città e sterminare la popolazione. Aureliano rispose:
Dopodiché l'esercito, deluso dal bottino sfumato, obbedì senza esitare. Secondo la leggenda la clemenza di Aureliano nei confronti degli abitanti di Tyana sarebbe dovuta a un'apparizione in sogno del filosofo Apollonio che gli disse in latino:
Zenobia nel frattempo preparava un possente esercito sotto il comando di Zabdas, colui che aveva conquistato l'Egitto per conto del regno di Palmira; i soldati palmireni erano per lo più arcieri leggeri e cavalieri armati di ferro. L'esercito romano e palmireno si scontrarono una prima volta ad Imma, in Siria (non lontano da Dafne, un sobborgo di Antiochia sull'Oronte).Historia Augusta, Divus Aurelianus, 25.1. I cavalieri romani dapprima volsero in fuga, costringendo i cavalieri nemici a un faticoso inseguimento, per poi stancarli in piccole scaramucce e infine sconfiggere il corpo di cavalleria palmireno, sicuramente ben armato ma poco agile nei movimenti.Zosimo, Storia nuova, I, 50.2-4. Dopo la disfatta Zabdas fuggì ad Antiochia e temendo di non essere ricevuto mentì dicendo di aver vinto i Romani e mostrando come prova un uomo prigioniero con le vesti imperiali che somigliava un poco a Aureliano. Una volta entrato, disse la verità a Zenobia e la notte successiva lui e la regina partirono con un secondo esercito per Emesa.Zosimo, Storia nuova, I, 51.1-2.
Aureliano il giorno dopo la battaglia giunse ad Antiochia dove trovò la città quasi deserta: infatti la maggior parte degli abitanti, spaventati dall'arrivo dell'esercito romano, era scappata. Aureliano, accortosene, provvide subito a far ripopolare la città convincendo i cittadini fuggiti a tornare con la promessa che non sarebbe stato torto loro un capello, dato che erano stati costretti a obbedire all'usurpatrice per necessità e non per volontà.Zosimo, Storia nuova, I, 51.3. Zenobia, lasciando Antiochia, aveva lasciato su una collina che dominava il borgo di Dafne un esercito in modo da trattenere Aureliano il più possibile ad Antiochia e per darle più tempo per riorganizzarsi e allestire un esercito in grado di battersi alla pari con quello di Aureliano. Queste vennero comunque sconfitte dall'Imperatore,Zosimo, Storia nuova, I, 52.1-2. che, dopo aver lasciato Antiochia, sottomise le città di Apamea, Larissa e Aretusa, che gli aprirono spontaneamente le porte.Zosimo, Storia nuova, I, 52.3. Giunto a Emesa, affrontò ivi le truppe di Zenobia e dell'alleato Zabdas, che ammontavano a uomini. Nonostante la superiorità della cavalleria palmirena, più numerosa di quella romana, Aureliano riportò sull'usurpatrice una nuova vittoria.Historia Augusta, Divus Aurelianus, 25.2-3.Zosimo, Storia nuova, I, 52.3-54.3. Entrato in Emesa, ordinò che venisse costruito un nuovo tempio, dedicato al dio Sol invictus.Historia Augusta, Divus Aurelianus, 25.6.