Pizzighettone (Pisighitòn in dialetto pizzighettonese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cremona in Lombardia.
Geografia fisica Pizzighettone è situato nella Pianura Padana centrale, lungo il fiume Adda, pochi chilometri a Nord dalla confluenza nel Po. Il territorio è pianeggiante, per gran parte compreso nella vallata golenale dell'Adda. Lo stesso centro storico è attraversato dal fiume, che lo divide in due parti distinte: l'abitato principale di Pizzighettone sulla riva est e la borgata di Gera su quella ovest. Pizzighettone è anche lambito dal Serio Morto: un colatore residuo di un paleoalveo del fiume Serio, che sino al basso Medioevo terminava il proprio corso a Pizzighettone. La vegetazione locale è quella tipica della bassa pianura, con larga presenza di pioppo, robinia, salice e sambuco. In aree circoscritte, soprattutto presso le rive o le lanche del fiume Adda, esistono ancora lacerti delle originarie foreste planiziali: fra queste, il Bosco del Mares, dove si rintracciano esemplari di farnia, ontano e rovere. Tuttavia, gran parte del territorio è destinato all'agricoltura. Le aree agricole sono divise in vasti appezzamenti e sono attraversate da numerose rogge e cavi. Data la grande disponibilità d'acqua e la fertilità del suolo si coltivano soprattutto mais e foraggio per gli allevamenti, e in misura minore grano.
Storia La storia degli insediamenti nel territorio di Pizzighettone è profondamente legata al fiume Adda. La presenza di un guado determinò sin dall'antichità preromana la sua rilevanza per il controllo della regione. Si risale ai Celti (III secolo a.C.) con l'antica piazzaforte di Acerrae, che sorgeva in vicinanza del fiume Adda. In epoca romana Acerrae divenne una stazione di transito (statio) della diramazione secondaria della via Mediolanum-Placentia che si staccava da Laus Pompeia (Lodi Vecchio) e che raggiungeva Cremona Durante il Basso Medioevo, nel XII secolo, il comune di Cremona fondò l'attuale Pizzighettone, realizzando un castrum sulla sponda orientale del fiume Adda, lungo la strada che dal capoluogo cremonese conduceva verso Pavia e Lodi-Milano.
Divenne nel XII secolo proprietà della chiesa di Milano. Passò poi nelle mani di importanti famiglie lombarde; insieme a Basiasco, Corno Giovine, Cornovecchio, Meleti Maleo e Maccastorna costituì il territorio su cui la famiglia Vincemala (Vismara) esercitò il Mero e Misto. Nel 1322, Galeazzo I Visconti inviò una flotta contro Pizzighettone per distruggere il ponte sull'Adda, ma venne respinto dagli abitanti.
Pizzighettone divenne un importante caposaldo fortificato, a più riprese ampliato e potenziato sotto i vari potentati che si succedettero durante i secoli: le signorie cremonesi (Ugolino Cavalcabò, Cabrino Fondulo), milanesi (Vismara, Visconti, Sforza), la Repubblica di Venezia, i sovrani di Francia, gli Asburgo di Spagna e d'Austria, i Borbone, i Savoia, Napoleone Bonaparte. Le sue strutture fortilizie rimasero attive per scopi difensivi sino al 1866, fin oltre l'Unità d'Italia. Ancora oggi esistono ben conservate le antiche difese cittadine: una possente cerchia muraria sulla sponda sinistra del fiume e una vasta serie di difese bastionate sulla destra dell'Adda. Accanto a questi, edifici antichi come la chiesa parrocchiale di San Bassiano Vescovo (1158) e il Palazzo Comunale (secolo XV).Da segnalare che nel 1525 fu tenuto prigioniero nella Rocca di Pizzighettone - oggi semidistrutta - il Re di Francia Francesco I di Valois: catturato dalle truppe asburgiche dopo la sconfitta subita a Mirabello di Pavia venne incarcerato nella torre detta del Guado, giunta integra ai giorni nostri.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 30 dicembre 1928.
Il gonfalone, concesso con regio decreto del 3 agosto 1928, è un drappo troncato di azzurro e di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiesa parrocchiale di San Bassano vescovo. Basilica edificata nel 1158, ricostruita fra il XVI e il XIX secolo, affresco rinascimentale: Crocifissione par Bernardo campi (1545), fonte battesimale - marmo rosso di Verona (1599). Il campanile, rialzato nel 1900 su progetto dell'ingegnere Pizzighettonese Ettore Parentini, possiede 5 campane in MIb della ditta Giacomo III Crespi, fuse nel 1950 a reintegro bellico.
Palazzo comunale. Costruito a partire dal 1479. Chiesa parrocchiale di SS. Rocco e Sebastiano. Fondata 1486 sui resti di precedenti edifici - dipinto della Natività con San Giovannino, San Francesco e San Carlo Borromeo del 1610. Sulla torre campanaria, la più antica di Pizzighettone, sono collocate 5 campane in SIb della ditta Giacomo III Crespi di Crema, fuse a reintegro dopo la guerra nel 1950. Chiesa di San Marcello. Fondata nel XV secolo; pittura barocca altare Madonna del Rosario. Sul campaniletto che si erge sul tetto della chiesa, è presente una campana fusa da Giacomo III Crespi nel 1950. Essa è rimasta a corda e purtroppo inutilizzata, visto il suo stato di conservazione.
Fortificazioni: la cinta muraria risalente al XV secolo, dotata di un possente rivellino a ferro di cavallo, è stata rafforzata nei secoli successivi. Lungo il lato Est-ovest delle mura (Parco del Rivellino) son rimaste intatte le prime difese avanzate per contrastare l'utilizzo dell'artiglieria. Nel 1720 gli austriaci costruirono le casematte (ambienti a volta a botte, a prova di bomba) lungo tutta la cinta muraria per ospitarvi soldati e materiali in caso di guerra. Costruirono poi quattro polveriere, di cui ne sono sopravvissute due. Il quartiere di Gera, sulla sponda destra dell'Adda presenta oltre alle casematte costruite nel 1720 dagli austriaci, un sistema bastionato unico nel suo genere, sopravvissuto in Lombardia. Le casematte del lato nord della cerchia muraria di Pizzighettone furono trasformate nel 1785 nel primo Ergastolo (all'epoca ergastolo aveva il significato attuale di carcere giudiziario), utilizzato poi come reclusorio militare (1920 - 1945) e poi civile (1946 -1954). Il castello: La sua costruzione fu iniziata nel XII secolo dai Cremonesi; una piccola rocchetta che fu poi trasformata nella seconda metà del XIV sec. durante la signoria dei Visconti e poi degli Sforza in un imponente castello, di cui sono rimaste, a seguito della demolizione avvenuta agli inizi del 1800, due Torri: la Torre del Guado, dove fu imprigionato il Re di Francia Francesco I nel 1525 e una Torre mozzata, che nel XV sec. aveva la funzione di torre-porta. Chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Roggione Chiesa parrocchiale di San Pietro a Gera Chiesa parrocchiale di San Patrizio vescovo a Regona
Cultura Musei
Museo delle prigioni
Un'originalità della cerchia muraria, lato nord, di Pizzighettone sono le prigioni, aperte nel 1785 all'interno delle casematte. Fu il primo vero Ergastolo della Lombardia (all'epoca Ergastolo aveva il significato dell'attuale carcere giudiziario) che passerà attraverso varie trasformazioni, in base alla situazione sociale e politica di un determinato periodo, in ergastolo militare, reclusorio politico e civile. Successivamente all'Unità d'Italia l'ex Ergastolo fu trasformato nel 1920 in un Reclusorio Militare, succursale di Gaeta, divenendo il carcere più duro d'Italia, perché gli ambienti erano rimasti ancora quelli settecenteschi: cameroni umidi, privi di servizi igienici, dove convivevano anche trenta persone. "Ti mando a Pizzighettone" era la minaccia più temuta dai militari. Tre casematte sul lato est, vennero adibite a celle di isolamento. Lì i detenuti, rinchiusi in celle singole di due metri per uno di dimensioni, dovevano adattarsi alla poca luce che filtrava, distesi su tavolacci di legno, con un buiolo sul pavimento che serviva per i bisogni fisici. Ciò di sorprendente è che sui muri interni delle celle sono rimaste le scritte incise dai detenuti, come: sono innocente - o mamma tornerò- ho trascorso in questa cella 100 giorni. Scritte, con scopo rieducativo come "l'amore è forza, l'odio è ruggine" capeggiano in alto sulla parete di controfacciata di ognuna delle tre casematte. Alcuni graffiti che riportavano il nome del recluso, hanno poi permesso di ricostruire la triste vicenda di chi l'aveva fatto. Ne è un esempio il nome di Salvatore Esposito, che assieme ad altri 400 reclusi militari, il 18 settembre 1943 fu deportato nei campi di concentramento tedeschi, non facendone più ritorno, come la maggior parte dei suoi compagni. È sotto la Repubblica Sociale che il carcere divenne prigione per renitenti e disertori scambiati fortunatamente per tali, quando in realtà alcuni di loro erano partigiani. Il carcere militare, una volta chiuso, fu riaperto nel 1946 come carcere giudiziario, succursale di San Vittore, per ospitarvi i criminali più pericolosi di cui si ricorda Gino Rossetti detto Lo Zoppo, Ezio Barbieri e i componenti delle loro bande. Inoltre vennero richiusi anche numerosi fascisti, fra cui l'ultimo federale di Milano, Vincenzo Costa. Chiuso il carcere giudiziario nel 1954, fu aperto nel 1956 il carcere minorile, chiamato Villa dei Gerani, con sistemi rieducativi innovativi che però non ebbero effetto su un allora sedicenne, Renato Vallanzasca. Per la Villa dei Gerani furono ristrutturate antiche palazzine e costruiti nuovi edifici sulla Piazza d'Armi (palestra, laboratori, uffici, ...). Il reclusorio fu chiuso nel 1977 e negli anni successivi si procedette alla demolizione degli edifici costruiti sulla Piazza d'Armi. La parte espositiva del museo delle prigioni è stata ricavata nella terza casamatta ed è suddivisa in tre sezioni: l'ergastolo nel periodo austriaco-risorgimentale, il campo di prigionia per gli austroungarici nella prima guerra mondiale - il carcere militare e il carcere giudiziario del secondo dopoguerra. Nelle vetrine sono stati esposti oltre ai reperti recuperati sul territorio, anche una serie di armi utilizzate dalle guardie militari carcerarie.
Il museo Arti e Mestieri di una volta
Il Novecento, il “secolo breve”, come è stato definito, ha segnato una profonda evoluzione sociale. In cent'anni dai ritmi lenti dell'agricoltura si passa alla frenesia della vita moderna. Il Gruppo Volontari Mura ha voluto documentare e raccontare attraverso l'esposizione di arnesi, fotografie la vita del borgo murato nel secolo scorso, guidando il visitatore alla scoperta del significato delle arti e dei mestieri del passato. L'esposizione iniziata nel 1997, ordinata in quattro sezioni, una per casamatta, offre uno spaccato di Pizzighettone e dei suoi mestieri artigianali attraverso l’esposizione di più di tremila oggetti e arnesi di lavoro: L'uomo ed il fiume - L'uomo e la campagna - L'uomo e la trasformazione delle materie - L'uomo e la vita quotidiana.