La storia dell'epilessia ha inizio in tempi molto antichi. Etimologicamente il termine epilessia deriva dal verbo greco επιλαμβάνω che, al passivo (ἐπιλαμβάνομαι), significa “essere colto di sorpresa” o anche “essere invaso” e talvolta veniva definita anche morbo sacro. Ciò era dovuto all'inspiegabilità e all'imprevedibilità delle sue manifestazioni, che per molto tempo contribuirono a ritenerla causata da forze maligne della natura o da divinità avverse. Infatti nell'antica Grecia tanto la religione quanto la dottrina medica dei sacerdoti-medici nei templi di Asclepio, concepivano come normale un diretto intervento delle divinità sulla vita dell'uomo e dunque sulle malattie.
Le manifestazioni delle crisi epilettiche, che in Gran Bretagna vengono identificate con il termine “fit” e negli Stati Uniti con il termine “seizure”, variano notevolmente. Si passa da brevi periodi di assenza, indicati secondo la nomenclatura francese di Esquirol, “petit mal”, a un periodo ricco di convulsioni o crisi tonico-cloniche detto “grand mal”Scott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 5. Il medico Thomas Willis nel 1667 nel descrivere lo stato di male epilettico affermò che “gli attacchi che si ripetono spesso” tendono a divenire sempre più severi e possono condurre a morteScott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 105. I francesi hanno utilizzato la definizione “état de mal” ed erano consapevoli della gravità. Il dizionario dell'Epilessia edito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha definito l'epilessia come "un'affezione cronica ad eziologia diversa, caratterizzata dalla ripetizione di crisi che derivano da una scarica eccessiva di neuroni cerebrali".
Diversi erano i rituali utilizzati per la guarigione dall'epilessia tra cui la "pratica dell'incubazione" (consistente nel far dormire sopra una lastra di pietra nel tempio di Esculapio, dio della medicina, l'individuo affetto da epilessia), l'uso di semi e radici di peonia o della polvere delle ossa di cranio o di sangue umano. Era accertata inoltre l'influenza della luna piena sulla ricorrenza degli attacchi epiletticiLe immagini dell'epilessia fra mito e scienza ..
Il medico greco Ippocrate di Coo fu il primo grande personaggio del passato a rifiutare il carattere sovrannaturale di questa malattia, come dimostra nel suo trattato specifico sull'epilessia intitolato "De morbo sacro". Il suo contributo fu fondamentale per elevare la scienza medica a modello di sapere scientifico.
Origine della condizione Con grande attualità, Ippocrate afferma il ruolo centrale del cervello come sede di tale malattia e di tutte le malattie mentali. È in esso infatti che si formano i piaceri, la serenità, l'allegria, è grazie ad esso che pensiamo, ragioniamo e giudichiamo; esso è però anche causa di pazzia, deliri, smarrimenti e incapacità di comprendere cose consuete.
Nel trattato l'autore descrive con grande precisione la struttura anatomica del cervello precisando come questo sia doppio (come quello di tutti gli altri animali) e diviso da una sottile meninge, e come possa talvolta, per una malformazione embriologica, contenere flegma in eccesso di cui non riesce a purificarsi. Questo fluido, dunque, attraverso le due grandi vene che giungono al cervello dalla milza e dal fegato per raccogliere l'aria da distribuire, si dirigerà nel resto del corpo ostacolandone la necessaria aerazione. Potrà accadere, ad esempio, che vada verso il cuore, provocando in tal caso palpitazioni ed asma, poiché quando il flegma freddo scende verso i polmoni raggela anche il sangue e le vene raffreddate a forza battono contro il petto fino a che sopraggiunge la dispneaCome agisce il morbo sacro..
Addirittura vengono messi in evidenza i diversi effetti di tale morbo nel bambino e nell'adulto, o a seconda che i venti spirino da nord o da sud. Ma è interessante notare che l'attenta analisi ippocratica delle svariate condizioni in cui l'epilessia si manifesta, non fa altro che confermare la validità della teoria umorale ippocratica fondata sul contrasto di caldo e di freddo, di sangue e di flegma.
D'altronde questo tentativo di unire anatomia e fisiologia e quindi strutture anatomiche, proprietà degli umori (sangue-caldo, flegma-freddo) e condizioni esterne (come i venti), al fine di fornire una spiegazione dei fenomeni sorprendenti che accompagnano le crisi epilettiche (e le malattie più in generale), è il fondamento del sapere ippocraticoM. Fioranelli, P. Zullino "Io, Ippocrate di Kos", Laterza, Milano, 2009..
Ippocrate riteneva che tale malattia avesse struttura naturale e cause razionali e nella sua opera chiarisce come in essa non ci fosse nulla di più divino e sacro che nelle altre malattieW. Osler, "The Introduction of Modern Medicine", 1913.. Era piuttosto l'ignoranza degli uomini (quelli che l'autore definisce ciarlatani, maghi, bigotti, stregoni) riguardo alle cause e alle cure dell'epilessia che li stupiva per la stranezza delle sue manifestazioni e che contribuiva alla erronea credenza per la quale era ritenuta di origine divina.
È infatti contro le antiche terapie magiche che gli ippocratici rivolgono la loro polemica, proclamando la loro fiducia nella ragione, capace di cogliere le cause naturali e razionali di questo fenomeno e di spiegarlo, e affermando quindi l'autonomia dell'arte medica. L'autore mette in luce, inoltre, l'impossibilità che l'uomo possa essere contaminato da un dio: essendo infatti il primo corruttibile e il secondo sacro, ne sarebbe al massimo purificato e santificato ma certamente non offeso. Infine egli sottolinea come l'epilessia abbia origini di tipo ereditario ed embriologico, connesse con una malformazione del cervello.
Epilessia nell'antichità
Nell'antichità il male veniva considerato come una realtà esterna ed estranea al corpo dell'uomo, che vi penetra e lo colpisce per volontà di un Dio, irato per colpe, misfatti o omissioni imputabili al genere umano. La malattia rappresenta una sorta di essere che “abita” nel malatoLuciana Rita Angeletti, Valentina Gazzaniga, "Storia, filosofia ed etica generale della medicina", Elsevier Masson, pag. 35. In quei tempi il malato epilettico veniva visto dalla società che lo circondava, come colui che era posseduto da uno spirito maligno, un demone. La convinzione prevalente era appunto che l'epilessia fosse di origine soprannaturale e che in quanto tale non vi fosse alcuna terapia, ma si poteva soltanto confidare in un possibile intervento divino. L'uomo non poteva comprendere le cause del fenomeno bensì soltanto aspettare l'aiuto divino. Per l'appunto tra i più antichi rituali greci ricordiamo la pratica dell'incubazione che veniva praticata presso il tempio di Esculapio e consisteva nel far dormire la persona affetta dall'epilessia su una lastra di pietra in attesa della guarigione notturna ad opera del Dio dell'arte medica. Molto probabilmente il documento scritto più antico che affronta il tema dell'epilessia è costituito da una tavoletta di pietra babilonese conservata attualmente al British Museum. La tavoletta proviene da una serie di quaranta tavole facenti parte del testo di medicina diagnostica babilonese, risale al 500 a.C. ma è una copia dell'originale realizzato tra il 1067 a.C. e il 1046 a.C.Scott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 20, 21, 22. Anche i babilonesi erano convinti che le manifestazioni epilettiche fossero opere di demoni. Inoltre il concetto di possesso da parte di questi spiriti malvagi del corpo umano veniva visto come un possesso violento.
Ippocrate e l'epilessia
Il primo grande segno di rottura con il passato è rappresentato dal grande medico greco Ippocrate di Cos (460-377 a.C.). Il suo nome rappresenta un importante punto di partenza per lo studio dell'epilessia. Egli è stato il primo a rifiutare il carattere soprannaturale della malattia. Con il suo trattato il “De morbo sacro” attua una laicizzazione della malattia tendendo a considerare l'epilessia non come una malattia più sacra delle altre ma pari a tutte le altre: «Io non credo che essa sia più divina o più sacra di altre malattie, ma solo che come le altre malattie essa abbia causa naturale e che derivi da questa. Gli uomini invece pensano che essa sia divina per la loro incapacità e per il fatto che essa è straordinaria, non assomigliando a nessuna delle altre malattie […] se la si vuole considerare divina per il suo carattere straordinario, allora molte sono le malattie divine.» L'affermazione che l'epilessia fosse un morbo sacro infatti portava i medici greci a crearsi un alibi per l'insuccesso della terapia che in realtà era dovuto all'ignoranza circa le cause della malattia. Inoltre affermava:«Io non credo che il corpo dell'uomo possa essere contaminato da un dio, il più corruttibile dal più sacro: ma se anche accade che esso sia contaminato o in qualche modo offeso da un agente esterno, da un dio sarà comunque purificato e santificato, piuttosto che contaminato».
Un altro importante contributo sulla conoscenza dell'epilessia fornitoci dalle opere ippocratiche è rappresentato dallo studio delle basi fisiologiche del disturbo. "A me dunque questa malattia non pare affatto essere più divina delle altre, bensì ha una base naturale comune a tutte, e una causa razionale dalla quale ciascuna dipende: ed è curabile, per nulla meno delle altre, a meno che per il lungo tempo trascorso non si sia rafforzata al punto da soverchiare i farmaci somministrati".Ippocrate, Il male sacro, § 5, in Opere di Ippocrate, UTET, Torino, 1996. Innanzitutto afferma che «il cervello è la sede della malattia come di qualsiasi altra malattia con manifestazioni violente»Scott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 14, 15, 16. Inoltre Ippocrate utilizzando la sua famosa “teoria degli umori” cerca di spiegare l'epilessia come un eccesso di “flegma”, provocato da raffreddamenti che portano ad una secrezione eccessiva di muco da parte del cervello. "E vi è un'altra grande prova che questa non è più divina delle altre malattie: insorge ai flemmatici per natura, ma non colpisce i biliosi, mentre se fosse più divina delle altre, in tutti egualmente dovrebbe prodursi questa malattia, senza distinguere tra biliosi e flemmatici.Ippocrate, op. cit., § 5. Giunse a questa conclusione dopo varie osservazioni fatte soprattutto su capi di bestiame affetti da tale patologia. Nel suo trattato sono descritte anche le caratteristiche principali delle manifestazioni cliniche dell'attacco epilettico quali: soffocamento, perdita della voce, digrignamento dei denti, fuoriuscita di bava dalla bocca, movimenti convulsivi alle mani e occhi fissi. Tutto ciò viene imputato principalmente alla mancanza di aria nel cervello.
Antica medicina indiana
L'impurità veniva ritenuta una delle cause principali dell'epilessia venendo di conseguenza consigliati come primo approccio terapeutico clisteri, purghe e vomito ripetutoScott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 23
Antica medicina cinese
Il primo documento sull'epilessia appare nel Classico di Medicina Interna dell'Imperatore Giallo (Huangdi Neijing)Lai Chi-Wan,L. and Lai Yen-Huei, C.(1991).History of epilepsy in Chinese traditional medicine. Epilepsia,32,299 scritto da più medici nei secoli antecedenti l'era cristiana, e riveduto nei secoli successivi. La descrizione delle crisi considerava solo quelle generalizzate e la classificazione si basava sul tipo di grido emesso dal paziente paragonato all'animale che produceva un suono simileScott D.F., la storia della terapia dell'epilessia, Momento medico, Salerno, 1994, pag. 24.
L'epilessia nella Bibbia