Villar Dora (O Vilà in dialetto localeA livello locale, nella variante autoctona del piemontese arricchita di elementi francoprovenzali, il paese è detto O Vilà secondo la grafia classica piemontese oppure U Vilà secondo quella italiana, contrazioni rispettivamente di O Vilar e U Vilar. Tale toponimo, il cui significato è semplicemente "Il Villar", viene sempre pronunciato come [ʊ viˈlaː] secondo l'alfabeto fonetico internazionale. In piemontese vi è anche la versione estesa, ma meno usata e meno tradizionale dello stesso toponimo, ovvero Vilar Dòra.) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino in Piemonte, compreso tra il versante orografico sinistro della Val di Susa e il fiume Dora Riparia.
Geografia fisica Il comune di Villar Dora è situato nella bassa Valle di Susa, a circa 26 chilometri da Torino. Confina a nord con Rubiana, a ovest con Caprie, a sud con Avigliana e Sant'Ambrogio di Torino e ad est con Almese.
Il territorio comunale è situato sulla sinistra orografica del fiume Dora Riparia. Nella zona pianeggiante (tra i 345 ed i 400 metri sul livello del mare) si concentra la maggior parte della popolazione, mentre nella zona collinare (400 – 800 metri), costituita dai primi contrafforti delle alpi Graie, sorgono numerose borgate. La parte montuosa (800 – 1508 metri) non risulta invece antropizzata.
L'ambiente di pianura non urbanizzato è costituito da prati e coltivi (alberi da frutto e da taglio, cereali), mentre quello boschivo è costituito fino ai 1000 metri da latifoglie, ad esempio querce, castagni, aceri, frassini e noccioli. A quote superiori sono invece presenti i faggi, gli ontani, le betulle e le conifere (pini, larici, abeti).
Il dislivello totale varia da 345 a 1508 : il punto più basso si trova nei pressi della bealera (fosso) di Caselette al confine con il comune di Avigliana, mentre quello più alto è costituito dalla vetta del monte Caprasio (Rocca Sella).
Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona E, 2904 GR/G
Origini del nome L'antico nome del paese (Villar d'Almese) deriva forse da Villa ad Mensam (dal nome latino del torrente Messa) che indicava un modesto stanziamento agricolo sorto nell'alto medioevo attorno ad una fortificazione ove più tardi sarebbe stato costruito il castello. Il nome del Villar viene citato per la prima volta nel diploma del 31 luglio 1001 con cui l'imperatore Ottone III conferiva un'investitura feudale ad Olderico Manfredi. Solo nel 1885 il paese ha assunto l'attuale nome di Villar Dora. Non di rado capita di trovare scritto, in modo errato, «Villardora» (senza spazio): la sola dicitura corretta, utilizzata ufficialmente dal Comune, è invece quella di "Villar Dora". Diversi comuni in Piemonte riportano il toponimo "Villar".
Storia Epoca antica e medioevale In epoca romana sorgeva, presso la rocca del castello, un posto di vedetta per la sorveglianza dello sbocco della Valle di Susa verso la pianura Padana. Tale posizione risultava strategica perché nei pressi del vicino Monte Pirchiriano si trovava il confine amministrativo e religioso dell'Italia metropolitana. Poco oltre, presso la zona di Ocelum (tra Caprie, Novaretto e Chiusa di San Michele), la giurisdizione era già delle Alpes Cottiae, considerate dal 9-8 a.C. al 63 d.C. un regno autonomo soggetto a Roma, poi provincia romana fino alla riforma di Diocleziano (fine III secolo).
Tra gli scritti riguardanti il medioevo vi è un documento del 1287 che descrive i principali edifici, fra cui: La Torre del Colle (Tor do Còl in grafia piemontese), un possente torrione cilindrico edificato in stile romanico verso l'inizio del basso medioevo, situato presso l'omonima borgata alle pendici della collina della Seja. Questo faceva verosimilmente parte di un complesso sistema di vigilanza che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle. Il Castello di Villar Dora, forse l'insediamento più antico del paese, situato in una zona dalla quale è possibile controllare buona parte della bassa valle di Susa. Nel basso medioevo vi era un complesso di torri unite da una cinta muraria. La struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei feudatari della famiglia Provana, furono costruiti il Palacium, l'ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca' Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati nel XIX secolo per volere del conte Annibale Antonielli d'Oulx.
Si ritiene che la chiesa parrocchiale sia stata fondata nell'VIII secolo circa, ad opera dei monaci benedettini dell'Abbazia della Novalesa. Originariamente edificata in stile romanico, fu successivamente ristrutturata in stile barocco nel XVII secolo.
I feudatari del Villar erano vincolati da legame vassallatico al conte di Savoia ed erano per questo tenuti, in caso di guerra, a provvedere al reclutamento degli uomini abili.
I secoli XII, XIII e XIV videro una successione di varie famiglie feudatarie: De Thouvet sive De Sala, De Mont Vernier, Aiguebelle, Bergognino, Provana: fra essi, questi ultimi furono coloro che ebbero maggior rilevanza storica. Col passare dei secoli, il potere politico passò gradualmente dalle famiglie dell'antica aristocrazia savoiarda a quelle dei nobili del Piemonte, transizione che si poté dire compiuta nel '400.
Altri documenti dell'epoca presentano informazioni di carattere prevalentemente fiscale, focalizzati sulle imposte e sulle tasse.
Secondo la tradizione (forse una leggenda) nell'anno 1418 papa Martino V soggiornò al Villar di ritorno dal Concilio di Costanza, dopo una visita alla celeberrima abbazia della Novalesa, cui abate commendatario era a quel tempo un Provana del Villar.
Età moderna Il periodo dell'età moderna vide alcune ondate di pestilenza, documentate grazie alle esenzioni fiscali che furono concesse in queste occasioni. Le esenzioni ricorrevano inoltre in caso di guerre ed eventi atmosferici distruttivi come le grandinate.
Nel XVIII secolo avvenne la prima regolamentazione organica delle attività agricole con l'emissione dei «bandi campestri» da parte dell'autorità comitale:
Età contemporanea In età napoleonica il paese fu conquistato dall'esercito francese e annesso al cantone di Rivoli.
Nel medesimo periodo si estinse la dinastia Provana del Villar, con l'avvicendamento per successione dinastica dei conti Antonielli d'Oulx, cui ancora oggi il castello appartiene.
Nel corso del XIX secolo, in seguito alla Restaurazione, la situazione rivoluzionaria si placò gradualmente. Il substrato sociale del Villar, originato dalle idee giacobine e cresciuto nel corso dell'Ottocento con le idee socialiste, diede vita sul finire del secolo alla Società Cooperativa (1882).
Con decreto del 25 gennaio 1928, per volere del governo Mussolini vennero riunificati i comuni di Villar Dora, Almese e Rivera. Questa unione durò fino all'11 aprile del 1955 quando il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ristabilì, mediante un decreto, l'autonomia amministrativa del comune di Villar Dora.Un apposito comitato, costituito nel 1947, guidato da Martino Franchino e composto da personalità come il Priore don Oreste Caramello e altri notabili, raccolse le firme e seguì l'iter burocratico che portò alla ricostituzione del comune di Villar Dora con il Decreto del Presidente della Repubblica dell'11 aprile 1955, pubblicato sul numero 145 della Gazzetta Ufficiale.
La seconda guerra mondiale ha lasciato tracce sulla collina della Seja, ove ancora oggi sono presenti le vestigia delle installazioni della batteria contraerea.
Nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, nella frazione di Borgionera (ma anche in una casa del capoluogo e in seguito nella vicina Rubiana) la famiglia Richetto nascose e protesse dalla deportazione tredici ebrei torinesi tra loro imparentati. Per questo impegno di solidarietà, il 13 settembre 1982, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito ai coniugi Carmelo e Angiola Richetto l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp. 202-203.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del comune di Villar Dora sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 26 agosto 1959.
Lo stemma è costituito da uno scudo sannitico sormontato dalla corona dei comuni e contornato da due tralci di alloro e di quercia, legati insieme da un nastro tricolore. Nello scudo è rappresentato il castello e la Torre del Colle, due simboli che contraddistinguono il comune di Villar Dora; entrambi di color rosso e merlati alla guelfa, sorgono in primo piano su un prato verde e si stagliano su uno sfondo bianco.
Da notare che, sebbene lo stemma riporti il castello merlato alla guelfa, in realtà l'edificio sia merlato alla ghibellina, e la sua torre sia a pianta circolare anziché quadrata. La Torre del Colle invece presenta correttamente i merli guelfi, ma è anch'essa raffigurata a pianta quadrata anziché rotonda.
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.
Un altro simbolo del paese, sebbene non rappresentato in forma ufficiale, è costituito dalle ciliegie: un tempo la coltivazione di questo frutto costituiva una delle più rilevanti attività agricole del territorio. Oggi, in una realtà profondamente cambiata, le ciliegie hanno perso la loro importanza economica, ma rimangono tuttavia un simbolo di Villar Dora. Anche le castagne e i marroni (riconosciuti IGP dal 2010Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, C 67/26 18.03.2010.) hanno storicamente costituito una fonte primaria di sostentamento.
Monumenti e luoghi d'interesse
Castello di Villar Dora Torre del Colle Chiesa parrocchiale di San Vincenzo e Anastasio. L'origine della chiesa risale all'alto medioevo, con la fondazione di un'antica dipendenza dell'Abbazia di Novalesa. Il parroco di Villar Dora è chiamato tutt'oggi con l'appellativo di "priore". Il primo fu Aymo Sacerdos, di cui si hanno documenti del 1176. L'attuale priore di Villar Dora, il ventinovesimo di cui si abbia memoria, è don Alfonso Vindrola (dal 28 settembre 2024). Chiesa di San Rocco Cappella di San Pancrazio Monte Caprasio (Rocca Sella) Collina della Seja e Sentiero Balcone Aree umide e torbiere delle Tampe Per Villar Dora passa la Via Francigena, ramo del Moncenisio.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009, la popolazione straniera residente era di 163 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Romania 95 3,14%
Lingue e dialetti Il dialetto prevalente di Villar Dora è il piemontese, non scevro di alcune peculiarità locali: nella tabella sottostante si riportano alcuni esempiPer un elenco più esteso vedi Vocabolario del dialetto di Villar Dora (circa 1950) utilizzando la grafia piemontese. Il paese è talvolta indicato come compreso in un'«area linguistica francoprovenzale fortemente piemontesizzata»Paolo Gras, Valerio Tonini, Le Valli di Susa, Il Capitello, Torino 1991, p. 205. Già nel XX secolo, i parlanti patoà erano però minoritari e localizzati perlopiù nelle borgate collinari confinanti con la vicina Rubiana. La varietà linguistica francoprovenzale è in via d'estinzione, mentre quella piemontese si sta progressivamente perdendo con il passare delle generazioni. Italiano Piemontese Villardorese Francese Il Ël O Le Del Dël Do Du Gatto Gat Ciat Chat Non Nen/Pà Pà Pas
Enti, associazioni e gruppi La vita associativa villardorese è piuttosto intensa e conta numerosi gruppi. AIB Villar Dora. È la squadra anti incendi boschivi, facente parte del Corpo AIB Piemonte. Amici dell'Età. Associazione dedita alla fascia anziana della popolazione. Associazione "Franco Buggia". Organizza iniziative ed incontri prevalentemente nelle borgate Bert e Montecomposto.