In Italia si mise in luce prima per alcune opere, per lo più poesie e drammi, anche rappresentate in teatro, e poi, durante il Risorgimento, per aver aderito e partecipato ai lavori della Società nazionale per la confederazione italiana, ideata e presieduta da Gioberti, nonché per aver criticato l'allocuzione Non semel di Papa Pio IXP.A. Fiorentino, Commento all'ultima allocuzione di Pio IX detta nel concistoro segreto del 29 aprile 1848, in C.I. Petitti, Sull'attuale condizione del Risorgimento, Fontana, Torino 1848, . Per la sua attività letteraria riscosse particolare successo in Francia. Oltralpe, dove collaborò con i principali giornali, come critico musicale e teatrale, si rese interprete, infatti, della miglior traduzione in francese della Divina Commedia di DanteP. Calà Ulloa, Pensées et souvenirs sur la littérature contemporaine du Royaume de Naples, vol. II, Ginevra 1859, ; J. Ferrazzi, Manuale dantesco, vol. I, Bassano 1865, ; W.P. Friederich, Dante's fame abroad, 1350-1850: the influence of Dante Alighieri on the poets and scholars of Spain, France, England, Germany, Switzerland and the United States, Roma 1950, . Collaboratore di Alexandre Dumas, secondo una diffusa tradizione sarebbe stato il vero autore di alcune opere firmate dallo scrittore francese, fra le quali Il conte di MontecristoTale ipotesi, che originava da alcuni scritti francesi, e in particolare dalle asserzioni di Eugène de Mirecourt, fu ripresa in Italia, in particolare nell'ambito di una nota polemica tra Alexandre Dumas padre e Francesco De Sanctis, efficacemente delineata da B. Croce, Alessandro Dumas a Napoli, in Uomini e cose della vecchia Italia, s. II, Laterza, Bari 1927, specie pp. 360-362. Croce, che giudicò l'asserzione di fatto una leggenda, ricordava, peraltro, come l'autore francese, rispondendo sdegnato alle accuse di plagio per Il conte di Montecristo, plaudiva il Fiorentino, definendolo: «il solo uomo d'ingegno che abbiate, il solo che rappresenti l'intelligenza meridionale a Parigi, un uomo che ha disputato ai nostri primi stilisti, a Janin, a Teofilo Gautier, a Paolo di St. Victor, la palma della lingua francese» (Ivi, p. 361). Sulla querelle, ricordata da ultimo dall'articolo di L. Croci, La vera storia del Conte di Montecristo, in «Il Giornale» del 9 luglio 2010 (), si veda anche la prefazione di C. Schopp a A. Dumas, Il conte di Montecristo, a cura di G. Panfili, Donzelli, Roma 2010, .
Biografia Il primo quarto di secolo Studiò dai gesuiti e poi s'iscrisse all'Università di Napoli, laureandosi in giurisprudenza. Nel 1831, anno nel quale fu chiamato a volgarizzare alcune epistole di Francesco PetrarcaLe epistole del Petrarca a Su quest'iniziativa editoriale, ideata da Domenico Rossetti De Scander, si veda C. Dionisotti, Petrarca, Rossetti e Hortis, in Idem, Ricordi della scuola italiana, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1998, specie , opera che realizzò con Emidio Cappelli e Tommaso Gargallo, fu tra i fondatori a Napoli, assieme a Vincenzo Torelli, della rivista «Omnibus». Sono di questo periodo anche (1833), il poema Sergianni Caracciolo e il romanzo storico Il Corradino. Si aggiunsero, poco dopo, la raccolta poetica Le sere d'autunno (1834), le Scene e costumi (1835) e il dramma storico . Quest'ultimo, uscito nel 1835, fu più volte rappresentato a teatro, sia a Napoli che a Torino, non senza strascichi polemiciV. Torelli, Polemica, in M. Ponza, L'Annotatore Piemontese ossia Giornale della lingua e letteratura italiana, vol. IX, Torino 1839, , originariamente pubblicato in «Omnibus».. Dopodiché decise di partire per la Francia in cerca di fortuna.
Da Dumas a Dante A Parigi diede lezioni d'italiano e fondò il giornale «Il Bravo», che tuttavia ebbe una breve esistenza. Alla fine degli anni Trenta del XIX secolo, Fiorentino cominciò a spostarsi, senza soluzione di continuità, tra Francia e Italia. Nel 1839, quando figurava fra i compilatori della raccolta «Museo scientifico, letterario, artistico», lo si ritrova infatti a Napoli per assistere alla fortunata rappresentazione del suo Il medico di ParmaJ.C. Polet (a cura di), Patrimoine littéraire européen: anthologie en langue française, vol. II, Bruxelles 2000, , un dramma che, ispirato al romanzo Le Médecin du Pecq di Léon Gozlan, verrà poi edito postumo soltanto nel 1875. Proprio in quegli anni instaurò una proficua collaborazione con Alexandre Dumas padre, che aveva conosciuto nella città partenopea nel 1835. Nello stesso 1839 scrisse, infatti, la prefazione allo Jacques Ortis (), ossia la traduzione che il romanziere francese aveva realizzato delle Ultime lettere di Jacopo Ortis di FoscoloSulla storia di questa traduzione cfr. F. Fido, Jacopo Ortis, Alexandre Dumas e Pier Angelo Fiorentino, in «Yearbook of Italian Studies», VIII (1980), pp. 128-136, poi in Idem, I desideri e la morte. Studi di letteratura italiana da Dante ai moderni, Pacini, Pisa 2007, pp. 193-202.. Successivamente, con Dumas firmò il volume Crimes célèbres (), in cui comparve un suo racconto, Nisida, ispirato all'omonima isola delle Isole flegree. Ma vennero attribuiti all'eclettico letterato napoletano anche alcuni romanzi celebri del Dumas, come Giovanna di Napoli, l'Ascanio (tratto da Il colosso di Marte, che Fiorentino aveva pubblicato su «Il Bravo»)A. Albertazzi, Il Romanzo, Vallardi, Milano 1903, p. 243. Del resto, nel proemio alla recensione dell'opera, Fiorentino stesso scrisse: «Dobbiamo poi mostrar in certo modo la nostra gratitudine al sommo scrittore che ha degnato far sua una nostra inezia» (Proemio a A. Dumas, Ascanio, in «Museo scientifico, letterario ed artistico», VI, 1844, e Il Corricolo (uscito in 4 volumi tra il 1841 e il 1843)L'attribuzione era venuta dal Quérard, nelle Superchéries littéraires dévoilées. Secondo Croce, il Fiorentino, «se non può considerarsene propriamente autore, certamente fornì materiali e dové scriverne alcune parti», tanto che di una sua novella «è rifacimento il cap. XXV, Villa Gordiani, che, col titolo Livia, si legge nelle Cento Novelle» (Tip. Ferraro, Napoli 1834), opera dello stesso Fiorentino. Sul tema si veda B. Croce, Note sul "Corricolo" di Alessandro Dumas, in Nuove pagine sparse, s. II, Ricciardi, Napoli 1949, pp. 242-246., oltre al Conte di Montecristo, che apparve nel 1844.
Nel frattempo, nel 1840 Fiorentino aveva tradotto la Divina Commedia (), definita da numerosi intellettuali e scrittori francesi, quali Baudelaire, Hugo e Lamennais, la principale traduzione dell'opera dantesca mai realizzata in francese«American Literary Gazett», 15 luglio 1864, ; W.P. Friederich, op. cit., ; J.C. Polet (a cura di), op. cit., . Ma si vedano anche C. Baudelaire, Correspondance, a cura di C. Pichois, t. II, Parigi 1973, p. 1002; J.M. Hovasse, Victor Hugo: pendant l'exil (1851-1864), Fayard, Parigi 2008.. Di quest'opera furono realizzate tre edizioni - di cui una, quella del 1861, arricchita delle incisioni di Gustave Doré -, tutte più volte ristampate: l'edizione minore arrivò a registrare, soltanto nel corso del XIX secolo, ben sedici ristampeC.F. Goffis, , in «Enciclopedia Dantesca», Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1970.. Mentre è del 1842 la Fisiologia dell'avvocato (), un grazioso racconto di schizzi umoristici, in cui, mettendo a frutto le esperienze maturate durante gli studi giuridici, tratteggiò vizi e virtù della carriera forenseG. Doria, Mondo vecchio e nuovo mondo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1966, p. 136..
L'attività risorgimentale Nonostante i frequenti contatti con l'Italia, Fiorentino continuò a risiedere a Parigi. Nel 1843 cominciò a scrivere per il giornale «Le Corsaire», dal quale gli derivò una certa notorietà. Ma nel 1848 decise di fare propaganda di stampo liberale, viaggiando tra Napoli, Roma e Torino. Nella capitale sabauda aderì al progetto per una confederazione tra gli stati, partecipando ai lavori del Congresso nazionale della Società giobertiana che si tennero tra il settembre e l'ottobre di quell'anno. Poco prima, peraltro, alla celebre allocuzione di Pio IX del 29 aprile, con la quale il pontefice annunciava il ritiro delle proprie truppe contro l'Austria, aveva risposto con un inno all'unificazione nazionale:
La carriera di critico Sul finire del 1848 è comunque di nuovo oltralpe: collaborò prima alla «Presse», poi, dal 1849, al giornale musicale «Le Constitutionell» come redattore. Nel 1852 scrisse, celandosi sotto lo pseudonimo di A. de Rovray, sul principale giornale francese dell'epoca, il «Moniteur», al quale affiancherà, dal 1855, la stesura di articoli per il già citato «Le Constitutionell». Il duplice incarico, e gli enormi vantaggi economici che ne derivarono, lo resero inviso nella società letteraria francese del tempo, tanto che cercò di risolvere le critiche attraverso un duello. Xavier Aubryet, del resto, definendolo un «Mazarin du compte rendu», intese sottolineare proprio l'aspetto venale delle recensioni e quindi dell'attività critico-letteraria di Fiorentino.
A Napoli per sempre Amico di Théophile GautierT. Gautier, Correspondance générale 1843-1845, vol. II, a cura di C. Lacoste-Veysseyre, Droz, Ginevra 1986, , Fiorentino venne decorato della massima onorificenza francese, la Legion d'onore. Dopo la morte, che lo colpì nella Ville lumière, le sue spoglie tornarono in Italia, nel cimitero della città natale, per essere tumulate con la seguente iscrizione lapidea:
Buona parte dei suoi articoli furono raggruppati in più pubblicazioni postume: tra il 1866 e il 1867 uscirono, in due volumi, Comédies et Comédiens (), con la prefazione di Francisque Sarcey; tra il 1870 e il 1872 uscirono, invece, la prima () e la seconda serie () di Les Grands Guignols.
Note
Bibliografia Vittorio Frigerio, « « Le seul qui ne m’ait jamais attaqué ». Alexandre Dumas et Pier Angelo Fiorentino, amis et collaborateurs». B. Croce, Note sul "Corricolo" di Alessandro Dumas, in Nuove pagine sparse, s. II, Ricciardi, Napoli 1949, pp. 242–246. G. Monsagrati, , in «Dizionario biografico degli italiani», vol. XLVIII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1997, pp. 157–160.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Cesare Federico Goffis, «» la voce nella Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970. Lorenzo Arnone Sipari, , articolo in «Diacritica», a. V (2019), fasc. 2.
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